Paura. Esitazione. Mi iscrivo, non lo faccio. E poi? Cosa succede? E se non mi prendono? E se non passo? E se non parto? Magari non devo, ma voglio. Oh Dio, se lo voglio. Magari ci provo, e ci riesco e vivo il mio sogno senza pretese, nè pregiudizi, e abbandono i miei preconcetti. E allora ho deciso. Ecco fatto: ho mandato la mia iscrizione. E ora ho un numero di matricola, tutto mio, quel numero già mi fa sentire vivo, dà una forma alle mie speranze e ai miei sogni. E poi le selezioni. Terrore. Il cuore in gola. Batte. Lo sento nei polsi, scorrermi nelle vene. Nel petto, e in tutto il corpo, palpita forte come un temporale a dirotto. Un nodo allo stomaco. E altro che farfalle. Altro che ansia. Tutto dipende da quel colloquio. Tutta la mia esperienza, il mio viaggio. Sarà eccessivo dire così, ma non lo è per me.
E le domande, e i ‘perchè’, tutto mi rende insicuro. E se rispondo male? E se mi chiedono qualcosa a cui non so rispondere? E se rimango deluso? Ma ci provo, ormai ci sono dentro completamente. Il mio sogno è iniziato, anche se per poco, per un attimo, quell'istante che tutto può cambiare e nulla lo fa, quei secondi di eccitazione, la contentezza che ti sale addosso. Un uragano di emozioni. Ma come lo descrivo? Come trovo le parole per dirlo? Voglio dire, come si può descrivere un sogno? Quello di una vita? Ed ecco, ora tocca a me. È arrivato il mio momento, entro. Tremo con le mie gambe. Perfino i capelli, così sottili e così ricci, oscillano ai miei passi, vibrano nell'aria e non so che dire, non so da dove iniziare, non credo si possa fare: raccontare un sogno, una vita. E allora si inizia. “Chi sei?” “Qual è la tua storia?” “Cosa ti porti dietro?” “Quali sono i tuoi sogni?” “Raccontaci perchè vorresti vivere quest'esperienza”. E incomincio a vedere che le mie parole escono in modo così spontaneo, e la voce, e il mio stesso corpo sono una cosa sola. Non mi accorgo del tempo e ogni paura viene annientata piano piano. Mi tolgo di dosso le insicurezze, quei timori che tanto ho odiato, ma che fanno parte anche di me, e mi butto a capofitto in una descrizione dettagliata, forse troppo. Prima che me ne possa rendere conto, è già finito. E sono fuori. E se ho esagerato? Se li ho stufati? Se non ho fatto una buona impressione? E di nuovo mi assalgono i dubbi e le incertezze. Ma inutile pensarci, è andata. Comunque sia andata, conserverai questa parte di esperienza come un segreto piccolo, dentro di te. E poi i fascicoli. E la crisi. Una settimana di tempo per compilare, scaricare, allegare, firmare, scannerizzare, timbrare, ufficializzare e consegnare. Mettere una vita dentro oltre dieci sezioni di fascicolo, mettere diciassett'anni di vita in poche pagine. Ma come si fa? Come si può racchiudere tutto questo in poche righe? Come far stare sé stessi in una descrizione breve? In inglese, per di più. Non per il fatto che sia difficile descriversi, quanto per il fatto che certe cose non si possono esprimere. Alcune parole sono intraducibili, possiedono una certa accezione in italiano e non possono essere rese in un'altra lingua, come puoi? E allora tutto si annebbia. Le domande più semplici come “Quali sono i tuoi hobby?” incominciano a diventare un incubo, e quelle risposte che prima sembravano così nitide, così chiare e semplici ti scompaiono davanti agli occhi. E come racconto ora la mia storia? Come posso fare?. E i paesi? Quali metto? Sono belli tutti, dalla Cina con la sua muraglia, al Giappone e la sua strana concezione di karaoke. Dalla Svezia con la festa di S. Lucia, portando le candele sulla testa, alla Russia. Dalla Francia al Paraguay. Dal Brasile alla Tailandia. Cosa scelgo?
Ma poi, anche un po’ forse per magia, pure quello passa. E il fascicolo tanto interminabile e impossibile, tanto infinito nelle sue richieste, tanto dettagliato, è pronto. E ora lo invio. E lo consegno. Ecco, è finita, ora. Non mi resta altro che aspettare. Più di tre mesi di ansia, di attesa. Passo. Non passo. E se non passo? Ecco che ritornano le domande di quando tutto ha avuto inizio. Distraiti Luca! Non puoi continuare così, il tuo è un pensiero assiduo, troppo costante. Da quando apri gli occhi con il primo raggio di sole, a quando li chiudi con l'ultima stella della sera. Pensa al Natale, pensa alle vacanze nella neve, pensa a sciare, all'inverno e ai camini, ai regali che, come ogni anno quel bambino che c'è in te spererà di ricevere, ma non avrà. Pensa al tuo compleanno: pensa a tutto, meno che a quello.
E i giorni passarono, e le settimane si portarono via il freddo di gennaio. Ed eccoci arrivati, il secondo giorno di febbraio, in anticipo rispetto a tutte le mie aspettative. Era uno di quei pomeriggi come tutti gli altri, immerso nello studio. Ma non mi sarei mai immagonato che mi avrebbe cambiato completamente la vita. Poi l'e-mail di Intercultura. E il link da aprire per vedere il risultato. Il cuore non nel petto, nè nelle vene. Il cuore sul tavolo e gli occhi carichi. La mano tremante, le gambe e la loro pelle d'oca. Apro. La connessione è lenta, non va molto. Pian piano si carica la pagina e subito vedo tantissimi “NON VINCITORE”, “RISERVA”. Mi manca l'aria: non so più come si respiri. E con l'ansia nelle dita digito il mio numero di matricola. Lo scrivo. Cifra dopo cifra. Sono solo sette, eppure mi sembrano interminabili. E non ho la forza di schiacciare “INVIO”. E di vedere, e scoprire il mio futuro. E vedere se quel sogno si realizza davvero. Potrei morire all'istante se fosse un “NON VINCITORE”, poi magari passare pure, ma sul momento starci male, e anche per molti mesi o addirittura anni. E poi lo premetti. E non fui mai tanto contento di averlo fatto. “VINCITORE PROGRAMMA ANNUALE FINLANDIA”. Le guance si bagnano e come un bambino piccolo scoppio. Voglio dire, piango davvero. Ho i brividi, e non ci credo. Non realizzo. Mi metto ad urlare, a saltare. Sbatto a terra chimica, non mi importa più, ora inizia da quel momento il mio viaggio, la mia vita. E incomincia così, tra neve e renne. Tra laghi e foreste. Tra sauna e freddo. Tra Babbo Natale e hockey sul ghiaccio. Incomincia così questa piccola avventura[…].