Il video è il contrario del libro
“Il video è il contrario del libro” è la nota che mi sono appuntato su un foglietto di block notes giallo oggi pomeriggio, mentre studiavo.
La mia riflessione è partita da uno spunto tanto banale quanto potenzialmente interessante: 1) in generale, si legge sempre meno e si guarda sempre di più uno schermo 2) tra leggere un libro e guardare qualcosa in un monitor c’è un abisso, soprattutto in termini di concentrazione 3) questo abisso di concentrazione è forse qualcosa su cui dovremmo riflettere?
In breve: la verità è che ho sempre letto pochissimo. In realtà non è esatto, dovrei dire “ho letto pochissimi libri”, mentre divoravo fumetti di Topolino. Non è che non mi piacesse leggere, è che ho sempre preferito quell’effimero - e immensamente meno impegnativo - piacere dato dalle immagini rispetto allo sforzo di concentrazione richiesto per la lettura. Questo è un punto che mi preme sottolineare: non è vero che la lettura “rilassa”. Almeno, non se non si è abituati. E secondo me il problema è tutto lì.
Serve qualcosa che ti faccia fare il primo passo, lo sforzo di immedesimazione. Perché poi, lo so benissimo, una volta dentro ad una storia è facilissimo restarne completamente catturati - e a volte è un’esperienza bellissima. La cosa più simile che abbia provato è un certo tipo di videogioco, guarda caso. Il punto della questione ruota infatti tutto attorno a questa considerazione: leggere “è bello”, almeno per due motivi. Il primo, di puro intrattenimento: ti “aliena” dalla realtà, facendoti vivere storie, emozioni, ricordi non tuoi come se lo fossero. Come un bello spettacolo teatrale. Il secondo, forse ancora più importante: stimola la concentrazione.
Rimanere con la testa fissa a scorrere un numero indefinito di parole è un esercizio di concentrazione che in molti riterranno banale, ma non lo è. Non penso di avere mai avuto seri problemi a concentrarmi, ma non credo sia casuale il fatto che, sempre più spesso, le nuove generazioni fatichino a relazionarsi con un apprendimento completamente statico e cartaceo, che richiede loro un’attenzione puntuale e costante, cosa che il mondo che vivono, a parte il libro, non stimola più. Per cui considerano quel tipo di concentrazione innaturale.
E no, non voglio cadere nella trappola del discorso del come siamo bombardati di stimoli e informazioni - sarà pur vero, ma altrettanto è vero che sta a noi decidere. Mi interessa invece capire perché, almeno per me, un’ora davanti al computer sia quasi sempre stata uno svago maggiore di un’ora su un libro. La mia risposta finale è fin troppo semplicistica, in realtà: nel computer vedo maggiore potenziale. Mi piace pensare di essere una persona curiosa, che vuole vedere cose nuove, anche solo per il fatto che queste possano esser lì, che aspettino di essere viste.
Ecco, personalmente, in un posto come internet “c’è così tanto da vedere...”. La sensazione è quella di entrare in un gigantesco negozio di giocattoli. Vorresti vederlo tutto, ma probabilmente ti scorderai cosa volevi comprare e finirai con il comprare qualcos’altro, magari pagandolo pure di più.
Per questo, immagino, mi stuferò un giorno di questa sensazione di “scoperta” e tornerò a sfogliare un libro, anche perché mi rendo ben conto della pericolosità del lasciarsi trasportare dalla vastità del negozio: ti aliena, ma in senso deteriore. Ti porta su un piano di mancanza di volontà di fare altro, quasi come se fossi anestetizzato. Per questo ogni tanto è bene spegnere lo schermo - del computer o del telefono - e lasciarlo in un’altra stanza, ricordandosi di fare altro.