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Lettere di Giacomo Leopardi ad Antonio Ranieri pt 2 📚🩵
Non sono tutte racchiuse in questi due post, ho riportato le più interessanti
Lettere contenute in Sette anni di Sodalizio 1880
Libera sintesi e adattamento da Una sventura postuma di Giacomo Leopardi.
Ranieri, tornato a Firenze il 20 aprile 1833, deciso a non dividersi mai più dal Leopardi, sua gloria presente e futura, si rendeva conto che era inutile tentare di sradicarlo di là
se prima non riusciva a spegnere in lui quell'ardente passione ch'egli, da stolto, aveva nutrita e accresciuta.
Quindi , colto il momento opportuno, gli rivelò le canzonature della Fanny, lo esortò ad abbandonare Firenze e gli decantò i prodigi dell'aria di Napoli. L'amore per la bella fiorentina durò due anni, come il Leopardi confessa in Aspasia
(Così nel fianco/Non punto inerme a viva forza impresse/Il tuo braccio lo stral, che poscia fitto/ Ululando portai finch'a quel giorno/Si fu due volte ricondotto il sole)
dunque finì la primavera del '33, essendo cominciato la primavera del '31. Scrive il Monnier:
«Les femmes se riaient de lui; ses amis le lui dirent tout bas et le supplièrent à changer de thème» (Le donne risero di lui; i suoi amici glielo sussurrarono e lo pregarono di cambiare argomento).
Il primo di questi amici era il Ranieri che, venuto allora da Napoli, vi doveva per ineluttabile necessità ritornare. Se non era quello di condurlo con sé a Napoli, a qual altro fine avrebbe troncato violentemente l'amore da lui fino a quell'ora fomentato nel poeta colla speranza di consolargli la grama vita, e piantatogli quel coltello nel cuore? Il Leopardi, piombato nel più orrido baratro della sciagura, sentì che più nulla lo legava alla vita non che a Firenze e,
per amore del suo amatissimo Antonio,
accettò di buon grado, giustificando al padre la presa risoluzione con l'aria di Napoli consigliata dai medici; così scrivendogli il 1° settembre 1833:
"Mio caro papà, alla mia salute che non fu mai così rovinata come ora, avendomi i medici consigliato come sommo rimedio l'aria di Napoli, un mio amicissimo che parte a quella volta ha tanto insistito per condurmi seco nel suo legno, ch'io
non ho saputo resistere,
e parto con lui domani".
Ma s'ingannerebbe chi credesse che Leopardi con ciò fosse rassegnato a fare di Napoli sua dimora perpetua: egli andò colà facendo sua la premente necessità dell'amico, ma fermo di riuscirne non appena Ranieri avesse potuto riavere dal padre o dalla fortuna la libertà di recarsi a vivere dovunque loro piacesse (Roma, Parigi).
Mi permetto di proporre, per chi fosse interessato, questa selezione di sapidi passi dal libro "Una sventura postuma di Giacomo Leopardi" di Franco Ridella, che illustra, come già la recente fiction RAI, sicuramente ispirata a tale narrazione, la dinamica del triangolo "Leopardi-Ranieri-Fanny Targioni Tozzetti" e la "bromance" (non il rapporto gay) intercorsa tra Leopardi e Ranieri.
《Ma veniamo ai soliloqui amorosi.
Questo accenno come più altri in questo libro, è obumbrato da un velo misterioso che rendendone meno chiaro il significato tradisce apertamente l'intenzione di lasciar fantasticare al lettore più di quanto suonino le nude parole [...] i soliloqui amorosi nei cui scabrosi anfratti il Ranieri dice d'essersi spesso con sua grande angoscia trovato, non s'hanno altrimenti a interpretare che come vaneggiamenti d'amore ch'egli sarebbe stato spesso costretto a udire dalla bocca del sodale. Ma perchè e come costretto? Queste sono le circostanze ch'ei dice assai bello tacere. Se è vero ciò che, cercando, ho udito vociferare,
non solo il giovinetto congiunto di Aspasia, di cui parla il Carducci, avrebbe rappresentato il simulacro di lei alla mente allucinata del poeta ed eccitatone il delirio loquace, ma eziandio il sodale Ranieri;
ciò che chiarirebbe la reticenza di questo luogo che altrimenti rimarrà sempre inesplicabile. [...] le voci raccolte dalla bocca di persone savie che le avevano intese da testimonii degni di fede me ne chiarirono il vero significato, il quale si è che
i due amici si confidavano a vicenda le loro passioni amorose e a vicenda si aiutavano e consolavano.
[...] il Ranieri, giovanissimo, bellissimo, aitante della persona e riferente negli atti e nelle parole quell'ardor giovanile dell'animo che tanto piace al bel sesso, poteva quasi sempre appender corone d'alloro trionfale al tempio dell'una e dell'altra Venere, laddove il derelitto di Recanati, anima eccelsa aduggiata in corpo miserando, udì sospirando le gioconde risa delle belle fanciulle, udì le misteriose voluttà da altri fruite nel tenace amplesso delle formose matrone, ma dalle donne egli non ebbe più che amicizia e pietà, sentimenti di amore, non mai.
[...] Gino Capponi il 9 novembre 1875 rispondendo al senatore Fedele Lampertico chiedente notizie sul Leopardi, indicate altre cause della sua infelicità, aggiunge: "Gli nocque il Giordani;
gli nocque un altro che ha fatto tanto per lui, e certo credeva fargli del bene". Questi è il Ranieri.
Or in qual cosa gli può aver nociuto credendo giovargli? [...] gli nocque nell'amore che il Leopardi sentì immenso quanto l'anima sua, e quanto immenso, tanto funesto e sciagurato, per la bella Fanny Ronchivecchi [...] il nocumento accennato dal Capponi consiste in ciò che il Ranieri fomentò lungo tempo quest'amore senz'avvedersi che, di per sè stesso illecito e deplorevole, per le miserrime condizioni morali e fisiche del poeta e per la natura leggera e derisoria della signora Fanny, doveva inevitabilmente fruttare all'amico la massima angoscia e l'ultima disperazione. Lo confessò egli stesso più tardi comunicando al Monnier le notizie seguenti:
"Ce fut dans cette ville courtoise et fleurie (Florence) qu'il tomba amoureux, pour la seconde fois, d'une femme qui ne pouvait le comprendre et qui le rendit encore plus malheureux. C'est elle qu'il a chanté sous le nom d'Aspasie".
[...] dice il Carducci: "Nell'Aspasia tutti sanno figurata una signora fiorentina che, larga di refrigerio agli ardori di molti adoranti, civettava poi crudelmente ad accendere in vano quell'infelice di Recanati." [...] il Ranieri, vedendo da una parte la formidabile passione del poeta, dall'altra le mal dissimulate ripugnanze di Aspasia, valendosi del favore che godeva presso di lei, si studiava di mitigarne i superbi fastidi e placarne il nume a sensi di affettuosa misericordia per lo spregiato sodale. Di che avveniva che Aspasia, prima per pietà e giusta estimazione, poi per amore di Ranieri, mostrava, non sentiva, interesse pel Leopardi il quale a sua volta, sempre più illuso e perduto dietro a quell'ideale di donna che in lei credeva incarnato, delirava e si struggeva in modo miserevole e poneva all'ultimo cimento la salute già distrutta dell'anima e del corpo.
Ecco dunque il Ranieri che dopo aver corso col defunto sodale le medesime amorose vicende dov'egli era fortunato, sfortunatissimo l'altro, assume, dopo 50 anni, voce e atteggiamento di rigido censore, getta in pubblico gli affanni segreti dell'amico e ciò di cui era lui in gran parte funesta cagione.》
Leggere lo studio di critica biografica "Una sventura postuma di Giacomo Leopardi" (di Franco Ridella) è illuminante per comprendere il carattere di Ranieri, le sue debolezze, lo stato di esaltazione e decadimento cognitivo in cui scrisse i "Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi"; non sto dicendo che nel suo libretto abbia mentito; ma sto cominciando a capire perché abbia dato risalto a particolari trascurabili, a discapito di un intento più retto, che sarebbe stato quello di restituirci un'ombra della mente, e non un resoconto delle funzioni corporali e dei capricci del suo grande amico.
In questo studio, si menzionano "centinaia" di perlopiù brevi lettere che Leopardi scrisse a Ranieri durante i periodi della loro amicizia in cui vissero momentaneamente separati; ma nell'Epistolario ne ho lette più o meno una decina: che fine fecero le altre? O meglio: perché Ranieri le distrusse? Allo stesso modo, egli ritenne di distruggere numerose lettere indirizzate a Leopardi dai fratelli Carlo e Paolina, e dal filologo e amico Louis de Sinner. Senza dubbio Ranieri amò Leopardi: ma non era un amore scevro dal secondo fine di unire il proprio nome al suo per averne lustro e fama. Per tutta la vita, infatti, Ranieri fu un gran fanfarone (perdonami, Totonno 😅) e uno che cercava di tirare acqua al proprio mulino, anche raccontando spudorate menzogne ("esule" e "patriota" lo fu, ma non eroicamente, bensì all'acqua di rose). Inoltre, dalle testimonianze storiche pubblicate nello studio, si evince che egli ebbe una venerazione morbosa per la propria sorella Paolina, con manifestazioni di affetto che vanno ben oltre quelle ritenute opportune verso una sorella. Nelle lettere tra i due, le espressioni di cocente affetto, simili a quelle che nella corrispondenza Leopardi-Ranieri vengono considerate "prove" del loro legame omosessuale, abbondano. Egli fu donnaiolo nella prima gioventù e, dopo, solo finché era insieme a Leopardi; in seguito, egli si trincerò nell'amore ideale verso la sorella, smettendo del tutto il suo abito di seduttore.
Ho ancora molte pagine dello studio da "macinare" (sono scritte in caratteri piccolissimi e con un linguaggio e un periodare ottocenteschi di non facile digestione); ma sono motivata a proseguire, speranzosa in uno "scoop", di cui eventualmente vi renderò conto.
“what’s the song of the summer” ?? it’s DANCING IN THE DARK by bruce springsteen for the 39th year in a row
"Io dirò solo che questo grande strumento mondiale che si chiama morte, il quale, benché sempre incomprensibile, pure, tanto ovvio e tanto connaturato con le universe cose, non dovrebbe commoverci più che tanto; nei grandi ingegni diventa vie più incomprensibile, e ci lascia sempre annichilati ed attoniti come di cosa strana e novissima!
Io sono oramai vecchio; né Giacomo Leopardi fu il solo grande uomo che mi spirò fra le braccia. Ma la lunghissima conversazione ch'ebbi con lui, mi trasfuse nell'anima un più particolare ed intimo convincimento della sterminata incommensurabile quantità delle nozioni sempre scintillanti e vive, che quella vastissima mente conteneva.
Nel gran momento, egli aveva gli occhi scintillanti e vivi come quelle nozioni. E, scorgendomi commosso, mi disse sorridendo:
Non dubitare!... Ti avanza ancora quarant'anni da assistermi!
Appena pronunziato questo motto, soggiunse:
Non ti veggo più!...
E, in un centesimo di un secondo, fermò gli occhi paralelli (sic) ed immobili e cessò di respirare. Quell'universo di nozioni non era più colà.
L'uomo dee rassegnarsi al quia, quando il propter quod gli è impossibile. Ma, se resta confuso ed attonito, non è da maravigliare.
A ogni modo, se la morte è mistero incomprensibile, è comprensibile, e non è mistero, la immortalità dei grandi nomi. E tale vivrà il nome di [...] nella memoria di questa età e di tutte quelle che seguiranno.
MDCCCLXXVI."
(Da Antonio Ranieri, "Scritti varii")
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Lettere di Giacomo Leopardi ad Antonio Ranieri parte 1 📚🩷
Lettere contenute in Sette anni di sodalizio 1880
Visto che avete apprezzato la parte 2 porto alla vostra attenzione anche la parte 1 🤌🏻🏳️🌈
Aggiunte anche su ao3.
Non sono una scrittrice ma come ho già specificato scrivo un po' per svagarmi, un po' perché spero di invogliare altre persone a riempire questa sezione 🌚
Nnt ripropongo e invito chiunque sia più talentuoso di me a scrivere di meglio su questi due
PLEASE