Suite Française
Crediti:youtube:Black Prinz @blackprinz1023
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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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Buona notte Stellina,
Anche se sei lontano e dormi sotto un cielo di stelle, spero che il freddo non sia pungente e non ti tenga sveglio a lungo. Immagina di avermi li con te, mentre le mie braccia ti avvolgono per scaldarti, dentro quel sacco a pelo dove riposi.
Ti invio i pensieri di questa notte appena iniziata.
-Mi sveglio e mentre apro gli occhi sento il tuo respiro regolare sulla mia spalla. Apro gli occhi e ti vedo: stai dormendo stesa su di me. La stanza è in penombra illuminata solo dal fascio di luce del lampione che filtra dalla finestra. Vorrei accarezzarti ma non voglio svegliarti e interrompere questo momento di intimità che mi riempie il cuore. Ammiro il tuo corpo, esile, ma capace di una forza infinita nei momenti di difficoltà. La luce accarezza le tue gambe sinuose, che si allungano morbide tra le mie, la curva gentile dei tuoi glutei e la linea morbida dei tuoi fianchi. Disegna un' ombra sulla tua schiena che risale fino alle spalle e alla curva delicata del collo.
Il tuo volto riposa sereno, premuto contro il mio torace. Sento il calore della tua pelle e il battito calmo del tuo cuore. Una ciocca di capelli ti copre parte del viso, i tuoi lineamenti sono distesi, liberi da ogni difesa.
Le tue braccia sono abbandonate lungo il mio corpo e le tue mani dalle dita lunghe, affusolate e perfette per il piano, sfiorano i miei fianchi.
Mentre ti stringo a me, sento il peso leggero della tua testa sul mio petto, un pensiero attraversa la mia mente:
sei nel posto dove sarai sempre,
nel mio cuore.-
Il tuo respiro caldo sul mio polso, li dove la pelle è più sensibile, mentre lo sfiori con le labbra morbide.
Quel movimento della lingua che si muove, lentamente.
Poi ti fermi e mi guardi, vedi i miei occhi semi chiusi e sorridi perché sai cosa provo quando lo fai.
Torni sul mio polso con la bocca aperta, inizi a premere, a succhiare , prima lentamente poi sempre con maggiore pressione.
Sento i tuoi denti, sento una scossa che sale lungo la schiena, so che non sarà solo questo e tu sai che non mi basterà.
Lasci il mio polso, la tua bocca si sposta sul collo e risale dietro l'orecchio, succhia la pelle morbida del lobo.
Ti fermi e respiri a bocca aperta.
Mi accarezzi quella fossetta sul collo, prima con la punta delle dita e poi con la lingua.
Poi lo ripeti sulla mia bocca, prima sfiori le labbra con le dita e poi con la punta della lingua.
Inspiro lentamente mentre sento quel languore che cresce dentro di me, che mi riempie la mente, che preme sull'addome.
Ti sfioro i capelli, ti accarezzo il collo, le spalle mentre la tua bocca è sulla mia.
Ti tiro a me,
ma so che sarai tu a decidere quando.
La tua lingua gioca con le mie labbra, le sfiora, le bagna, le lascia e riprende.
Quella sensazione di calore cresce e tutto il corpo reagisce, inizio a muovermi sotto di te.
Mi senti e
" non ancora " sussurri.
Mi prendi di nuovo la bocca, questa volta non ti soffermi e sento la tua lingua che preme, mentre con la mano mi fermi la testa.
Ti sento entrare in me, sento i tuoi denti e la tua lingua che si avvolge alla mia.
Inarco la schiena e ti tiro di nuovo a me mentre faccio passare le mie braccia sotto le tue per stringerti le spalle. Adesso il tuo respiro è più affrettato, la tua bocca più esigente, la tua lingua si muove e mi esplora sempre più in profondità.
Ti seguo, ti lascio fare e poi tu lasci fare me.
Sento il mio respiro più affrettato e un languore che preme e aumenta e so che per te è lo stesso perché adesso mi succhi le labbra, le lasci e le riprendi mordendole.
Poi ti fermi e mi guardi.
Il tuo sguardo si perde nel mio, sorridi.
- è sempre come la prima volta, le stesse emozioni, gli stessi brividi-
mi sussurri piano.
- Sempre- ripeto,
la mia voce è un invito mentre sposto le mie gambe sulle tue.
Ti muovi.
Sento il tuo peso che si sposta mentre chiudo gli occhi.
Un brivido caldo mi attraversa,
improvviso e abbagliante come una luce che squarcia il buio, lasciandomi senza fiato mentre la realtà intorno a me, per un istante, perde ogni contorno.
Cerco la tua testa, affondo le dita sulle tue spalle mentre inarco la schiena e mi offro a te,
alla tua bocca che ha ripreso a mordere, a succhiare...
Buongiorno Raggio di Sole💕
Buongiorno 💕
Che la tua giornata abbia il profumo del caffè appena fatto ☕
la luce gentile di una finestra aperta sul verde 🌿
e piccoli attimi felici capaci di scaldare il cuore.
Buona giornata, Raggio di Sole.
Nene’© ✨
Dalla pagina fb Explore Turin:
2 Giugno, festa della Repubblica
In questa Storia che racconta la nostra Vita.
(seconda parte)
Rimango in silenzio.
Non perché non abbia una risposta, ma perché le tue parole mi attraversano come un’onda lenta, profonda.
Il locale continua a muoversi intorno a noi : il tintinnio delle tazzine, un cucchiaino che sbatte contro la ceramica, una porta che si apre lasciando entrare un soffio di aria fredda.
Ma io resto ferma, sospesa tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare.
Lo guardo.
E all’improvviso tornano alla mente i mesi in cui ci eravamo persi.
Le telefonate sempre più brevi, le risposte distratte, il suo sguardo che sembrava guardare altrove anche quando era davanti a me.
E io che mi chiudevo, un po’ alla volta, per non sentire il dolore.
Avevamo smesso di parlarci davvero, ognuno convinto di proteggere l’altro, e invece ci stavamo allontanando.
Ricordo le notti in cui mi svegliavo di colpo, con la sensazione di non riconoscerlo più.
Ricordo la paura di perderlo, quella vera, quella che ti stringe lo stomaco e ti fa pensare che forse l’amore non basta.
E ricordo il momento in cui ho capito che, se volevamo salvarci, dovevamo cambiare entrambi.
Non per dovere, ma per scelta.
Lo guardo ora, davanti a me, con quella luce nuova negli occhi.
Una luce che non è solo desiderio: è consapevolezza.
È un uomo che ha guardato dentro di sé e ha visto cosa conta davvero.
Eppure una parte di me trema.
Perché so quanto sia fragile l’equilibrio che abbiamo costruito.
So quanto sia facile scivolare di nuovo nel silenzio, nella distanza, nelle paure che non si dicono.
Lui continua a tenere la mia mano, il pollice che accarezza piano la pelle del mio polso, come se volesse riportarmi qui, adesso.
E io respiro.
Lentamente.
Profondamente.
Forse non so ancora cosa rispondere.
Forse non so se tutto questo sarà abbastanza.
Ma so una cosa: non siamo più quelli che si sono persi.
Siamo quelli che hanno scelto di ritrovarsi.
Alzo lo sguardo verso di lui.
E nel mio silenzio c’è già una risposta.
Il momento sospeso non si scioglie subito.
Restiamo lì, uno di fronte all’altra, con le tazzine ormai fredde e il mondo che continua a scorrere senza di noi.
Non c’è bisogno di parlare: entrambi sappiamo che qualunque parola, adesso, sarebbe troppo piccola.
Quando usciamo dal locale, l’aria è ancora umida, ma più leggera.
Camminiamo verso casa in silenzio, un silenzio che non pesa: è un ponte.
Ogni tanto le nostre mani si sfiorano, come se si cercassero senza volerlo ammettere.
Arrivati a casa, chiudi la porta alle nostre spalle e ti fermi.
Non ti avvicini subito.
Mi guardi come se stessi scegliendo con cura ogni respiro.
«So di chiederti molto» dici piano.
La tua voce è bassa, quasi ruvida.
«Di credere in me, in noi… con la stessa fiducia che hai avuto quando hai lasciato il tuo faro.»
Il mio cuore fa un piccolo salto.
Parli poco di quel periodo. Quando lo fai, la tua voce si abbassa per l' emozione al ricordo di quei giorni, come adesso.
-E so che non sono bravo con le parole-
continui, passandoti una mano tra i capelli, un gesto che fai quando cerchi di tenere insieme emozioni troppo grandi.
-Ma tu… tu sai capire cosa provo dal modo in cui suono.-
Fai un passo verso di me.
Non mi tocchi, non ancora.
Mi guardi come se stessi chiedendo il permesso di mostrarmi la tua anima, nuda, senza difese.
-Ascolta i miei pensieri.-
Ti avvicini al sax, quello che hai sempre chiamato il mio rifugio, e ti siedi.
Per un istante resti immobile, le dita sospese sopra i tasti madreperla, come se stessi cercando il punto esatto da cui far uscire la verità.
Poi inizi a suonare.
Le prime note sono lente, incerte, come passi su un terreno che conosci ma che temi possa cedere.
Poi la melodia si apre, si scalda, diventa un respiro lungo, profondo.
Riconosco quel suono: è lo stesso che avevi quando eravamo lontani, quando la distanza ci mangiava e tu cercavi di tenermi vicino con la musica.
E allora capisco.
Capisco che non stai suonando per convincermi.
Stai suonando per mostrarmi che sei cambiato davvero.
Che il vuoto che c’era tra noi non ti spaventa più, perché hai imparato a guardarlo in faccia.
Mi avvicino piano.
Mi siedo accanto a te.
Non parlo.
Non serve.
La tua musica dice tutto.
E dentro di me nasce una domanda silenziosa, fragile, ma vera:
-forse questa volta sarà abbastanza-.
In questa storia, che è la nostra vita.
Una domenica qualsiasi di questa primavera che non vuole davvero sbocciare.
Fuori è ancora grigio, nuvole cariche di pioggia si stagliano all' orizzonte ma la mente e il corpo non ne possono più di queste giornate strane.
Mi sento irrequieta, ho voglia di uscire anche se continua a fare freddo. E allora, indossiamo abiti ancora pesanti e usciamo per respirare l' aria umida e fresca del mattino.
Mano nella mano percorriamo le vie del centro saltando da una pozzanghera all' altra. La pioggia accumulata su una tenda ci sorprende investendoci con un getto freddo. Rabbrividisco mentre mi tiri a te.
Sento la tua risata e le tue braccia che mi stringono, il calore del tuo respiro sul mio collo. Sorrido mentre ti guardo, non vorrei essere in nessun posto al di fuori di qui.
Camminiamo lentamente mentre intorno a noi tutti si affrettano. Ci siamo solo noi, tutto il resto è sfuocato. Ci rifugiamo sotto i portici, via Roma è deserta, luce e musica dai caffè aperti, le mani intrecciate. È strano come il semplice stringere la tua mano, sentirne il calore mi dia un senso di pace e completezza, sono serena perché so che in quella stretta c'è tutto il nostro mondo.
Ti sento al mio fianco ed è come se mi dicessi : sono qui e ci sarò sempre. Ti fermi e mi guardi mentre con la mano mi sposti una ciocca di capelli dal viso poi con lo sguardo indichi il San Carlo : -Caffè?-
L' aria tiepida del locale ci avvolge mentre ci sediamo ad un piccolo tavolo. Di nuovo, le mani si cercano, si intrecciano e di nuovo quel senso di protezione che mi invade. Ancora una volta non servono parole, basta quel calore.
Hai una luce nuova negli occhi da quando sei tornato dall' ultimo campo. L' ho avvertita subito, i tuoi occhi mi hanno sorriso come non facevi da tempo e il tuo abbraccio...
Oh... il tuo abbraccio sembrava voler recuperare i giorni che ci avevano separato, era caldo, avvolgente mentre mi sussurravi
-mi sei mancata, non sai quanto.- Guardo la tua bocca e poi chiudo gli occhi immaginando il sapore del caffè caldo sulle tue labbra e quando li riapro ti vedo sorridere. Mi passi il pollice sulle labbra mentre mi sussurri
-credo di aver pensato la stessa cosa-
Abbassi lo sguardo inspirando lentamente.
-Questa volta non è stata come le altre... Non so, era come se fossi altrove, non riuscivo a concentrarmi, la mente mi portava lontano...ho rivissuto il periodo della base in Germania, i mesi in cui abbiamo rischiato di perderci...stessa angoscia, stessa inquietudine...per la prima volta ho sentito il desiderio di essere altrove.-
Le tue dita si muovevano lungo il bordo della tazzina, il tuo sguardo sembrava perso, poi si sono spostate sul mio polso e lo hanno sfiorato lentamente.
- La mia vita, fatta di addestramento e missioni sembrava aver perso gran parte del suo fascino...e non mi bastava più, avrei voluto essere a casa, svegliarmi con te e non in sacco a pelo dentro una fredda tenda in montagna...-
Poi il tuo sguardo si è addolcito e ho sentito le mie gambe tremare, come sempre quando mi guardi così... ti ho sfiorato il volto con la mano e tu hai piegato la testa contro di essa. Poi l' hai presa tra le tue e ne hai baciato il palmo.
-Ho pensato tanto a tutti gli errori che ho fatto, credevo di averti persa e in quel momento ho capito che senza di te la mia vita era solo vuoto e solitudine.
Voglio una famiglia, voglio essere padre...sposami Marienne-
(continua)
Nene'©
E se torino fosse in realtà Gotham City …🦇
Bat,
La difende...
In questo maggio capriccioso: luce, profumi, e poi zac, il cielo che si ribalta senza preavviso in una primavera che sembra sempre più indecisa.
Da una parte i fiori esplodono in profumi e colori, le piante brillano come se il sole fosse una promessa mantenuta.
Dall’altra, all’improvviso, il cielo si increspa, il vento si fa freddo, e quei 30 gradi pieni di vita precipitano a 20 in un soffio.È una stagione che cambia umore in un battito di ciglia: ti invita a uscire in maglietta e un attimo dopo ti ricorda che il temporale è sempre dietro l’angolo.
Eppure, in questa instabilità c’è qualcosa di bello: ogni giorno è diverso, ogni respiro ha un sapore nuovo, ogni passo è una sorpresa. Forse è proprio questo il fascino di questa primavera che non vuole decidersi: ci costringe a restare presenti, a sentire tutto, a lasciarci sorprendere.
Nene'©
Secondo anno di fioritura del Rododendro nella casa in valle.
Le mattine lente hanno una loro poesia speciale. Quelle in cui non bisogna correre subito fuori nel mondo, ma si può restare qualche minuto in più ad ascoltare il vento, il caffè, una voce amata, un pensiero gentile. Sono piccoli approdi. E a volte tengono insieme intere giornate 💛
La casa ancora addormentata.
La moka appena svuotata.
Un caffè con la moka non si rifiuta mai… soprattutto quello che comincia a profumare già mentre sale piano, con quel borbottio che sembra una casa che si sveglia.
Il rumore lontano della rassegna stampa che arriva come una compagnia discreta. E noi lì, in quella sospensione morbida del mattino, quando il mondo ancora non pretende niente.
Mi siedo vicino a te,
vicino a una finestra aperta, con l’aria fresca che entra e il silenzio ancora mezzo addormentato fuori. Quelle mattine che sembrano sospese, dove anche i pensieri fanno meno rumore.
Nene'©
Bonjour ma Chère
Krubik e Sferica,
Piazza Carignano💕👅
Torino: 40°... E da voi?
In questa Storia che è la Nostra.
Oggi ho aperto la Skatteskrinet Mitt: lo scrigno dei tesori, come l'hai definita il giorno in cui me l’hai regalata.
Custodisce i nostri ricordi più belli.
Sono passati due anni da quando ci siamo presi per mano e, ispirando a occhi chiusi, abbiamo fatto quel primo passo nel futuro.
Ricordo quel mese, tutto per noi, in cui abbiamo iniziato a conoscerci giorno dopo giorno, raccontandoci le nostre vite di quando non eravamo ancora "Noi".
Abbiamo condiviso sogni e desideri, quelli realizzati e quelli dimenticati.
Mi hai parlato della tua vita nella grande casa vicino alla radura, dove ti rifugiavi a suonare e dove la disciplina militare non poteva raggiungerti, né farti male.
Mi hai descritto le fotografie nella tua camera e i tuoi LP, custodi di una parte di te. Dalla finestra ammiravo le montagne dai nomi impronunciabili, coperte di neve, mentre mi raccontavi di quella trapunta sul letto, ultimo abbraccio di tua nonna.
Poi hai aperto l’armadio e mi hai dato la Skatteskrinet Mitt: la tua cappelliera blu. Dentro conservavi i tuoi tesori: una cartolina dall'Italia scritta da adolescente, la medaglia vinta a hockey, la prima partitura suonata, la conchiglia raccolta in Normandia durante la tua prima missione, il tesserino dell' autobus che ti portava a Brest...
"È tua adesso", mi hai detto, "voglio che la riempi con le cose importanti della tua vita e della nostra vita insieme".
In questi due anni ha custodito la piccola rosa che avevi legato al mio bouquet, insieme al biglietto che diceva:
"Non farmi aspettare troppo..."
C'è la fotografia della prima aurora boreale vista insieme, sfidando il gelo dentro i sacchi a pelo; ci sono i biglietti di New York e di Berlino, i nostri primi viaggi da Signore e Signora. E poi le conchiglie di Brest e tutte quelle che hai raccolto nelle tue missioni.
Piccoli tesori di inestimabile valore.
E oggi, infine, l’ho riaperta per aggiungere la foto del nostro secondo anniversario: quello in cui sapevo che non saresti riuscito a venire, e invece hai mosso mari e monti pur di essere qui.
Ora il silenzio torna a riempire la stanza, eppure non mi sento sola. Accarezzo il coperchio blu, consapevole che ogni ricordo custodito qui è solo una promessa che ci siamo fatti, un piccolo tassello per tutto il futuro che dobbiamo ancora vivere insieme.
Chiudo la cappelliera sapendo che, finché avremo nuovi giorni da aggiungere, questo scrigno non smetterà mai di raccontare la nostra Storia.
Nene'
In questa Storia che è la Nostra.
"Tac."
Il rumore arriva secco, improvviso, e mi attraversa come una scossa.
La mente si tende, si allunga verso l’origine di quel suono, mentre il vento fuori sbatte contro le finestre aperte e annuncia un temporale in arrivo.
L’aria sa di pioggia e di qualcosa che sta per accadere.
Resto immobile nella sala della musica, dove ogni rumore arriva smorzato, come filtrato da un velo.
Chiudo gli occhi per ascoltare meglio.
C’è un movimento… un fruscio… e poi quel tintinnio.
Piccolo, metallico, familiare.
Il cuore si stringe: sembra il suono dei moschettoni appesi allo zaino di Jonas.
La mancanza è così forte che quasi lo sento respirare vicino a me.
Mi dico che è impossibile, che oggi non sarà qui.
Eppure il mio corpo reagisce come se lo fosse: un sospiro, un tremito, un desiderio che si allunga verso un’assenza.
Provo a concentrarmi sui compiti da correggere, ma un altro rumore mi raggiunge.
Questa volta è più netto, più vicino.
Il metallo che sfiora il legno.
Il suono del cinturone di Jonas quando lo lascia cadere sulla cassapanca.
«Basta», mormoro, cercando di riportare la mente alla realtà.
Mi alzo per chiudere le finestre, ma il vento non c’entra più.
È il mio cuore a non voler mollare l’idea che lui sia qui.
Sarebbe un sogno, lo so.
Eppure le lacrime iniziano a pungere agli angoli degli occhi, e incrocio le braccia sul mio addome come se fossero le sue, come se mi stesse stringendo da dietro.
E poi accade.
Una voce.
La sua voce.
Il mio nome pronunciato come solo lui sa fare.
Mi volto.
È lì.
In piedi sulla soglia, con quel sorriso che mi scioglie ogni difesa.
Porto le mani al viso, incredula.
Il respiro si spezza, la mente si svuota, e tutto ciò che resta è un’ondata di gioia che mi travolge: rido, piango, e corro verso di lui senza riuscire a fermarmi.
Quando sentì lo scatto delle chiavi nella serratura e rimani senza parole.
Grazie Raggio di Sole per questa meravigliosa sorpresa.
Oggi Claudio,
compie settantacinque anni.
Ha scritto una lettera lunga, intensa, piena di verità e di fragilità.
Da quelle parole ho scelto solo un frammento, un raggio di luce che ci ha donato.
“Comincia il quarto spicchio della mia luna.
Che sia luce, meraviglia e fortuna.”
E a Lui, che ha illuminato così tanto il nostro tempo, dedico anche queste parole:
“Per il cammino che ancora illuminerai.”
Nene'©
(estratto dal messaggio di ringraziamento di Claudio Baglioni, maggio 2026)
" TU, sei quel respiro che mi toglie ancora il fiato ..."