La (non così) dura vita dei Neandertal
Anche se molte lesioni sono accidentali, altre possono essere una conseguenza del comportamento, dell'attività o delle norme sociali di un individuo o di un gruppo, caratteristiche che ci parlano delle società, delle tensioni e dei rischi presenti all'interno e tra i diversi gruppi. Sopratturro se riscontrate in modo più frequente e ripetitivo.
Nei fossili di Neanderthal sono state spesso identificate delle lesioni traumatiche, in particolare alla testa e al collo, e questo ha fatto ritenere che nelle popolazioni neanderthaliane le lesioni scheletriche fossero più frequenti che nelle popolazioni umane moderne.
Una serie di dati (https://www.nature.com/articles/s41586-018-0696-8) sfidano la diffusa opinione che tra le popolazioni di Neanderthal vi fosse un tasso di lesioni traumatiche significativamente superiore a quello riscontrabile fra gli esseri umani. Il risultato mette in discussione l'idea che i comportamenti e le tecnologie dei Neanderthal li abbiano esposti a livelli particolarmente elevati di rischi e insidie.
Beier e colleghi, hanno analizzato le descrizioni pubblicate di Neanderthal e di crani fossili umani moderni trovati in Eurasia fra 80.000 a 20.000 anni fa circa, confrontando il numero di crani con ferite e non nei reperti di Neanderthal e di umani moderni. Gli autori riferiscono livelli di trauma cranico simili in entrambi i gruppi.
La forza delle analisi di Beier e dei colleghi sta nella progettazione dello studio. Invece di confrontare i dati dei Neanderthal con quelli di popolazioni umane più recenti o viventi, come hanno fatto studi precedenti, gli autori hanno basato i loro confronti su esseri umani che non solo hanno condiviso con i Neanderthal aspetti dell’ambiente in cui vivevano, ma la cui documentazione fossile avesse anche un livello di conservazione simile.
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 114 crani di Neanderthal e 90 crani di umani moderni, annotando i dati su 14 ossa craniche (le principali) e raccogliendo informazioni che andavano da quelle su un singolo osso, nei fossili mal conservati, a quelle relative a tutte e 14 le ossa nei fossili meglio conservati.
In totale, gli autori hanno registrato l'incidenza dei traumi in 295 ossa di Neanderthal e 541 ossa di umani moderni. Hanno anche raccolto altre informazioni, come la percentuale di ciascuna delle 14 ossa conservatesi per ciascun individuo, oltre a dettagli come il sesso, l'età alla morte e la posizione geografica del fossile.
Beier e colleghi hanno condotto due serie di analisi statistiche - una basata sulla presenza o assenza di traumi in ciascuna delle ossa craniche, l'altra sui singoli crani fossili considerati nel loro complesso - per verificare se ci fossero differenze statisticamente significative tra la prevalenza di traumi nei fossili di Neanderthal e in quelli umani. Hanno inoltre valutato se la prevalenza dei traumi era legata al sesso o all'età, tenendo conto della conservazione dei fossili, della posizione geografica e dei possibili effetti di interazione tra le diverse variabili. Le due analisi hanno dato risultati simili.
Sia i maschi di Neanderthal che quelli umani moderni mostrano una maggiore incidenza di traumi rispetto alle femmine delle rispettive specie, un andamento che rimane lo stesso per gli esseri umani di oggi.
Un ultimo risultato intteressante è che, sebbene le lesioni traumatiche fossero presenti in tutte le fasce di età studiate, i Neanderthal con un trauma alla testa avevano più probabilità di morire prima dei 30 anni rispetto agli umani moderni. Gli autori interpretano questo risultato come una prova che, rispetto agli umani, da giovani i Neanderthal riportavano più lesioni, o che avevano più probabilità di morire dopo essere stati feriti.
Lo studio di Beier e colleghi non invalida le precedenti stime sui traumi tra i Neanderthal, ma offre un nuovo quadro di riferimento per l'interpretazione di questi dati, mostrando che il livello dei traumi fra i Neanderthal non era straordinariamente più elevato rispetto a quello dei primi esseri umani vissuti in Eurasia.
Ciò implica che il tasso di traumi neanderthaliano non richiede spiegazioni particolari e che il rischio e il pericolo erano parte della vita dei Neanderthal tanto quanto lo erano del nostro passato evolutivo.
Lo studio si aggiunge al crescente numero di prove che i Neanderthal avevano molto in comune con i primi gruppi umani. Tuttavia, la scoperta che i Neanderthal potrebbero aver subito traumi in età più giovane rispetto agli umani moderni, o che avevano un maggiore rischio di morte in seguito alle lesioni, è affascinante, e potrebbe essere una chiave di lettura del perché la nostra specie ha avuto un vantaggio demografico rispetto ai Neanderthal.