Three Goblin Art
Keni

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Sade Olutola
Xuebing Du

❣ Chile in a Photography ❣
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let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
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@mauorsorosso
l'altalena
Sono diversi i motivi per cui cerchiamo l'evasione nel ricordo dei nostri vecchi amici. Non servono nomi, serve l'effetto che fa al nostro pensiero il loro viso, le loro parole. Sono reali? Sono davvero esistiti? C'è qualcosa nel presente che ce ne parla? Ho immaginato di avere un amico svedese intorno ai dodici anni che mi invitava nel suo giardino di un grande casolare nella campagna periferica di Stoccolma. Enormi pini che coprivano il cielo col loro abbraccio, e il semplice gioco a cercare la isole di luce disegnate nell'erba adombrata ci rendeva vivi, veloci e nient'altro in quell'agosto scandinavo ci avrebbe mai distratti da quella freschezza. Il mio essere italiano bastava per essere bravo col pallone ai suoi occhi, e che meraviglia l'assenza di giudizio, la stima incondizionata, l'incoraggiamento senza malizia, reale. Correvo, correvamo. L'estate arrossiva i miei capelli e rendeva dorati i suoi, e forse un po' lo invidiavo, somigliava ai cantanti di quelle boy-band che andavano in tv e per cui le ragazzine urlavano agitando cartelli. Dalla cucina di sua madre la voce di David Bowie ci raggiungeva passando dalla finestra, we can be heroes, just for one day, mentre lui faceva quei dieci passi indietro che servivano per la rincorsa dell'altalena artigianale, appesa a un ramo che non riuscivo mai a vedere, perché quando lo cercavo il sole tra le foglie mi entrava negli occhi, e forse mi piaceva pensare che fosse appeso all'infinito. Quell'infinito che non hai nessuna paura a nominare da bambino, quell'infinito che è come l'astuccio, come la figurina di Baggio, come la macchina di tuo padre. Quando sei piccolo, l'infinito è all'ordine del giorno. E quell'altalena può restare lì, appesa all'infinito. E mi ci lanciavo, da quei dieci passi, senza paura, spinto da mio amico svedese, e dopo pochi istanti il mondo era così piccolo che gli eroi eravamo noi. Per un giorno, per un'ora, per un lancio, ma eravamo noi. Quanti sorrisi sulla mia faccia. Quanto pochi oggi, che ci tocca ridere per chi fa ridere, e mai che qualcuno lo faccia con gli occhi. E per chi lo fa, la domanda è sempre la stessa. "Perché ridi?" - " Non sto ridendo, sto sorridendo."
Sleeping Tree live @ #SenzaFilo, #Pisa
Progetti per il futuro.
non c'è tempo per andare a capo
Che se uno addestrasse la retina da un qualche comando mentale e disumano a raccogliere quello che uno prova quando ha freddo a Luglio e ad est le montagne nascondono il sole e ad ovest dalle colline ne viene una luna che fa arrossire le nuvole allora sì che non vedremmo più niente e puoi giurarci che tutto quello che dev'essere fatto è compiuto cioè la totale mancanza di qualcuno che ti veda mentre provi tutte queste dannate esuberanze della solitudine.
Giro l'ultima pagina, chiudo il libro, lo stringo al petto. Il treno è fermo, fuori enormi cubi di marmo bianco grattato. Montagne appuntite segnano l'orizzonte, a valle un qualche dio ha sparso polvere di neve estiva, nata dalla terra. Non manca molto, al ponte sull'Arno.
Tra 30 minuti, con Luca Ragagnin #orsorosso non avrai il mio scalpo, www.mbun.it /radio
Il 15 Dicembre 2013 apre a Firenze, in Via San Gallo 69r, la Risorseria, un negozio bottega che fa suoi tre imperativi: Ripara, Ricicla, Ricrea.
Come inizia questa storia?
Inizia con Costanza Savio, convinta di una cosa. La crisi c’è, è vero, e non bisogna prenderla alla leggera,...
Gran bel lavoro di Mila Marzo per oralavora
Ci sono pensieri difficili da esprimere quando si riceve un regalo così.
#PortaPalazzo
Sabato 21 Dicembre faccio un salto a Livorno, nel quartiere Venezia, a sputare un po' di repertorio musicale al teatrofficinarefugio per il Q-Indi Festival.
E poi vado al mare. A scrivere e ingrassare.
Foto di martinaridondelliphotograhper - mi perdonerà la postproduzione.
Sarebbe una bella sigla, questa. Un giorno, spero non troppo lontano.
Fire is flicken with a yellow and gold Makin me quiver in the snowy cold.
Tom Waits - Rockin' Chair
Lion's mane - Iron and Wine
Mi ripeto, lo so. Ma questo pezzo suonato così no, non si ripete.
Ogni sera la temperatura è sempre più bassa. Esco da scuola stringendo i pugni nelle tasche del cappotto e spesso, al tramonto, la scena si ripete.
Emiliano, torinese d'annata, mi racconta che sono uomini dell'est europa, probabilmente rumeni, che si raccolgono la mattina in Borgo Dora per essere venuti a prendere e portati al lavoro. A fine giornata li riportano lì, sotto la mongolfiera turistica. Si organizzano con qualche birra e cartone di vino, tirano fuori gli scacchi e quello che io credevo il backgammon. Non sono andato tanto lontano. Loro lo chiamano Tavli.
Torino - Novembre 2013
Dal balcone #2 - Torino, Novembre 2013.
So may the sunrise bring hope where it once was forgotten Sons are like birds, flying upward over the mountain.
iron and wine
chiodi
C'è stata una leggerezza ed esiste ancora. Non ho mai posseduto un camino, ma è la sensazione del fuoco acceso d'inverno che cattura il tuo sguardo ed esclude ogni altra cosa. Episodi che in fin dei conti sono sempre state fughe dal reale. Trasformandomi in un fantasma pieno d'amore. E' quando la testa pulsa che il pensiero si fa pesante, il tuo cuore ti chiederà il conto. Hai paura di non esserne all'altezza, di questo cuore. Il corpo non risponde e l'ordine da dare alle azioni quotidiane si dissolve. La prima persona di cui hai paura sei tu. E' come seminare chiodi sul bagnasciuga dove camminerai.