THE VISION SPLENDID by ALICIA KING
The Vision Splendid explores biotech processes and the physical, ethical and ritual body, through the augmentation of human tissue in sculptural form.
Cells and tissue are presented ‘living’ in the purpose-built glass bioreactor, designed in collaboration with (USA) - a portable, low-tech, low cost artificial body, used to support the life and growth of living mammal cells and tissue – including the artists own.
In this incarnation, the living tissue growing in the glass bioreactor originates from an anonymous female. Her cells were purchased through the American Type Culture Collection (ATCC) online catalogue of over 4,000 human, animal, and plant cell lines for order. Listed are the cell type and characteristics, donor age, ethnicity, and date of sample. These are Hs 53.T Fibroblast cells, isolated from the skin sample of a 13 year old African-American female on January 31 1969.
Trawling through the thousands of products in the ATCC catalogue for these cells drew to mind searching through online obituary notices, though depersonalised to the point of their pathology alone – so completely devoid of subjectivity.
In The Vision Splendid these cells and tissue, estranged from the donor’s body, present here re-embodied within a form of mobile contemporary living reliquary, much like the first reliquaries which toured between towns like travelling sideshow ‘miracles’.
Though, unlike traditional relics, this contemporary use of tissue outside the body re-commodifies and de-subjectifies, further eliminating all traces of the individual from whom it came, in a self-reflexive metaphor of its own cultural status.
In response, the living tissue sculpture takes the form of fangs - referencing the use of human material in biomedicine, poignantly described by Scheper-Huges as a ‘new form of late modern cannibalism’* in which the individual’s need for tissue (flesh and blood) consumption is broadened to a society’s commodification of the flesh and blood of its common population to pursue economic and physical immortality.
This cannibalistic attitude towards the body is expressed through the active tissue economy in which the body has become an amalgamation of raw material for commodification and production, laying dormant in mausoleum-like biological tissue banks such as ATCC, awaiting to be re-animated into a ‘living’ state.
(This project was researched and developed at SymbioticA: the Centre of Excellence in Biological Arts in the School of Anatomy and Human Biology at the University of Western Australia.
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The Vision Splendid esplora i processi biotecnologici e il corpo fisico, etico e rituale, attraverso la crescita del tessuto umano in forma scultorea.
Cellule e tessuti sono presentati 'vivi' nel bioreattore di vetro appositamente costruito, progettato in collaborazione con (USA) - un corpo artificiale portatile a basso costo, utilizzato per sostenere la vita e la crescita delle cellule viventi di mammiferi e tessuti - comprese quelle degli artisti.In questa incarnazione, il tessuto vivente che cresce nel bioreattore di vetro proviene da una femmina anonima. Le sue cellule sono state acquistate attraverso l'American Type Culture Collection (ATCC), un catalogo online di oltre 4.000 cellule umane, animali e vegetali. Nella lista sono presenti il tipo di cellula e le sue caratteristiche quali l'età del donatore, l'etnia e la data del campione. In questo caso si tratta di cellule Hs 53.T fibroblasti, isolate dal campione di pelle di una 13enne afro-americana femmina il 31 gennaio 1969.Pescata a caso tra migliaia di prodotti nel catalogo ATCC che ricorda la ricerca attraverso le notizie on-line di necrologi, anche se spersonalizzata dalla propria patologia e così completamente priva di soggettività.
In The Vision Splendid queste cellule e tessuti, estraniate dal corpo del donatore, sono qui presentate re-incarnate in una forma di reliquario contemporaneo vivo e mobile, proprio come i primi reliquiari che giravano tra le città e mostrati come "miracoli". Anche se, a differenza delle reliquie tradizionali, questo uso contemporaneo di tessuto al di fuori del corpo ri-mercifica e de-soggettivizza, eliminando inoltre tutte le tracce della persona da cui proviene, in una metafora auto-riflessa del proprio status culturale. Inoltre, a scultura vivente di tessuto assume la forma di zanne - riferimento all'impiego di materiale umano nella biomedicina, acutamente descritto da Scheper-Hughes come una 'nuova forma di cannibalismo tardo moderno', in cui il bisogno individuale del consumo del tessuto viene ampliato da una società che mercifica la carne e il sangue della propria popolazione per perseguire l'immortalità economica e fisica.
Questo atteggiamento cannibale verso il corpo si esprime attraverso l'economia attiva del tessuto in cui il corpo è diventato un amalgama di materia prima per la mercificazione e la produzione, deposta in latenza nel Mausoleo - come nelle banche dei tessuti biologici dell'ATCC, in attesa di essere ri-animate in un stato 'vivente'.
(Questo progetto è stato studiato e sviluppato presso SymbioticA: il Centro di Eccellenza in Arte Biologiche presso la Scuola di Anatomia e Biologia Umana presso l'University of Western Australia.