Camminano lungo il lago, Clodia che osserva le onde e valuta l’andamento del vento, ma non è detto che Merrow se ne possa accorgere, dato che potrebbe sembrare una semplice contemplazione del lago. Si volta quando lascia la frase a metà senza capire «Mi dispiace per quella volta» ripete, riferendosi all’immobilus, pensando, dato che non ha altro appiglio, che la grifondoro si sia bloccata ripensando a quell’avvenimento. Il tono però è particolarmente sentito, molto più di quando abbia mai fatto o detto Ovid.
L`osserva di sottecchi mentre guarda il Lago, ritrovandosi un`espressione vagamente più luminosa ed al contempo meditabonda, sul visetto dai tratti spigolosi. Lei si gira però in quel momento, e la Loghain crolla con lo sguardo verso la strada che stanno percorrendo, in uno scatto veloce per non farle intendere che la stava decisamente fissando. Le arriva quella frase però, che le fa allargare un poco quegli occhi grigi dal taglio affusolato, tornando lentamente a guardarla in viso «Oh» mormora appena. Allora te lo ricordi, eh Ovid? Ed è strano, perchè lei al vero Chandler quasi non ci stava più pensando. Però è li, da qualche parte sotto la superficie, questo sembra averlo capito. E` talmente assurdo il pensiero, che si ritrova a bloccare il suo incedere per guardarla meglio un secondo. Clodia parla di allenamenti e punti, e lei scuote soltanto il capo una volta, come se le avessero appena fatto una doccia fredda «Perchè hai scelto di aiutarmi, insegnandomi il Bombarda?» chiede a bruciapelo, dopo averla fatta finire di parlare senza interrompere. Sta li ferma, con il vento che le scompiglia appena quella coda alta e mossa, nera come un mare in tempesta. E` palese che vorrebbe aggiungere altro, ma non dice nulla, limitandosi a guardarla in quello stranissimo modo intenso. Dal nulla.
La osserva di nuovo un po’ stupita, sbatte un paio di volte le palpebre prima di dire «beh mi dispiaceva» e non aggiunge nient’altro, osservando il vento tra i suoi capelli e la sua figura. Anche i capelli di Clodia ovviamente seguono la stessa sorte e la ragazza aspetta che sia la grifondoro ad aggiungere qualcosa.
«Quindi tu..» comincia lentamente e piano «Tu mi aiuti perchè ti dispiace..» fa un passo in avanti «.. e mi baci perchè te lo chiedo..» un altro passo «..e spendi tempo con me perchè ti senti in colpa?» terzo passo e le arriva di fronte. E` così seria che potrebbe tranquillamente sembrare una statua di marmo, mentre le sta ad una ventina di centimetri di distanza, rimirandola in quegli occhi che le ricordano adesso qualcun altro «Non hai fatto nemmeno una scelta per te stessa, in tutto questo? Non c`è una sola cosa che tu volessi fare, di tua iniziativa? Se non mossa da sentimenti di pietà o chessò io?» il torno è un mormorio sommesso che si perde con il vento, udibile solo a quella distanza che lei mantiene «Sono un effetto collaterale?» inclina appena il viso verso il basso e di lato, tirando lo sguardo per continuare a scrutarla. Non sembra arrabbiata, non sembra niente, se non lo specchio di una serie di azioni che non capisce e che rimanda al mittente. Respira piano, ma in maniera leggermente più accelerata.
Rimane sorpresa e la osserva in quel suo avvicinarsi ed elencare cose che avrebbe fatto per pietà o dispiacere. E se rimane impassibile finché non ce l’ha di fronte, dopo, senza riuscire a trattenersi comincia a sorridere divertita. E’ il sorrisetto di Ovid, quello a metà che non si capisce se sia serio e si stia davvero divertendo o magari stia pensando a chissà cosa. Aspetta che si concluda la sfuriata prima di umettarsi lentamente le labbra, abbassando lo sguardo come se stesse soppesando le parole. Apre la bocca, ma la risposta arriva solo dopo un secondo «Ho scelto di fare ogni cosa perché lo volevo» conclude senza aggiungere nessun’altra spiegazione in merito. Fissa gli occhi nei suoi, seria, lo sguardo alto.
Le labbra della Loghain si stringono tra loro in un solo istante, mentre la destra si alza lentamente, in un gesto fluido che mira a fermare qualche ciocca di capelli mossa dal vento, dietro l`orecchio sinistro di Clodia, in una sorta di carezza con uno scopo: quello di far si che la possa guardare meglio, che il suo viso sia più libero, per quello che verrà. Perchè se lei non si spostasse, la carezza scivolerebbe lungo la linea della mascella fine, percorrendola con i polpastrelli, giungendo sino al mento per bloccarlo piano tra pollice ed indice. Non dice niente, ma si sospinge in sua direzione, piegando il viso verso sinistra per cercare di raggiungere con le proprie labbra morbide, le sue. E se le fosse concesso rimarrebbe li qualche attimo, in quel contatto che scotta ma senza aprirsi, con la bocca che si piega appena contro quella di Chandler, in un`elettrica sensazione di pura e devastante volontà. Perchè persino così ferma, la Loghain appare come una freccia, mirata con intento, a colpire esattamente dove desidera. Si scosterebbe dunque, a fatto compiuto, nel sussurare semplicemente «Questo» le dita che rilascerebbero la presa sul mento «Questo vuol dire volerlo.» volerlo davvero. Un passo indietro, a lasciarle lo spazio d`assimilare quella sua verità scomoda.
La sta fissando quando la sua destra le ferma un paio di ciocche di capelli e gliele sistema dietro l’orecchio. Non è scema e non è nata ieri, ma rimane impassibile lasciandosi carezzare la mandibola fino ad arrivare al mento. Ed è a questo inequivocabile punto che la sua sinistra le afferra duramente il suo polso destro, senza strattonarlo, ma suggerendo chiaramente di lasciarla andare. La destra invece si alza bloccando la sua spalla con una presa salda e impedendole di raggiungere le sue labbra. «Non venirmi a dire come devo fare le cose Loghain» gelida «Faccio quello che voglio, quando voglio e come mi piace» il sacrale concetto di libertà di Ovid che nessuno fino a questo momento aveva avuto il coraggio di provare a mettere in discussione, o almeno fino a questo punto «Se non ti sta bene, o non ti stanno bene le mie spiegazioni» sorrisetto che implica che non deve spiegarle niente «Te ne vai». E se il concetto non fosse abbastanza chiaro, solo a questo punto lascerebbe di botto la sua sinistra, spostando la destra dietro la sua nuca, esattamente come ha fatto lei il giorno prima, e la bacerebbe a labbra schiuse per un paio di secondi prima di staccarsi di botto.
Gli occhi hanno un leggerissimo scatto in grandezza, quando si sente afferrata e quindi bloccata, senza fare assolutamente nulla per contrastare quella posa o avvicinarsi ulteriormente a lei più di così. Si becca quel discorso gelido, che ha uno stranissimo effetto sulla Loghain: è fiamma, pura e caldissima, che si accende improvvisa nel sentire l`altra uscirsene così fiera ed intransigente su quel concetto di libertà. E` di scelte che parlano, di libero arbitrio e di volontà, tutte cose che lei ha dovuto prendersi con le unghie e con i denti, tutte cose a cui la Grifondoro non rinuncerebbe per niente e nessuno al mondo, e mentre fissa le iridi azzurre dell`altra è come se capisse in un solo istante: nemmeno Chandler lo farebbe. Lei che le sta rivelando cose che lui non avrebbe forse mai fatto, non così, non con quelle frasi taglienti che fanno sentire la Loghain così fiera di stare di fronte ad una creatura del genere. Non sembra colpirla male nemmeno quel suo ultimo dire, tant`è che è un sorriso ferale e selvatico, che le modella le labbra nell`osservare l`altra concludere la sua arringa, prima sentire la sua mano premerle sulla nuca ed avvicinarla, in quel bacio breve e furioso, che ha fine prima che lei riesca a fare qualunque altra cosa che non sia ricambiarla. Clodia la bacia e poi si stacca, causandole un vuoto d`aria che non sembra aver niente a che fare con la vicinanza, mentre la Loghain si limita a rimirarla come si guarda uno spettacolo della natura: temibile, bellissimo e totalmente imprevedibile. Deglutisce a vuoto, indecisa se avvicinarsi o fuggire lontano, con la stessa paralisi che prova il corpo in risposta all`istinto di sopravvivenza «Io voglio baciarti.» e lo dice come se fosse una rivelazione dell`ultimo momento, come se se ne fosse accorta solo ora. Eppure è un`impellenza diversa, un`urgenza differente e strana, che non ha nulla a che fare con il piacere e basta. La fissa, incapace di muovere anche solo un muscolo.
Le parole di Merrow non la raggiungono subito anche perché ora è davvero persa nei suoi pensieri, l’espressione che torna normale virando quasi verso dei tratti che sembrano tristi o stanchi. Sospira prima di voltarsi di nuovo verso di lei, negando appena con il capo «Vai con Will e Will e mio amico, non … voglio fare un putt….»
Sgrana gli occhi di colpo, rialzandoli con uno scatto a puntarli sul viso dell`altra senza più il briciolo del minimo imbarazzo «Che..cosa?» è chiaro come il sole che brucia, quanto quella verità rivelata l`abbia presa talmente tanto in contropiede, da aver passato ogni difesa non attiva in quel momento «Cosa ne sai tu…di me e Will?» il tono è gelido, senza nessuna traccia delle emozioni che invece le vorticano dentro con la stessa devastante calamità di un uragano «E cosa gramo centra con il baciare TE.» il respiro tremante che viene fatto uscire dal naso «Io me ne fo-!»e lo dice senza censura, con un tono che sembra il preludio di uno tsunami «Io voglio baciarti, tu vuoi baciarmi! Sei un`ipocrita se ti permetti ora di dissentire!» è furiosa, tant`è che i tratti del viso si contraggono in un viso da statua di divinità greca durante una punizione ai mortali «L`hai già fatto! Qui è tutto un putt-» e addio grazia e leggiadria «Anche io faccio quello che voglio, e non è certo un tuo stupido senso di colpa fuori luogo, a poter fermare questa cosa!» non sbraita, ma il sibilo con cui le riserva tali parole è un colpo di frusta lacerante «Sei un codardo, Chandler.» e lo dice a lui, sta volta, ad Ovid «Predichi tanto di libertà, e non sei nemmeno in grado di inseguirla. Stai ad un guinzaglio che tu stesso ti sei messo…» si copre il viso con la destra, stravolta «Per Godric.. è lo stesso mio.» e le verrebbe da piangere, perchè è tutto troppo. E` stanca, delusa, ferita, offesa ed irata. Ricaccia via le lacrime deglutendo, limitandosi a fissarla con gli occhi che brillano di quel lucore involontario «Ti avrei rispettato di più se avessi avuto la certezza che non lo vuoi.» e sembra un invito adesso. Coraggio. Dimmelo che non mi vuoi.
La prima impressione di fronte a quella valanga di parole e di sentimenti è solo di sorpresa che ben presto, di nuovo, non può occultare quel sorrisetto di prima che viene fuori non richiesto. Ne sa su lei e Will, ma non le sembra il caso di aggiungere nulla. Sul fatto che però non c’entri non può non fare una smorfia, arricciando il nasino in un’espressione contrariata. Alza le sopracciglia alla sua espressione di volersene fregare, espressa in maniera molto più violenta, e aggiunge con tutta calma «Mi è piaciuto baciarti» confessa «ma ok» sgrana un po’ gli occhi come a voler indicare che da lì a quello che sta suggerendo lei, dal punto di vista di Clodia, c’è ancora parecchia strada. La lascia sfogare sul fare quello che vuole limitandosi ad osservarla e sospirare, un po’ interdetta. All’attacco diretto contro di lui, anche se nei panni di Clodia, scoppia a ridere. E non è una risatina e proprio una risata di gusto, di quelle che le fanno stringere gli occhi e ingentilire i tratti esattamente come al settimino. «Le regole non sono guinzagli» quelle che ti scegli ovviamente, ed è Ovid, adulto, che finalmente le sta rispondendo, dall’ “alto” dei quasi diciotto anni. Ci è arrivato da poco dopo un viaggio lunghissimo, ma alla fine ha messo il piede su quella spiaggia. L’ultima affermazione però le fa inclinare il viso dato che non sa a cosa si riferisca, ma non è certo il momento di chiederglielo o di allungare una mano in senso consolatorio. Alla sua ultima istigazione risponde semplicemente «No non lo voglio» vero o falso che sia facciamola finita.
E` stato palesemente toccato un nervo scoperto, con la scesa in campo dell`altro Corvonero tirato in causa, tant`è che il respiro si fa accelerato ed irregolare. Lo sente ridere, e le viscere le si contraggono nello stomaco, nonostante non replichi nemmeno ad una singola parola. Taglia tu allora, taglia qualunque cosa, perchè è questo quello che inevitabilmente va a domandarle. L`espressione si incrina involontariamente, mentre quelle parole vengono pronunciate e decretano, appunto, la fine. Non ha niente da aggiungere, perchè la delusione che sta accumulando in quei giorni, sfiora dei picchi senza precedenti, limitandosi semplicemente a dedicare all`altra uno sguardo lungo, fermo, che si apre ad immensità diverse di significato. Si volta quindi, senza aggiungere nulla, perchè tanto non avrebbe importanza, ricominciando ad avviarsi verso la scalinata che porta al Castello.
Non ha capito il perchè di quella sfuriata e se all’inizio si è lasciata trascinare da quelle parole, ora ha un attimo di tregua per cercare di mettere insieme i pezzi «Scusa ma… non vi siete baciati davanti a tutti sulle scale? Cioè pensi di poter fare quello che vuoi, va bene, ma non puoi pretendere che gli altri facciano come vuoi tu e stiano alle tue regole» e calca il “tue”, perchè in quel momento evidentemente le sue le sembrano non più giuste, ma almeno prioritarie. E se l’altra comunque volesse andarsene, e dopo la sua ultima frase è più che comprensibile, la lascerebbe andare senza dire nulla, voltandosi verso il lago e rimanendo a guardarlo fino all’ora di rientrare per le lezioni pomeridiane, sentendosi uno schifo nemmeno lei sa bene perché.