C'è qualcuna in autobus con il tuo stesso profumo e io mi chiedo “cosa ho fatto di male?”. Respiro profondamente per ricordarmi esattamente che sensazione provavo quando stavo con te. Quando mi tenevi stretto sotto la tua lunga ala e il vento sembrava sfiorarmi appena costruendo una traiettoria alternativa che non coincideva con lo spazio che occupavano i nostri corpi. Ogni tanto mi capita di pensarti. Niente di così importante da essere rilevante, niente che possa in qualche modo spingere una marcia in più sui sentimenti piatti che ho verso di te. Sentimenti che ho dovuto trattenere affinché non mi sfuggissero dalle redini e così, imprigionati, trattenuti, con le bocche tappate, trovano il loro posto per restare mansueti e sanno che, ad un minimo eccesso rischierebbero troppo, persino di perdersi per sempre. Ed è esattamente questo che provo per te, che mi sono sforzato di provare e che finalmente riesco a provare. Può sembrarti innaturale, inutile tenere una persona a cui ti sforzi di voler poco bene ma in realtà è naturalissimo: per un forte senso di martirio sono rimasto al tuo fianco pur sapendo che non avrei mai ottenuto nulla, il prendermi cura di te sovrastava in modo naturale ogni intrinseco desiderio di ricompensa. Sono finito per farmi del male con le mie stesse mani, a dover sentir parlare di altri e dover tacere, a vederti stare male senza riuscire a consolarti -perché in fondo lo ammetto, volevo che soffrissi un po' come hai lasciato soffrire me, senza risposte o abbracci-. Ma la ricompensa in realtà c'era. Tu non la vedevi ma io si perché non era necessariamente legata alla tua persona, al tuo profumo. Sono convinto sotto sotto che non sarei mai rimasto senza questo scopo: conquistare i miei limiti. Perché vedi, tutta questa storia controversa e illusa, mi ha insegnato fino a che punto spingermi. Fino a che punto restare in un posto che non mi merito. Ed è quando si è accesa, infine, la lampadina consapevole che mi ha illuminato la verità che io ho fatto in silenzio le valigie per poter, serenamente, abbandonare l'interesse che provavo per te, legando i miei sentimenti forte tanto che non riuscirò mai a scioglierli -non per te, non per qualcuno come te. Ma riesco a gestire il tutto, riesco a sentirti e sapere come stai -resto pur sempre patologicamente attaccato a te- ma senza riuscire a sperare niente di più. Forse quando sei uscita da quella porta con la solita calma che ti anima ti sei portata di nascosto, quasi a farmi un dispetto, il mio riuscire lasciarmi andare, l'amore che potevo provare anche solo per una notte. Forse uscendo da quella porta quella sera invernale mi hai fatto capire che l'amore non ha mai le stesse forme comuni, a volte può tacere e rimanere sepolto sotto chili di orgoglio e di ipotesi senza però mai realizzarsi splendidamente. Mi fido del pensiero di averti amato in minima parte e di averti proposto la parte di me più pura senza forzare le cose e mi fido di quello che ci rimane ora, seppur nascosto, seppur silenzioso. Credo di averti amato, credo che questo sia il nostro modo di amarci accompagnato sotto braccio dalla consapevolezza delle nostre brutte presenza, dall'incapacità di fare promesse.












