Al piano, camminò con furore, rispondendo al furore della pioggia.
"In che stato sono. Sono fatto di fango, dentro e fuori. Mia madre non mi riconoscerebbe.
Fulvia, non dovevi farmi questo.
Specie pensando a ciò che mi stava davanti.
Ma tu non potevi sapere che cosa stava davanti a me, ed anche a lui e a tutti i ragazzi.
Tu non devi saper niente, solo che io ti amo.
Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima.
Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori istantaneamente?
Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti"
《La mamma sorrise. "No, babbo, non è vero. Questa è un'altra cosa che le donne capiscono meglio degli uomini, me ne sono già accorta.
L'uomo vive a scosse. Muore un vecchio, o nasce un bambino, sono due scosse.
Compra una terra, o perde la sua, son due scosse.
La donna si lascia vivere, un po' come l'acqua d'un fiume: piccole anse, piccole cascate, ma l'acqua continua a scorrere. È così che noi donne vediamo la vita.
Nessuno di noi muore del tutto; la gente continua, con qualche cambiamento, magari, ma continua."》
"Non c’è bisogno di troppo cervello per essere un bravo ragazzo. Qualche volta mi pare anzi che il cervello faccia l’effetto opposto. Prendete uno che sia davvero in gamba, è difficile che sia una brava persona"
"In fondo la vita è un bruciare di domande. Crepitano come ceppi di legno, si sciolgono come candele, esplodono come petardi, ardono come carbone, anneriscono come la carta dei libri. Talvolta dalle montagne si avvicina un temporale, le nubi gonfie lasciano cadere al suolo una risposta qua e là, una domanda si smorza. Ma non appena questa si smorza, dai cespugli al di là del bosco, nella radura, spunta un nuovo focalaio, una nuova domanda avvampa. Siamo pompieri, soldatino, impugniamo una manichetta antiincendio dal primo momento in cui l'autocoscienza germoglia in noi, e non la molliamo più"
"La gente era pronta, quella sì, milioni di ragazzi disposti a cambiare qualità di vita, obiettivi, comportamenti, pronti a capovolgere davvero e per sempre il proprio destino e quello di questo Paese.
"Si tratta di un romanzo, e quanto accade nei romanzi è indifferente e si dimentica, una volta terminati. Le cose interessanti sono le possibilità e le idee che ci inoculano e ci portano attraverso i loro casi immaginari, rimangono in noi con maggiore nitidezza dei fatti reali e li teniamo in maggiore considerazione."
"La musica mi mette in condizione di dimenticare me stesso, la mia situazione reale, e mi trasporta in una situazione che non è la mia: sotto l’influsso della musica mi par di sentire ciò che in realtà non sento, di capire ciò che non capisco, di potere ciò che non posso."
Gli uomini ci tengono ai loro brutti ricordi, a tutte le loro disgrazie e non si può tirarli via di lì. Gli tiene occupata l'anima. Si vendicano dell'ingiustizia del loro presente accadendo sull'avvenire nel fondo di sé stessi a palle di merda. Da quei giusti e vili che sono nel loro intimo.
Così finiscono i nostri segreti quando li esponi all'aria e in pubblico. Di terribile in noi e sulla terra e in cielo c'è forse solo quello che
non è stato ancora detto. Saremo tranquilli solo quando tutto sara stato detto, una volta per tutte, allora finalmente faremo silenzio e non avremo più paura di star zitti. Ci saremo.
Come tutti quelli che arrivano all'età che ho io, cinquantasette anni, ogni tanto mi vien da pensare che ci son delle cose che non farò mai più, come entrare in un negozio e pronunciare la frase: "Avete degli adesivi?".
E degli odori che non sentirò mai più, come quello che c'era nell'abitacolo della Fiat 1100 di mio babbo, che fumava sessanta Gauloises senza filtro tutti i giorni, e si sentiva.
E che a mia figlia, per dire, che di anni ne ha sedici, la frase "Avete degli adesivi?" non dice niente, e l'odore di un abitacolo saturo di fumo non le ricorda niente, perché ha due genitori che non fumano più da degli anni.
E che queste cose minuscole che sono successe a me quand'ero piu giovane. Se le si vuole usare in letteratura funzionano solo con un pubblico che ha, più o meno, gli stessi anni che ho io, sono dei temi con la data di scadenza; tra cinquant'anni nessuno proverà un'emozione a leggere: "Avete degli adesivi?"
"Nel taccuino di Čechov troviamo questo esemplare aneddoto: un tale che aveva percorso per quindici o addirittura trent’anni la stessa strada, aveva letto ogni giorno un’insegna con la scritta «grande scelta di zingari», e si era chiesto «ma chi può aver bisogno di una grande scelta di zingari?».
Quando, un giorno, l’insegna venne tolta e appoggiata al muro egli lesse finalmente: «grande scelta di sigari».
Il poeta sposta tutte le insegne"
Da paolonori.it [Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, p. 109]
"L’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiaccio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato."
Non lo so se mamma aveva ragione, o se... se ce l'ha il Tenente Dan... non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io... io credo... Può darsi le due cose. Forse le due cose càpitano nello stesso momento. Mi manchi tanto, Jenny! Se hai bisogno di qualcosa non sarò molto lontano.
Nel giorno dei funerali di Umberto Eco, lo ricordiamo per una Bustina di Minerva del 1994 pubblicata su L'Espresso, in cui il celebre filoso
[...] Una Bustina di Minerva del 1994 pubblicata su L'Espresso, in cui il celebre filosofo, semiologo, scrittore e saggista contemporaneo parla delle differenze tra Mac OS e Microsoft DOS. E con poche, generose pennellate, descrive una dicotomia che esiste da oltre 30 anni. [...]
Fu allora che notò la vocazione religiosa di entrambe le macchine, e coniò un aforisma che ha fatto la storia: «Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti».
Il 30 settembre 1994, Eco scrisse:
"Non si è mai riflettuto abbastanza sulla nuova lotta di religione che sta sotterraneamente modificando il mondo contemporaneo.
Il fatto è che ormai il mondo si divide tra utenti del computer Macintosh e utenti dei computer compatibili col sistema operativo Ms-Dos. È mia profonda persuasione che il Macintosh sia cattolico e il Dos protestante. Anzi, il Macintosh è cattolico controriformista, e risente della “ratio studiorum” dei gesuiti. È festoso, amichevole, conciliante, dice al fedele come deve procedere passo per passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa finale del documento. È catechistico, l’essenza della rivelazione è risolta in formule compensibili e in icone sontuose. Tutti hanno diritto alla salvezza."
Il DOS, invece, "è protestante, addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, chiede decisioni personali e sofferte, impone una ermeneutica sottile, dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti. Per fare funzionare il sistema si richiedono atti personali di interpretazione dei programma: lontano dalla comunità barocca dei festanti, l’utente è chiuso nella solitudine dei proprio rovello interiore.”
Con Windows, il PC si è finalmente "avvicinato alla tolleranza controriformistica del Macintosh" ma è qualcosa di simile ad uno scisma di tipo anglicano, grandi cerimonie nella cattedrale, ma possibilità di subitanei ritorni al Dos per modificare un sacco di cose in base a bizzarre decisioni: in fin dei conti si può conferire il sacerdozio anche alle donne e ai gay."
Poi, nel 2000, un nuovo aggiornamento con una postilla sull'argomento. "Nel frattempo," scriveva sempre su L'Espresso, "le cose sono cambiate. Le varie release hanno portato Windows 95 e 98 a diventare decisamente cattolico-tridentini, insieme a Mac. La fiaccola del protestantesimo è passata nelle mani di Linux. Ma l’opposizione rimane valida." [...]