someday when you’re at peace, you’ll be so glad you didn’t give up

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@mancano-le-parole
someday when you’re at peace, you’ll be so glad you didn’t give up
“Forse non finiamo all'inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all'inferno per quello che non facciamo. Per le cose che lasciamo a metà.”
— Chuck Palahniuk
Meet the Spangled Cotinga (Cotinga cayana)! While females of the species come in shades of brown, males have bright turquoise plumage, purple-colored throats, and black patterning along their bodies. This South American bird forages on fruits and berries throughout the forest and is an important seed disperser in its habitat. Since it prefers to hang out on the tops of the tallest trees, it’s hard to spot from the ground.
Photo: Jéssica Martins, CC BY-NC-SA 4.0, iNaturalist
Raccolta fondi per Giorgia!
Ehilà! Vi ricordate della nostra carissima @non-percettibile, non è così? Ammettiamo di essere state un po' riflessive e di avervi fatto aspettare qualche settimana di troppo prima di fornirvi un canale in cui poter donare per la sua particolare condizione, ma finalmente abbiamo tagliato la linea del traguardo. Intanto, quindi, eccovi il link per donare:
Ciao a tutti, tumbleri e non! Così come avevo già scritto in un… Acribia enigmatica ha bisogno del tuo sostegno per Aiutiamo la nostra non
Qui di seguito, invece, vi riporto il testo che Giorgia mi ha chiesto di condividere con voi.
_______________
Ciao a tutti!
Vi ringrazio sinceramente per la lettura di questo post così importante.. Molti di voi conoscono già la mia situazione familiare, ma vorrei fornirvi maggiori dettagli ora che ho deciso di avviare una raccolta fondi quanto mai necessaria, affinché sia tutto trasparente. Grazie ad @acriparthenia che mi ha aiutata a creare e condividere il post e la raccolta fondi. Non la ringrazierò mai abbastanza.
La mia situazione:
Siamo una famiglia di tre persone, insieme a Signorina Cane e Gigi il canarino. Questa estate, uno dei proprietari di casa ha avviato la procedura di sfratto per morosità, a causa di debiti contratti durante il lockdown. Non abbiamo mai avuto l'opportunità di discutere con i proprietari per trovare una soluzione, nonostante i nostri sforzi di pagare regolarmente l'affitto attuale e una parte del debito accumulato.
Siamo arrivati alla seconda udienza datata 11 novembre, e il giudice ha fissato il termine per il rilascio volontario dell'immobile al 31 dicembre. Attualmente, non abbiamo un altro alloggio dove andare.
Abbiamo provato a chiedere aiuto a parenti ed istituzioni, invano:
Case Popolari: I bandi non apriranno prima del 2026, e ci hanno detto che, senza invalidi o minori, non abbiamo diritto immediato a queste sistemazioni. Dovremmo aspettare anni e anni.
Assistenti Sociali: Ci hanno detto di non aver gli strumenti per aiutarci e ci hanno consigliato di ripagare il debito o cercare un'altra sistemazione.
Bandi Comunali: Purtroppo, non abbiamo potuto presentare domanda per un bando per morosità incolpevole: i proprietari non ci hanno fornito i documenti necessari e la finestra temporale è scaduta.
Parenti: Non abbiamo possibilità di ospitalità temporanea: mio zio vive in una casa popolare assieme a mia nonna affetta da demenza e bloccata a letto, mio cugino ha convertito casa in un B&B attivo.
Affitti: Stiamo cercando un nuovo affitto, ma i costi nella nostra città e dintorni superano i 1.000€ anche per appartamenti piccoli. Inoltre, i requisiti richiesti sono molto severi e vincolanti: contratto a tempo indeterminato o nella Pubblica Amministrazione, fideiussione, 6 mesi o più d’affitto anticipato come caparra, niente animali domestici.
Come sarà usata l’eventuale somma raccolta:
Pagamento delle bollette
Acquisto di medicine
Spesa alimentare
Come vedete, saranno fondi necessari e vitali alla basilare sopravvivenza, nessun lusso.
Attualmente, solo mio papà lavora a chiamata, mentre io cerco un impiego e partecipo a corsi di formazione. Mia mamma, purtroppo, non è nelle condizioni psicologiche per lavorare. Anche una piccola donazione può fare una grande differenza e darci la possibilità di respirare un po’ più facilmente, senza il peso delle scadenze o del frigo vuoto.
Se avete domande o dubbi, accetto in privato messaggi educati anonimi (e non) per provare a darvi ulteriori informazioni.
Vi ringrazio di cuore per qualsiasi aiuto, anche solo rebloggando. Ogni gesto conta e ci avvicina al nostro obiettivo.
Il post sarà aggiornato con eventuali novità riguardo lo sfratto o altri cambiamenti.
Grazie a tutti!
Non è vero che mi sveglio con il sorriso;
non è vero che non mi offendo mai;
non è vero che sono equilibrato;
non è vero che volo alto sopra le cose;
non è vero che so stare da solo;
non è vero che va tutto bene, che andrà tutto bene.
Non è vero.
Certe storie sono camicie di Nesso e lo scrittore non sono io.
Comet Lemmon and the Milky Way ©
Mi sento una stupida
"Qualunque decisione tu abbia preso per il tuo futuro, sei autorizzato, e direi incoraggiato, a sottoporla ad un continuo esame, pronto a cambiarla, se non risponde più ai tuoi desideri."
Rita Levi Montalcini
Barbara Poggio (*)
Di recente è tornato in voga il tema del “paradosso nordico”, utilizzato per argomentare l’inutilità dei corsi di educazione affettiva, sessuale o alla parità: dal momento che alcuni Paesi del nord Europa sembrano avere tassi più alti di femminicidi si dice “Vedete? Anche dove c’è più parità di genere e più educazione su queste tematiche, la violenza non diminuisce, per cui questi percorsi non servono”.
Lo hanno sostenuto il ministro Valditara e la ministra Roccella, lo ha riportato alla mia attenzione anche l’onorevole Sasso quando ho partecipato all’audizione presso la Commissione Cultura della Camera, ed emerge sistematicamente in molti commenti social quando si parla di femminicidi.
Spiace in particolare che a utilizzare questa argomentazione siano persone che ricoprono ruoli politici di rilievo, perché non solo è fuorviante, ma anche scientificamente infondata.
PIU' VIOLENZA O PIU' CAPACITA' DI RICONOSCERLA?
Le uniche evidenze scientifiche di cui disponiamo ci dicono infatti che:
• nei Paesi più egualitari le donne hanno più strumenti per riconoscere la violenza come tale (non viene normalizzata o minimizzata);
• esiste maggiore fiducia nelle istituzioni e nei servizi, e di conseguenza una maggiore propensione a denunciare o a rispondere alle indagini su questi temi;
• i sistemi di registrazione e presa in carico sono spesso più attenti e strutturati.
In altre parole, i tassi più alti non indicano necessariamente più violenza reale, ma più riconoscimento e visibilità della violenza.
Quando poi si distinguono meglio i dati (violenza da partner attuale vs da ex partner, tipo di violenza, caratteristiche dei contesti), il quadro cambia: nei Paesi più egualitari la violenza nelle relazioni in corso tende a essere più bassa, e le donne riescono maggiormente a uscire da relazioni violente.
IL FEMMINICIDIO E' LA PUNTA DI UN ICEBERG
E’ utile inoltre ricordare che la violenza di genere non è fatta solo di omicidi: è un continuum che comprende controllo, svalutazione, violenza psicologica, economica, sessuale, stalking, fino – in una minoranza di casi – al femminicidio. Il femminicidio è l’esito estremo di processi che maturano nel tempo. Valutare l’efficacia dell’educazione sessuo-affettiva guardando solo al numero di femminicidi è, semplicemente, un errore di metodo.
È come dire che l’educazione stradale non serve perché non ha azzerato gli incidenti mortali.
LA VIOLENZA COME REAZIONE ALL'EMANCIPAZIONE
Una ricerca recente sui femminicidi in Italia (“Femicides, Anti-violence Centers and Policy Targeting”, Senato/Sapienza) mostra che il rischio di femminicidio è più basso nelle aree rurali e più alto nei contesti urbani, dove in genere l’emancipazione femminile è maggiore. Questo risultato viene letto in coerenza con l’ipotesi del backlash: in contesti ancora segnati da norme patriarcali, l’aumento dell’autonomia femminile può incontrare reazioni violente da parte di alcuni uomini.
Nello stesso senso, le rianalisi dell’indagine FRA 2014 indicano che nei Paesi nordici gli episodi di violenza “nel corso della vita” sono dovuti soprattutto alla violenza di ex partner (in contesti dove è più facile separarsi da uomini violenti), mentre la violenza esercitata dal partner attuale risulta più alta proprio nei Paesi con maggiori disuguaglianze di genere.
Non è quindi l’emancipazione a “creare” il problema, ma la reazione di chi non accetta la perdita di controllo: non a caso, molti femminicidi avvengono nel momento della rottura della relazione, quando la donna prova ad andarsene, a mettere un limite, a riprendersi la propria vita.
L'EDUCAZIONE ALL'AFFETTIVITA' E ALLA SESSUALITA' SERVE?
Se vogliamo capire l’impatto dell’educazione affettiva, sessuale e alla parità, non dobbiamo guardare solo al numero annuale di femminicidi, ma a ciò che sta a monte:
• gli atteggiamenti verso il consenso e il rispetto;
• gli stereotipi di genere e il linguaggio sessista;
• la capacità di riconoscere i segnali precoci di controllo e violenza;
• le dinamiche nelle relazioni affettive tra adolescenti e giovani;
• la propensione a chiedere aiuto e a denunciare.
Su questi piani, la letteratura internazionale è piuttosto chiara:
i programmi ben progettati di educazione sessuo-affettiva migliorano le conoscenze, gli atteggiamenti e alcuni comportamenti, riducono la violenza nelle relazioni giovanili e aiutano ragazze e ragazzi a non normalizzare la violenza.
In sintesi, il cosiddetto “paradosso nordico” non dimostra l’inutilità dell’educazione affettiva e sessuale.
Anzi, se lo leggiamo con gli strumenti che la ricerca ci offre, ci ricorda una cosa importante: per ridurre la violenza non basta aspettare che “si vedano i risultati” sui dati più estremi.
Bisogna guardare a tutto il continuum della violenza e lavorare su cultura, relazioni, istituzioni e diritti, a partire proprio dall’educazione.
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(*) Barbara Poggio è una sociologa italiana, professoressa ordinaria di Sociologia del Lavoro e dell’Organizzazione e Prorettrice alle Politiche di Equità e Diversità presso l’Università di Trento. È una delle principali studiose in Italia sui temi delle disuguaglianze di genere, del lavoro e delle organizzazioni.
en algún lugar de la Cordillera de los Andes...
si vive meglio e senza rimpianti quando si comprende che amore e gentilezza non sono mai sprecati, nemmeno quando li doniamo a chi non se ne fa niente, perché quello che offriamo al mondo ci trasforma e ci fa crescere molto più di quello che riceviamo