Polli da laboratorio
(autobiografica di brutto)
tra le corsie frigo
tra le mani penzola il sacchetto o il cestello
(odio i carrelli)
(e mi fanno sentire sempre ridicola
ci sono alcune azioni che
semplicemente mi rifiuto di fare
perché mi sembrano strane
o troppo
o mi fanno sentire a disagio
come prepararmi un pasto caldo, da sola, a pranzo)
cerco dei polli da laboratorio
tra gli articoli
non sono veri polli,
sono vegetariana da due anni,
sono illusioni di pollo
che in questo momento
i crave so much
sono non polli, semplici
pezzi rimescolati di funghi
soia o piselli che
sembrano un pollo
hanno la consistenza di un pollo
hanno il sapore di un pollo
e si cuociono come un pollo
ma non sono polli
ci ho fatto l’abitudine a questi cibi sostitutivi
ultra processati ma non me ne frega
che soddisfano la mia voglia di carne
prima non riuscivo
neanche a mandarli giù
adesso ne consumo a quintali
anche solo di veggie burger
con annesse obbligatorie patatine
i pasti sono diventati molto meno
al volo, anche se
in realtà non più di tanto
basta ingegnarsi
un panino all’ultimo minuto
riesce benissimo lo stesso
ultimamente sto mangiando di meno e
oscillo dall’avere voglia del cibo più disparato
per strada al restare volontariamente
a digiuno perché nessun cibo nel frigo
è safe o perché
come dicevo, non riesco a cucinare
il pollo da laboratorio sono stata io
per vent’anni
pochi quei primi anni senza traumi
era una mancanza bisognava rimediare
e il laboratorio mi ha presa
e spennata e ha fatto in modo
di far crescere la mia carne
che poi non compra nessuno
e marcisce
tutti i miei amici hanno il loro
bel pollaio o aia
partner e uova e razzolamento
mensilmente retribuito
ed è vero, mi rendo conto
che potrebbe andarmi peggio
ma in tutto questo ben pochi
potevano tirarmi fuori da questo
laboratorio e non l’hanno fatto
manca sempre quel piccolo scarto
e ora pochi mi sentono pigolare
dal lettino sotto la luce al neon bianca
perché ho rotto le palle a tutti
a parlare della mia sofferenza
che non se ne va
quante volte mi hanno detto che sarei
diventata cigno
che avrei avuto anch’io partner e uova
e un razzolamento mensilmente retribuito
ma non è accaduto
non accadrà
ho fatto il mio tempo e la giovinezza se ne va
(e questa rima è scontata di brutto
ma me ne sbatto)
il mio destino è produrre
dal mio corpo
carne che imputridisce
passa inosservata come lo sono
sempre stata
nè carne nè vegetale
una non animale
che finisce neppure
al supermercato
non non essere
una cosa che non è cosa
pollo da laboratorio
chi potrebbe amarlo
o salvarlo?
sono in fondo ad ogni lista
di priorità e ho pensato
più volte, anzi, lo penso anche ora
che potrei buttarmi giù dal tavolo
o aprirmi la gola con un bisturi
e sarebbe finita
ma ci sono i giorni belli, balordi
quando mi dimentico di essere
legata zampe e piedi
e tutto sembra andare bene ma
in sottofondo ronza
la luce al neon
romba, il motore della
mietitrebbia e prendo in considerazione
che potrei fare un salto anche lì
ma resisto
non so bene come o per chi o per cosa
sarà la volontà di cui parlava schopenhauer
potri dire che yoga e pranic healing
e poesie mi hanno salvata e cambiata
come la mia vita e sarebbe
una perfetta fetta di versi
da prima pagina
da like, da mille interazioni
da sorriso trentadue denti
ma non è così
io arranco
io sono cavia
io vado avanti
e intanto
cerco a non pensare al
fatto che marcisco
stavolta hanno straccetti vegan
in offerta!









