¿Es Bianca Sforza o la cajera de un súper?
Nos cuentan Giovio, Condivi y Vasari que un jovencísimo Miguel Ángel hizo una escultura de Cupido y que la enterró para hacerla pasar por una estatua romana. La similitud con las obras de la Antigüedad era tal que un experto y gran conocedor como el cardenal Riario (el del Palazzo della Cancelleria) la compró por antigua. Así lo relata Ascanio Condivi:
Ripatriato Michelagnolo, si pose à far di marmo un Dio d’amore, d’età di sei anni in sette, à iacere in guisa d’huom che dorma. Il qual vedendo Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici, al quale in quel mezzo Michelagnolo haveva fatto un San Giovannino, et giudicandolo bellissimo, gli disse, se tu l’acconciassi che paresse stato sotto terra, io lo manderei à Roma, et passarebbe per antico, et molto meglio lo venderesti. Michelagnolo ciò udendo, di subito l’acconciò, si che parea di molti anni per avanti fatto, come quello à cui nessuna via d’ingegno era occulta. Cosi mandato à Roma, il Cardinale di San Giorgio [Raffaele Riario] lo comprò per antico, ducati ducento. Benche colui che prese tai danari scrivesse à Firenze, che fusser contati à Michelagnolo ducati trenta, che tanti del Cupidine n’haveva hauti, ingannando insieme Lorenzo di Pier Francesco et Michelagnolo. Ma in questo mezzo, essendo venuto al orrecchie del Cardinale, qualmente il putto era fatto in Firenze, sdignato d’esser gabbato, mandò là un suo Gentil huomo. Il qual fingendo di cercar d’uno scultore per far certe opere in Roma, doppo alcuni altri, fu inviato à casa Michelagnolo, et vedendo il giovane, per haver cautamente luce di quel che voleva, lo ricercò che gli mostrasse qualche cosa. Ma egli non havendo che mostrare, prese una penna, percioche in quel tempo il lapis non era in uso, e con tal leggiadria gli dipinse una mano, che ne restò stupefatto. Di poi lo domandò, se mai haveva fatto opera di scoltura, et rispondendo Michelagnolo che si, tra l’altre un Cupidine di tale statura e atto, il Gintil luomo intese quel che voleva sapere. E narrata la cosa come era andata, gli promesse, se volea seco andare à Roma, di farli riscuotere il resto, et d’acconciarlo col padrone, che sapeva che cio molto harebbe grato. Michelagnolo adunque parte per isdegno d’essere stato fraudato, parte per vedere Roma, cotanto dal Gentil huomo lodatagli, come larghissimo campo, di poter ciaschedun mostrar la sua virtù, seco se ne venne et alloggio in casa sua, vicino al palazzo del Cardinale, il quale in questo mezzo avvisato per lettere, come stesse la cosa, fece metter le mani à dosso à colui, che la statua per antica venduta gli haveva, et rihavuti in dietro i suoi danari, glie larese, la qual poi venendo, non so per qual via, in mano del Duca Valentino [César Borgia], fu donata alla Marchesana di Mantova [Isabella d’Este], et da lei à Mantova mandata, dove anchor si trova in casa di quei Signori. Fu in questo caso il Cardinale di San Giorgio da alcuni biasimato, percio che, se l’opera in Roma da tutti gliartefici vista, da tutti egualmente fu giudicata bellissima, non parea chel dovesse cotanto offendere l’essere moderna, che per dugento scudi se ne privasse, huomo danaroso et ricchissimo. Ma se l’essere stato ingannato gli coceva, poteva gastigar quel tale, facendo sborsare il restante del pagamento al padrone della statua, che di gia haveva tolto in casa. Ma nessun ne pati piu, che Michelagnolo, il quale altro che quel che’n Firenze ricivuto haveva nulla non ne ritrasse. E chel Cardinale San Giorgio poco s’intendesse o dilettasse di statue, à bastanza questo ce lo dichiara, che in tutto il tempo che seco stette, che fu intorno a un anno, à riquisition di lui non fece mai cosa alcuna.
Por desgracia, esta obra ya no se conserva.
Y cuento esta historia porque una vez más está en los medios el cuadro de “La Bella Principessa”, que se descubrió hace unos años y que expertos de la talla de Martin Kemp han atribuido a Leonardo. Yo estuve en una conferencia suya en el Courtauld sobre este tema y, aunque el cuadro se me hace raro, salí bastante convencido. Aunque mi opinión en esto no vale un duro.
En todo caso, este cuadro vuelve a las portadas porque un famoso falsificador dice haberlo pintado inspirándose en una cajera de un supermercado. Suena un poco a película de vaqueros, pero es buena excusa para recordar la historia de Miguel Ángel.
Y un libro. KURZ, O.: Fakes. A Handbook for Collectors and Students. New Haven, Yale University Press, 1948.


















