Non scordarti di me. Siamo morti insieme. Io ho qualcosa di te tu hai qualcosa di me, che mi appartiene. Questo mondo lo so, non ci ha voluto bene.
-Coez (via isuoiocchidentroilmare)
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Non scordarti di me. Siamo morti insieme. Io ho qualcosa di te tu hai qualcosa di me, che mi appartiene. Questo mondo lo so, non ci ha voluto bene.
-Coez (via isuoiocchidentroilmare)
2+2=5
Ho sempre cercato il senso in ogni cosa, in ogni gesto fatto, in ogni gesto ricevuto, in ogni avvenimento. Ho sempre desiderato linearità di pensiero, percorsi lineari e senza curve, o comunque fatti di curve segnalate, così da prepararsi ad affrontarle. Ho provato a mettere razionalità in tutto, a sviscerare ogni situazione pensando che davvero ogni cosa che succede nella mia vita debba avere un significato chiaro. Come se ad ogni domanda che ci si pone ci fosse sempre, e subito, la risposta chiarificatrice. Poi ho capito, ho iniziato a guardare tutte le sfumature dei colori, non solo i colori netti e definiti.. Certe cose devono accadere e nessuno saprà mai il perché. Le persone vanno via e talvolta anche senza dire un "grazie" per il percorso condiviso. Accettalo. Alcune persone penserai di averle perse per sempre invece sono solo nascoste meglio. Non le vedi ma ci sono. Non sempre si hanno le risposte che cerchiamo, perché non sempre ci sono motivazioni valide. Crescere è anche essere consapevoli che il controllo non lo si può avere su quasi nulla. Non sempre 2+2=4 anzi, per me fa 5.
«Ho paura, ma non capisco di cosa» mi disse una volta. «La sento continuamente. A volte arrivo quasi a capire di cosa si tratta, ma poi, quando sono sul punto di vederla, quella cosa scompare e io resto lì, imbambolato, a chiedermi cos’era.»
Richard Brautigan, American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (via luomocheleggevalibri)
Non è che mi manchi è che mi manchiamo.
Come quella volta che dovevi tornare a casa ma ti chiesi di andare al mare, quella volta che abbiamo dovuto prendere la vecchia strada perché era crollato il ponte, quella volta che abbiamo dovuto percorrere quella strada tutta piena di curve, restrizioni, buche, niente asfalto, quella volta che sembrava fossimo dirette all'inferno, poi invece no, eravamo al mare. Così io vedo l'amore. Tu percorri questa strada, questa strada sembra condurti all'inferno, e poi invece mi porta da te. Solo che non è così facile, mica percorri quella strada, arrivi al mare e finisce lì. Poi ci sono così tante cose che devi affrontare. La paura dell'acqua, le alghe, il caldo, la gente che passa e ti riempie di sabbia. Ma se pensassimo solo alle cose negative non vorremmo più andare al mare no?! Quante cose belle ci regala? Ci pensiamo. E allora tutto sommato, meglio andarci al mare che non andarci. La nostra storia era così, quante cose dovevamo affrontare. La gelosia, le litigate, urlarci contro, le lacrime, sentirsi soli, la non presenza, il non sapersi esprimere. Ma se pensassi solo alle cose negative non ti amerei più no?! Quante cose belle mi hai regalato? Ci penso. E allora tutto sommato, meglio amarti che non farlo. Tu invece questo non l'hai mai capito. Tu pensavi solo agli errori, alle volte che avrei dovuto abbracciarti e non l'ho fatto, alle volte che avrei dovuto ascoltarti e non l'ho fatto, alle volte che avrei dovuto fare qualcosa e non l'ho fatto. Perché io sono così, vorrei abbracciarti, vorrei ascoltarti, vorrei fare qualcosa, ma poi non lo faccio. Tengo tutto dentro e incasso. E tutto questo a te ha fatto male. Perché tu vedevi solo questo. Non guardavi il resto. Non lo volevi vedere. Non vedevi che i miei occhi ti guardavano come si guarda un opera di Van Gogh, che ti guardavano come se avessero finalmente iniziato a vedere, come se prima fossero ciechi, come se prima di te non esistesse niente. Non vedevi che le mie labbra pendevano da te, che si muovevano insieme alle tue parole, come se prima non sapessero parlare, come se prima di te non esistesse niente. Non vedevi che le mie mani ti toccavano come si fa con la più pregiata seta, che si muovevano su di te quasi a disegnarti, come se prima non sapessero muoversi, come se prima di te non esistesse niente. Non vedevi che ogni mio pensiero era dedicato a te, che nulla riusciva a tirarti fuori dalla mia testa, come se prima non sapessi pensare, come se prima di te non esistesse niente. L'amore non è solo angoli arrotondati, è anche spigoli. Noi angoli arrotondati non ne abbiamo mai avuti, avevamo spigoli, anche troppi. E a forza di sbatterci contro hai buttato tutti i mobili. Io li ho riportati in casa e continuo a sbatterci contro. Continuo perché non mi importa di quanti spigoli devo affrontare, so che l'amore è più spigoli che angoli a volte, per non dire sempre. Continuo perché so che non sono gli spigoli a fermare l'amore, non è la paura di sbatterci, non è la paura di farsi male, l'amore si può fermare solo se non c'è, solo se non è abbastanza. Continuo perché so che per noi c'è sempre stato, in grandi quantità, anche eccessive forse. Continuo perché so che io me ne sono sempre andata. Ogni volta che c'erano degli spigoli, io scappavo a gambe elevate e cercavo un'altra casa dove rifugiarmi, come i codardi. Poi invece sei arrivata tu. Ed ho smesso di cercare una sistemazione migliore. Perché ho capito che la sistemazione migliore era quella, nonostante gli spigoli. Ho smesso di scappare. Ho smesso di scappare da ciò che mi faceva stare bene. Sono rimasta con i tuoi spigoli. E li ho trasformati in angoli arrotondati. Mi chiedo perché tu non abbia fatto lo stesso. Quando ami qualcuno, non lo ami perché lo vuoi cambiare, lo ami perché è così. Lo ami perché quando ha voglia di mandarti a fanculo, lo fa. Lo ami perché quando ha voglia di andarsene, lo fa. Non lo ami perché non lo fa, non lo ami per cambiarlo. Ed io questo l'ho capito, l'ho capito fin troppo bene, ma l'ho capito solo insieme a te. E non dico che tu abbia le colpe di non capirlo, non dico che è sbagliato, dico che a volte, ci costringiamo a fare scelte che rimpiangeremo per tutta la vita. Ci costringiamo a non provare sentimenti che proveremo ugualmente. Ci costringiamo a distruggerci per qualcosa che non potremo mai sostituire o dimenticare o che semplicemente non può smettere di esistere. L'unica cosa che so, l'unica cosa che penso adesso, l'unica cosa che voglio realmente dire, è che ho cercato per anni nuove parole da dedicarti per farti anche solo lontanamente capire ciò che io provo per te. Poi mi sono resa conto che bastava solo usare le solite parole, ma usarle bene, dargli importanza, dargli peso, dargli un senso e ricordarti che l'amore che provo per te, non è mai abbastanza, che l'amore che provo per te, non è mai in discesa, che l'amore che provo per te, non è uno scontato ti amo. Perché di ti amo posso dirtene quanti ne vuoi, ma quante persone sono veramente disposte a dirti: “Io mi prendo tutti i tuoi spigoli e li faccio miei”. Dimmi tu, quanti sono disposti a dirlo, o meglio ancora, a farlo. Tu sei disposta a farlo? Perché io si. Perché ti amo. Perché mi ami. Perché niente è in grado di nascondere questo sentimento, perché è troppo evidente, è troppo vero, è troppo forte, è troppo tutto. Sono i tuoi spigoli, tu sei i miei. E ti chiedo soltanto di non andartene, di non scappare, quando l'unica cosa che vuoi davvero, è proprio questa: essere tutti i miei spigoli.
“(…) Alla fine, mi hai fatto un regalo. Mi hai insegnato che l’ orgoglio si può mettere da parte. La dignità no. Mi hai insegnato che amare troppo non è amore. E’ dipendenza. Mi hai liberata da te. Dalla me che stavo diventando. So bene che non hai fatto queste buone azioni di proposito. Lo so. Comunque, grazie.” Susanna Casciani http://www.facebook.com/cascianisusanna?ref=stream
Con la mia insicurezza ho reso sicure un sacco di persone.
Susanna Casciani (via ilmiopensatoiopersonale)
Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo in presto, buon Natale. Anche se non ci credo, anche se non credo più a nessuno e comunque continuo a sorridere a tutti. Ti volevo dire, e magari è un po’ troppo tardi, buon compleanno. Anche se odio i compleanni, anche se non ti ho comprato nemmeno un regalo. Ti volevo dire, e magari penserai che sono sciocca, buonanotte. E poi ancora, buon viaggio. Buon rientro a casa dopo una vacanza inaspettata. Buongiorno. Buon appetito. Ti stupivi per niente e con te era tutto importante. Allora buonasera, buon concerto, buon cinema, buona lettura. Buon ascolto di quelle canzoni che conoscevi solo tu e, da un certo punto in poi, anche io. Buon fine settimana. Magari per cinque minuti ti sentirai veramente a posto. Buon lunedì, ché essere felici di lunedì conta il triplo. Buon amore, tanto lo sappiamo entrambi che ci cadremo ancora e ancora e ancora nonostante le pessime esperienze pregresse e le strambe premesse. Buon sole, buon mare. Continua a nuotare tanto, continua a giocare. Buon pranzo con persone sconosciute ma magari simpatiche. Buona corsa verso la panchina dove passavamo tanto tempo all'inizio di tutto. Non rattristarti, quando passi di lì. Non rallentare. Buon anno nuovo, anche se gli inizi per quelli come noi sono più dolorosi dei finali tristi. Buona festa del babbo, se mai un giorno tu. Buon vino. Buoni sogni. Resta quello che sei, anche se quello che sei sa fare tanto male. Buona tombola il 26, buon onomastico perché il tuo nome è proprio un bel nome e io non lo sopporto. Buon lavoro e buone vacanze. Non ti abituare, non ti abituare mai. Per sempre non più tua, buoni ricordi. Non piangere per me, ci penso io. Penso a tutto io. Alle lacrime, alle foto, a non voltarmi. Per me ridi, salta, sbaglia e impara, sbaglia e basta. Per me, perché tutto questo sia servito a qualcosa resta vivo.
Susanna Casciani (via queitemporaliinconsolabili)
Sono quella che non hai scelto quell’altra quella sbagliata…
La ferita si era rimarginata a fatica, lasciando una cicatrice che durante certe canzoni sanguinava ancora.
-Massimo Gramellini (via sc0tlandthebrave)
Eh.
Ritornerò a splendere, non temere. Non preoccuparti per me, non scrivermi lettere, non mi chiamare, non piangere per me. Ti ho odiato per un po’, per un po’ ho pensato di venire a casa tua a implorarti di dirmi che sono bella, che sono ancora bella. Poi mi è passata anche quella voglia lì. Ritornerò a splendere, ok? Non aver paura dei discorsi che ho fatto, quelle cose che si dicono “non amerò mai più”, “sarò triste per sempre”. Guarda che non è vero, ti amavo e ti amo tanto, ma starò bene. Potrebbe accadere domani o tra un anno, ma accadrà, così come accadono i tramonti e i baci. Così come è accaduto che tu smettessi di desiderarmi, di volermi toccare, di volermi raccontare quello che fai prima di dormire. Ritornerò a splendere, ma ho bisogno di lasciarmi andare. Voglio sentirmi libera di essere brutta, di essere sciatta, di piangere come un'idiota. Voglio sentirmi libera di soffrire nonostante tutti mi dicano che dovrei reagire. Quando mi pare, quando mi pare. Reagirò quando mi pare, reagirò quando le piazze che attraverso senza di te smetteranno di sembrarmi infinite. Un giorno mi sveglierò e avrò voglia di mettere un rossetto, di tingere i capelli. Chi mi vuole bene se ne accorgerà subito. Mi diranno “stai meglio, stamattina” e io sorriderò. Andrà così, capito? Va sempre così. Ogni santissima volta va così. Passa. Ma non sono ancora pronta, non voglio che passi. Quando passa finisce per davvero, e io non voglio che finisca per davvero. Non ancora. Voglio stare sveglia, stanotte, a torturarmi pensando a te che non pensi a me e chissà a chi pensi, chissà a chi. Chissà che occhi avrà quella che verrà dopo di me, chissà dove farete l'amore la prima volta, chissà se le parlerai di me. Voglio continuare a parlare di te con i miei quaderni, con i miei libri, voglio sentirmi legittimata a riconoscerti nelle canzoni tristi, nei giorni di pioggia e nei disegni dai colori tenui che mi fanno male agli occhi e quindi al cuore. Ritornerò a splendere, e non avrò bisogno del tuo aiuto per farlo. Devi andare via, via, via da qui se non mi ami e che non mi ami ti si legge in faccia. Un giorno incontrerò un tipo e gli dirò che non esco più con nessuno da tempo, che sono rimasta scottata, che eri uno stronzo e in men che non si dica ci ritroveremo a cena sperando di finire presto a baciarci in un parcheggio che diventerà un grande prato pieno di fiori profumati. Starò bene, ma adesso no. Non ancora, non sono il tipo, non mi basta un'ora, non è questione di tempo. Devo salutarti, ma lo sai come sono, dico ciao e poi non attacco, dico ciao e ti dico “dai, attacca te”, devo salutarti e devo farlo per bene, devo salutare ogni attimo perché non posso assolutamente permettermi, quando brillerò, di tornare indietro.
Dicono che ogni persona che abbia incontrato sia stata necessaria a farmi diventare quella che sono e credo valga per quasi tutti, ma secondo me per quanto ti riguarda potrei fare un'eccezione. Secondo me se non ti incontravo era meglio e avrei imparato meno cose, certo, ma ho imparato solo cose brutte con te. Mi hai amplificato le paure, la diffidenza, le paranoie, le ansie e le insicurezze. Dovrei davvero ringraziarti per questo, per esserci stato, per aver fatto schifo e per avermi resa più resistente alle botte? Da ora in avanti voglio ringraziare solo chi mi fa il favore di farmi star bene, non chi c'era e poi non c'è più stato “sì ma tutto questo dolore ti sarà utile”, sì, ok, non ho capito. Non volevo diventare invincibile, volevo amare ed essere amata.
Erano davvero necessari tutti quei baci per capire che? Erano davvero necessarie tutte quelle carezze e quelle promesse? I pomeriggi senza far niente, le notti a stare in silenzio senza dormire? Era davvero necessario portarmi a ballare, regalarmi un fiore? Strapparlo di fronte ai miei occhi quasi come a dimostrare che sapevi distruggere con una certa facilità anche le cose belle? Era necessario guardarmi le labbra come se fossero libertà, come se fossero cioccolata calda in un giorno freddo? Era necessario portarmi al cinema quasi ogni domenica e prendermi in giro ogni volta in cui un film mi faceva piangere? Era necessario? Erano necessari i viaggi che abbiamo fatto e i progetti che avevamo in mente, le stelle, “scrivimi una lettera”, “leggimi un libro”, “ti faccio un massaggio”? Erano necessari i baci sulle gambe e il solletico sulla schiena, le tue ciglia sulla mia fronte, far pace ogni benedetta volta in cui litigavamo? Era necessario tutto? Il mio compleanno e il vestito nuovo? “Voglio essere elegante per te”? E i complimenti tra un bicchiere di vino e un altro? Gli incoraggiamenti “sono sicuro che potresti essere tutto quello che deciderai di essere”? Stasera ti chiedo: era necessario? O avresti potuto andar via prima? Stasera ti chiedo: non bastava guardarmi per capire che mi avresti fatto male? Era necessario farmi innamorare? Proprio me che non mi innamoro mai, che la luna non mi basta e non mi basta il mare?
Avete presente quando abbracciate qualcuno, e quella persona ricambia stringendoti più forte, quasi come se ti volesse incastrare le sue costole alle tue? Ecco, è per momenti come quelli, che vale la pena vivere.
Ilmareditroppo | Joy Musaj (via ilmareditroppo)
Una cosa però l’ho imparata: per conoscere bene la gente bisogna averci litigato seriamente almeno una volta.
A. Frank (via eravamounbelquadrosenzacornice)
“Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.”
Fedor Dostoevskij (via bec93)
Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore sembra una stronzata e forse lo è, ma non per me, perché io sono soggetta alla finzione, alla superficialità. Ci sono momenti in cui prendo le distanze da tutto quello che potrebbe farmi bene o che potrebbe farmi male o che semplicemente...