Al posto dei dread, miliardi di jack
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⁂
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Al posto dei dread, miliardi di jack
ok non è facile, e neppure scontato un foglio bianco uno schermo bianco che differenza fa? Eviti la penna lo scorrere della penna dolce della penna eviti lo scorrere della penna dolce, certo, concordo ma vedi vedi? Ecco bella domanda vedi? Non ce vedi un cazzo. Blue moon che in realtà a pensarci bene non è mica nulla di sensato anzi. In realtà in realtà in realtà in realtà in realtà vaffanculo alla realtà.
Oh quanto è potente, la musica. Oh sentila che scivola lasciva scivola scivola nel tuo cuore fandango mena come un mandingo.Fango.
Oh una canzone cambia tutto anzi cambia una canzone cambia tutto! Yeah ora prova a prendermi raddoppia le quartine e fuggo shh shh un secondo, cazzo che non riesco a sentire il mio cuore.
SHHH! Shh un secondo, cazzo state tutti zitti volete chiudere quelle bocche? Per un secondo
Ecco. Finalmente. Lo sento.
Amore ai tempi della droga
Feniletamina puttana.
Avvisi
Minaccia di scacco, regina in A4
Spiegami cos'è l'amore. Perchè io non lo capisco, e così pare solo una gran fregatura.
Cazzate
Sto una merda. Non importa molto, ma voglio che qualcuno lo sappia. Ed al contempo me ne vergogno; quindi lo scrivo qui. Qualcuno potrebbe leggere, nessuno la farà, perfetta soluzione.
Non riesco ad andare avanti a scrivere. Mai iniziare una storia nuova quando si ha la propria da continuare. Se non finirò questa, la mia resterà ferma.
Vada come vada.
Riflessioni
Mah. Ormai sono arrivato alla conclusione che sia proprio un problema mio. Cioè all'inizio io me la pijavo col karma, ma so due: o c'è accanimento sistematico (ed una certa mancanza di fantasia) oppure lui non c'entra nulla ed è tutta una perversione mia. L'ultima ormai si profila come opzione più probabile e razionalmente accettabile.
L'unica spiegazione è che sia tutto frutto di un mio distorto amore per il melodramma, un bisogno insoddisfatto di Beautifoul o Centovetrine che mi porta a complicarmi la vita quantopiù possibile per girare un intimo show personale con me come travagliato attore protagonista. Oh sennò non capisco perchè l'unico modo che ho di uscire da una situazione del cazzo sia ricadere in una peggiore, più difficile della precedente, più contrastata, più sofferta. O è masochismo o amore per le sfide.
E ci vuole bravura, comunque, per trovare situazioni del genere. Che poi non è trovare! Questo è creare. Che ci pensi il mio inconscio o il fottutissimo karmadimmerda, è tutto un disegno assolutamente geniale. Un deviato ma sottile senso del paradosso, che porta l'unica soluzione ad essere la più facile ma al contempo l'unica che non può essere perseguita.
Propositi di lettere a mittente
Io, come già ho accennato, sono restio a scrivere qui; principalmente, è che già ho i miei diari, piccoli quadernini neri che porto sempre dietro e, insomma, è dentro di loro che mi sfogo, è attraverso di loro che sopravvivo, più o meno. Non sento il bisogno di scrivere qui, capite?
Però volevo comunicare una decisione, e visto che la urlerei al mondo ma qua al massimo me sentono quattro bufale e me pijano pure per scemo, beh, lo scrivo qui, che tanto non lo legge nessuno uguale, ma qualcuno potrebbe, insomma, sì, c'è un condizionale, c'è una potenzialità, una possibilità, pur remota. Che, come concetto, mi si intona così bene, ora come ora!
Ho deciso di scrivere delle lettere. Si, lettere a mittente; lettere che non invierò mai, probabilmente. Forse, sarebbe meglio fare un quadernino, ma sapete, le lettere hanno tutto un altro fascino. Scrivere quelle lettere, sigillarle, scriverci dentro qualcosa che avrei paura ad ammettere persino con me stesso, senza inviarle. Tenerle lì, chiuse, non in una scatola di mogano che sarebbe figo e tutto quanto ma purtroppo non ce l'ho, non ancora, me la dovrei fare, me la farò, per ora va bene anche una scatola da scarpe, insomma, basta che sia una scatola, una scatola dove tenere chiuse quelle lettere perchè sono lettere a mittente, sono per Lei, sono miei regali per lei. Un giorno, quando saprò essere il giorno giusto, gliele darò tutte assieme, e lei mi tirerà uno schiaffo. Coglione! Beh, me lo sarò meritato.
Un giorno gliele darò, quelle lettere, chiusesigillate, a Lei, un giorno in cui potrò farlo, e mi sarò tolto un peso, a priori del ceffone.
Che poi, in realtà, la alleggeriscono un sacco, l'anima, i ceffoni.
18esimi e riflessioni iviconnesse
Signori, signorine e comunque individui abietti e discutibili, sconosciuti lettori inesistenti e ininsistenti, la noia. Deve essere una deformazione mia, una difficoltà a livello d'essere, non di forma, ma di materia sinceramente differente. Io le feste discotunz non le sopporto. Cioè, magari è che non le capisco. Perché mica è di facile ascolto, la musica commerciale. Sembra, ma non lo è. Per fartela piacere devi smettere di pensare, di esercitare le tue facoltà mentali, discendere in uno stato ameboidale in cui il limite tra concentrazione zen e lobotomizzazione è esile quanto un neurone, ormai in realtà unico supersite, mezzofusione tra Rambo ed Asterix. Devi lasciare che il basso ossessivo in 4/4 svolga la sua opera di catarsi, coadiuvato da una generosa dose di drink, che più che altro so coca-cola annacquata che ti costa quanto una bottiglia di quello non dico buono, ma sicuto più che onorevolmente bevibile. Ebbene, e in tutto ciò devi star attento a non lasciarti andare troppo, a mantenere comunque l'osservanza di tutte quelle regole sociali che vengono imposte al fine di pacifica truzzoconvivenza. Il bacetto sulla guancia, la tastata di chiappa, l' "ollellè, faccela vedè, faccela toccà". Sembra facile, ma non lo è. Alcuno hanno un vero e proprio talento naturale, ma io no, affatto. In realtà, quelli veramente portati sono pochi; la maggioranza si adatta, si forza, si sforza di studiare il comportamento dell'autoctono discotecaro per riproporlo, poco dopo, in mezzo alla pista. Quella del pr è una scalata sociale lenta, ci vogliono anni, e non è facile. Una ventina di mesi e vedi i risultati, trombi. Già: chebbello. Questa è la massima aspirazione, trombare. Nulla di male, condivido. Ma è che io sono un tipo spocchioso, checcevolete fare. "In tempi di guerra ogni buco è trincea" non è mai stata la mia filosofia di vita. Sono più elitario; il che, magari, è pure un male. Ebbene, alla fine dei giochi, il bilancio è questo: io me ne sto qui, senza manco mezzo cerchio alla testa che la componente alcoolica dei cocktail è indegna, a giudicare e sentirmi migliore? , e loro si divertono. Sono due stili di gioco differenti, non mi sento di dire quale sia migliore. Cioè, in realtà è quello che intimamente faccio, ma l'ipocrisia è caratteristica comune tanto a loro quanto a me, pare. Mattì, chettedevodì. Auguri! So 18. Ha un sapore un pò triste, per me, sta festa. Non ce se sentiva da secoli; sta stronza. Eccheccevoi fa, la vita, gli errori se pagano. Ciononostante, è come se non fosse passato un giorno. Sei la stessa identica persona che ricordavo, te compori uguale, anche se hai cambiato taglio di capelli i pensieri sotto so sempre quelli, immutati. È rassicura, anche se non so se è bello. Io so andato avanti, anche se alla fine mi ritrovo sempre al punto di partenza, tu sei restato fermo nei tuoi soliti abiti. Oh, se ti ci trovi bene, nulla di male. Io non ci riesco, questa tensione dentro che mi rode e mi spinge sempre avanti, sempre alla ricerca di "qualcosa di più". Amico mio, non sai quanto la invidi, la tua quieta, tranquilla, rassicurante immobilità
Le hastag-3 (Sopraggiunta ormai è la fine)
E' stato un attimo. Eppure, dentro di me lo sapevo. Me lo sentivo. Doveva succedere, l'avevo predetto.
Intimamente ne avevo la certezza: #solocosebelle esige un suo prezzo. L'hashtag chiede qualcosa in cambio. Sempre. Come il Diavolo.
A sto giro è stata la volta di zio/zia. Chiunque abbia fatto un corso elementare quantomeno dignitoso sa che la Z è single se i-susseguentesi.
Ebbene, la mia anima malata ha partorito #corruzzione. La maestra Rita, poverina, si rivolterebbe nella tomba, non fosse che perdura ancora in vita (cosa che le auguro, imho).
E c'è una sottile ironia in questa prima tassa che l'hashtag esige, eccezzzionale ma non volontariamente abantuonesca. E' divertente come il primo obolo se lo prenda proprio sulla parola "corruzione". Bastarda, piglia pure per culo.
La mia discesa verso il bimbominkia/progressismo è cominciata, e voi, lettori inesistenti, ne siete testimoni e causa.
Le hashtag-2 (sproloqui a ragion vissuta)
Mica è facile. Fottuto intimo progressista/serpo. M'ha fottuto. Truffato. Già l'anima mia faceva schifo prima, mo se va pure corrompendosi, figurarsi.
Mica è facile. E' come se avessi un blocco, ora. Perchè, potenzialmente, tramite le #paroleacaso, a qualcuno potrebbe capitare di leggere. Non so. Non so se voglio.
In realtà, ho una certa fifa. Oppure è timidezza? Vi dirò, mi rassicurava l'idea che voi, lettori, non esisteste o non poteste esistere. Meglio, che la probabilità della vostra esistenza fosse talmente minima da essere approssimabile al nulla cosmico. Un novevirgolanove periodico, che matematicamente è 10. Mi ci ha truffato il prof, anni fa. M'ha messo 9.9 con na stanghetta sopra; eppure non avevo fatto errori. Meritavo dieci.
So andato a protestare veementemente, e lui mi fa "Perchè, scusa, 9.9 periodico non è uguale a dieci?" No cazzo, che non è uguale! Cioè, se vede anche graficamente! Ad occhio, che so du cose diverse!
"Visto che non lo sai, conta come errore. Nove e mezzo".
Obbella, stacce. Rispetto. E' il mio professore preferito, il buon vecchio Palmieri, anche se lo faccio sclerare un pò ogni tanto, così almeno si tiene in forma. Mi dispiace si sia rotto il tendine, lo devo andare a trovare. Gli porterò dei cioccolatini ed un mazzo di magic, così magari impara a giocare. Tempo da perdere ne ha.
Insomma, probabilmente non c'entra na mazza co quello che stavo dicendo, ma mi andava di appuntarlo. Fattostà che il rischio ora è reale. Potete leggere. Potreste leggere. Merda.
E' un pò come spogliarsi. Cioè, in realtà questo è al massimo togliersi na giacca. Nulla di che, in fondo. Nulla di cui vergognarsi. La mia pudicità intellettuale è inadeguata, nel caso.
E' che boh. Mi fa fatica scrivere qui. Mi fanno un pò paura, le hasthag colle H in mezzo a caso. E poi mi sento bimbominkioso davvero. Dall'anima annerentesi. Brutta storia; è mettersi in discussione con se stessi. Mi sento strattonato, sballottato nel bipolo nomea/ignominia, in questo dualismo della ricerca della fama e del rigetto della stessa.
Ma poi, ma qua fama? A testadecazzo, renditene conto, il mondo te ignorava prima e te ignora pure mo, #cosebelle o senza. Se ne fotte di te; e questo è rassicurante.
Se il mondo mi ignora, mi dà licenza di vivere. Mi dà licenza di trasgredire. Di fare quello che voglio, sia pure proibito. Se non c'è repressione, a cosa vale una regola? E se non c'è controllo, come può esserci repressione?
Già; l'essere ignorati è poter essere liberi, se si vuole.
Tranne che per le hashtag. Queste rispondono ad una giustizia superiore. Intimamente, so che la pagherò, un giorno, al #cancelletto di San Pietro
Alla loro fatica anticipata perpetua opporremo sempre la nostra mediocrità tirata via
Zerocalcare, tramite l'Armadillo. Signori, ora ad essere pigro mi sento un pò meno nullafacente e un pò più ribelle modello Matrix
Le hashtag
Lo so, lo so, so necessarie. Altrimenti, come ti si scopre? Come raggiungerai mai la fama tumbliriana? Come raggiungerai le migliaia di followers, presupponendo che ce stiano pure qua e io non me stia confondendo con gli uccellini azzurri?
Mo se aprirebbe un discorso enorme, si potrebbe stare a parlare ore ed ore sulla deriva di questa società moderna, sulla necessità di svuotarsi l'anima su un social network dell'adolescente medio, ma non è il caso, dai. Cioè, sarebbe tutta na diabrita bellissima e ok quello che ve pare, ma farla così, tra me e me, pare un pò triste. Passo. La prossima volta, prometto, dai.
Insomma, torniamo alle hastag. Che puntualmente me scordo l'H in mezzo, messa pure un pò a caso, magari. Sarebbe interessante vedere l'etimologia della parola, per scoprire se la pora lettera ha realmente motivo di esistere. Tanto, poco cambia. L'H è muta, come la D.
Io non ci son capace. Semplice. Cioè, innanzitutto non so come metterle. Ho il fondato sospetto si debba fare qualcosa tipo #merda, premetti il cancelletto (che finora in vita mia avevo usato mai, non ha un suo scopo reale d'essere nella tastiera, l'unica cosa utile che abbia fatto è permettere gli scherzi telefonici con l'anonimo ai tempi delle medie) e poi parola a caso. Non per forza inerente, da quel che vedo. Però, meraccomando, significativa. Tipo #amore #love #tristezza. Così che le cerchi più persone, ste parole. Perchè dai, chi non ha mai cercato il significato della vita su internet? Chi non ha mai buttato una domanda, quella cazzo di domanda, a caso in un motore di ricerca, sperando nel miracolo, nel trovare una risposta, un pò così a caso, un pò per destinee velleità, al dubbio che tanto lo affligge?
Seriamente, eh.
Io si, e dubito di essere l'unico.
Insomma, perchè da quello che mi hanno spiegato c'è bisogno di precisione. C'è tutto uno studio psicologico, dietro la scelta dell'hastag.
Senz'acca n'altra volta. Ma porcamignotta la dislessia anglofona.
Insomma, dicevo, è un''indagine di marketing. Tutto sta nell'azzeccare l'hastag ('RCATROIA ANCORA! [nb: non correggo per una questione di onestà verso il lettore. E perchè è giusto che il mondo sappia di questa mia avversione per le H infraverbali]), questa è la chiave del successo. L'hasthag giusta, e vincerai. Sarà una diffusione virale. Donne, motori, denaro e pastasciutta, tutti i desideri dell'uomo italiano medio saranno risolti dalla #chiavedivolta.
"E' questo il destino. Così va il mondo. Così fan tutte. Bisogna adeguarsi! I tempi cambiano. Cosa c'è di male?"
Nulla, fottuto piccolo bimbominkia/progressista che alberghi nel profondo del mio cuore, tra una cerbottana a canna rigata e le vecchie cotte da banco di scuola. Nulla, in realtà, però boh. Un pò non ci so buono, un pò non ce la faccio. Cioè, è come corrompere la propria anima.
Da qui e #solocosebelle mi distanzia solo un cancelletto.
Non voglio rendermi partecipe del degrado della civiltà occidentale.
"Stronzate, amico mio! Stronzate. E' il progresso, e non sarai certo tu a fermarlo! Prima o poi dovrai arrenderti, smettere questo tuo stupido resistere. Non ti costa nulla! Non c'è nulla di male! Su, metti quel cancelletto, dai, cogli quella mela... Non la vedi?... così succosa... mordila..."
Ebbene sia! Fanculo alla mia anima. Non serve manco da materiale di scambio col diavolo, tanto, ormai, colla crisi che c'è.
Storia di Irene
Già raccontata, ma rendiamola pubblica.
Pubblica, poi. De cosa? In realtà, non esistete, lettori. Forse ancora, forse non esisterete mai. Boh.
"E' una storia vecchia, come tutte le belle storie
insomma, erano altri tempi
La terza media! Mi sentivo così figo, per la prima volta in vita mia
con alti e bassi, già, le medie erano state il mio periodo più felice
con ele non andava tanto bene, quell'estate
eravamo entrambi un pò nervosi
e come ogni anno, partii per un campo estivo
wwf, come l'anno prima
l'estate della seconda media, quando masha, una ragazza bellissima di genova, mi aveva insegnato che anche io potevo piacere
forse un pò anche per lei, sebbene sentimentalmente zavorrato, scelsi di bissare l'esperienza
speravo di rincontrarla, o di incontrarne un'altra come lei.
Non è accaduto.
Ad un primo esame, belle ragazze non ce ne erano
dio quant'ero stupido, allora, quant'ero maschio, che poi è quasi la stessa cosa
cercavo la bellezza, in una ragazza
beh, per crescere ci vuole un pò.
Ho conosciuto una ragazza, però
Irene
io al tempo ero cattivo, per carità lo sono ancora, ma quei livelli non li ho più raggiunti
non mi va di stare a spiegare il perchè
e lo era anche lei.
Era la persona più simile a me che abbia mai conosciuto
cattiva, o meglio rancorosa come me
ma sfogava il tutto in spontaneità e un pò di follia
ora la troverei fantastica, ma allora ci provavo con una ragazzina
bellina, piccola e vuota.
Alla fine del campo estivo, beh, va come va sempre
ognuno a casa sua
lei, nel caso, a napoli.
E da quella cazzo di città è stata la miglior amica che potessi desiderare, le raccontavo cose che a nessun'altro avrei detto
e lo stesso faceva lei con me
e forse questo è stato il problema, forse ci siamo innamorati così
a distanza
d'una persona dall'altra parte del pc
e poi, boh
boh bh boh.
E' finita, io mi sono impelagato in una storia massacrante, lei sta felicemente con un ragazzo
non l'ho più vista, sentita, non risponde ai miei messaggi da un anno, praticamente
già, quasi un anno
era il 17 ottobre, credo, quando le inviai il mio ultimo messaggio
non so perchè non ha più risposto, ma d'altronde è solo una persona dall'altra parte di uno schermo di vetro
sebbene sia un'amica come ne ho incontrate poche"
Insomma, ormai è più di un anno e mezzo. Irene l'ho sentita, una volta. Le ho mandato un mayday, ha risposto. Ma poi nulla; un pò io, un pò lei.
Perlopiù lei, ora come ora, direi.
Fattostà che mi dispiace. Sono poche le persone cui tengo. Cui tengo davvero; e sono sparse in giro per l'Italia. Obbella, la ribeccherò. Un giorno.
Dai irè, famoci sta tennet's. Che io preferirei un bel vinello rosso di quelli un pò tannici, ma te me sai che sei tipa da birra. E vabbè.
Un giorno, ce ne tireremo giù abbastanza, di birre, da tornare indietro nel tempo, lasciando i pensieri incatenati al presente, e allora, beh, sarà una notte lunga.
Ho un sacco di cose da raccontare che posso raccontare solo a te.
Armi di distruzione di massa (prequel alla storia di irene)
Il visualizzato, signori. Crepi chi se l'è inventato.
Na volta se stava tanto bene, si stava meglio, dico, in questo mio essere ridicolosamente senile. Eccheccazzo.
La routine è sempre quella. Le scrivi, e aspetti. Perchè scrivere un messaggio ad una persona, che sia facebook o wazzup, ormai è un atto di fede. Tipo una preghiera. Anzi no.
Una preghiera è diversa. Quando preghi, ce speri che Dio ti ascolti, ma non te la prendi se non lo fa. Le vie del Signore sò infinite, sei stato catechizzato benebene, ormai ci passi sopra. Lo perdoni, che poi magari per bonaria legge del taglione lui perdonerà te. Forse. Se te dice culo.
Lei no, invece. Te prende a malissimo se non risponde. Io me incazzo; ma perchè sono uno incazzoso in generale. E' che il Supremo Boss, per quanto vuoi, lo sai che è impegnato, e in fondo qualche dubbio che non esista proprio ce lo hai. La tua preghiera è na scommessa pascaliana, che male che vada non ti costa nulla, sennò jackpot!, è il paradiso.
Lei, invece, esiste eccome. Cioè, magari la idealizzi, magari ce ricami su, te la immagini diversa da come è realmente, non per forza meglio, ma meglio per te, ma esiste. Fattostà che ogni tanto non ti dispiacerebbe eliminarla, ma s'ha da fare. Esiste.
E allora porcamignottazoccola perchè visualizza e non risponde?
Avrà da fare. Cioè, succede pure a me. Il lunedì, per dire, ogni maledetto lunedì su due, il pc è acceso, si, e pure fb è on che ormai è abitudine, droga, ma io so irreperibile. Le schede stan lì, aperte, falchi, in attesa della nuova storia di Zerocalcare che ogni tanto si fa desiderare e che ultimamente influenza il mio modo di scrivere. Insomma, se visualizzo e non rispondo non è per cattiveria, è che sto leggendo un fumetto e non me dovete rompere i cojoni. Semplice.
Insomma, non quanto Dio sommo e onnipotente, ma ho i miei piccoli impegni pure io. Cose inutili e superflue, me ne accorgo, ma ci tengo. E quindi non escludo, razionalmente, che sia impegnata pure lei, anche se ogni tanto ce smadonno dietro.
Però cazzo, io dopo che me so finito la storia (ultimamente sempre più dannatamente corta) rispondo. Almeno per cortesia.
Magari dopo due ore, o più, ma rispondo. Spesso, lo ammetto, rispondo verso sera, così da liquidare il discorso in un "notte". E' una forma di galateo, si deve fare, è dovuto. Ritengo MI sia dovuto, cazzo, è karmico, io lo faccio agli altri, che gli altri lo facciano a me!
Cioè, questo più che di karma/curcuma sa tanto di moralismo neocattolico.
Fattostà che, prima, uno non rispondeva e via. Ci passavi su. Magari non l'ha letto, pensavi. Magari fb s'è incasinato e la mia dichiarazione di diciotto paragrafi s'è persa nell'etere, pensavi. Magari è talmente shockata dalla bellezza delle mie parole che è morta sul colpo. Infarto. E non ha potuto finire di scrivere quello che stava scrivendo.
Na. Mo non puoi più farlo. Non puoi più avere scusanti, non puoi farti film improbabilissimi ed astrusi cui attaccarti in un tentativo di lenire la smerdata appena ricevuta. Con il "visualizzato" tutto si fa chiaro, inequivocabile. Non ti è più concesso il beneficio del dubbio.
"Fottiti, amico, non me ne fotte na mazza di te". Eccolo il visualizzato. "Ho di meglio da fare, anzi probabilmente non ho nulla da fare, ma il vuoto cosmico della noia da divano-tv è preferibile a te, ameba"
Fanculo, mo, sinceramente. Preferivo non saperlo, grazie.
Che poi il problema vero è che il "visualizzato" fa femme fatàl. Davvero.
Ogni "visualizzato" lasciato a mezz'aria me fa innamorare un pò di più.
Già, sono debole ai "visualizzato".
Fanculo, preferivo il beneficio del dubbio. Ce risparmiavo sui cioccolatini
Non è esattamente male, il tema, signori; e signorine, ovvio. Anzi: specificatamente. Solo che, porcamignotta, ma com'è che so tre quelli gratis e centodiciotto a pagamento? Sarà che non ho una lira di mio, sarà che sono generalmente contrario al far pagare 49 dollari qualcosa di sì etereo, fattostà che come inizio non ci siamo. M'ha dato veramente sul cazzo.
Ps: mo scopro come si fanno, i temi, vinco la mia incapacità softweristica (se scrive così, softwere? So incapace pure perquantoriguarda l'etimologia informatica, altrochè) e mi ci metto pure io a darmi alla rivendita. Giusto così, per incoerenza, per vendersi un pò della propria anima
Ok, un attimo. Loading. Non è facile.
Sto sito c'ha n'attimo un funzionamento incasinato, o forse so io che non ce so bono coi pc.
Credo più l'ultima.