Fumo troppo, bevo troppo, penso troppo, amo troppo, sento troppo., chiedo troppo. È tutto troppo.
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@comeunoggettoinanimato
Fumo troppo, bevo troppo, penso troppo, amo troppo, sento troppo., chiedo troppo. È tutto troppo.
"Tu non sai quanto si soffre stando con me"
Me lo dici sempre
Non ci credo mai
Io non so quanto si soffre stando con te
Vorrei saperlo
Dirti che hai ragione
O dirti che hai torto
Ma tu non me lo hai mai permesso
Però tu non sai quanto si soffre stando senza te
Averti sulla pelle
Averti nelle vene
E poi vederti scivolare via
Come pioggia sui vetri
Io lo so quanto si soffre stando senza te
Che se ti sto vicino vengo trafitta dalle tue spine
Ma se ti sto lontano mi sento fluttuare nel vuoto
Addio amore mio
Che mio non sei mai stato
Ma che sei un pezzo di me
E in questa sera di fine estate
Questo fresco venticello
Mi soffia addosso
E si presenta a me
Come vento del cambiamento
E un manto di nuvole copre il cielo
Affinché io non veda più stelle cadenti
Che mi facciano desiderare te
E la luna si nasconde imbarazzata
Per tutte quelle volte in cui
Con aria sognante
L'ho fissata intensamente
Sperando che lo facessi anche tu
Ovunque fossi
E so che questa notte cupa passerà
E che il sole nascente
Illuminerà queste nuvole
Trasformandole in un dipinto
E anche tu passerai
Come sono passati questi anni con te
Come passeranno quelli senza di te
E cadranno tante stelle
Ma non ti desidererò più
E fotograferò la luna
Ma non ti penserò più
E il sole sorgerà
Ma il mio sole non sarai più tu
Addio amore mio
Che mio non sei mai stato
Che mio non sarai mai
Avrei così tante cose da dirti, eppure preferisco scriverle dove so che non le troverai mai, invece che dirle a te. Tanto non capiresti. Tanto nemmeno le ascolteresti.
Avrei voluto innamorarmi di te, e so che sarebbe anche stato facile, un po' come andare in bicicletta: le prime pedalate sono quelle più traumatiche perché è la paura di perdere l'equilibrio a far da padrona ma, una volta imparato, si fanno dei giri lunghissimi. Ed io avrei voluto che tu fossi il mio giro in bici intorno al mondo, anche se il mondo è pieno di salite e di strade sterrate, e tante volte sarei rimasta senza fiato. Eppure, vuoi per il mio fiato corto, vuoi per la mia bici vecchia, ho percorso pochissimi chilometri. E vorrei tanto poter dire che è colpa tua, che sei lo stronzo di turno e che merito di meglio, ma sappiamo entrambi che le cose non stanno affatto così.
La verità è che io non sono una brava ciclista, che è già tanto se riesco a fare un chilometro senza morire asfissiata, e per un attimo, un brevissimo attimo, ho avuto la presunzione di credere che avrei potuto raggiungere il traguardo. Ma tu, tu sei una strada immensa, piena di buche, curve a gomito, salite ripide e traffico, ed io non ho saputo percorrerti fino alla fine. Perciò non c'è da stupirsi se oggi io, schiantandomi a terra, mi ritrovo con due ginocchia sbucciate e un braccio rotto, mentre l'asfalto della tua strada è rimasto perfettamente intatto: tu hai bisogno di una ciclista professionista, di quelle atletiche che ogni mattina percorrono almeno centocinquanta chilometri solo per riscaldarsi e si godono la strada senza pensare subito al traguardo, e Dio solo sa quanto mi dispiace non essere una di loro.
Però va bene così, alla fine mi restano pur sempre i ricordi e qualche breve giretto, quando capita. Magari un giorno diventerò anch'io una brava ciclista, e magari mi guarderai e penserai di essere stato stupido a non aver visto il potenziale che oggi non riesco ancora a sfruttare. Oppure, semplicemente, scrollerai le spalle e sarai contento per me. Chissà.
Io, intanto, continuo a ripetermi come un mantra che va bene così.
Va bene così. No?
Poggioreale era una graziosa cittadina della provincia di Trapani. Pur non essendo una grande metropoli, era abbastanza popolata, e la vita scorreva in essa come in qualsiasi altro posto finché, nel lontano 1968, non fu devastata dal violento terremoto che investì tutta la Valle del Belice. Da allora, un silenzio assordante regna sovrano fra gli edifici semi-crollati.
Camminando per le sue strade viene spontaneo chiedersi come dovesse essere prima della catastrofe e, chiudendo gli occhi, ci si perde ad immaginare la vita che scorreva: una ragazza sognante che si affaccia dal balcone, gli schiamazzi dei bambini che escono entusiasti da scuola, un gruppo di donne intente a lavare i vestiti alla fontana della piazza centrale, una coppia di anziani che esce a braccetto dalla chiesa... Ma poi gli occhi si riaprono, e si ritorna in questo tetro scenario. Non rimane più niente della vita che pulsava in questa minuscola frazione di Sicilia, non una sola persona abita più in queste case. Di tanto in tanto qualcuno si reca qui, spinto dal fascino malinconico di questo posto, per contemplarne le rovine e distaccarsi per qualche ora dalla monotona realtà, ma nessuno rimane mai: Poggioreale "vecchia" è troppo degradata per essere ricostruita da capo, e il suo destino è quello di rimanere una meta turistica, un posto da visitare, per poi tornarsene a casa propria. Rimane lì, ferma a quella fatidica notte tra il 14 e il 15 Gennaio del 1968, sempre pronta ad accogliere chi decide di farsi un giro fra le sue strade, consapevole di essere la meta turistica di tutti, ma la città di nessuno.
Io mi sento esattamente così.
Siamo un numero limitato di giorni
L'infinito non ci appartiene
Chissà chi decide quanti ce ne toccano
Chissà se è la sorte che tira a caso
Chissà quanti ce ne spettano
Siamo un numero limitato di giorni
Non possiamo decidere quanti ne abbiamo
Ma dobbiamo decidere cosa farne
Scioglierli nell'acqua di un bicchiere mezzo vuoto
O berli come il vino di un bicchiere mezzo pieno
(via @comeunoggettoinanimato)
Tre anni. Tre anni e mille battaglie, una guerra che sembrava non finire mai. Tra le macerie di ricordi scorgo i rimasugli di ciò che è stato: sotto il ricordo del nostro primo bacio trovo rancore; sotto quello del tuo sorriso quando mi hai vista spuntare a sorpresa di prima mattina, odio. Sotto il ricordo di quella serata poco sobria trovo rimpianto; sotto quello dello specchio che rifletteva il nostro ultimo abbraccio, delusione. E fa male, sai, constatare che tutte le emozioni belle che ho provato con te si siano tramutate in rabbia, perché tu hai fatto di me una persona migliore e per questo devo ringraziarti. Il problema è che io non sono riuscita a fare la stessa cosa con te.
(via @comeunoggettoinanimato)
Propendiamo sempre verso il caos, verso ciò che ci destabilizza sia fuori che dentro. Siamo così affamati di emozioni forti, così insaziabili da non renderci nemmeno conto di quanto esse possano essere nocive. Forse dovremmo solo fermarci un attimo, giusto il tempo di assaporare la quiete. Forse dovremmo solo riprendere fiato, goderci la nostra meritata pace e accettare che sentirsi vivi non significa lasciarsi distruggere dalle violente scosse di un terremoto, bensì trovare un riparo, un posto sicuro in cui lasciarsi andare.
(via @comeunoggettoinanimato)
Non puoi sostituire
La persona che ti ha lasciato un vuoto
E potrai anche riempire
Le tue giornate
Il tuo letto
La tua testa
La tua chat di WhatsApp
E quella di Instagram
Ma il cuore non lo riempi
La sua assenza non la colmi
Perché ti basterà fermarti un secondo
Un solo secondo
Per sentirti tristemente
Paurosamente
Irreversibilmente
Vuoto
Ma non me ne faccio niente
Di presenze temporanee
Di addii scontati
Di emozioni calcolate
Di sentimenti controllati
Io voglio un amore
Che non abbia nulla a che fare
Con le scadenze
Con la previdenza
Con i limiti
Con l'autocontrollo
Voglio un amore
Che fluisca possente
Come un fiume in piena
Che non mi faccia costruire una diga
Per paura di essere travolta
(via @comeunoggettoinanimato)
Mi manchi
Come quando ho bisogno di farmi una sigaretta e mi accorgo di aver finito le cartine
Come quando vado a correre e dimentico puntualmente di portarmi l'acqua
Come quando ho davanti i libri da studiare per un esame, ma continuo a fissare il romanzo che ho iniziato a leggere e che non posso continuare
Come quando cammino sotto il sole e vorrei solo che passasse un autobus.
Vaffanculo
Perché sei il pacco di cartine che finiscono sempre nel momento in cui ho più bisogno di una sigaretta
L'acqua di cui ho disperatamente bisogno quando vado a correre
Il libro che non posso leggere e che mi fa struggere dal dubbio di come potrebbe andare la storia
L'autobus che passa sempre quando sono lontana dalla fermata
Mi manchi, e vaffanculo
Perché sei l'unico pezzo del mio passato che vorrei facesse parte del presente e del futuro
Ma i tuoi bordi affilati non combaciano mai con il resto delle tessere che compongono la mia vita
(via @comeunoggettoinanimato)
sei una forza, non smettere mai di credere in te.
Ma posso sapere chi sei?
Non smettere mai di credere in te stessa. Sei una meraviglia.
Non so come ringraziarti per queste tue parole, avevo tanto bisogno di sentirmelo dire e nessuno sembrava rendersene conto. Non so se ti conosco o no, ma ti ringrazio dal profondo del cuore.
The Kiss by Edvard Munch
Io non so di cosa ho bisogno, non so più chi sono. Ci sono momenti in cui sento la tremenda, dolorosa, disperata mancanza di qualcuno al mio fianco, qualcuno con cui condividere la mia quotidianità, qualcuno che mi faccia usare questo inutile cuore che mi batte in petto meccanicamente, qualcuno che gli dia una scossa a questo cuore, che mi acceleri questi battiti robotici. Poi, invece, attraverso periodi in cui ho solo bisogno di stare al sicuro nella mia accogliente fortezza di solitudine. Accogliente per me, s'intende: in due ci si sta stretti. Ed ecco che parte la necessità di evitare qualsiasi forma di sentimento troppo intensa, qualsiasi presenza invadente che sconvolge il mio equilibrio. E maledetto sia, questo equilibrio: è tanto facile camminare da sola, terrificante è farlo in due. E quindi vivo così, in bilico tra la voglia di provare ad appoggiarmi a qualcuno e l'orgoglio di continuare a camminare da sola.
(via @comeunoggettoinanimato)
Caro 2018, per favore, sii gentile. Non pretendo che tu sia l'anno più bello della mia vita, né voglio che ogni singolo giorno sia fantastico, ma ti prego, sii diverso dall'anno che è appena trascorso. Ho bisogno di giornate tranquille da trascorrere sui libri e con persone che mi rendono felice, e non in una stanza fredda e buia a piangermi addosso, o a trattarmi male. Ecco, a proposito di persone: ti prego, cerca di essere meno trafficato del 2017, che è stato tutto costituito da un continuo viavai. Gente temporanea, abbandoni non annunciati ma sentiti addosso come enormi macigni, arrivederci che sapevano tanto di addio e porte chiuse, anche e soprattutto da me, stupida codarda che aveva paura dell'amore vero. Ho perso tante occasioni felici, caro 2018, e mi dispiace tanto di aver ferito chi non lo meritava. Ma ti prego, non voglio nemmeno ritorni. Perché tutte le volte che qualche mio vecchio scheletro nell'armadio è tornato a far parte della mia vita, tutte le volte che mi sono imbattuta in una figura appartenente al mio passato, ha fatto tanto male. Un addio ti causa una cicatrice, ma un ritorno momentaneo te ne apre una che era già guarita, e vederla di nuovo sanguinare, sentirla di nuovo bruciare, non è una cosa che posso sopportare ancora. Non ne ho più le forze. Sono stati 365 giorni di cambiamento, nuove esperienze e continue messe alla prova che forse non ho superato brillantemente, ma voglio rimediare, per questo ti chiedo di essere tranquillo. Non voglio più essere la persona che sono stata quest'anno, non voglio più sentirmi una delusione, una stronza o altro a cui non voglio nemmeno pensare. Credevo di essere forte e matura, ma mi rammarica ammettere che sono stata solo stupidamente, ingenuamente piena di me, e che tutti gli ostacoli che ho incontrato li ho presi in pieno, arrivando al traguardo, il 31 Dicembre, con le gambe rotte. Non sapevo camminare e ho provato a correre, e Dio solo sa quanto faccia male realizzarlo soltanto adesso. Caro 2018, per favore, sii gentile. Sii gentile abbastanza da farmi trovare me stessa, perché credo di averla persa da qualche parte durante il 2017.
(via @comeunoggettoinanimato)
Anch'io vorrei essere una persona interessante, loquace, di quelle che al primo sguardo ti folgorano, che risultano piacevoli come una dolce melodia all'orecchio di chi le ascolta. Anch'io vorrei risultare incantevole ai miei interlocutori, attrarli come se dalla mia bocca uscisse l'ipnotico canto di una sirena. Ma la mia musica è diversa: forse non esistono orecchie in grado di apprezzare le mie note, o forse sono troppo stonata per risultare degna di essere ascoltata. In un mondo in cui tutti suonano e ascoltano la stessa musica, allo stesso assordante volume, può mai distinguersi una flebile voce che prova ad intonare qualcosa di diverso, uscito fuori da una testolina un po’ troppo straripante di pensieri?
(via comeunoggettoinanimato)