Sono come ad una fermata dell'autobus sbagliata. Aspetto sempre quello giusto ma non passa mai. Nel mio autobus, quello che aspetto, c'è tutto il bene del mondo, la comprensione, la gentilezza, l'empatia e la trasparenza, c'è il darsi agli altri senza interesse, il donare il proprio tempo con consapevolezza. E dunque mi arrabbio perché niente di tutto questo arriva. Perché ho come un cartello sulla testa con sopra scritto " vabbè tanto sono io, non c'è problema" che autorizza gli altri a fare ciò che vogliono ma soprattutto a non fare che è anche peggio. Ed io mi arrabbio e mi arrabbio anche perché mi arrabbio, perché non dovrei. Perché mi viene detto "non ci pensare più, non fare nervi, elimina la negatività, lascia fare, non te la prendere", come delle nuvolette intorno che però io scaccio via con la mano. Perché l'indifferenza è sintomo di superiorità, di maturità, ma é anche l'arte di chi non ha interesse. Perché il silenzio è segno di educazione e bontà ma spesso viene frainteso in "fai di me ciò che vuoi". Ed io mi arrabbio. Perché prima non era così, prima qualcosa si salvava, prima qualcuno si salvava. Ora no.