Gian Maria Volonté at home, 1980
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祝日 / Permanent Vacation
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Gian Maria Volonté at home, 1980
Le jardin qui bascule (Guy Gilles, 1975)
Le 17ème ciel (Serge Korber, 1966)
A parte la musica...
Immagine: Jaume Plensa, Autorretrato con música (estudio), 2018. Materiale: Acciaio. Foto scattata da RobbieBi presso il 'Centro de Arte Hortensia Herrero' a Valencia, 30 gennaio 2026.
A parte la musica, tutto è menzogna, anche la solitudine, anche l’estasi. La musica è precisamente l’una e l’altra in meglio.
E. M. Cioran, [Aveux et Anathèmes, 1987], Confessioni e anatemi, Milano, Adelphi, 2007 [Trad. M. Bortolotto]
Dennis Hopper, May 17, 1936 - May 29, 2010.
With Bruno Ganz in Wim Wenders’s The American Friend (1977).
Il Fiore delle Mille e Una Notte (1974) Pier Paolo Pasolini
La certosa di Parma (Mauro Bolognini, 1982, episode 4)
Happy 69th, Richard E. Grant.
With Paul McGann during the making of Bruce Robinson’s Withnail and I (1987).
L’infanzia di Adamo
Non si comprende la concezione che la nostra cultura si fa dell’essere umano se non si ricorda che alla sua base sta un uomo senza infanzia: Adamo. Secondo la narrazione della Genesi, l’uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo. E soltanto un adulto, e non certo un in-fante, poteva dare un nome a tutti gli animali del giardino.
Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato. Forse il pessimismo che condanna l’Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d’infanzia. Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l’infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell’impossibile felicità e, dall’altra, nell’organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare. E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia.
Ciò significa che la guarigione della malattia dell’Occidente – cioè di una cultura adulta che, reprimendo l’infanzia, finisce per condannarsi alla puerilità – sarà possibile solo se saremo capaci di restituire a Adamo la sua infanzia.
Giorgio Agamben, 13 aprile 2026
William Holden, April 17, 1918 – November 12, 1981.
With Nancy Olson on the set of Billy Wilder’s Sunset Boulevard (1950)
Michel Blanc, April 16, 1952 – October 3, 2024.
Spero di non essere troppo presuntuosa se credo di avere imparato, attraverso la mia lunga esperienza e il mio lungo lavoro, almeno una cosa: una ovvia, elementare definizione dell'arte (o poesia, che per me vanno intese come sinonimi). Eccola: l'arte è il contrario della disintegrazione. E perché? Ma semplicemente perché la ragione propria dell'arte, la sua giustificazione, il solo suo motivo di presenza e sopravvivenza, o, se si preferisce, la sua funzione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, e usata, dei rapporti esterni, l'integrità del reale, o in una parola, la realtà.
- Elsa Morante
Gian Maria Volonté on the set of Slap the Monster on Page One (1972)
Il pittore Frenhofer, nel Capolavoro sconosciuto di Balzac, è il tipo perfetto del Terrorista. Frenhofer ha cercato per dieci anni di creare sulla sua tela qualcosa che non fosse soltanto un’opera d’arte, sia pure di genio; come Pigmalione, egli ha cancellato l’arte con l’arte per fare della sua Bagnante non un insieme di segni e di colori, ma la realtà vivente del suo pensiero e della sua immaginazione. “La mia pittura” egli dice ai suoi due visitatori non è una pittura, è un sentimento, una passione! Nata nel mio studio deve restarvi vergine e non uscirne che coperta... Siete davanti a una donna, e cercate un quadro. Vi è tanta profondità su questa tela, la sua arte è così vera, che non potete distinguerla dall’aria che vi circonda. Dov’è l’arte? Perduta, scomparsa!” Ma, in questa ricerca di un senso assoluto, Frenhofer è riuscito soltanto a oscurare la sua idea e a cancellare dalla tela ogni forma umana, sfigurandola in un caos di colori, di toni, di sfumature indecise, “qualcosa come una nebbia senza forma”. Davanti a questa assurda muraglia di pittura, il grido del giovane Poussin: “ma presto o tardi dovrà accorgersi che non c’è niente sulla sua tela!”, suona come un segnale d’allarme di fronte alla minaccia che il Terrore comincia a far pesare sull’arte occidentale.
Giorgio Agamben, L'uomo senza contenuto
L’artista è l’uomo senza contenuto, che non ha altra identità che un perpetuo emergere sul nulla dell’espressione ed altra consistenza che questa incomprensibile stazione al di qua di se stesso.
I romantici, riflettendo su questa condizione dell’artista che ha fatto in sé l’esperienza dell’infinita trascendenza del principio artistico, avevano chiamato ironia la facoltà attraverso la quale egli si strappa al mondo delle contingenze e corrisponde a quell’esperienza nella coscienza della propria assoluta superiorità su ogni contenuto. Ironia significava che l’arte doveva diventare oggetto a se stessa e, non trovando più vera serietà in un contenuto qualsiasi, poteva d’ora in poi soltanto rappresentare la potenza negatrice dell’io poetico che, negando, si eleva continuamente al di sopra di se stesso in un infinito sdoppiamento.
Baudelaire ebbe coscienza di questa paradossale condizione dell’artista nell’età moderna, e, in un breve scritto che porta il titolo, apparentemente anodino, De l’essence du rire, ci ha lasciato un trattato sull’ironia (che egli chiama: comique absolu) che porta alle sue estreme e mortali conseguenze le teorie di Schlegel. “Il riso,” egli dice “nasce dall’idea della propria superiorità”, dalla trascendenza dell’artista rispetto a se stesso. In senso proprio, egli prosegue, il riso era sconosciuto all’antichità, ed è riservato al nostro tempo, nel quale ogni fenomeno artistico è fondato sull’esistenza nell’artista “di una dualità permanente, la capacità di essere a un tempo sé ed altro... l’artista non è artista che alla condizione di essere doppio e di non ignorare alcun fenomeno della sua doppia natura”
Giorgio Agamben, L'uomo senza contenuto