DEAR READER
occasionally subtle
h
Lint Roller? I Barely Know Her
Mike Driver
wallacepolsom

No title available
Xuebing Du
$LAYYYTER

No title available
cherry valley forever

JBB: An Artblog!
No title available

titsay
Show & Tell
No title available
Peter Solarz
I'd rather be in outer space 🛸
todays bird

Janaina Medeiros
seen from Peru
seen from Peru

seen from Brazil
seen from United States
seen from United States
seen from Russia

seen from United States
seen from Türkiye

seen from Malaysia

seen from Australia

seen from Malaysia

seen from United States
seen from Russia
seen from Mexico
seen from Mexico
seen from United States

seen from Malaysia

seen from United States

seen from United States
seen from United States
@deepnightmareobject
“parlare e scopare.”
A volte proprio non ce la faccio ad essere gentile con me stessa. Ultimamente, in particolar modo. Mi sento come bloccata. Vorrei rimettermi in carreggiata e invece non faccio che evitare le cose che avrei bisogno di fare. Mi sento tanto angosciata ed arrabbiata e queste emozioni sono spesso trigger pericolosi per me. Innescano tutta una serie di meccanismi malsani che non fanno altro che attentare ulteriormente alla mia salute mentale. Mi sento come se fossi stata risucchiata in una sorta di mulinello. Un gorgo al quale è impossibile sfuggire. Vortico senza sosta, assalita dall'ansia, dalla nausea, mentre esausta cerco di nuotare contro corrente per non andare a fondo. La subdola tentazione di lasciarmi trascinare giù si fa sempre più insistente: sussurra al mio orecchio promesse rassicuranti. Bugie che spesso ci raccontiamo, alle quali crediamo, nei momenti di stanchezza e disperazione. Spero che questa piccola pausa imminente riporti un po' di serenità e la calma necessaria a ripartire. Lo spero davvero, o almeno, lo spera una parte di me. L'altra mi accusa di cercare altri alibi mentali per procrastinare ancora. Mi dice che sono un fallimento, che non ce la farò mai... Ed io prego di ritrovare presto le forze per poterle dare finalmente torto.
Forse dovrei iniziare a fare i conti con la consapevolezza che avrò bisogno di una terapia per sempre. Non mi importa nemmeno di sapere, sapere se le cose sarebbero potute andare diversamente. Magari se fossi stata diagnosticata in tempo i miei disturbi non si sarebbero cronicizzati? In fondo chi può dirlo... Tormentarsi con scenari alternativi non ha senso, non mi restituirà niente.
Mi sento a pezzi. Vorrei solo che la versione migliore di me, quella felice e di compagnia, fosse quella che prevale. Invece ormai emerge sempre meno. Cerco di riprodurla con le poche energie rimaste, perché ho paura di perdere anche le poche persone che sono riuscita ad includere nel mio cerchio, ma ci sono giorni in cui mi sembra comunque tutto inutile. Oggi mi sono abbuffata piangendo. Fa così male. Quando sto così vorrei solo stare da sola, mi vergogno troppo. Vorrei solo sparire e non sentire niente. Sono così arrabbiata e delusa da me stessa...
A volte mi sento come un equilibrista anomalo, in bilico su un filo sospeso, che ad ogni passo traballante, in fondo al cuore spera di venire inghiottito dal vuoto sottostante. Ci sono momenti in cui il desiderio di morte diventa opprimente e pensieri subdoli si insinuano in profondità nel substrato della mia mente.
Ho paura del dolore che potrei arrecare a chi mi vuole bene. Purtroppo è come trovarsi davanti ad una strada senza uscita: stare con loro e renderli perennemente preoccupati, infelici e infine stanchi del mio continuo malessere? Oppure semplicemente allontanarmi per prima? Sarebbe un gesto egoista per non dover fare i conti con la responsabilità di aver lasciato morire i rapporti per me importanti? O sarebbe un gesto altruista quello di non dover costringere qualcuno a convivere con una persona imprevedibile ed autodistruttiva?
Penso al fatto che gli psicologi e gli psichiatri con i quali mi sono interfacciata di recente, mi hanno restituito dei feedback in linea col dolore che sento dentro. Hanno dato valore alla mia sofferenza. Poi però penso ai feedback avuti da chi mi ha intorno e non posso far a meno di sentirmi confusa.
Da un lato mi sento dire che dovrei ricominciare la cura farmacologica, che dovrei rivolgermi al CSM o recarmi addirittura in PS se dovessi ripiombare in quel limbo di angoscia. Dall'altro mi sento dire che sto esagerando. Il dubbio si insinua.
Chi è allora D.? Una persona che ha bisogno di aiuto? O una persona che ha semplicemente bisogno di darsi una mossa perché in fondo non sta poi così male?
Chiamato anche "male oscuro"
la depressione resta una malattia difficile da capire, a volte dalle stesse persone che ne soffrono.
È fondamentale dunque documentarsi senza avere timore di parlarne.
📚🔍
https://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/riviste/g201310/cosa-%C3%A8-la-depressione/
"Ero fuori uso, perduta. Non avevo che un desiderio: rintanarmi, rannicchiarmi, essere sola per pensare, fare il punto, ritrovarmi nel caos.
Era il secondo cataclisma, bisognava sopravvivere."
-Il silenzio della violenza
«La depressione è come una donna vestita di nero. Quando si presenta, invitala, trattala come un ospite e ascolta quello che vuole dire».
Ormai è più di un mese che ho ripreso la farmacoterapia per gestire quello che è diventato l'episodio depressivo più lungo che abbia mai sperimentato.
Certe volte non so più chi sono. E' come se non esistessi, come se fossi uno spettatore. Osservo il mio corpo muoversi, fare cose, parlare con le persone, mentre accanto a me, in quella sorta di limbo mentale, un'altra versione di me stessa osserva con compassione quella figura che si affanna tanto per essere funzionale nonostante tutto.
Osserviamo insieme quel cumulo di pezzi rotti ricuciti insieme migliaia di volte, mentre cerca di darla a bere a tutti, di sembrare una persona normale che si confonde nel flusso. L'altra spettatrice commenta che non ha senso, che queste giornate in fondo sono tutte uguali. Si interroga su quale sia, dunque il punto d'arrivo. Vale davvero così tanto da sforzarsi fino ad annaspare? Da questa prospettiva, da questo limbo mentale in cui ormai sono finita intrappolata, è difficile dar torto all'osservatrice.
Mi sento entrambe e non mi sento nessuna delle due al tempo stesso. Il mio corpo si muove, dalla mia bocca escono parole, eppure mi sento come schiacciata tra un vuoto enorme ed un altro. E' un vuoto che fa male, che toglie il respiro e che ormai conosco troppo bene. Vorrei solo stare meglio, riuscire ad avere ancora speranza. Allo stesso tempo vorrei essere già morta, perché non riesco a sentirmi viva, a emozionarmi, a provare piacere nelle cose. Penso a tutte le volte in cui già ho rischiato di rimanerci, in cui sono arrivata incredibilmente vicina alla morte e mi domando quanto a lungo ancora riuscirò a rimandare una sorta di fine già programmata. Non posso fare a meno di pensare, infatti, che una persona come me, forse il suo posto nel mondo non lo troverà mai, perché semplicemente non c'è.
Mood.
Non dirò a nessuno quanto fa male. Ma fa male.
Sei davvero guarito?
o stai solo cercando di non pensarci?
Mi chiedo sempre se le persone come me in questo mondo ce la fanno
“Certi disastri non dovrebbero proprio accadere… Io ne sono un esempio lampante.”
— -LaRagazzaCoiTagli-
Fatemi morire in pace
Ti ucciderà il tuo voler fare da sola, il tuo non voler chiedere aiuto, t'ucciderai con le tue mani impedendo agli altri di fermarti.
l'autolesionismo e’ quel momento magico che ti distrae da tutto..ci sei solo tu, la tua pelle, la lametta e il tuo cuore..
tu ti senti bene, anzi, benissimo.. ti senti isolatx, senti le lancette dell'orologio che si muovono il battito cardiaco accellerato per l'adrenalina. tu in quel momento ti senti vivx, senti che te lo meriti..
la tua pelle sta li ferma, ti fa schifo perche’ sai che e’ parte di te, e’ parte del tuo essere errore, del tuo essere sbagliatx, anche la tua pelle deve pentirsi di quanto fai schifo.
la lametta e’ una amica, una via di fuga, che tanto desideri quando non ce la fai piu’ ma che fa tanto male, e’ quel brivido di gioia che ti corre lungo la schiena quando fai il primo taglio lento..
Il tuo cuore batte velocissimo, sai che stai per farlo, sai che sei felice, sai che e’ giusto, non pensa a quanto sia inutile e sbagliato. al primo taglio il tuo cuore si ferma, quasi fosse morto, tutta la voglia di sentirti vivo si concentra in quell’ incisione.
in quel momento il dolore fisico attutisce quello mentale, attutisce il senso di colpa, attutisce il tuo sentirti errore..
il sangue sgorga.. limpido e continuo.. e’ l'unica cosa che fa parte di te che in quel momento e’ vivo.
non smette di uscire.. riparte il cuore, batte terrorizzato.
- no non posso morire, non questa volta, non per le poche persone che tengono a me.. cazzo non la smette di uscire, che ho combinato? ho deluso ancora tutti, li ho fatti star male-
cerchi un fazzoletto, uno straccio, qualcosa per fermare tutto quel rosso, piangi, piangi per gli altri..non per te, hai paura di aver fatto soffrire gli altri, anzi ne sei certa.
il sangue smette di uscire, respiri, pulisci tutto e sistemi la lametta nel tuo nascondiglio.
ti guardi le cicatrici, dopo giorni
-cazzo quanto sono ridicola-
i problemi che quel giorno erano una causa di vita o di morta, ora..sono banali
piangi perche’ sai di aver rovinato il tuo corpo e il tuo futuro, ma lo rifaresti, si! e’ quello il brutto..non ti penti.