L'unica cosa che ho imparato a fare è tacere per non ferirti.
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L'unica cosa che ho imparato a fare è tacere per non ferirti.
Dio solo sa quanto mi manchi.
Stasera sono piena di nostalgia.
È sempre facile voltarsi indietro e vedere com’eravamo, ieri, dieci anni fa. Difficile è vedere ciò che siamo. Se impari il trucco, te la caverai.
— Harper Lee, Va’, metti una sentinella
Due anni fa ero incinta e sembra passata un'eternità.
"Ti ricordi che anche allora i tuoi sogni erano tristi, eppure, anche se prima non era meglio, in un certo senso senti che la tua vita era più semplice e tranquilla e che questi pensieri neri, che adesso ti assillano, non c’erano; allora non c'erano i pentimenti di coscienza, funesti e cupi, che adesso non ti danno pace, né di notte né di giorno. E ti domandi: dove sono finiti i miei sogni? Scuoti la testa e dici: come corrono via veloci gli anni! E di nuovo ti chiedi: cosa ne ho fatto del mio tempo? Dove ho sepolto i miei giorni migliori? Ho vissuto oppure no? Ti dici: guarda com'è diventato freddo il mondo."
Fëdor Dostoevskij - Le notti bianche
«Ma allora, cos’è che ti conforta?»
«La certezza della mia libertà interiore» - disse lui dopo aver riflettuto - «questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare».
Suite française, Irène Némirovsky_
“A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era cosí bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all’improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. — Siete sane, siete giovani, — dicevano, — siete ragazze, non avete pensieri, si capisce — . Eppure una di loro, quella Tina ch’era uscita zoppa dall’ospedale e in casa non aveva da mangiare, anche lei rideva per niente, e una sera, trottando dietro gli altri, si era fermata e si era messa a piangere perché dormire era una stupidaggine e rubava tempo all’allegria.
Ginia, se queste crisi la prendevano, non si faceva accorgere ma accompagnava a casa qualche altra e parlava parlava, finché non sapevano piú cosa dire. Veniva cosí il momento di lasciarsi, che già da un pezzo erano come sole, e Ginia tornava a casa tranquilla, senza rimpiangere la compagnia. Le notti piú belle, si capisce, erano al sabato, quando andavano a ballare e l’indomani si poteva dormire. Ma bastava anche meno, e certe mattine Ginia usciva, per andare a lavorare, felice di quel pezzo di strada che l’aspettava. Le altre dicevano; — Se torno tardi, poi ho sonno; se torno tardi, me le suonano — . Ma Ginia non era mai stanca, e suo fratello, che lavorava di notte, la vedeva soltanto a cena, e di giorno dormiva.”
La bella estate - Cesare Pavese
Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte
L'altra notte ho rivissuto l'incubo di quel mercoledì mattina quando ero bloccata nella tua macchina e non mi lasciavi scendere. L'esatto momento in cui in preda al panico piangevo per la paura di perderlo proprio lì in quel momento.
Non lo sai come sono stati questi giorni perché davanti alle tue difficoltà, le mie devono tacere.
"Come stai?"
"Bene, io sto sempre bene".
Perché persino fermarsi per lasciarsi il tempo o la possibilità di soffrire è un privilegio, perché la vita va avanti purtroppo o per fortuna e non c'è spazio per le lamentele o per desiderare un destino meno crudele.
La vita va avanti purtroppo o per fortuna.
Mi hai tolto il sonno e il respiro.
"Ma c'è qualcosa che il tempo, nonostante la sua innegabile capacità distruttiva, non può cancellare: e sono i bei ricordi, i volti del passato, le ore in cui si è stati felici."
Julio Cortázar - Lettere 1937-1954