"L'usignolo della Chiesa Cattolica"
Poesie e testi di Pier Paolo Pasolini letti da Lapo Lani
Museo Casa Rurale di Carcente
Sabato 9 agosto, ore 17:00
(In caso di maltempo la lettura verrà rinviata a sabato 16 agosto, ore 17:00)
«Evidentemente il mio sguardo verso le cose del mondo, verso gli oggetti, è uno sguardo non naturale, non laico. Vedo sempre le cose come miracolose. Ho una visione – in maniera sempre informe, non confessionale – religiosa del mondo.» [1]
Il termine miracolo deriva dal latino "miracǔlum" ("cosa meravigliosa"), che a sua volta deriva da "mirari", ovvero meravigliarsi, ammirare qualcosa che è contrario alle leggi della natura e prodotto per potenza soprannaturale, quindi divina.
Eliminare la categoria del miracoloso, come ha imposto la cultura del capitalismo avanzato – la cultura del consumismo e del benessere – significa rinunciare al pensiero del dubbio e delle alternative; significa rimuovere la dimensione metafisica e instaurare quindi un pensiero monodimensionale, anticritico, antidialettico, antistorico.
Nel trentennio compreso tra il 1945 e il 1975 si è compiuto, in Italia, un genocidio culturale definitivo, un cataclisma antropologico puramente degradante. Si è venuto a costituire un mondo banale, scialbo e inespressivo, senza singolarità e diversità di culture, integralmente omologato, volgare e acculturato. Un mondo che, rinunciando a una visione molteplice, complessa, religiosa e umanistica, appare come un mondo di morte. La nuova borghesia si muove meglio in assenza della cultura della tradizione, proponendo ideologie vuote e sostituendo la cultura umanistica con una cultura di massa, tecnologica e merceologica. Prima che la civiltà dei consumi compisse il suo ultimo e definitivo atto, una parte della popolazione italiana esprimeva una cultura "autentica" e "concreta". Adesso l'omologazione culturale, avverte Pasolini, investe tutti: popolo e borghesia, operai e sottoproletari, confessionali e laici. Nasce la nuova cultura interclassista, grigia, amorfa, che non permette alternative.
Pasolini resiste e si fa compagno degli umili e degli autentici. Il suo umanesimo è la cultura del mondo antico, religioso, preindustriale. Il mondo classico contadino possedeva un'arcaicità pluralistica. La dimensione del sacro [2] era presente e assai complessa. Tutte le civiltà contadine, in Italia, non erano soltanto cattoliche: c'era un'essenziale continuità tra il cattolicesimo, il cristianesimo, il paganesimo e le religioni primitive. Pasolini canta il ritorno a una religiosità originaria.
Inoltre la cultura antica dei contadini e dei sottoproletari non era strettamente legata a una nazione: essa si inseriva in un contesto transnazionale, in fraterna continuità con il Terzo mondo.
Lo sguardo letterario di Pasolini conserva nel proprio intimo l'angoscia di un uomo che ha visto la guerra, i fascisti, i nazisti, la MVSN, le SS, e che ha subìto un trauma mai superato. E adesso vede i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari per assumere i nuovi modelli imposti dal capitalismo, e li vede incamminarsi inesorabilmente verso una forma di disumanità, una forma di mostruosa afasia, una brutale assenza di capacità critica, una fanatica passività; li vede sprofondare nella voragine di una volgare preistoria.
Umili e autentici: la condizione contadina e sottoproletaria sapeva esprimere, nelle persone che la vivevano, una felicità "reale". Oggi questa felicità, con lo sviluppo tecnologico e il benessere, è andata perduta.
Così Pasolini descrive i nuovi borghesi, ormai gli unici abitanti della nostra nazione: conformisti, vili, mediocri, servili, stereotipati, avidi, ipocriti, egoisti, corrotti, aggressivi, ricattatori, goliardici, prepotenti, possessivi, presuntuosi, esibizionisti, feroci, violenti, meschini, volgari, obbedienti, bigotti, pieni di sensi di colpa, dotati di razionalità e buon senso, sottomessi ai privilegiati, inclini al pensiero terroristico, timorosi di subire la pietà altrui e di non riuscire a essere sufficientemente e meschinamente orgogliosi.
«La loro pietà è nell'essere spietati, / la loro forza nella leggerezza, / la loro speranza nel non avere speranza.» [3]
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo e esibizionismo, ignoranza, incultura, moralismo, pettegolezzo, coazione, conformismo. Tutti sono coinvolti e tutti sono maledettamente compromessi.
In questo contesto apocalittico la luce della liberazione non può che arrivare da fuori, dai popoli affamati, dagli ultimi servi, dai più umili, dai più infimi, dagli innocenti: dal Terzo mondo.
È da loro che arriva l'esempio; loro, oltre le porte del mondo, indicano la strada. Sono loro che possiedono il segno della speranza e della profezia.
«Alì dagli Occhi Azzurri / uno dei tanti figli di figli, / scenderà da Algeri, su navi / a vela e a remi. Saranno / con lui migliaia di uomini / coi corpicini e gli occhi / di poveri cani di padri / sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, / e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. […].
Essi sempre umili / essi sempre deboli / essi sempre timidi / essi sempre infimi / essi sempre colpevoli / essi sempre sudditi / essi sempre piccoli, / essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, / essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi / in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo, / essi che si costruirono / leggi fuori dalla legge, / essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo / essi che credettero / in un Dio servo di Dio, / essi che cantarono / ai massacri dei re, / essi che ballarono / alle guerre borghesi, / essi che pregarono / alle lotte operaie… // … deponendo l'onestà / delle religioni contadine, / dimenticando l'onore / della malavita, / traendo il candore / dei popoli barbari, / dietro ai loro Alì / dagli occhi azzurri – usciranno da sotto la terra per rapinare – / saliranno dal fondo del mare per uccidere, – scenderanno dall'alto del cielo / per espropriare – e per insegnare ai compagni operai la gioia della vita – / per insegnare ai borghesi / la gioia della libertà – / per insegnare ai cristiani / la gioia della morte / – distruggeranno Roma / e sulle sue rovine / deporranno il germe / della Storia Antica.» [4]
Lapo Lani
Milano, aprile 2025
[1] Intervista a Pier Paolo Pasolini, registrata per la trasmissione televisiva di Enzo Biagi: "Terza B, facciamo l'appello". La puntata, programmata per il 27 luglio del 1971, fu censurata a causa di una denuncia, subìta dal poeta, per "istigazione alla disobbedienza" e "propaganda antinazionale".
[2] Il termine "sacro" deriva dal latino "sacrum" (sac-rum), composto dalla radice indo-europea "sac", "sak", "sag", che significa "attaccare", "unire", "aderire", "avvincere", da cui ne deriva il senso: "cosa avvinta alla divinità".
[3] Versi tratti dalla poesia "Sesso, consolazione della miseria!". "La religione del mio tempo", Garzanti, 1961.
[4] Versi tratti dalla poesia "Profezia". "Poesia in forma di rosa", Garzanti, 1964.
Copertina: “Pier Paolo Pasolini. Ritratto”.
Disegno di Lapo Lani, realizzato con acrilico nero su carta oleata.
Dimensioni: cm 18x18.
Anno: 2013.