Le cose che NON abbiamo in comune
La riflessione che state per leggere, ha avuto inizio esattamente in quell’anomalo agosto di un anno fa in cui il caldo sembrava non voler mai arrivare mai nemmeno in terra di Puglia, ma che poi alla fin fine ha deciso di concederci un pizzico d’estate. E’ nata alla luce di storie, discorsi, situazioni ascoltate da amiche, amici, conoscenti, o chiacchiere in serate con troppo alcol che ho avuto modo di vivere negli ultimi dodici mesi. Alla luce di tutto ciò, sono arrivata ad un'unica grande conclusione. Ed eccola qui.
Piacersi si sa, è questione assai complessa. C’è chi parla di chimica e alchimia (tante volte non sapendo nemmeno il significato) e chi invece di ideali e interessi da condividere. Quel che è certo è che piacersi non è mai scontato, anzi forse è una delle cose più difficili che si possano fare nella vita. Incastri di incontri, aperitivi e cocktail in locali alla moda per “conoscersi un po’” prima di arrivare alla fatidica meta, il traguardo che inizia per tutti con un bacio e poi chissà.
Trascorriamo anni ad idealizzare la persona della nostra vita, quello che cerchiamo, quello che vogliamo per poi scoprire che in realtà siamo tutti pezzi imperfetti di un puzzle e quindi, chi più o chi meno, si adatta a quel che c’è e si piace per quel che può, con la semplicità delle cose. Ma prima di arrivare a questo punto la trafila è davvero lunga. Una serie di incontri casuali e sbagliati costella la nostra esistenza e poi capita che ti ritrovi dopo anni a parlare con gli amici di sempre e a riflettere su una sostanziale domanda “ma come ho fatto ad uscire con quello li?? Non avevamo proprio niente in comune!” (o come si direbbe al sud, “non ci azzeccavamo proprio nulla”).
Ed è proprio questo il punto; perché se Silvestri nel 1995 scriveva “le cose che abbiamo in comune sono 4850…” io, oggi, a vent’anni di distanza e con un’enorme licenza poetica, mi sento di modificare l’intro della canzone dicendo “le cose che NON abbiamo in comune sono 4850… e forse anche di più”.
Ora, non è un caso che capiti di fare questa riflessione, proprio durante il periodo estivo, la stagione della leggerezza per eccellenza, soprattutto se vivi al mare, soprattutto se vivi in Salento che, da quando Antonacci ha decantato le grandi potenzialità seduttive della sua fantastica “no, Signora no…”, è diventato la Mecca del rimorchio di tutto lo stivale. E così capita che puoi ritrovarti nelle sere d’estate, a ballare a piedi nudi sulla sabbia canzoni che altrimenti, non avresti mai e poi mai ascoltato nella tua vita (si, proprio tu che ascolti i Metallica e i Dream Theater tutti i giorni per andare a lavoro), a ridere e a scherzare con amici e amiche finchè non arriva lo splendido di turno, che ti punta, ti cerca e ti si avvicina e fa partire il famoso “annusamento amoroso”. E anche se sai già come andrà a finire questa storia, ossia che non ne caverete entrambi un ragno dal buco, provi a concedere una chance, salvo poi scoprire che avevi ragione e che no, non avete proprio nulla in comune. Touchè!
La realtà dei fatti è che se incontrarsi è molto facile, trovarsi è una vera e propria impresa. Perché quel giusto equilibrio tra alchimia, vita e aspettative, posa su un filo troppo sottile per non rompersi anche solo dopo una semplice parola. E il gioco degli incastri imperfetti, si continua a perpetuare. Cerchiamo, vogliamo e desideriamo quella persona a cui cantare la famosa canzone di Silvestri, ma in realtà, la maggior parte delle volte, ci troviamo davanti a persone con cui non abbiamo proprio nulla in comune, se non qualche elemento davvero superfluo. Ci proviamo a conoscerle, a metterci in gioco, a capirle, a renderci disponibili ma arrivati ad un certo punto ci rendiamo conto che senza una base come comune appoggio, qualsiasi castello si provi a costruire, sia di carta sia di mattoni, sprofonda senza basi. E allora, non resta altro che dirsi ciao, salutarsi con un arrivederci (no, gli addii in certi casi non hanno nemmeno senso, perché si dicono solo alle persone importanti) o con un “sentiamoci prossimamente” e continuare a camminare ognuno per sé, con la propria vita e i propri bagagli più o meno pesanti.
E’ stato bello incontrarsi, è stato bello provarsi a scambiare qualcosa, ma il problema è proprio quel qualcosa che è diverso, che non ci fa incontrare, se non per un brevissimo lasso di tempo. Comunicare e interagire sulla stessa lunghezza d’onda, è un’altra cosa. E’ conoscere la bellezza e saperla esprimere. E allora meglio partire alla ricerca di un nuovo incontro o semplicemente, alla ricerca di quella leggerezza che non è detto che sia data dalla conoscenza di un altro essere umano su questa terra.











