Lettera di una donna stuprata al suo stupratore.
“Non è stato facile fare ciò che ho fatto oggi. Il mio avvocato mi ha detto che non era necessario che io fossi presente. Ma io c’ero. Volevo alzarmi e rispondere quando i giudici mi hanno chiesto se io avessi niente da dire: perché io, qualcosa da dire, ce l’avevo. Mi sono alzata con ogni briciolo di forza che avevo dentro di me, alimentata da una cieca e scatenata rabbia, furiosa per le tue bugie, per la tua assenza di consapevolezza di ciò che mi hai fatto, arrabbiata perché tu avessi pensato di poterti appropriare di ciò che non era lì per essere preso da te. Ho dato un colpetto al microfono, ho declinato l’invito ad avere un traduttore ed ho reso il mio discorso ai giudici, sentendo la mia voce che rimbombava per tutta l’aula, chiara e forte, nella lingua che tu affermavi io non potessi padroneggiare.
In quel momento, mi sono alzata e ho parlato in nome di ogni donna nel mondo che ha sofferto a causa delle mani di uomini come te. Mi sono alzata per ogni donna che cammina verso casa con le chiavi serrate tra le proprie dita.
Mi sono alzata per ogni donna che ha cambiato carrozza del treno a causa di quell’uomo che continuava a fissarla.
Mi sono alzata per ogni donna i cui genitori insistono perché gli mandi un messaggio dopo una serata passata fuori, anche a ventiquattro anni, perché sono preoccupati della sicurezza della propria figlia. Perché è una femmina, e non un maschio.
Mi sono alzata per ogni donna che ricorda la prima volta in cui il suo corpo di bambina non era più innocente agli occhi di un vecchio, orribile uomo.
Mi sono alzata per ogni donna che sa cosa significa avere il pallido, pesante saluto di uno sguardo indesiderato che avvolge il proprio corpo, ricoprendo la propria pelle in quello stucchevole, sgradevole luccichio che non puoi descrivere, ma che conosci così bene.
Mi sono alzata per ogni donna che è stata chiamata puttana, mignotta, o zoccola per aver rifiutato delle attenzioni non desiderate.
Mi sono alzata per ogni donna che si è sentita inutile, usata e giudicata per aver avuto rapporti sessuali, quando un uomo si è sentito autorizzato, libero e più forte per aver fatto esattamente la stessa cosa.
Mi sono alzata per ogni donna che conosce la bruciante rabbia nel sentirsi dire che un atto sfacciato e palesemente sessista è soltanto uno scherzo e che: “Devi davvero imparare a rilassarti un attimo e farti una risata”.
Mi sono alzata per ogni donna che ha controllato per due volte il proprio abbigliamento prima di uscire, nel caso questo fosse potuto risultare “troppo da puttanella”, o di una “che se la va a cercare”.
Mi sono alzata per ogni donna che ha sofferto per il solitario, autodistruttivo: “Se non avessi fatto, vestito, detto, respirato x y z, questo non sarebbe successo a me”.
Mi sono alzata per ogni donna che ha sentito quella bollente, spinosa vergogna del momento in cui un’altra donna, amica, collega, si è ritenuta titolare del diritto di parlare delle tue aggressioni come se avesse la minima idea di ciò che si prova, come se avesse per davvero quel diritto di fare un commento, di giudicarti il giorno dopo per il modo in cui potresti reagire e soffrire, dirti che: “queste cose schifose accadono”, che “non ci sono scuse”, di lasciar cadere perché: “non saresti dovuta uscire, avresti dovuto prenderti più cura di te stessa, non sai che gli uomini vogliono solo una cosa, non ti saresti dovuta cacciare in quella situazione”, “hai totalmente sbagliato”, uscito dai polmoni di donne che dichiarano di essere femministe.
Mi sono alzata per ogni donna che è stata palpeggiata, molestata, aggredita, stuprata, filmata, fotografata, seguita, toccata contro la sua volontà, che è stata vittima di parole volgari, sguardi osceni, gesti disgustosi, e, ciò che è peggio, in una società che lo permette, circondata di uomini che si suppone siano progressisti e moderni, ma che restano in silenzio.
Mi rivolgo a tutte quelle donne perché io sono ognuna di loro. Perché accade ogni singolo giorno ad ogni singola donna che tu, caro lettore, conosci ed ami. Voglio che le persone aprano i loro occhi.”