ti ho lasciato intravedere le mie ferite, prima che capissi che la più grande di tutte me l’avresti procurata tu
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ti ho lasciato intravedere le mie ferite, prima che capissi che la più grande di tutte me l’avresti procurata tu
Non conta essere simili.
Conta essere complici…
sentirsi dentro,
ovunque e in ogni istante.
Fonte: l-i-b-e-r-o71
"La vita dopo una certa età cambia.
Non si ha più voglia di drammi, di conflitti, di spiegazioni.
Si comincia una sorta di "Selezione".
Si sceglie di circondarsi sempre di meno persone, spesso si comincia a scegliere il silenzio; a volte si sceglie persino l'assenza. Ci si dedica di più solo a ciò che è in pace con sé stesso. Si comincia a vedere le cose per come sono, e sempre meno di come sembrano. La parte migliore di te, cominci a preservarla solo a chi sa andare in profondità. Tante cose impari a tacere; tante cose impari a lasciar andare. Si fa una selezione tra "Utile ed inutile".
Che alla fine dei conti, tutto ciò che è inutile, non ti serve. Ci si sbarazza di tante cose: parole, persone, oggetti.
Tieni stretto a te, tutto ciò che ti rende migliore. Per il resto, impari l'arte dell'indifferenza."
Monica Guerritore
Cambiare è faticoso, il nostro cervello spesso si rifiuta di fare lo sforzo. Eppure a volte è necessario.
Il primo passo verso il cambiamento è sempre quello più difficile, ma una volta fatto non si deve più tornare indietro!
Bisogna essere costanti nella propria evoluzione, altrimenti non serve assolutamente a nulla.
Non metterti contro qualcuno che ha più di cinquant’anni. Sul serio.
Non sono solo un’altra generazione — sono veri sopravvissuti.
Duri come il pane raffermo, rapidi come la ciabatta della nonna —
quella che volava con precisione chirurgica.
A cinque anni capivano l’umore della madre dal rumore del coperchio della pentola.
A sette avevano già le chiavi di casa e istruzioni chiare:
«C’è da mangiare in frigo. Scalda e non sporcare».
A nove cucinavano la pasta ai fratelli più piccoli.
A dieci sapevano chiudere il contatore dell’acqua e scappare dal cane del vicino con un secchio in testa.
Passavano intere giornate fuori senza telefono,
con un programma preciso: altalene, campetto, bici, rientro quando faceva buio.
Le ginocchia, piene di croste e cicatrici, erano mappe viventi di avventure.
E sono sopravvissuti.
Le ferite si curavano con la saliva o una foglia di piantaggine.
E se ti lamentavi, la risposta era:
«Se non sanguina, non è niente».
Mangiavano pane e zucchero, o pane e olio.
Bevevano dall’acqua del tubo in giardino —
con un sistema immunitario che oggi potrebbe tenere una lezione —
e se avevano allergie, nessuno se ne accorgeva.
Sanno togliere macchie d’erba, sugo, inchiostro o ruggine,
perché «da casa non si esce vestiti male», neanche per giocare.
E poi… hanno visto e vissuto cose che oggi sembrano preistoria:
– radio con manopole enormi,
– TV in bianco e nero,
– giradischi e vinili,
– mangianastri e cassette,
– il Walkman e i CD…
e ora ascoltano migliaia di brani dallo smartphone,
ma rimpiangono ancora il rumore della cassetta riavvolta con la penna.
Con la patente appena presa attraversavano l’Italia in una Fiat 127,
senza aria condizionata, senza hotel, senza GPS.
Solo una cartina dell’ACI e un panino avvolto nella carta stagnola.
E arrivavano sempre a destinazione.
Niente Google Translate — bastava un sorriso e due parole in dialetto.
Sono l’ultima generazione cresciuta senza internet,
senza power bank,
senza l’ansia del 2% di batteria.
Ricordano il telefono a disco nel corridoio,
i quaderni delle ricette scritti a mano,
i compleanni segnati sul calendario in cucina.
Loro:
– aggiustano tutto con nastro adesivo, una graffetta o una molletta,
– avevano un solo canale TV (poi due) e non si annoiavano mai,
– “sfogliavano” l’elenco telefonico, non le notifiche,
– e una chiamata persa voleva dire solo: «Ti stavo pensando».
Sono diversi.
Hanno una sorta di amianto emotivo,
un sistema immunitario temprato dal freddo, dalla strada e da poco zucchero,
e riflessi da ninja urbani.
Non metterti contro un cinquantenne o un sessantenne.
Ha visto più cose di te, ha vissuto più a fondo.
E ha ancora una caramella alla menta in tasca,
tenuta lì «per ogni evenienza».
Sono sopravvissuti a infanzie senza seggiolini, senza caschi, senza crema solare.
A scuole senza LIM, senza computer, con solo un libro nello zaino.
Ad adolescenze senza social, senza filtri, senza selfie.
Non hanno bisogno di cercare risposte online: si fidano dell’istinto.
E hanno più ricordi di quanti file tu abbia nel cloud.
Dal web
Tra "chimica" e "alchimia" c'è una bella differenza!
La gente le confonde spesso.
La chimica è quando c’è attrazione fisica da entrambe le parti, la voglia di scoprirsi!
L'alchimia?
"L’Alchimia" è percepire ciò che l'altro sente...è una musica che non tutti riescono ad ascoltare.
Sentire il profumo di chi è lontano e i suoi silenzi, infilarsi tra pensieri dove nessun altro può arrivare.
La cosa più difficile nella vita è trovare una persona in cui "chimica e alchimia" siano una cosa sola.
Ti accorgi di averla trovata quando tutto il resto sa di niente!...e rimani incastrato in quella musica che solo tu...puoi sentire!
Tania Catarama
✓
“L’unica cosa che ti chiedo in cambio è che quando parli con me, badi alle tue parole. Che le tue parole siano giuste, che siano della dimensione dei tuoi sentimenti, perché se mi dici no, per me è no, e se mi dici piove, per me piove. E se mi dici amore, per me è amore.”
— Rosario Castellanos
Mentre dormi ti proteggo
E ti sfioro con le dita
Ti respiro e ti trattengo
Per averti per sempre
Oltre il tempo di questo momento
Arrivo in fondo ai tuoi occhi
Quando mi abbracci e sorridi
Se mi stringi forte fino a ricambiarmi l'anima
- Max Gazzè🎶
Buongiorno☕️
Fonte: l-i-b-e-r-o71
Con il tempo si impara che le bugie portano all’abbandono,
e che la solitudine, in fondo, non è poi una compagna così cattiva.
Si capisce che le delusioni aprono gli occhi… ma chiudono il cuore.
Gli anni ci insegnano a non fidarci più tanto facilmente,
a riconoscere che esistono persone che non sono ciò che sembrano,
e che chi ti ha tradito una volta, probabilmente lo rifarà —
perché le persone non cambiano davvero:
imparano solo a mentire meglio.
Con il tempo si scopre che la solitudine è un lusso.
E che non c’è nulla di più prezioso
del non dipendere da nessuno.
Così nessuno può ferirti, giudicarti… o mentirti.
Harrison Ford
"Solo in Italia si consente l'ingresso di stranieri che non sono in grado di mantenersi da soli ed entrano senza alcun reddito o patrimonio o con entrate ridicole. Non entrano investitori o lavoratori ma soggetti da assistere a carico del welfare italiano cosi’ mentre abbiamo un'emorragia di lavoratori qualificati, attiriamo immigrati privi di qualunque competenza e reddito.
In qualunque paese del mondo se vuoi ottenere il permesso di soggiorno devi *dimostrare* entrate proprie che ti rendano *PIÙ CHE AUTOSUFFICIENTE*.
Si va dai 20mila euro della Thailandia, ai 35mila pound in UK ad importi molto superiori, come in Australia.
Ma, se sei più che autosufficiente non hai i requisiti per accedere ai c.d. "sostegni al reddito" o "integrazioni del reddito": alloggi popolari, sussidi, assegni familiari, contributi affitto, maternità, asilo nido, tutte erogazioni in denaro o in natura, finalizzate, appunto, ad integrare un reddito ritenuto non sufficiente per sopravvivere, e quindi riservate agli indigenti.
Se non sei "più che autosufficiente" perdi i requisiti necessari per ottenere il permesso di soggiorno e devi essere rimpatriato.
Il meccanismo è chiaro e non si sfugge:
Permesso di soggiorno = incompatibile con "non autosufficienza".
Autosufficienza= incompatibile con sostegni al reddito (sussidi).
Non bisogna confondere il "sostegno al reddito" con i "servizi" che paghi con le tasse, cioè, ad esempio, in Italia, la scuola, le strade, le forze dell'ordine, le infrastrutture, la sanità, a cui hanno diritto, ovviamente, anche gli immigrati regolari.
Il motivo per cui gli altri paesi si comportano cosi è chiaro: intendono attrarre immigrati che vogliono scambiare lavoro in cambio di retribuzione e non una immigrazione finalizzata allo sfruttamento dello Stato Sociale di un altro paese, da parte di soggetti che hanno necessità di essere assistiti in quanto non economicamente autosufficienti.
Senza questa clausola di salvaguardia il paese si sta trasformando in una sorta di bancomat al servizio delle popolazioni mondiali bisognose, rendendo insostenibile la Spesa Pubblica, il welfare e l’equilibrio dei conti pubblici.
E poi ci sono quelli che "Anche noi siamo stati emigranti"...
Quegli italiani sono emigrati in Usa, Australia, Canada, Argentina, Uruguay, Brasile, continenti sconfinati, praticamente disabitati, in piena fase di sviluppo economico, con una enorme offerta di posti di lavoro e richiesta di manodopera, privi di qualunque welfare; giungevano provvisti di documenti e di Visto in nazioni che decidevano liberamente se l'emigrante fosse di loro gradimento o meno, e liberamente potevano decidere di rispedirlo a casa, vedi cosa accadeva a Ellis Island.
L'immigrazione italiana non si può quindi paragonare con l'ingresso di migliaia di immigrati illegali, privi di documenti, di attestazioni sulla storia sanitaria e penale, sospinti dal ricatto morale umanitario, verso un paese piccolo, in declino economico, con una disoccupazione giovanile al 18%, privo di materie prime, con una delle più alte densita di popolazione al mondo: escluse zone montuose la densità di popolazione è 310 ab kmq.
Siamo in "overbooking" ma continuano a "vendere biglietti" per la cittadinanza italiana.
Italia. 201 ab kmq
Africa. 36 ab kmq
Stati Uniti. 34 ab kmq
Brasile. 23 ab kmq
Argentina. 15 ab. kmq
Arabia Saudita 12 ab kmq
Canada 3 ab kmq
Australia. 2 ab kmq "
Elena Vigliano
Palestinesi vs Palestinesi.
A me piace la parola "oltre".
Oltre è una cosa che non si vede, ma che percepisci.
Oltre le cose, oltre le paure, oltre gli incubi, oltre quelle barriere che ognuno di noi crea per non far vedere quanto in realtà possiamo essere fragili.
Oltre le mani e i corpi, oltre le apparenze, oltre le cose che diciamo, ci sono le cose che siamo, quello che non confessiamo, quello che non mostriamo, ci sono i nostri mostri, il nostro buio, il nostro fuoco...
Oltre quello specchio c’è chi in realtà siamo.
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