« Io sono convinto che i nostri figli seguano il nostro esempio più che le nostre parole. Quindi credo di avere meno tempo, adesso che so che non morirò di vecchiaia. Spero di vivere il più a lungo possibile però mi sento molto più fragile di prima e quindi ogni mio comportamento mi porta a fare questo ragionamento: è la cosa giusta che sto mostrando alle mie figlie? Ed in questo senso cerco di essere un esempio positivo.
Cerco di insegnare alle mie figlie che la felicità dipende dalla prospettiva attraverso la quale tu guardi la vita. Cerco di spiegare loro che non ti devi dare delle arie. Che devi ascoltare di più e parlare di meno. Che devi cercare di migliorarti ogni giorno. Devi ridere spesso. Che devi aiutare gli altri. Quindi… secondo me questo è po’ il segreto della felicità. E soprattutto cerco di fare in modo che loro abbiano l’opportunità di trovare la loro vocazione.
Da parte mia cerco di non perdere tempo, di dire ai miei genitori che gli voglio bene. E mi sono reso conto che non vale più la pena di perdere tempo e fare delle stronzate. Fai le cose che ti piacciono e di cui sei appassionato e il resto no. Non c’è tempo.
La malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, ti può spingere anche più in là rispetto al modo anche superficiale in cui viviamo la nostra vita fino ad un certo punto.
La considero anche un’opportunità. Non ti dico che arrivo fino ad essere grato nei confronti del cancro, però non la considero una battaglia. La considero una fase della mia vita, un compagno di viaggio, che spero prima o poi si stanchi e mi dica ‘Ok, ti ho temprato. Ti ho permesso di fare un percorso, adesso sei pronto, ti lascio tranquillo'».
Gianluca Vialli (Cremona, 9 luglio 1964 – Londra, 5 gennaio 2023)





















