I luoghi comuni farfugliati dagli incolti sul tema eutanasia, dicevo, liquidano i morti per scelta autonoma (coloro che hanno scelto di morire con dolore , coscienza e coraggio) come depressi-poveracci-abbandonati- disperati ecc. È proprio per un discorso di questo tipo, tenuto pubblicamente in parlamento, che ho deciso di querelare insieme a Scola, Rosi e tanti altri familiari e amici di Mario, la cattolicissima ma poco onorevole Binetti in odore di Opus Dei. “Monicelli era un disperato abbandonato dalla famiglia, per questo si è ucciso”, è ciò che ha detto, parola più, parola meno, a poche ore dal suicidio del mio compagno. Ma la sua è solo una voce tra le tante pronunciate dai “benpensanti”. Mi sono anche sentita dire da falsi amici pietosi che Monicelli, Lizzani, Magri, la giovane Brittany e mille altri, non sono altro che dei vili che si sono dimostrati incapaci di sopportare con dignità le circostanze dolorose della vita. Vita che non appartiene a noi ma a Dio. Si sbagliano perché è esattamente il contrario. Mario e gli altri sono soldati coraggiosi che si sono fatti saltare su una mina perché le loro vite si erano fatte indignitose, secondo gli insindacabili canoni di dignità che avevano liberamente eletto all'inizio della vita, con o senza Dio. Erano uomini e donne colti (nel senso di coltivati), pensanti, coscienti di sé, felici di vivere finché la loro vita ha avuto un senso.
Il coraggio di Brittany e il tabù della morte, Chiara Rapaccini
Le parole di Chiara Rapaccini, compagna di Monicelli, sono la miglior risposta alla reazione inopportuna del Vaticano di fronte alla morte di Brittany.
(via gazzellanera)



















