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Cosmic Funnies
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Kiana Khansmith

❣ Chile in a Photography ❣

Origami Around
Sade Olutola
Jules of Nature
Sweet Seals For You, Always
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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
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Mike Driver
Xuebing Du
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@llaguetita
[…] la storia non lascia traccia. Essa lascia appena delle conseguenze, assai dissimili dalle circostanze che le hanno generate.
Juraj Valčuha ❤️
I mezzi di comunicazione sono infiniti e la parola è il mezzo meno perfetto. Il silenzio è perfetto.
Si fa fatica a pronunciarla, questa parola, Mondo, quando il mondo ti dà una botta, come se ti dicesse che esiste, come se ti tirasse fuori dai tuoi pensieri, come se ti tirasse la giacca, se tu avessi una giacca, e ti si manifestasse, nel senso che è lì, e c’era anche prima, e tu te l’eri scordato, e ti accorgi che suona, il rumore delle sfere, che delle volte si va a nascondere in cose minuscole, in momenti che non l’avresti mai detto, come quando stendi il bucato, e poi esci e torni a casa e senti odore di sapone di Marsiglia, o come quando hai un computer nuovo stai scaricando il programma di scrittura, o come quando sei in giro, in centro, con tua figlia, e ti volti a vedere se è dietro di te e la vedi e ti vien da pensare “Ma com’è bella”, o come quando firmi un contratto di allacciamento del gas, o come quando vedi che gli alberi sono diversi e pensi “L’autunno ha cambiato il giardino”. Tutte le volte che ti svegli che hai fame. Quando senti qualcuno che sta attento a quello che dice. Quando ti rammendi le tasche della giacca. Quando si beve il primo vino dell’anno, hai vent’anni, e sembra un succo di frutta, sì e no cinque gradi. Quando stai per lasciare l’appartamento nel quale hai abitato tre anni, fai l’ultimo giro e trovi il mozzicone di candela che avevi usato il primo giorno che c’eri entrato, che non ti avevano ancora attaccato la corrente. Quando stai stendendo i panni e ti sorprendi a cantare. Quando sei in giro, al mattino, per il centro, e tutti i posti in cui devi andare sono ancora chiusi, e entri in un bar, e ti fermi mezz’ora, e ci trovi una folla di pensionati che gira intorno ai quotidiani come i bambini, con la bella stagione, intorno alle altalene dei giardini pubblici. Quando tuo padre ti chiama Ligera, hai tre anni, e tu pensi che voglia dire cravatta, e sei contento che tuo babbo scherza con te. Quando esci da lavorare, hai sedici anni, hai fatto otto ore in un prosciuttifricio, e adesso vai a casa, e sei così contento che ti strapperesti i capelli. Quando sei sulle spalle di tuo nonno, e fare una gara di corsa, e tu e tuo nonno vincete, e tu eri il più piccolo e non vincevi mai. Quando su per la salita sull’Appennino, è notte, hai ventisei anni, sei a piedi, per mano a una ragazza, e voltate l’angolo della strada e c’è un mare di lucciole, e non è normale, tutte queste lucciole, dev’essere successo qualcosa. Quando tagli il pane, certe volte. Quando sei da solo, e ti apparecchi. Quando parli e ti sembra di sentire la voce di tuo babbo, che è morto da 13 anni.
Paolo Nori
Dopo quando Togliatti mi aveva detto che lei a lavorare era un momento difficile che era sempre lì lì per considerare il lavoro una cosa importante e non voleva, che se ti metti a considerare il lavoro una cosa importante dopo diventi come il cane di Pavlov io avevo pensato che aveva ragione e che io ero proprio come il cane di Pavlov, scrivevo in Come mai questo titolo? e pensarci quello era un periodo, la vita che avevamo fatto gli ultimi tre anni era incredibile, fino a che punto ci eravamo pavlovizzati.
Paolo Nori
I quattro cani di Pavlov
Eliogabalo: Quell’ignorante di Elio Lampridio ha scritto che facevo servire ai miei ospiti i piselli con contorno di monete d’oro, ignorando che i piselli sono essi stessi un contorno[…]
La mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo.
Il primo vero libro che lessi fu Taras Bul'ba di Gogol', avevo forse otto anni, ricordo la meraviglia di trovare dentro quel libro senza figure con così tante pagine apparentemente uguali e monotone tante di quelle storie che a disegnarle tutte uno non ci sarebbe riuscito nella sua vita, e di quei momenti quando avevo otto anni io ricordo tutto, ricordo dove ero sotto il portico di casa nostra, ricordo il cantar di mia nonna dalla cucina, ricordo il mio povero babbo che entrava in casa con un secchio di latte, ricordo la sedia arancione su cui ero seduto, ricordo la polvere che c'era nel cielo io, allora, incantato dal libro, non ero per l'incanto straniato dal mondo ero dentro nel mondo.
Paolo Nori
Pancetta
Tu sei l’estate,
Sei l’inverno,
La sabbia grossa
E la bruma in stazione.
Sei la pioggia a Galleria Colonna,
Che non era ancora Sordi,
La sciarpa a righe in aeroporto,
Il cappello in regalo, che non ami.
Sei il West End,
L’ascensore infinito a Regent’s Park.
Sei il parcheggio,
Il palazzetto,
Il sottopasso,
L’autostrada di notte.
Sei un ginocchio storto,
Un labbro premuto,
The man of the year
In un cellulare che fu.
Sei il buio in salotto,
Le Copertelle,
Il Mascalzone.
Sei sul palco, piccolina.
Sei sul palco, gigantesca.
Sei il top nero,
I fiori di zucca,
I carabirini e i pippitti.
Sei Miss 13 novembre,
24 luglio,
Il 13 settembre in uno scontrino.
Sei le lacrime
Al quartiere latino,
Sei il violino, sei The Artist,
Il disegno delle mani
Che si stringono sul foglio.
Sei la strada che imboccammo,
La via che non prendemmo mai.
Sei il presente, sei il futuro.
Sei il silenzio di chi ami,
Di chi amo.
Sei la voce, sei la luce.
More than this
I know there’s nothing.
Leggere l'opera principale della Arendt significa scoprire che siamo tutti un po' Eichmann
"Se i bambini riuscissero a far sentire le loro proteste, o anche solo le loro domande, in un asilo, questo basterebbe a produrre un’esplosione nell’insieme del sistema d’insegnamento."
Gilles Deleuze, conversazione con Michel Foucault
💣
Io non sopporto le persone che riescono a parlare per più di sette minuti di fila.
Quando compri un uccello, guarda se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.
Prova a conservare l'indifferenza, quando finiscono i soldi.
Paolo Nori e le sue idee sempre attuali
Cos'hai da sputare? Mi succede sempre così, le rispondo, che quando vedo un poliziotto o un carabiniere, delle volte anche un vigile urbano, mi vien da sputare tre volte per terra. Come facevano i russi il secolo scorso col diavolo, le dico, e secondo me è un'altra forma di profilassi morale, oltretutto, che bisognerebbe insegnarla ai bambini quando sono piccoli.