Ecco una video-presentazione del nostro blog!
-Can Mihciyazgan
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❣ Chile in a Photography ❣

shark vs the universe
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I'd rather be in outer space 🛸
Sade Olutola
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PR's Tumblrdome
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One Nice Bug Per Day
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titsay
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"I'm Dorothy Gale from Kansas"

#extradirty

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@digitalemusica-blog
Ecco una video-presentazione del nostro blog!
-Can Mihciyazgan
Una piccola descrizione del nostro blog, buona visione!
-Arda Aldemir
Per chi se lo fosse dimenticato...
- Francesco Blangiardi
Una performance “digitale”
Ecco a voi “Tadow”, di Fkj e Masego, nella quale i due artisti fanno ampio uso di loop-stations!
- Francesco Blangiardi
Il nuovo colosso dello streaming musicale
Il logo di Youtube Music, Fonte: Wikimedia Commons
Come molti di voi avranno già scoperto, di recente il mercato della musica in streaming ha accolto un'altro giocatore in campo. Sulle orme di Amazon infatti, il colosso dello streaming video Youtube ha deciso di incrementare il suo già importante peso sull'industria musicale rilanciando il rinnovato servizio "Youtube Music". Dato che ora è disponibile anche in Italia e che in via promozionale la piattaforma ne ha concesso un periodo di accesso gratuito di 3 mesi, ho deciso di provarlo in queste settimane per dirvi la mia a riguardo.
Partiamo innanzitutto con una descrizione generale del servizio:
Screenshot della schermata principale del sito, preso da computer.
Il prezzo è di €9,99/mese, con la disponibilità di pagare €5,00/mese come supplemento per estendere il servizio a più account, e, come in tutti i maggiori concorrenti, è possibile accedere allo streaming sia da app per cellulare che da computer. In entrambi i casi, l’ interfaccia è abbastanza semplice e l’utilizzo del servizio è molto intuitivo: nella pagina principale vengono visualizzate varie playlist catalogate per genere musicale ed eventuali brani/artisti consigliati dall’algoritmo in base a quello che si è soliti ascoltare; inoltre sono anche presenti le sezioni “Hotlist”, ovvero l’equivalente di “Tendenze” di Youtube, e “Raccolta”, dove è possibile visualizzare le proprie playlist, i brani piaciuti e quelli scaricati tramite la piattaforma (i quali possono essere ascoltati anche offline).
Screenshot della sezione Hotlist, Fatto da computer.
In sostanza dunque, le funzioni sono molto simili a quelle di tutte le altre piattaforme concorrenti, ad eccezione del fatto che Youtube Music permette anche lo streaming di video musicali e performance dal vivo dei vari artisti (è anche possibile riprodurre solo l’audio di tali video per rispariare traffico dati).
Personalmente non sono nè insoddisfatto nè completamente soddisfatto del servizio, per cui vi vorrei elencare quali sono, secondo me, i pro e i contro di Youtube Music (facendo anche qualche paragone con servizi simili).
I PRO:
1) Il catalogo. Come ho già detto, è possibile guardare video tramite Youtube Music. Questo però non si limita solo a video ufficiali o solo di determinate canzoni: i video vengono direttamente importati da Youtube, e la stragrande maggioranza dei video sotto la categoria di “Musica” possono anche essere visti/ascoltati da Youtube Music: cover, album rarissimi e perfino i “memes” fanno parte del repertorio del servizio (anche se, ovviamente, alla qualità audio con cui sono stati pubblicati). Questo rende il suo catalogo probabilmente il più vasto tra quelli di tutti i siti di streaming musicale, cosa che ho apprezzato parecchio dato che nella mia esperienza con altre piattaforme ho spesso trovato discografie di alcuni artisti incomplete o certe volte anche assenti.
Esempio di album non presente nel catalogo “vero e proprio” ma che è possibile ascoltare come video. In questo caso chi pubblica viene retribuito tramite la visualizzazione.
2) Account condiviso con Youtube. Il vostro account Youtube Music è legato al vostro account Youtube e Google, il che porta ad alcune agevolazioni, come ad esempio il porting sul servizio di tutte le vostre playlist musicali.
3) L’algoritmo. L’algoritmo con cui vengono consigliati e i brani mi è sembrato molto efficiente: fino ad ora la riproduzione automatica, una volta scelto un brano da ascoltare di un qualsiasi genere (per quanto sconosciuto), ha sempre proposto brani simili o correlati su più livelli.
Coerentemente col brano che ho scelto, la riproduzione automatica ha messo in lista diversi album e brani Jazz Fusion giapponesi. Screenshot preso dall’app per cellulare
I CONTRO:
1) Utilizzo al computer. Considerati i pregi del servizio, credo che Youtube Music sia veramente una valida alternativa ad altri servizi come Spotify. Ma siamo sicuri che sia una valida alternativa a Youtube stesso? Se l’app di Youtube Music è molto più agevole dell’app di Youtube (principalmente perché in quest’ultima è intenzionalmente disattivata la riproduzione dei brani in background), nella versione al computer non ho visto particolari vantaggi che possano valere il prezzo del servizio: tutto quello che si può fare con Youtube Music lo si può fare gratuitamente anche da Youtube, solo con la pubblicità (neanche tanto invadente in certi casi) e qualità audio alcune volte leggermente inferiore.
2) Alcune feature in meno rispetto ai concorrenti. Una grave difetto del servizio è innanzitutto la mancanza di un equalizzatore. Oltre ciò, mentre altri siti di streaming consentono di regolare la qualità audio dello streaming, lo stesso non sembra possibile con Youtube Music.
Screenshot dell’app di Spotify su cellulare. Per gli utenti premium della piattaforma è possibile sia cambiare la qualità dello streaming (per regolarsi con il flusso dati) che accedere a un equalizzatore.
In definitiva, nonostante i difetti, penso che €9,99 al mese sia un prezzo ragionevole per ascoltare praticamente tutta la musica del mondo, e credo anche che darà del filo da torcere alle altre piattaforme di streaming. Io stesso credo che una volta finito il periodo di prova, potrei farci un pensierino!
- Francesco Blangiardi
Tre diversi aspetti dell’evoluzione digitale
L'evoluzione tecnologica che ha determinato l'avvento del mondo digitale è stata la causa di una vera e propria rivoluzione che ha interessato molti ambiti della nostra vita quotidiana; quello musicale è probabilmente quello nel quale gli effetti di questa rivoluzione sono stati più evidenti andando ad incidere su molteplici aspetti, da quelli più specificatamente di carattere tecnico, a quelli sociali per finire a quelli economici.
Tecnicamente, l'avvento della nuova tecnologia ha comportato il passaggio dall'analogico al digitale, ovvero da un segnale che è la rappresentazione o trasformazione di una grandezza fisica mediante una grandezza analoga, ad un segnale digitale, cioè rappresentato tramite numeri (generalmente una sequenza di 0 e di 1) attraverso un processo detto di campionamento, ovvero la misurazione dei valori assunti dal segnale analogico in intervalli di tempo regolari. La frequenza di campionamento influenza il risultato finale della digitalizzazione così come la compressione. L'algoritmo di compressione oggi tra i più utilizzati è l'MP3, sviluppato dal gruppo MPEG ; questo consente di ottenere dei file di dimensioni contenute affinché possano circolare liberamente sul web.
Dal punto di vista economico e sociale, l'era digitale ha avuto notevoli ripercussioni sull'industria musicale, sia per i grandi colossi delle case discografiche che per gli artisti. Prima dell'avvento del digitale, tale industria era sostenuta dalle vendite degli album in vinile che garantivano incassi sicuri e negli anni '80 fino alla prima metà degli anni '90 anche dalla vendita dei CD. Poi, con la grande diffusione dei computer in ambiente domestico, è iniziata a prendere piede la pirateria musicale che progressivamente porterà le persone a non comprare più musica in quanto facilmente reperibile in modo gratuito sul web.
Logo Amazon Music. Fonte: Wikimedia Commons
L'avvento delle cosiddette “Tech companies” tra le quali merita ricordare Apple, Amazon, Facebook e Google che permettono di acquistare gli album o i singoli brani in formato digitale o di ascoltare brani guadagnando dalla vendita di spazi pubblicitari, ha cambiato sostanzialmente il modo di fruire la musica. La musica è infatti un prodotto facilissimo da distribuire, per la sua caratteristica di universalità; essa può essere fruita da chiunque così com'è, senza che ci sia bisogna di traduzioni come ad esempio succede per i libri. Non è però tutto solo positivo come potrebbe sembrare. Gli artisti (compositori e parolieri) sono le vere vittime di questo sistema, trasformati da “creatori d’arte” a strumenti atti ad alimentare il mercato, giudicati prevalentemente per la loro capacità di attrattiva di un pubblico sempre più ampio verso i servizi offerti dalle Tech Companies.
Infine, segnaliamo l’ampia diffusione di piattaforme che permettono lo streaming dei file musicali. Ricordiamo, tra le più famose YouTube che permette la condivisione in rete di video e Spotify che permette di riprodurre in streaming una selezione di brani di diverse case discografiche. Tutto questo produce guadagni irrisori per gli artisti mentre il grande pubblico, grazie alla fruizione gratuita, ha ridotto notevolmente la pirateria illegale.
Logo Spotify. Fonte: Wikimedia Commons
L’avvento del digitale nella musica è stato quindi solo un irrinunciabile adeguamento all'evoluzione tecnologica che ha investito tutta la società. Aspettiamo le prossime novità tecnologiche per capire quale sarà il futuro della musica mentre molti artisti tornano a fare LP.
- Claudia Gasparre
I suoni estetici dell’Internet: Vaporwave
Ciao a tutti,
La rivoluzione digitale non solo ha creato dei nuovi concetti e piattaforme che hanno cambiato la nostra vita in tutti i sensi, ma ha anche portato i concetti già esistenti alle nuove dimensioni. Uno di questi concetti é la creazione dei generi musicali, anzi, i generi musicali digitali.In questo post vi parlo di uno dei primi generi che è nato completamente su Internet.
I generi musicali tradizionali sono influenzati per la maggior parte dalla cultura locale,lingua, storia di musica , industria e dalla politica. Ma con l’avanzamento della tecnologia il ruolo dell’ambito virtuale ha avuto sempre un maggior ruolo sia per la creazione dei brani sia per la cultura dei fan.L’internet è diventato un Forum dove ogni giorno si discutono le nuove uscita, recensioni, e suggerimenti.I bar ed i negozi di dischi hanno lasciato i loro posti a questi siti che possono comunicare ad un pubblico molto più ampio e diverso.
Ecco il Vaporwave è stato uno dei primi generi musicali che ha trovato vita su questi siti come Bandcamp, Tumblr, Soundcloud e Reddit agli inizi degli anni 2010.
Questo genere nostalgico quanto sia futuristico è caratterizzato dall’uso denso e pesante di campionamenti di musica lounge, smooth jazz, pop degli anni 80 e 90, anche della musica “accidentale” come le sigle televisive o musica di centro commerciale. Questi campionamenti poi vengono tagliati, rallentati ed incollati ripetutamente con eventuali aggiunti di narrative, jingle pubblicitari ecc.
I primi protagonisti erano James Ferraro con l’album Eccojams Vol. 1 e Macintosh Plus con Flower Shoppe.
La coperta dell’album Flower Shoppe Fonte: Wikimedia Commons
A parte i meme ironici nati dal Vaporwave secondo me questo genere dimostra l’ambiente dell’Internet in modo più distopica e allo stesso tempo più naturale.E’ la rifflessione satirica e protesta musicale ed estetica di tutto quello che l’Internet di oggi mostra sulla sua superficie; la società consumistica, progresso, globalizzazione, il neoliberismo delle multinazionali, la nostra seconda vita virtuale.
Quando ascolto a Vaporwave mi sento in un non-luogo e non-tempo, anche se tutto quello che mi richiama sembra molto famigliare. Questo genere musicale è profondamente inserito nel contesto dell'internet delle masse caratterizzato dalla superficialità che sta protestando. Ciononostante, è facilissima da produrre e crea nell'ascoltatore un sentimento assurdamente tranquillizzante ed utopico.
Rappresentazione di un ambiente “vaporwave” Fonte: Flickr
Dopo aver conosciuto Vaporwave vedo questo ambiente in un altro modo, digerisco le cose che appaiono come sono state intese ed invece mi concentro per le cose più importanti che posso trovare su internet.Quindi posso dire che il Vaporwave ha dematerializzato tante cose che la società consumistica voleva materializzare, e le ha trasformate in dolce ed estetica musica.
Andando oltre le regole della musica tradizionale e della società con l’accelerazionismo, esasperando le qualità negative del regime attuale fino alla loro dissoluzione finale.
-Arda Aldemir
Adesso essere in contatto con gli artisti è più semplice!
Con la crescita della comunità online, possiamo interagire con le persone che un tempo ritenevamo irraggiungibili. In molti casi questa connessione è solo alcuni commenti o messaggi diretti, ma in altri può essere molto utile, anche per gli artisti stessi.
Nel 22 marzo 2011, stavo navigando su Facebook e ho visto un post nella pagina di Coca-Cola. Hanno pubblicato un evento di musica dal vivo chiamato 24 Hour Session. Sono entrato nel sito web dell'evento e ho visto che tra poco Maroon 5 e dieci aspiranti musicisti saranno live in uno studio a Londra. E l'evento sarà trasmesso live sul sito web e sulla pagina Facebook di Coca-Cola.
Maroon 5. Fonte: Wikimedia Commons
L'evento live, prodotto da Wieden + Kennedy, è stato publicizzato da una campagna di Coca-Cola Music. I fan della band potrebbero interagire con loro online e aiutarli a comporre una canzone, che verrà completata all'interno della sessione. Eravamo non solo riusciti a vedere come una canzone è composta da una grande band, ma anche interagire con loro in modo diretto. Quello che mi ha colpito di più di questa campagna è stato il modo in cui i musicisti hanno interagito con i fan. Gli spettatori sono stati incoraggiati a twittare suggerimenti, immagini e commenti usando l'hashtag di Twitter #WithMaroon5. I fan hanno anche votato le idee per la creazione di musica suggerite dalla band. La pagina Facebook dell'evento ha ottenuto oltre 26 milioni di "Mi piace", insieme alla pagina Twitter del brand con 277.000 follower. Quando il tempo è finito, la canzone intitolata "Anybody Out There" è stata completata e pubblicata.
Questo tipo di interazione musicale tra artisti e fan è migliorato con la sezione IRL (In Real Life) di Twitch. Una volta Twitch era solo un sito di streaming di videogiochi. A poco a poco gli streamer hanno iniziato a interagire con le persone nella chat che erano anche in grado di abbonarli con un prezzo e fare donazioni. Questa interazione ha portato alla nascita della sezione IRL. Alcuni streamer hanno iniziato a disegnare qualcosa, alcuni hanno creato un talk show e alcuni hanno composto canzoni su live streaming.
Deadmau5. Fonte: Wikimedia Commons
Il potere di queste stream era così potente da catturare l'attenzione di alcuni artisti famosi. Il famoso produttore Deadmau5 ha iniziato a fare streaming su Twitch. Nei suoi stream non solo compone musica ma ascolta anche le opere di altre persone e le commenta. Un giorno, mentre era in streaming, ha visto un tweet di Chris James. Gli ha mandato un mix vocale che ha fatto su una traccia del produttore recentemente messo su Soundcloud. Questo l’ho stupito così tanto che include ufficialmente la voce di questo artista sconosciuto sulla traccia chiamata ‘The Veldt’ nel suo album.
Questo tipo di interazioni ha creato la possibilità di apprendere il processo di creazione musicale meglio per un utente medio e di raggiungere agli artisti famosi e collaborare con loro per gli artisti sconosciuti.
-Can Mıhçıyazgan
Il mondo della musica si sta unendo per i loro utenti
Nel mio post precedente ho parlato di YouTube e ho parlato di quanto sia importante per ascoltare e scoprire la musica. Ora voglio approfondire con un argomento che mi sembra abbastanza interessante.
Avete mai pensato cosa è VEVO che vediamo su YouTue accanto al nome del canale della maggior parte dei musicisti? Ho avuto la possibilità di imparare cosa è VEVO che ho visto molte volte ma non ho mai fatto ricerche, grazie ad un video che ho avuto la possibilità di incontrare.
Logo di VEVO. Fonte: Wikimedia Commons
VEVO è l'acronimo di Video Evolution (evoluzione del video) ed è una joint venture (un'impresa commerciale intrapresa congiuntamente da due o più parti che mantengono in altro modo le loro indentità distinte) di tre grandi etichette musicali: Sony BMG, Universal Music Group e Warner Music Group. Sony e Universal formano VEVO nel 2009 e Warner si unisce al 2016. Hanno formato questa compagnia e i canali Youtube per unire tutti i video musicali che hanno i diritti individualmente. Anche Google e altre società ne fanno parte, ma in misura minore. Ecco perché questi video sono disponibili su YouTube.
Hanno anche il loro sito (vevo.com) che contiene video musicali e video di concerti dal vivo. Si può scoprire nuova musica cercando per stato d'animo o genere. Ma contiene anche alcuni contenuti originali sulle artiste e sulla loro musica. E non hanno solo i nuovi video, ma il loro archivio è molto ampio.
Penso che dovremmo appropriarci di ciò che fanno perché queste tre grandi etichette musicali e YouTube si sono uniti per servire questi video su YouTube cioè semplicemente gratuito. Ovviamente guadagnano soldi con le pubblicità ma penso che ci siamo abituati a questo punto finché non ci fanno pagare nulla.
E anche recentemente stavo cercando alcuni video musicali su YouTube e ho visto che hanno iniziato una nuova modalità di categoria. Prima c'erano solo canali normali e canali ufficiali con un logo speciale. Ma ora hanno riunito tutti i video di un artista, anche se lui o lei non lavora con VEVO, su un unico canale con un logo di nota musicale. Con questa strategia consentono all'artista di promuovere i propri video con i diritti appartenenti a diverse etichette ed a noi di raggiungere tutti i contenuti di un musicista in un unico posto.
Logo di YouTube. Fonte: Wikimedia Commons
Come si vede, Internet sta diventando un luogo in cui coloro che lo controllano, anche se sono grandi aziende, cercano di rendere più user friendly per ogni utente dando la potenza e la libertà di raggiungere facilmente ogni contenuto musicale.
-Can Mıhçıyazgan
I primi passi del mio viaggio nel mondo internet
Prima di parlare dell’importanza di musica e internet nella mia vita, voglio raccontare la mia prima esperienza con i computer.
La mia avventura di computer è cominciato quando avevo 5 anni con i giochi DOS che giocavo nell’ufficio del mio padre che è un oculista. Giocare i videogiochi semplici e divertenti simile ai quelli che giocavano i miei cugini nell’Atari, mi è piaciuto cosi tanto che quel giorno non ho voluto tornare a casa.
Videogioco Jump ‘n Bump. Fonte: Wikimedia Commons
Dopo 1-2 anni ho cominciato alla scuola elementare. Abbiamo fatto una lezione di informatica e con le cose che mi hanno insegnato in questa lezione, ho imparato e adorato i computer sempre di più. Con la mia lunga insistenza, sono riuscito a convincere la mia famiglia a comprarmi un computer quando avevo 9 anni. E questo mi ha aperto le porte di un nuovo mondo chiamato Internet.
Una delle prime cose che ho scoperto in questo mondo che ho amato ancora di più quando l'ho approfondito, era Microsoft Live Messenger. Questa era una piattaforma in cui le persone possono comunicare e chattare tra loro. Dato che sono stato uno dei primi a scoprire questa piattaforma tra i miei amici, era mio dovere insegnarglielo.
Il mio scopo di usare Internet è stato quello di comunicare con i miei amici e giocare a giochi online a queste età, ma è completamente cambiato con l'apertura di YouTube nel 2005. Dato che ho anche preso lezioni di chitarra in quel periodo, ho fatto delle ricerche per la musica e ho scoperto nuova musica su questo sito e poi ho scaricato i video musicali di queste canzoni, scritto in un CD e fatto guardare i miei amici dalla televisione nella nostra classe. Più tardi, ho trovato piattaforme di download di file come LimeWire, Ares, BearShare e le mie esplorazioni continuate su questi siti.
YouTube in 2007. Fonte: Flickr
Cosi il mio interesse per internet e musica è stato posto per motivi. Ho iniziato a utilizzare internet regolarmente per scopi diversi e mi è piaciuto scoprire nuova musica, creare musica e condividerli con gli altri.
-Can Mıhçıyazgan
Pirati in un mare di bit!
Proprio come una volta, ma con un computer al posto della nave. Fonte: Wikipedia.
In questo blog abbiamo parlato dei file mp3, ed è indubbio quanto questo formato sia stato utile nel campo della distribuzione della musica. Già intorno all’anno 2000 ,infatti, chiunque aveva i mezzi per memorizzare musica all’interno del proprio computer trasferendola da CD o da internet: però questo fattore, unito alla diffusione di internet tra le masse, segnò l’inizio di un rapporto altalenante tra l’industrtia musicale e internet, e fu ciò che permise la nascita della pirateria.
Fu appunto in quel periodo che nacque il fenomeno del file sharing di contenuti musicali: per quanto all’inizio fosse un modo di condividere, tra gruppi ristretti di utenti, canzoni e registrazioni rare o altrimenti inaccessibili, col passare degli anni questa attività ha attirato l’attenzione delle case discografiche.
Mentre oggi vi sono diversi siti legali di condivisione di musica come Bandcamp e SoundCloud (che tratteremo più in dettaglio nel blog), ai tempi i siti di file sharing vennero infatti percepiti come “scomodi” agli occhi del mercato musicale, proprio perchè permettevano agli utenti di condividere e scaricare gratuitamente materiale coperto da copyright: un esempio famoso è proprio Napster, che fu uno dei primi siti di file sharing messi a disposizione delle masse, e anche il primo ad aver affrontato cause legali a causa della natura del sito stesso (che portarono alla sua momentanea chiusura nel 2001, due anni dopo il suo debutto sul web).
Il logo del sito. Oggi è ancora disponibile come servizio di streaming musicale. Fonte: Wikimedia commons.
Ovviamente, nonostante la chiusura del sito con i relativi risarcimenti da pagare alle case discografiche, i siti per la condivisione di file si moltiplicarono velocemente, e una larga fetta di questi diedero vita alla pirateria come la conosciamo oggi.
Logo di Kazaa, altro sito di file sharing nato dopo la chiusura di Napster. Immagine presa da Wikimedia Commons.
“Perché pagare per ascoltare musica se posso averla gratis? Perchè dovrei andare in un negozio per comprarla quando la posso avere con un semplice click stando seduto a casa mia? E poi lo fanno tutti, se si mettessero ad arrestare tutti quelli che scaricano musica da internet, non resterebbe più nessuno!”
Furono queste le idee che cominciarono a prendere piede nella community di internet e che si sentono spesso ancora oggi. Sono idee convenienti e alle quali è difficile non dare ascolto; il motivo per cui non si deve ricorrere alla pirateria, però, è molto semplice: se tutti scaricassimo illegalmente la musica invece di comprarla, allora impediremmo agli artisti di continuare a fare il proprio lavoro e, quindi, di creare nuove opere. La pirateria è prima di tutto un reato ai loro danni perchè dalla musica scaricata illegalmente non ricavano alcun provente e alcun riconoscimento, cosa che potrebbe potenzialmente negare loro il successo che gli è dovuto.
Al giorno d’oggi, qual’è l’entità del danno che la pirateria provoca all’industria musicale?
L’EUIPO, l’ufficio europeo per la proprietà intellettuale, ha dichiarato che solo nel 2014 è stata consumata illegalmente musica per un valore di circa 330 milioni di euro; ad ogni modo, sempre secondo l’EUIPO, l’ammontare delle mancate entrate dirette al settore discografico costituisce solo la metà di questa somma. Inoltre, è ovvio che non tutti i fruitori illeciti acquisterebbero la musica che consumano se non avessero la possibilità di scaricarla illegalmente.
Logo dell’EUIPO. L’ufficio si occupa anche della gestione di marchi e del design industriale per il mercato interno dell’Unione Europea. Fonte: Wikimedia Commons.
Forse è proprio per questi motivi che, negli ultimi anni, l’industria musicale ha alleviato le pressioni nei confronti della pirateria: è infatti impensabile riuscire a perseguire legalmente tutti gli utenti pirata del mondo, e anche riuscendoci, le vendite non aumenterebbero in modo abbastanza significativo.
Allora come si combatte la pirateria?
Per limitare i danni causati dalla pirateria, è molto più efficiente un approccio indiretto. È già da un po’ che il mercato spinge verso la vendita di musica completamente in formato digitale, e in modo particolare vuole promuoverne il consumo tramite streaming: tra i tanti vantaggi che questa modalità di vendita può offrire, vi è appunto la mediazione della piattaforma tra il consumatore e il prodotto. In parole povere, avendo “rimosso” la musica dai computer degli utenti, l’industria musicale ha ora modo di proteggere al meglio il proprio prodotto, di cui l’accesso è sempre più regolato dai server delle piattaforme di streaming.
Logo di Spotify. Immagine presa da Wikimedia Commons.
Ce lo ha già dimostrato Spotify, che dopo aver rilevato un’app pirata che aveva accesso al suo catalogo, è intervenuto chiudendo l’app e bloccando gli account illegali, come scritto da Bruno Ruffilli su “La Stampa”: fare i furbetti non è più tanto facile!
Condividere la musica nell'era digitale
Ciao a tutti i lettori!
Avevo parlato nel mio primo post che alcuni servizi di file sharing come LimeWire sono stati considerati come la violazione del copyright. Come conseguenza nella seconda metà degli anni 2000 vari programmatori e imprenditori hanno creato delle piattaforme alternative di distribuzione online di musica. Tradizionalmente, i distributori stipulano accordi con etichette discografiche per vendere nei negozi. La distribuzione digitale ha quindi cambiato tutto questo, tagliando gli intermediari, consentendo agli artisti di distribuire la musica direttamente nei negozi online mantenendo il 100% dei loro diritti.
In questo posto vi parlerò delle servizi musicali che permette ad artisti di promuovere e distribuire la loro musica online,di quali ho usato anch’io come consumatore e artista; Soundcloud e Bandcamp.
Il logo e un utente di Soundcloud Fonte: Pixabay
In origine, SoundCloud era nato a Stoccolma, ma è stato ufficialmente fondato a Berlino nel 2008 da Alex Ljung e Eric Wahlforss. I due fondatori volevano dare l'opportunità ai musicisti emergenti di condividere il loro talento con altre persone, ma successivamente il sito viene trasformato in un vero e proprio strumento editoriale completo che ha anche consentito ai musicisti di distribuire i loro brani musicali.
In poco tempo il servizio ha ricevuto dei grandi finanziamenti privati arrivando ad 1 milione di utenti registrati dopo due anni della fondazione.
Per utilizzare SoundCloud, occorre la registrazione, che può avvenire, a scelta, con un abbonamento gratuito o con uno a pagamento. A differenza dell’uso gratuito, quello a pagamento consente di caricare una quota più alta di musica e di promuovere le proprie creazioni tra altre piattaforme come facebook e twitter. Io ho usato Soundcloud per pubblicare le canzoni che ho registrato a casa, cosi le potevo condividere con tutti, inviando dei link sui social, tanti utenti le hanno scaricate per poter ascoltarle anche offline.Così ho avuto un’altra libertà per esprimere la mia musica in modo più universale e accessibile.
In 2015 Soundcloud è stato sotto di una crisi finanziaria perchè non riusciva ad avere abbastanza ricavo in rispetto alle perdite. Questa è causata dal fatto che l’azienda non aveva un modello di business sostenibile e redditizio, a differenza degli altri servizi di streaming Soundcloud è pieno di artisti amatori ma non ci sono abbastanza artisti conosciuti e professionali. Nonostante tutto il servizio sta contiunando a vivere grazie agli investimenti delle altre aziende.
Il logo di Bandcamp Fonte: Wikimedia Commons
Bandcamp è una compagnia di musica online americana fondata nel 2008 da Ethan Diamond e dai programmatori Shawn Grunberger, Joe Holt e Neal Tucker, con sede in California.
La compagnia è una comunità musicale globale in cui i fan scoprono la musica e supportano direttamente gli artisti che la realizzano.Artisti e etichette caricano musica su Bandcamp e controllano come lo vendono, stabilendo i propri prezzi, offrendo agli appassionati la possibilità di pagare di più (cosa che fanno il 50% delle volte) e vendere mercé.Tanti artisti pubblicano la musica gratis e lasciano al consumatore la scelta di supportare l’artista finanziaramente. A parte la musica digitale gli utenti possono trovare la musica anche nel formato fisico come cassette, vinile o Cd e anche della merce come magliette.Artisti possono scegliere qualsiasi tipo di licenza Creative Commons che sono integrate sul sito quando caricano il contenuto. Il caricamento di musica su Bandcamp è gratuito però l'azienda subisce un taglio del 15% delle vendite effettuate dal proprio sito web. Le pagine degli artisti sono molto personalizzabile con la finalità di creare la propria etichetta digitale.
Le differenze di Bandcamp dal Soundcloud (che spiega anche perchè il primo ha avuto più succeso del secondo) sono;
-Consente agli artisti di vendere la propria musica in modo indipendente e redditizio
-Favorisce gli album invece dei singoli
-Interfaccia semplice
-Nessuna distrazione dalla musica (a meno che l'artista non voglia che ci sia)
-Consente agli artisti di caricare in modo sicuro la musica derivata
-Dà agli artisti un portafoglio pulito e leggibile
Uno screenshot del sito Fonte: Flickr
Come ultima cosa è che nel Bandcamp vengono pubblicati dei progetti “finiti” e concreti invece Soundcloud è per la condivisione veloce o il caricamento di singole tracce e demo.
Se devo parlare come artista Bandcamp mi ha dato più esperienza nel senso di raggiungere a più persone e nel creare la propria immagine e portfolio musicale.Qui ho scoperto tantissimi nuovi artisti e nuovi generi che non ho mai sentito e proprio su questa piattaforma ho venduto il mio primo album del genere Vaporwave, che è per alcuni è il primo genere che è nato su internet.
Quindi posso dire che ho partecipato attivamente anch’io nella rivoluzione digitale musicale. Nel prossimo post parleremò della creazione di questi generi di musica online.
-Arda Aldemir
Ecco a voi una breve descrizione del nostro progetto e degli argomenti trattati nel blog!
Se siete interessati continuate a seguirci anche sugli altri social! Link in descrizione
A presto!
- Claudia Gasparre
L'MP3: il formato che ha cambiato il mondo!
Il Moving Picture Expert Group, in sigla MPEG, è un comitato tecnico costituito nell'ormai lontano 1988 dall'ingegnere torinese Leonardo Chiariglione e da Hiroshi Yasuda. Esso venne creato per definire dei nuovi standard per la rappresentazione in forma digitale di audio, video e di altri contenuti multimediali. Originariamente, la sua homepage era inserita all'interno del sito internet del CSELT, il laboratorio di ricerca della Telecom, per il quale l'ingegner Chiariglione ha lavorato dal 1971 al 2003. In un'intervista rilasciata nel 2014 nell'occasione dell'attribuzione del premio Marconi, istituito dall'Università di Bologna, lo stesso Chiariglione disse: "...quello che abbiamo fatto assieme a quel gruppo (MPEG) del quale ero la guida, ha cambiato la musica; sarebbe antistorico negarlo...".
Leonardo Chiariglione. Fonte: persoNE
Il formato di compressione del suono, la cui sigla sarebbe diventata sinonimo di musica digitale, inizia a prendere forma nei laboratori di Hannover, dove c'era una volta la Telefunken . Da lì presero il via i lavori per la definizione del formato audio compresso MPEG-1 del quale vi furono tre versioni, l'ultima (la più potente) era l'MP3. Quest'ultima versione comprime in maniera trasparente l'audio con 192 kilobyte per ogni secondo.
Dato che l'orecchio umano non è in grado di percepire tutti i suoni presenti in natura, ma percepisce solo alcune frequenze mentre altre non sono addirittura udite, il nuovo algoritmo doveva eliminare tutti quei suoni che l'orecchio non sente. L'MP3 viene infatti detto File Lossy, ovvero diminuisce il numero di dati presenti sul file mantenendo i suoni che noi percepiamo e quindi un'elevata qualità audio.
La storia della nascita del formato MP3 parla dunque di un lavoro di gruppo, dimostrando così come la conoscenza vada sempre condivisa. Occorsero per la sua realizzazione sia studi matematici che di psicoacustica (scienza che studia la percezione del suono nell'essere umano). Ma l'MP3 non era il solo formato per la compressione dei file musicali, divenne però il formato preferito ai vari competitor in quanto era uno standard internazionale .
Logo MP3. Fonte: Wikimedia Commons
Quella dell'MP3 non è però solo una storia di successi, in quanto almeno due grandi critiche sono state mosse a questo formato:
La pirateria musicale: la facilità di diffusione degli MP3, portò all'esplosione degli scambi illegali. Le Major tentarono degli attacchi giudiziari all'MP3, ma era troppo tardi: il mondo si era già impossessato dell'MP3 ed il seguito di questa storia è la nascita di Napster, la diffusione del peer to peer, di EMule, dei torrent ecc.
La bassa qualità sonora: l'altra grande critica che viene mossa al formato MP3, soprattutto da parte dei musicisti, dei discografici e dagli ingegneri del suono, è di aver peggiorato il modo in cui si ascolta la musica. Tale critica è stata anche supportata dal mondo degli audiofili che avevano fino a quel momento ascoltato la musica su LP in vinile (supporto che sta tornando alla ribalta in questi ultimi anni) e i CD che proprio in quegli anni si stavano affermando come nuova rivoluzione sonora, liberando l'audiofilo dall'ascolto di fruscii e dei rumori tipici provocati dal deposito della polvere nei solchi del disco.
I puristi del suono e l'industria discografica non capirono però i veri vantaggi che l'MP3 poteva portare e forse in questo modo decretarono il declino definitivo dell'industria musicale.
- Claudia Gasparre
Ecco il mio video di presentazione!
Vi do giusto qualche informazione sul blog e mi faccio un po’ conoscere, se vi interessano gli argomenti che trattiamo fatevi un giro sul blog! Qui troverete i link ai nostri articoli più importanti!
Spoiler: non è vero che sono un gatto!
-Francesco Blangiardi
Dai carillon al vinile, dalle musicassette ai CD!
Non si può parlare dell'importante svolta che ha portato nella vita di tutti i giorni l'avvento dell'era digitale senza prima indagare sulle origini della riproduzione musicale partendo dagli albori. Sarebbe come parlare di un film iniziando dalla fine. Facciamo quindi qui di seguito una breve cronistoria della riproduzione della musica nel tempo.
I primi ad apparire in ordine cronologico, furono degli strumenti meccanici (carillon, organi a rullo, ecc.) in grado di riprodurre una composizione musicale pre-impostata. Essi apparvero in occidente nei primi anni del '700.
Da qui, l'evoluzione della riproduzione musicale ha avuto una crescita esponenziale, seguendo l'andamento dello sviluppo tecnologico degli ultimi secoli. Si è passati così da strumenti in grado di produrre una sequenza di suoni prestabiliti ad un metodo di memorizzazione diretta della musica prodotta: la registrazione. Questa permette di "catturare" ogni genere di suono o musica generata dall'uomo. Alcune importanti innovazioni come l'elettricità e le proprietà dei campi elettro-magnetici, portarono alla diffusione della tecnologia a nostro magnetico che arriverà fino allo sviluppo delle tecnologie digitali dei giorni nostri.
Mentre l'evoluzione delle scoperte tecnologiche portava man mano a nuovi modi di memorizzazione e riproduzione, la musica si è diffusa prevalentemente attraverso mezzi che ne consentono l'ascolto come flusso continuo, ovvero la radio, la filodiffusione e internet.
Possiamo distinguere i supporti di registrazione in due distinte categorie:
- Supporti di registrazione analogica; - Supporti per file audio digitali.
Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio le singole categorie.
Il metodo della registrazione analogica, consente l'inserimento dei segnali sotto forma di onde. I principali supporti per la registrazione analogica sono:
i dischi a 78 giri, denominati così per la loro velocità di rotazione durante la riproduzione, erano incisi, attraverso mezzi meccanici, su di un supporto in plastica naturale chiamato gommalacca;
Logo “La voce del padrone“. Fonte: Wikimedia Commons
i dischi in vinile: evoluzione del 78 giri in gommalacca, il vinile avendo caratteristiche migliori, permise di rimpicciolire i solchi di registrazione e di abbassare il numero di giri al minuto del disco da 78 a 33 e 1/3; questo comportò, a parità di dimensioni del supporto, una durata di ascolto decisamente maggiore. Vennero anche prodotti dei dischi di dimensioni più ridotte, con velocità di riproduzione a 45 giri, che potevano contenere al massimo uno o due brani per lato. Prodotti in larga scala fino agli inizi degli anni '90, relegati poi per lungo tempo ad un mercato di nicchia fatto di audiofili e di nostalgici, i vinili sono tornati negli ultimi anni ad avere buoni dati di vendita, non solo con ristampe di vecchi dischi ma anche di nuove uscite di artisti contemporanei che affiancano il vinile ad altri supporti;
Disco in vinile. Fonte: Pixabay
i supporti magnetici, basati sull'utilizzo del nastro magnetico ovvero di un supporto in materiale plastico sulla cui superficie vengono depositate delle particelle di materiale ferromagnetico che grazie al campo magnetico generato dalle testine di scrittura (che sono dei minuscoli elettromagneti) vengono diversamente orientate. La lettura avverrà attraverso le stesse testine (o altre) che rileveranno, man mano che il nastro scorre sotto di loro, le variazioni di intensità del campo magnetico. I supporti possono ricondursi fondamentalmente a due categorie: a) i registratori a bobine aperte intercambiabili, utilizzati in maniera prevalente in ambito professionale, soprattutto negli studi di registrazione; b) i registratori a musicassetta ( o audio cassette) di grande diffusione in ambiente domestico grazie all'economicità del supporto e alla semplicità d'uso. La loro diffusione è dovuta a due colossi dell'industria: la Philips che introdusse le musicassette sul mercato agli inizi degli anni '60 e la Sony che nel 1979 lanciò sul mercato il primo Walkman rendendo così possibile ascoltare con delle cuffie la propria musica praticamente ovunque.
Musicassetta Maxell. Fonte: Pixabay
Dalla fine del XX secolo vengono sempre più sovente utilizzati metodi di registrazione digitali. In questi il segnale analogico (continuo) viene "campionato", ovvero trasformato in un segnale digitale (discreto) cioè vengono prelevati dei campioni di segnale ad intervalli di tempo regolari molto ravvicinati determinando un valore numerico che verrà trasformato in numeri binari registrati su di un supporto (es. CD) sotto forma di tacche la cui presenza o assenza rappresenta le cifre binarie 1 e 0. I principali supporti digitali sono :
il CD, nato dalla collaborazione tra Philips e Sony, permise di ridurre in maniera considerevole il rapporto tra dimensioni del supporto e quantità di dati immagazzinati;
Lettore CD. Fonte: Pxhere
il Super Audio CD (SACD) e il DVD-Audio: introdotti poco prima degli anni 2000, permettono la memorizzazione di tracce audio con una qualità molto più elevata rispetto ai CD, ma l'alto costo dei supporti e degli apparecchi per la loro riproduzione in grado di far percepire la maggior qualità della registrazione, ne decretarono in breve tempo l'insuccesso commerciale.
- Claudia Gasparre
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-Francesco