Nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 55 a.C., Gaio Giulio Cesare portava per la prima volta nella storia le armate romane in Britannia. Nel De bello Gallico il generale romano riferisce che l’invasione era dettata dal fatto che i Galli durante la loro resistenza contro i romani, ricevettero l’aiuto delle tribù britanniche e “se non gli fosse stata sufficiente la stagione propizia per una guerra, giudicava che gli sarebbe stato di grande utilità se anche solo fosse andato nell’isola e avesse avuto nozione di quei popoli e avesse conosciuto le località, i porti e gli approdi, cose quasi tutte ignote ai Galli […] Perciò, quantunque avesse convocati presso di sé da ogni parte i mercanti, non poté saper nulla né della grandezza dell’isola, né delle popolazioni che la abitavano, né della loro esperienza in guerra, né delle loro istituzioni e neppure se vi fossero porti adatti ad accogliere un grande numero di navi da guerra”. (De Bello Gallico, IV, 20).
Vista la difficoltà nel reperire informazioni decise di inviare in avanscoperta il tribuno Gaio Voluseno, con il compito di esplorare la costa. Intanto i mercanti riferiscono ai britanni le azioni romane e “ varie città dell’isola gli mandarono ambasciatori, promettendogli di dare ostaggi e e di obbedire agli ordini del popolo romano. Egli li ascoltò e con cortesi promesse li esortò a mantenersi in questa loro decisione, indi li mandò in patria e insieme con essi inviò anche Commio, che egli dopo la vittoria sugli Atrebati aveva creato re, uomo che egli apprezzava per il suo valore e per il suo senno”. (IV, 21).
Raccolse quindi una flotta composta da ben 80 navi a Portus Itius (odierna Boulogne) e decise di trasportare nell’isola la settima e la decima legione; suddivise le navi da guerra di cui disponeva tra il questore, i legati e i prefetti. A esse si aggiungevano altre diciotto navi da carico che furono riservate alla cavalleria; lo stesso Cesare nei suoi commentari ci riferisce che “verso la mezzanotte salpò […] giunse con le prime navi in Britannia verso le dieci del mattino. Ivi vide schierato su tutti i colli l’esercito nemico in armi”. (IV, 23).
Dopo molte difficoltà, l’esercito romano riuscì a sbarcare in Kent, dove i Britanni tentarono di ostacolare lo sbarco dei romani, che però riuscirono a mettere in fuga i difensori; tuttavia mancò una definitiva vittoria, a causa del mancato arrivo della cavalleria romana. I nemici “mandarono ambasciatori a Cesare per chiedere la pace: promisero che avrebbero dato ostaggi e avrebbero eseguito tutti i suoi ordini. Insieme con questi ambasciatori giunse anche Commio” (IV, 27) che poco dopo essere sbarcato in Britannia era stato fatto prigioniero.
La pace fu però di brevissima durata poiché i capi britannici, accortisi che i romani mancavano di cavalleria (poiché le navi incaricate di trasportarla erano state bloccate e costrette a tornare in Gallia da una tempesta), attaccarono la VII legione, incaricata di provvedere al raccolto di viveri. Cesare, informato dell'accaduto, reagì prontamente e riuscì a salvare la legione. Rientrati all’accampamento, i romani si prepararono a subire un nuovo attacco dai nemici, che nel frattempo avevano radunato un nuovo esercito. Anche questo terzo attacco fu vanificato, grazie ai circa 30 cavalieri portati da Commio, con l’aiuto dei britanni filo-romani.
“Nello stesso giorno vennero a Cesare da parte dei nemici messi di pace. Cesare chiese un numero di ostaggi doppio di quel che aveva ordinato prima e comandò che glieli portassero poi sul continente”. (IV, 36).
Alla fine Cesare, resosi conto che la sua situazione era sempre più difficile da difendere e gestire, si ritirò, avendo ricevuto solo pochi ostaggi da un paio di tribù. Il Senato, nonostante l’esito non brillantissimo della campagna decretò comunque 20 giorni di feste pubbliche, non appena ricevette la missiva di Cesare contenete il resoconto degli avvenimenti.
Anche se la campagna si concluse con un insuccesso, evidenzia comunque le grandi capacità militari di Cesare e la sua volontà di portare le armate romane oltre i confini mediterranei, cosa alquanto rara non solo nella storia romana, ma in generale nella la storia antica, che ha visto questo meraviglioso mare centro della vita politica, economica e culturale di grandissimi popoli, le cui gesta riecheggiano ancora oggi dopo 2000 anni.
(Nell’immagine: Cesare sbarca in Britannia, incisione di Edward Armitage)
(I passi del De Βello Gallico sono tratti da: Opere di Gaio Giulio Cesare, (A cura di R.Ciaffi e L.Griffa), UTET, Torino 1973)