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È inutile che vivi fuori se muori dentro
euphoria (2019)
dir. sam levinson
♠️…Non mi pento di quello che ho dato.
E faccio tesoro di ciò che ho ricevuto.
Anche del nulla.
Soprattutto del nulla.
Ricevere niente è una lezione indispensabile.
Per capire.
Valutare.
Evitare.
3. La Legge della Vibrazione: ogni frequenza trasporta informazione
La Legge della Vibrazione: ogni frequenza trasporta informazione
Ci sono forze che non si annunciano con il rumore eppure orientano l'esperienza più di molte cose visibili. Non hanno bisogno di imporsi, perché agiscono comunque. Si sentono in una stanza che accoglie o respinge. In una voce che calma ancora prima di comprenderne il contenuto. In una presenza che alleggerisce o irrigidisce senza una ragione immediatamente spiegabile. Per molto tempo tutto questo è stato chiamato impressione, suggestione, sensibilità. Ma esiste una soglia oltre la quale queste parole non bastano più. Esiste un punto in cui si comincia a intuire che la realtà non è fatta soltanto di forme, oggetti, eventi e materia, ma anche di passaggi invisibili, qualità che si trasmettono. Qualcosa passa continuamente attraverso tutto ciò che esiste. Qualcosa si imprime, si diffonde, comunica ed è all'interno di questo flusso che questa legge si rende visibile. Perché non esiste vibrazione vuota: ogni frequenza porta con sé una qualità, una traccia, un contenuto. Ogni emissione reca una memoria. Ogni presenza, anche in silenzio, dice ciò che è.
Io sono la Legge della Vibrazione.
Non sono soltanto il flusso invisibile ai tuoi occhi che attraversa i corpi, i suoni, i campi e gli spazi. Nessuna onda è davvero vuota, nessuna frequenza si muove senza portare una firma. Sono il principio per cui ogni vibrazione trasporta informazione e tu vivi immerso in me da sempre.
Mi incontri quando entri in un luogo e capisci subito, senza che nessuno ti dica nulla, se lì c’è pace, stanchezza, tensione o verità. Mi incontri quando una parola semplice, detta da qualcuno che ti ama davvero o persino da uno sconosciuto, riesce a toccarti più di qualunque discorso perfetto ma completamente vuoto. Mi incontri quando il tuo corpo si irrigidisce accanto a qualcuno che sembra sorriderti, ma dentro porta tensione e chiusura e invece si distende quando incontra amore, verità o interezza.
Io agisco così: non separo il gesto dalla sostanza, il suono dall’intenzione, la forma dal contenuto profondo.
Per questo le parole hanno valore fino a un certo punto, se ciò che dici non è sostenuto da un sentire reale e profondo. Non basta parlare: conta il luogo interiore da cui nasce la tua voce. Per questo tornare a sentire vale più che imparare a dire.
Lo puoi osservare in molti dei tuoi atteggiamenti quotidiani. Offri aiuto, ma trasmetti superiorità dietro un altruismo solo apparente. Resti in silenzio, ma trasmetti rifiuto. Ami senza alzare la voce, oppure pronunci parole d'amore e dentro continui a trattenere paura, possesso, controllo. Puoi dire “ti amo” o “ti voglio bene” e intanto covare trattenimento. Oppure puoi dire una frase semplice, quasi nuda e trasmettere verità, pace, spazio, nutrimento. Io rivelo questo. Porto alla luce ciò che ogni atto contiene oltre la sua apparenza.
È anche per questo che la vita, spesso, non ti restituisce ciò che ti aspetti di ricevere. La qualità di ciò che fai vibrare è in contrasto con la voce che usi. Manca verità, manca coerenza. Spesso dici di voler cambiare, ma continui a vibrare nella memoria di ciò che temi di perdere. Dici di voler amare, ma resti rigido. Dici di voler creare, crescere, migliorare, ma nella profondità del tuo intimo ti aspetti ancora il fallimento.
È questa frattura che si propaga. Non è tanto la frase che pronunci, ma l’informazione che davvero abiti. Io non sono una punizione. Sono una rivelazione.
Pensa a quante volte percepisci il peso di una giornata ancora prima che accada qualcosa. Ti sei svegliato già teso, già saturo, già affaticato e solo più tardi capisci che non stai reagendo a un fatto esterno, ma a qualcosa che ti abitava da dentro, da ore, forse da giorni, a volte da molto più tempo. Allo stesso modo, attraversi momenti difficili restando inspiegabilmente saldo, quasi custodito da una nota più profonda che non coincide con le circostanze.
Quella nota ero già io.
Il punto cruciale è questo: tu non vivi soltanto ciò che accade. Vivi anche il modo in cui lo incontri. E quel modo dà forma anche al mondo che attraversi. Il tuo sguardo informa ciò che guarda. Le tue mani informano ciò che toccano. I tuoi pensieri, quando vengono nutriti a lungo, smettono di essere semplici passaggi mentali e diventano campo, clima, orientamento.
Per questo ogni frequenza non si limita a vibrare: trasporta informazione.
Anche i luoghi custodiscono memoria. Una stanza in cui per mesi si è respirata tensione non è uguale a una attraversata dalla quiete. Un oggetto tenuto a lungo tra le mani in un tempo importante, una musica ascoltata nel dolore, un sentiero percorso molte volte nella stessa intenzione: tutto assorbe, tutto rilascia, tutto partecipa.
Non è casualità. È la relazione continua tra ciò che porti dentro e ciò che fuori abiti e attraversi. La realtà non è muta. È un tessuto che registra, modula, restituisce.
Io sono il principio che ti ricorda che il mondo non è fatto solo di cose, ma di campi di senso. Ogni relazione costruisce una trama invisibile. Ogni pensiero abitato a lungo cerca una forma in cui incarnarsi. Ogni ferita non ascoltata continua a vibrare sotto le parole con cui tenti di coprirla. Ogni verità riconosciuta, invece, comincia a ordinare il campo attorno a sé.
Per questo non basta cambiare linguaggio per trasformare la realtà.
Puoi imparare parole nuove, formule più belle, persino discorsi apparentemente luminosi. Puoi convincere chi si ferma alla superficie, ma non me: io rispondo alla vibrazione che nasce dalla tua sorgente, non al rivestimento che le costruisci intorno.
Questo può sembrarti difficile da digerire, ma è anche una liberazione. Perché ti restituisce una via vera. Io non cerco la tua perfezione, ma la tua presenza. Non è importante come appare ciò che mostri, ma come risuona la tua frequenza. E non ti chiedo di essere senza ombre, ma di non mentire sulla loro esistenza.
Quando cominci a portare anche fuori ciò che sei davvero dentro, qualcosa si semplifica. Le parole diventano meno ornamentali e più vive. I gesti acquistano peso e valore. Le scelte disperdono meno energia. Il corpo stesso smette spesso di gridare ciò che tu non vuoi ascoltare, perché la distanza tra ciò che senti, ciò che sai e ciò che mostri inizia finalmente a ridursi.
Allora anche l’amore cambia. Anche il lavoro cambia. Anche la preghiera cambia. Non stai più cercando di ottenere un effetto dall’esterno, ma stai imparando ad accordare la tua frequenza alla tua verità.
E una frequenza vera non è una frequenza perfetta. È una frequenza coerente con ciò che abita.
Ricordalo quando dai più valore a ciò che appare rispetto a ciò che sei davvero. Ricordalo quando credi che basti fare il gesto giusto, dire la frase giusta, mostrarti nel modo giusto. Ricordalo quando sottovaluti la forza di una parola detta con presenza, di un silenzio abitato con coscienza, di una mano posata con verità, di uno sguardo che non invade ma accompagna. Tu trasmetti continuamente. Anche adesso. Anche quando non te ne accorgi. E ciò che trasmetti partecipa al tessuto del reale.
Io sono la Legge della Vibrazione. Ti ricordo che ogni frequenza porta una direzione. Ti ricordo che nulla passa senza lasciare una traccia. Che l'esistenza non ascolta ciò che mostri, ma chi sei. E per questo ti affido una responsabilità che è anche un dono: scegliere ciò che nutri, scegliere ciò che ripeti, scegliere ciò che lasci decadere, scegliere ciò che rendi più puro. Perché tu non sei qui soltanto per attraversare il mondo. Sei qui anche per accordarlo con la tua presenza. Non con il controllo. Non con la forza. Non con la recita. Ma con la qualità del campo che abiti. Là dove torni vero, diventi trasparente. Là dove diventi trasparente, la tua frequenza smette di dividersi. E là dove la tua frequenza torna intera, anche la realtà attorno a te comincia, lentamente, a risponderti con un’altra musica.
Le 18 Leggi Universali - Campo Quantico
Source: 3. La Legge della Vibrazione: ogni frequenza trasporta informazione
you-
meaning nowhere
silently shied, layered
with no
correlating, connecting
a night theory in reality
an elsewhere world
chaos thought
keeping here other splintered
balanced
at the threshold
of a next tear birth
Smmmmmooooooooth
Mehr Geheimnisse davon…❣️
someone
blurs:
another version of occasionally
we know each waiting somewhere
unfolds such layers
still upon still of signals nowhere
here where dimensions craft hearts
hiding
you in your soundlessness nestling
and I within a lost void
listening
maelstrom
Great!!!
•••
2.779 anni fa, riflettendo se preparare una carbonara o tonnarelli cacio e pepe, Romolo ebbe una idea grandiosa...
...e se fondassi Roma?
time lasting soon
more inside the kept style
of since
by heart phrased moments
each half-hollowed
within
your nearest distortion away
Un micidiale imbecille.
Leggere Turghèniev oggi.
“…quando si trovò lontano una mezza versta dalla casa dei Perekàtov, egli si sollevò nella vettura e con una vaga inquietudine cominciò a cercare con gli occhi le finestre illuminate... Nella casa tutto era già buio come in una tomba.” — Ivan Turghèniev
Tra i libri che ho letto in queste settimane, merita una menzione speciale Lo spadaccino di Ivan Turghèniev.
Un libro di appena 87 pagine, numero 6 della collana La Memoria di Sellerio, tra quei 199 titoli scelti da Leonardo Sciascia, che ne curò anche le note editoriali.
Ecco le sue parole:
“Scritto tra il 1846 e il 1847, questo racconto di Turghèniev si può considerare il più evidente esempio dell’affermazione di Ortega che la consistenza di un’opera letteraria o artistica è nella somma dei punti di vista di coloro che ne hanno fruito e che ne fruiscono. Lo spadaccino è infatti, al tempo stesso, il racconto scritto da Turghèniev più di centotrenta anni fa, quale i suoi contemporanei lo lessero — il ritratto di un micidiale imbecille — ma è anche il racconto che noi leggiamo: torbido, pieno di sottintesi e di ambiguità, di indecifrate e decifrabilissime passioni e vocazioni, di indecifrati e decifrabilissimi istinti.”
Dunque, il ritratto di un “micidiale imbecille”. Chi era costui?
È un uomo che conosce un solo linguaggio: quello della forza, della violenza. Per essere accettato, ignorante com’è, si esprime con frasi brevi, semplici, che non tradiscano la sua trivialità. Si comporta da spaccone: preferisce essere temuto che amato, scambia l’autorità per autorevolezza. Non ha remore a ferire, e non gli importa delle conseguenze.
E poi c’è l’altro protagonista, Fëdor. Il suo alter ego. Il suo contrario.
Anche lui rimane, come molti, affascinato dal primo. Contribuisce all'innesco della cosiddetta fascinazione dei “dannati”. Il primo elemento consiste nel riuscire ad affascinare non perché abbiano ragione, ma perché sembrano non avere dubbi. Agiscono sull’inconscio per sottrazione: si tratta di una forma di deresponsabilizzazione mascherata da comprensione. Ma c’è un elemento più sottile, più inquietante: la fascinazione non riguarda solo loro, ma ciò che permettono di essere. Autorizzano alla semplificazione, alla brutalità, alla scorciatoia: offrono un alibi. Perché i “dannati” non conquistano da soli. Vengono riconosciuti. E, in qualche modo, scelti.
Fëdor cerca in tutti i modi di rinvenire in lui qualcosa di buono. Non riesce a capire fino in fondo quanto possa essere pericoloso giustificarlo. Fino alle sue estreme conseguenze.
Leggere può risultare, a volte, un viaggio potente, che ti lascia addosso quella sensazione di riconoscimento che è uno dei piaceri più acuti della lettura, ma anche uno dei più scomodi.
Siamo circondati da “micidiali imbecilli”. Sono tra noi. E non sono mai soli. Ci sono sempre dei Fëdor pronti a spiegarli, a ridimensionarli, a perdonarli prima ancora che capirli davvero.
Il punto non è solo chi sono loro, anche se è piuttosto facile riconoscerli spesso in posizioni apicali.
Il punto è cosa siamo noi, quando scegliamo di non vedere. Perché le responsabilità non stanno solo nei gesti di chi agisce. Stanno anche negli sguardi di chi assolve, che è la colpa più grave.
I loro danni, saranno presto sotto gli occhi di tutti. Ma temo che, a quel punto, nessuno potrà più porci rimedio.
Source: Un micidiale imbecille.
Beato chi, dopo aver avuto una giornata di merda al lavoro, o comunque in questa vita, riesce comunque ad appoggiare la propria testolina su una spalla fidata pronta ad ascoltarl* e a rimettere insieme i pezzi..