«Perché restare qua dove sono adesso?» Mi chiedo. «Tutti posti visti e stra-rivisti, il clima ormai di schifo che è stato generato, la pochezza della gente che con la sua esistenza contribuisce a far marcire ancora di più questo mondo... Non ci si salva qua, è solo schifo, e la gente qua ancora peggio.»
«Ma pensi che andartene via cambi qualcosa?» Viene a me chiesto. «Sì e no; innanzitutto romperò le abitudini, cambierò e crescerò.
Vedi... Attualmente vedo tutto quanto in una maniera più distaccata qua, come se un'aquila reale stesse per spiccare il volo, ma viene tenuta ancora legata. Però pensa alla libertà; libertà di volare, libertà di scrutare tutto dall'alto, di comprendere la meraviglia di cosa ci sia oltre l'orizzonte. Pensa a come è, d'altro canto, lo stare sempre, semplicemente, attaccati a qualcosa. La sua libertà è insita dentro di lei, ma tutto questo tempo è stata tenuta ancorata. Ho bisogno di cambiare e volare alto.» Rispondo «Immagino già i kilometri che mi separano da tutto ciò che conoscevo da tempo».
«E poi, oltre alla rottura delle abitudini?»
«Oltre alla rottura delle abitudini, le persone, le quali io non son mai stata in grado di accettare. Nemmeno chi, ha visto l'aquila crescere.
Beh... Talmente tanto reputata come una ragazza strana, che non abbia mai saputo accettare niente e plasmato le cose in base alle sue preferenze. Cosa ti aspetti? Pensi di aspettarti qualcosa da chi ti ha guardato dal basso verso l'alto in modo superficiale?» Rispondo, sorseggio la tisana calda ai frutti di bosco che mi piace tanto mentre dò un'occhiata fuori dalla finestra, scrutando ancora la collina raffreddata coperta da nebbia che vedo da anni, e riprendo «Durante gli ultimi anni mi sono sentita come... Come se mentre un corridore facesse la sua ennesima gara e sentisse dall'interno i suoi tendini delle gambe che si rompono, per il troppo sforzo, per il mancato riscaldamento e per l'età. Questo è ciò che ho sentito io in questi ultimi anni. Non mentre correvo, non mentre mi sforzavo, ma mentre vivevo, e mi relazionavo con tutti questi "grandi amiconi" che ci sono stati. Ho sentito i lacci che ci legavano rompersi, e l'artefice ne fui io, in prima persona.
Ma ciò perché l'ho scelto io: io ho voluto crescere, io ho voluto guardare oltre, e sempre io ho voluto conoscere il mondo.
Non importa chi rimane o cosa, importa andare avanti, perché la vita non è solo baci e abbracci, non è "oggi ci sei? Usciamo? Andiamo da qualche parte?", non è fare i soliti e monotoni gossip; come se tutto il business di una persona consistesse nel campare di info inutili di vite altrui, non è fare tutto il giorno foto insieme, non è truccarsi ed acconciare i capelli agli altri. Non è niente.
Questo vuol dire realmente essere amici? Stare dietro a qualcuno, e vivere di futilità come quelle elencate?
Ma perché? Perché?». Guardo negli occhi dell'interlocutore, mentre il silenzio è calato come il gelidi ed invernali raggi solari calano sul suolo ed illuminano i campi brinati. «Perché penso che non cambierà, d'altro canto, questo mio spostamento?
Perché le abitudini nuove si ricreeranno, la gente, seppur diversa di zona, mira alle solite cose.
Sollievo istantaneo, ma non a lungo termine.» «Ed ancora sto qua a ripetere, non è tutto ciò di cui si vive che è la vita stessa, non è amici, non è routine, non è lavoro. Perché fermarsi alla mondanità? Perché non voler scrutare altri orizzonti?
In tutto ciò, io amo, amo tremendamente la libertà, e del resto non me ne importa. A starmene qua, perdo ciò che non ho mai ottenuto»