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@marziud
“La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
Tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.”
“25 aprile”, poesia di Alfonso Gatto.
Aww look this cutie
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Vorrei sedermi vicino a te in silenzio, ma non ne ho il coraggio: temo che il cuore mi salga alle labbra. Ecco perché parlo stupidamente e nascondo il cuore dietro le parole. Tratto crudelmente il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso. Il cuscino mi guarda di notte con durezza, come una pietra tombale; non avrei mai immaginato che tanto amaro fosse essere solo e non adagiato nei tuoi capelli.
garcia lorca
Do per scontato che noi sentiamo la bellezza di una poesia prima ancora di pensare al suo significato.
Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: "Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima". "Ora so che mi hai perdonato davvero" disse Caino "perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare". Abele disse lentamente: "È così. Finché dura il rimorso dura la colpa".
uochi toki
Sprofondo nel mare delle ipotesi. Pesi sullo stomaco impediscono un corretto respiro automatico: di conseguenza devo respirare profondamente e coscientemente. Non riesco ad addormentarmi quando è tardi e fuori succedono cose troppo interessanti. I cardi mi pungono, e non capisco quanto influisco io e quanto gli altri influiscono. Gli altri, che sono soliti guardarmi e dirmi cose che non centrano, violentano le mie orecchie con discorsi che non mi danno da pensare, ma che mi fanno preoccupare. Prima di parlare devo pensare un po da solo. Mi ritrovo steso al suolo. Mi consolo mangiando terra che ha il sapore della suola di una scarpa di una ragazza che non è così, non è così che va, lo sai anche tu. Anzi, tu non lo sai, perché non hai gli occhiali: non osservi i particolari, ti perdi nei meandri di discorsi che sì, sì, sì, lo so, ci ho già pensato, sono già passato oltre, è inutile discuterne oltre, o interlocutore dalle molte sfaccettature. In questo momento rispolvero le mie paure. Non parlare con me se non sei abituato ad andare a fondo, perché mi secca dover galleggiare e fare lo stronzo per parlare con te che mi stai solo annoiando. Mi inabisso. Vado dove la pressione è troppo alta, e non ho più voglia di venire a galla.
Arthur Wesley Dow (1857-1922), American.