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#fermarsi #arte # silenzio
IO TI LIBERO E TI LASCIO ANDARE
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie
Ogni separazione autentica nasce da una verità: non cerchiamo mai l’altro,
cerchiamo noi stessi attraverso l’altro.
E quando lo comprendiamo, la relazione cambia forma, perché l’amore smette di essere dipendenza e diventa coscienza.
Il testo: “ In fondo ho cercato in te quello che mancava in me…” è il punto di partenza di un processo psicodinamico profondo: il cammino che porta dal legame fusionale alla libertà affettiva, dalla proiezione al riconoscimento, dall’amore come compensazione all’amore come presenza.
La dinamica proiettiva – L’altro come specchio
Dal punto di vista psicodinamico, l’amore inizia quasi sempre come proiezione.
Non vediamo l’altro per quello che è,
ma per ciò che rappresenta per il nostro inconscio. Proiettiamo in lui le parti di noi non ancora riconosciute: la dolcezza negata, la forza inaccessibile, la sicurezza mai avuta.
L’altro diventa il nostro oggetto d’anima —
una figura su cui depositiamo le nostre mancanze. Quando diciamo “ho cercato in te ciò che mancava in me”, stiamo descrivendo questa dinamica: un incontro che nasce dal bisogno, una fame affettiva travestita da amore.
La dipendenza affettiva – Amare per riempire un vuoto
La dipendenza affettiva non è amore: è richiamo infantile. Nasce dalla ferita originaria, quella del non essere stati abbastanza visti. Ogni mancanza dell’infanzia tende a reincarnarsi nella vita adulta
sotto forma di bisogno di fusione.
“Le braccia sbagliate” e “le lenzuola stracciate” diventano allora il luogo del tentativo disperato di colmare la mancanza.
Il corpo cerca di lenire ciò che la psiche non ha potuto elaborare.
Sul piano inconscio, l’altro viene investito della funzione di madre salvifica:
la figura che finalmente potrà calmare la paura originaria. Ma nessun amore può guarire un dolore che non è stato prima riconosciuto.
La crisi del riconoscimento – Quando la proiezione si infrange
Ogni relazione attraversa un punto critico:
il momento in cui l’altro smette di funzionare come specchio ideale. È lì che nasce la delusione, la rabbia, l’abbandono, la paura.
L’amore proiettivo si infrange contro il reale,
e l’anima si trova di fronte a un bivio:
o restare nel circuito della ripetizione,
o attraversare la perdita come rito di individuazione.
In termini junghiani, è il passaggio dall’amore narcisistico all’amore reale.
Si smette di cercare il Sé nell’altro e si comincia a cercarlo in sé.
È la nascita del movimento evolutivo:
il momento in cui l’amore diventa psichico, non solo emozionale.
Il lutto dell’immagine ideale
Dire “Io ti lascio andare” non è un gesto di rottura: è un atto di riconsegna psichica.
Riconsegno a te le parti di me che avevo messo su di te. Ogni separazione matura implica un lutto, ma non il lutto della persona,
il lutto dell’immagine che avevamo costruito.
Si muore a una fantasia di salvezza,
e si nasce alla verità dell’autonomia affettiva.
È un dolore pulito, senza colpa, perché è il dolore della crescita. Quando si apre la mano, l’amore non finisce: cambia vibrazione.
La luce della consapevolezza
“Ma una luce mi ha toccato la mente…”
Questa frase segna la soglia del risveglio.
È il momento in cui la coscienza interrompe la catena automatica della dipendenza.
L’Io si riappropria della sua funzione di soggetto. Sul piano psicodinamico, la luce rappresenta l’insight:
il punto in cui l’inconscio diventa visibile,
e il dolore, riconosciuto, si scioglie in significato. Sul piano spirituale, è il momento della resa.
Non c’è più bisogno di capire o di trattenere:
c’è solo da lasciar andare ciò che non appartiene più al cammino.
Il viale della vita – L’autonomia dei destini
“Ti ho lasciato solo lungo il viale della vita. Ognuno a cercare se stesso e non più a trovarmi in te.” Qui si compie il gesto finale della separazione simbolica.
Non è abbandono, è restituzione.
L’altro torna al suo destino,
e noi torniamo al nostro centro. In termini analitici, è la conclusione del processo di individuazione: due persone che si erano confuse diventano due soggetti integri.
Non più specchi, ma testimoni.
Non più due metà, ma due interi che si salutano. L’amore, così, diventa un’esperienza di libertà:
non ci appartiene, ci attraversa.
È una forza che unisce solo chi è già intero.
L’amore dopo la separazione
Quando si arriva a questo punto, l’amore non finisce: si trasforma.
Da vincolo, diventa memoria.
Da bisogno, diventa compassione.
Da storia, diventa conoscenza.
Il vero amore non è quello che trattiene,
ma quello che sa benedire l’assenza.
Perché solo chi sa lasciar andare
ha davvero imparato a tenere.
In fondo, lasciar andare l’altro
è un modo per restituire entrambi alla verità:
ognuno a cercare se stesso,
ognuno a rinascere dove la dipendenza finisce.
La libertà come atto d’amore
Dire “Io ti libero e ti lascio andare”
non è la fine di una storia, ma la nascita di una coscienza. È l’atto più alto d’amore possibile:
riconoscere che l’altro non ci appartiene
e che la nostra salvezza non è nell’unione, ma nella consapevolezza.
Liberare l’altro significa finalmente ritrovare se stessi. Significa dire al passato:
“Ti ho amato come ho potuto, ma ora mi scelgo.”
E in quel gesto — silenzioso, fermo, luminoso la psiche si riallinea alla vita. Perché ogni amore che ha saputo lasciar andare non muore mai davvero: diventa maturità dell’anima: “Ti ho amato cercando me. Ti ho perso trovando me. E nel lasciarti andare, mi sono finalmente incontrato.”
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie
...ti lascio andare, scelgo me !
Mangi poesie d’amore.
Tu non scivoli altrove,
ogni volta è la morte.
Sei un cielo stellato.
Sei persa.
Cesare Pavese
Se solo evitassimo di buttare via il tempo, consumandolo senza averlo vissuto, privandoci del presente per assecondare un futuro alquanto incerto, se solo cercassimo nell'oggi quello che vorremmo domani, se solo facessimo l'amore come se fosse la prima e forse la sola volta, se solo corressimo a perdifiato senza preoccuparci di svenire, se solo trovassimo oggi in noi quel coraggio che giuriamo d'avere domani e se solo amassimo come se ancora non sapessimo amare, diverremmo capaci di vivere come se non dovessimo morire.
Luigi Mattiello, E poi smisi di morire
Libertà ✨
Essere luce,
non riceverla
né contemplarla
e nemmeno diventarla,
essere
luce
perdere nomi
sfilare fatti
tremare nei contorni
sfuocarsi.
Ci provo a non assomigliare
a me, a sventolare.
Chandra Livia Candiani
da Fatti vivo, Einaudi, 2017
Essere Luce ✨
🍀
Anantheo , Rifiorisco.
Questa parola greca evoca la potenza del cambiamento e della rinascita. Derivato da "fiore", il verbo ci ricorda che anche dopo i momenti più difficili, c’è sempre la possibilità di rifiorire, di ritrovare la vitalità e la bellezza.
Il prefisso ἀνα "di nuovo" aggiunge l'idea del ciclo, del ritorno alla vita dopo un periodo di stagnazione o perdita.
Nella cultura greca, il concetto di rinascita e di fioritura era spesso associato ai cicli naturali della vita e della natura, rendendo anantheo un potente simbolo della resilienza dell’essere umano.
Rifiorire significa permettersi di crescere di nuovo, di sbocciare anche dopo periodi di buio o difficoltà.
È un messaggio universale di speranza e rinnovamento.
Ogni giorno è un'opportunità per rifiorire: come i fiori dopo l'inverno, anche noi possiamo ritrovare la nostra bellezza e forza interiore.
Cit.
Rifiorisco 🌷
"Taglia i tuoi cordoni ombelicali!
Tu non sei responsabile della felicità degli altri. Sei libero.
Quando smetti di provare a salvare gli altri, quando smetti di essere la madre o il padre che non hanno mai avuto, puoi veramente amarli.
Puoi essere davvero presente, inamovibile.
Puoi amarli abbastanza da lasciarli andare. Perché l’amore ha la fragranza della libertà."
Jeff Foster
Puoi amarli ...da lasciarli andare 🙏🏻💖
Mio amato amore di mille anni fa.
Non ti ho amato per noia o per solitudine o per capriccio.
Ti ho amato perchè il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità.
E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio.
Ma non ho cercato di fermarmi nè di fermarti.
Quel che io sono, è ormai successo e qui e ora,
vive in me come un passo in un’orma, come un suono in un’eco, e come un enigma nella sua risposta.
Non muore, questo no. Scivola dall’altra parte della vita.
Non mi costruirò nessuna vita, perchè ho appena imparato ad essere la dimora di quella che è stata la mia.
E mi piace, non voglio altro.
Scrivere a qualcuno è l’unico modo di aspettarlo senza farsi del male.
E io ti ho scritto.
Alessandro Baricco
...aspettarlo ...senza farsi del male oppure imparare a lasciarlo andare ! 🩷
C' è un modo di incontrarsi che a volte
è piu' intenso, più forte del vedersi...
Il pensiero.
Il pensiero è un posto bellissimo.
Tiene uniti sempre.
È il luogo dove si immagina e ci si promette
di stringersi presto.
Magari in un abbraccio.
(Angelo De Pascalis)
@Ale@
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Jorge Luis Borges sosteneva che gli antichi greci furono i primi a pensare, ci hanno dato la poesia, la scienza, la filosofia razionale, che tutta la cultura a noi pervenuta nel corso dei secoli derivi dai greci.
I filosofi greci distinguevano l’amore in 12 tipologie diverse a seconda delle diverse emozioni umane e sfumature del sentimento:
Agape (αγάπη)
Agape è l’amore incondizionato, anche non ricambiato. Va al di là delle forze umane, è un amore puro e senza alcuna aspettativa. Viene utilizzato nei vangeli e nella religione.
Eros (έρως)
Eros è la tipologia di amore più conosciuta. Dio greco della fertilità, il suo tipo di amore rappresenta quello passionale, il desiderio carnale. Veniva definito in termini di irrazionalità, perché il desiderio ardente avrebbe potuto portare alla follia.
Philia (φιλία)
Philia indica un tipo di amicizia profonda. Amicizia come vincolo di fiducia e lealtà, come fondamenta di un rapporto solido e suggellato dalla bellezza della condivisione. Amare ed essere amati.
Storge (στοργή)
Storge è l’amore nei confronti della famiglia o dei parenti, tipico dei consanguinei, deriva da “stergo” che significa amare teneramente.
Philautia (φιλαυτία)
Philautia è l’amore per sé stessi, l’amor proprio, fonte di perfezionamento e benevolenza è definito come forma di egoismo positivo.
Mania (μανία)
Mania associato all’amore è il desiderio incondizionato di amare e possedere, l’amore tossico che vive (apparentemente) solo attraverso il possesso di ciò che brama, il partner come oggetto del desiderio. Distruttivo.
Charis (χάρις)
Charis è forse la tipologia d’amore più ambita tanto quanto appagante: idilliaco. Entrambi i partner si amano allo stesso modo, sia fisicamente che spiritualmente.
Himeros (ἵμερος)
Himeros è l’amore che arde di desiderio fisico, impulsivo, irrefrenabile, l’amore folle. Desiderio carnale, non ascolta ragioni e va appagato nell’immediato.
Anteros (αντέρως)
Anteros, fratello di Eros (si narra fossero inseparabili) è l’amore corrisposto con il rispettivo coniuge/compagno e indica la stabilità sentimentale.
Pragma (πρᾶγμα)
Pragma è associato all’amore maturo di lunga data, ma anche al compromesso e alla pazienza. Fare uno sforzo per dare amore piuttosto che solo per riceverlo.
Pothos (Πόθος)
Pothos è la personificazione del rimpianto e del senso di nostalgia che si prova quando una persona amata è lontana. È anche identificato con l’amore adolescenziale, l’infatuazione, il desiderio prima dell’incontro.
Thelema (θέλημα)
Thelema è l’amore nei confronti di ciò che si fa, il proprio lavoro, il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare e non è rivolto quindi ad una persona.
— manuela g.
Jorge Luis Borges sosteneva che gli antichi greci furono i primi a pensare, ci hanno dato la poesia, la scienza, la filosofia razionale, che tutta la cultura a noi pervenuta nel corso dei secoli derivi dai greci.
I filosofi greci distinguevano l’amore in 12 tipologie diverse a seconda delle diverse emozioni umane e sfumature del sentimento:
Agape (αγάπη)
Agape è l’amore incondizionato, anche non ricambiato. Va al di là delle forze umane, è un amore puro e senza alcuna aspettativa. Viene utilizzato nei vangeli e nella religione.
Eros (έρως)
Eros è la tipologia di amore più conosciuta. Dio greco della fertilità, il suo tipo di amore rappresenta quello passionale, il desiderio carnale. Veniva definito in termini di irrazionalità, perché il desiderio ardente avrebbe potuto portare alla follia.
Philia (φιλία)
Philia indica un tipo di amicizia profonda. Amicizia come vincolo di fiducia e lealtà, come fondamenta di un rapporto solido e suggellato dalla bellezza della condivisione. Amare ed essere amati.
Storge (στοργή)
Storge è l’amore nei confronti della famiglia o dei parenti, tipico dei consanguinei, deriva da “stergo” che significa amare teneramente.
Philautia (φιλαυτία)
Philautia è l’amore per sé stessi, l’amor proprio, fonte di perfezionamento e benevolenza è definito come forma di egoismo positivo.
Mania (μανία)
Mania associato all’amore è il desiderio incondizionato di amare e possedere, l’amore tossico che vive (apparentemente) solo attraverso il possesso di ciò che brama, il partner come oggetto del desiderio. Distruttivo.
Charis (χάρις)
Charis è forse la tipologia d’amore più ambita tanto quanto appagante: idilliaco. Entrambi i partner si amano allo stesso modo, sia fisicamente che spiritualmente.
Himeros (ἵμερος)
Himeros è l’amore che arde di desiderio fisico, impulsivo, irrefrenabile, l’amore folle. Desiderio carnale, non ascolta ragioni e va appagato nell’immediato.
Anteros (αντέρως)
Anteros, fratello di Eros (si narra fossero inseparabili) è l’amore corrisposto con il rispettivo coniuge/compagno e indica la stabilità sentimentale.
Pragma (πρᾶγμα)
Pragma è associato all’amore maturo di lunga data, ma anche al compromesso e alla pazienza. Fare uno sforzo per dare amore piuttosto che solo per riceverlo.
Pothos (Πόθος)
Pothos è la personificazione del rimpianto e del senso di nostalgia che si prova quando una persona amata è lontana. È anche identificato con l’amore adolescenziale, l’infatuazione, il desiderio prima dell’incontro.
Thelema (θέλημα)
Thelema è l’amore nei confronti di ciò che si fa, il proprio lavoro, il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare e non è rivolto quindi ad una persona.
— manuela g.