02.02.77 Lago Nero -Hogwarts
[ Il 25 mattino, un pacchetto di piccole dimensioni, avvolto in carta verde scuro e nastro argento, verrà consegnato a casa Loghain (?).. All'interno, una scatolina imbottita in velluto scuro e sullo stesso adagiata una collana che sembra risplendere quasi di luce propria. ]
Le chiamano 'lacrime di sirena'.
La leggenda narra di una Sirena che andando contro gli ordini di Poseidone e condannandosi alla sua ira, salvò la nave del suo amato deviando le correnti in una tempesta.
Si dice che il Dio la esiliò sul fondo dell'oceano, per separarla dall'umano, lasciandola a piangere tutte le sue lacrime che da quel giorno abbelliscono i fondali con i ricordi di un amore vero e puro.
Ma infondo, il senso vero per quanto mi riguarda è che forse alle volte hai bisogno di ricordarti quanto le tue lacrime valgano di più delle persone per cui lei piangi.
Buon Natale, Merrow.
Tris
H: « Faccio io » a bassissima voce, cercando di farsi sentire esclusivamente da lui. (...)
T: Concentrato sulla figura di Xavier, ancora distante ma riconoscibile, affiancato da una che può cominciare ad immaginare a quale nome possa rispondere. Concentrato su loro abbastanza da non notare subito come una delle figure da lui ignorata precedentemente scelga di tornare rapidamente indietro e assumere un volto piuttosto familiare. « Torni dentro? » Curioso per il solo gusto di esserlo, una volta che sarà abbastanza vicino per farsi udire, lo sguardo che si concentra sul suo volto, a discapito della coppia più indietro. « Non stavi andando? » Dove non lo sa, ma sicuramente nella direzione opposta a quella che sta percorrendo al momento.
(...) qualcosa la raggiunge alle spalle, pietrificandola sul posto senza nemmeno darle la possibilità d`accorgersi di cosa o chi sia stato, visto che era giusto in procinto d`andarsene. Resta quindi con quel passo a metà, l`espressione vagamente disgustata in viso e gli occhi rivolti in direzione del compagno di classe che sta probabilmente cercando di raggiungere a sua volta il lago. Il respiro le si ferma a metà, le mani dentro le tasche s`irrigidiscono in una sorta di pugno rilassato, la bocca vagamente schiusa e le orecchie che immobili percepiscono la voce della Hazaar raggiungerla, scusarsi e pronunciare altre cose di cui avrà modo di farla pentire dopo. Perchè la Loghain resta come una statua eppure la pelle del collo le si chiazza di rosso in maniera inesorabile, e così anche le guance e le labbra che fino a quel secondo erano rimaste perfettamente bianche. Pessimo, pessimo segno per chi l`ha vista anche solo una volta, esplodere.
X: Ora che lo sguardo è su di lei non può fare a meno di notare il colore della sua pelle, come questa diventi a macchie rosse, presumendo una rabbia che scorre internamente e che può quasi sentire su di sé- « Quanto sei disposta a difendere il tuo animaletto? » no, quella è una delle tante retoriche che riferisce, mentre il catalizzatore finisce ad essere utilizzato come tocco leggero sulla pelle di lei, appena sopra il suo petto. « Il tuo crup mi deve un bisogno. » pipì per l’esattezza. E’ ciò che si erano detti, no? Se l’avesse vista ancora in giro. « Ma a parte questo, se ci tieni tanto a quel coso nei sotterranei non deve più finirci. » il crup. « O potrei fare del male a te e a lei. » entrambe, insomma. Ma per ora, è rapido il movimento della propria mano sinistra a finire in direzione della collanina che ha potuto notare più volte su di lei, aggrappando le proprie dita a questa e tirandola con forza all’indietro con l’intenzione di strappargliela, buttandola a terra con nonchalance. Ed è con la stessa nonchalance che un «Redùcto. » viene pronunciato, scandendo con chiarezza l’incanto, permettendo al polso di compiere una stoccata in avanti, lì dove la punta del catalizzatore passa da lei, alla collana, con l’intenzione che si focalizza ben chiara nella sua mente. Intenzione che si concretizzerebbe con il voler polverizzare quella collanina e quindi il suo ciondolo, riducendolo in mille e mille pezzi, da non poterlo nemmeno più raccogliere, lasciando che quella leggerissima pioggerellina possa nascondere il tutto e mischiarla al terriccio. E’ mai esistita una collanina, dunque, sul collo della Loghain? E se tutto fosse andato secondo i piani « Ci siamo capiti, secondo me. » facendo un rapido occhiolino, mostrando un semplice sorriso sulle labbra, rimanendo lì dinnanzi a lei con il mento alto.
H: Incrocia le braccia al petto e lascia che sia il Prefetto a ricoprire il suo ruolo in maniera impeccabile, difendendo il loro territorio – sì, proprio quei sotterranei che gli appartengono di diritto – un po’ come Merrow difenderebbe Ophelia, probabilmente. E sebbene si trovi concorde, addirittura divertita per certi versi, su ogni parola che esce dalla bocca di Xavier, ben diversa sarebbe la sua reazione qualora quella collanina venisse realmente polverizzata, senza nessun impedimento a concorrere con la volontà del Serpeverde. Di certo, difendere Merrow esula dai suoi compiti e non prenderà parte ad una guerra che non le appartiene e neanche le interessa, a dirla tutta. Al contrario si limita ad osservare, per quanto il suo sguardo si faccia esterrefatto nel captare le reali intenzioni di Xavier, con un cipiglio un po’ interrogativo a lui rivolto. Criptica, in conclusiva. Non è ben chiaro se approvi questi modi o meno, per quanto potrebbe aver fatto peggio a sua volta.
Non ha la possibilità di reagire come vorrebbe, come dovrebbe, ritrovandosi ad assistere al volto di Tristan che sembra volere da lei risposte che al momento non è in grado di dare. Come non può commentare ciò che gli altri si dicono mentre lei resta immobile, almeno finchè il Prefetto non si mette dinnanzi a lei, per sfiorarla con la punta del Catalizzatore altrui che oramai riconoscerebbe anche ad occhi chiusi per quante volte se l`è sentito addosso: lui la sua rabbia, lei il legno della sua Bacchetta. Non lo può nemmeno guardare, dal momento in cui lo sguardo è fisso in direzione della persona di Tristan, ultimo inquadrato da lei prima della Pastoia Totale. Nessuna parola fuoriesce dalle sue labbra in risposta alle domande retoriche di Gutierrez, e nulla può contro la presa di lui sulla propria collanina che viene strappata, buttata a terra ed infine, polverizzata. C`è un lungo istante dove lei comincia a riprendere una sensibilità scarsa e formicolante agli altri, ed il primo vero movimento che si concede, è un chiudere di palpebre a nascondere le iridi grigio-verdi dall`esame altrui. Non fa ancora nulla, ancora bloccata nella posa, fino a che mano a mano l`incanto non scema, con lei che prima di riprendere possesso completo dei movimenti del proprio corpo, ha un alzarsi ed abbassarsi irregolare del petto, segno d`un respiro montante che assieme alle chiazze rosse sul volto, non presagiscono nulla di buono. C`è quasi una sensazione di calore palpabile nell`aria, un metaforico ondulare pari a quello d`una lavica temperatura, che sembra provenire a sensazione, dalla Loghain: gli occhi si riaprono, letargici, puntandosi un solo istante verso Tristan, con uno sguardo che è talmente criptico da risultare indecifrabile, se non fosse per una sorta di tristezza atavica che risiede costantemente nel colore del suo sguardo. Non pronuncia ancora nulla. Non può, ma è vicina alla fine di quell`incantesimo. Pronta probabilmente alla detonazione.
T: Ascolta, le mani ancora infilate nelle tasche dei jeans, ben lontane dal catalizzatore riposto nel suo fodero assicurato al fianco e lo sguardo, fisso, sul profilo del prefetto. Non commenta, non interferisce. Se ne tiene fuori ed attende, cosa non è dato saperlo, così come non è dato sapere, al momento, il perché di quel lampo di fastidio che gli piega i lineamenti per un momento, quando la Lacrima di Sirena viene strappata dal collo della Grifondoro per trovare distruzione sotto il Reducto dell’amico. Ne rimane polvere luminescente e poco altro, e su ciò rimane fisso lo sguardo dell’inglese per un attimo, lasciando che l’altro concluda ciò che deve, prima di parlare, ignorando Merrow e Heaven, con una leggerezza che mal s’adatta alla situazione, un sopracciglio inarcato e le iridi fisse sul volto del prefetto. « Geloso che non l’abbia regalata a te? » Quella collana sì, regalo del Natale passato da poco, un simbolo più che un ninnolo di bellezza.
X: E perché? Perché così distruttivo? Si prende la chiusura delle palpebre di Merrow, osserva la reazione di lei, mentre un passo viene fatto all’indietro e le labbra vengono strette. Consapevole di ciò che ha fatto e voluto, consapevole di molte altre cose al quale dovrà fare i conti quando sarà il momento, ma non del tutto consapevole di come le parole di Tristan riescano a spiazzarlo in una maniera a dir poco sconvolgente per uno che è capace di nascondere ogni singola reazione dietro una patina di ghiaccio e letteralmente impassibile. Mandibola che viene rapidamente stretta in una morsa, occhi che sfrecciano in direzione dell’amico e che finiscono per essere assottigliati, non si sa se per la pioggerellina di troppo o per quel leggero fastidio che lo inonda come acqua gelata, la sua stessa acqua che ogni volta si butta addosso. (...) Catalizzatore che viene stretto ancora nella mancina, prima di fare un passo lateralmente senza mai degnare le spalle a tutti loro, quanto più un cenno alla serpeverde «Rientriamo noi due? » ti va? Il tono decisamente più moderato, apparentemente gentile, persino nei suoi riguardi, tanto che le labbra riescono così a spiegazzarsi in un semplice sorrisetto, forse anche soddisfatto. Per cosa, però? Senza più degnare di uno sguardo a Tristan o ancora di più a Merrow, seppur con la coda dell’occhio rimane pronto per eventuale reazione da parte di lei, consapevole che lì a momenti il proprio incanto verrà a meno. Non è un caso che l’impugnatura del catalizzatore si faccia ancora più salda. Ma forse è proprio qua che si affida su una sicurezza che potrebbe decretare tutto e niente.
H: Al che porterebbe anche una mano sul suo braccio, a congratularsi ulteriormente, nonostante l’intermezzo di Tristan le tolga la possibilità di aggiungere altro, lasciandola con le labbra socchiuse. Scuote il capo divertita mentre le sopracciglia si sollevano per la sorpresa nello scoprire che beh, Tristan fa (bei) regali a Merrow. La sua libera interpretazione della risposta che Xavier dà all’altro Serpeverde è semplice: nessuna. « Ovviamente » le va di tornare dentro, quasi non ci fosse più alcuna attrattiva qui fuori. Di fatti stringe la presa delle dita intorno al braccio altrui (l’altro rispetto a quello in cui stringe il catalizzatore), pronta a riprendere la loro promenade un po’ da coppietta, forse di proposito per dar fastidio – ancora, sì – agli altri due.
Era un regalo. Era suo, un dono gentile, un simbolo di qualcosa che si era ripromessa di tenere ben a mente e di non dimenticare mai più: perchè le parole che hanno accompagnato quel regalo erano vere, e per qualche tempo le era addirittura sembrato che potesse andare diversamente. Che potesse smettere d`essere quella che soffre. Come invece sta facendo in quel momento, dove non riesce più a sostenere lo sguardo di Tristan, dove non può nemmeno guardare la polvere luminosa si confonde un poco con la sabbia ed i sassi sotto i loro piedi, presa in un limbo che si riflette nella postura del corpo che lentamente ritorna completamente libero, voltandosi lentamente in direzione di Gutierrez che pare aver capito solo adesso a chi appartenesse quella collana prima che venisse data a lei. Se lei coglie il suo fastidio o meno, non è dato sapere, ma è con uno scatto della mancina, nel tentativo d`afferrargli la manica destra, che s`allunga quando l`altro fa per dire alla Hazaar di rientrare, totalmente incurante della bacchetta che ancora stringe in mano. «Guardami.» è un ordine perentorio, pronunciato con un tono così basso e caldo, che pare per un attimo un Drago pronto a sputare fuoco dalle fauci: guardami, Xavier. E sono i suoi occhi che lo cercano, con una forza inaudita, penetranti come forse non lo sono mai stati, mentre la sinistra stringerebbe ancora il tessuto di lui in un artigliare di dita che si fa più pressante un attimo solo, a non volerlo far fuggire, a costringerlo ad affrontare almeno in parte le conseguenze di quel momento: iridi plumbee, in un grigio-verde brillante da un velo pesante di lacrime che s`è conquistato l`affaccio in quei occhi grandi ed affusolati, mentre l`intero viso è d`un gelo inquietante
«Sei un`Anima orribile.» sono le prime parole che gli rivolge, con una durezza che non pare volergli lasciare scampo «Tu non hai bisogno di un`amica. Non sai nemmeno cosa questo voglia dire.» ardente nel dire di fiele quanto immobile è in tutto il resto, ora per volontà e non per costrizione «Non metto le mani addosso a lei o non affatturo te, solo per rispetto a quello che per me è valso fino a questo momento.» breve pausa mentre il respiro si fa profondo e lei inclina appena il volto verso il basso, alzando sempre lo sguardo ai suoi occhi che non abbandona «Non ti azzardare mai più a toccarmi.» questo viene pronunciato con un fare corrosivo montante, tanto che potrebbe essere addirittura imminente una manifestazione magica incontrollata «Per me sei morto.» chiude così, incurante se l`altro si sia sottratto alla sua presa o meno, perchè è solo ora che li supererebbe tutti, dando si, di nuovo le spalle, come se avessero smesso d`esistere tutto in un solo istante. Basta sguardo a Xavier rivolto, allontanando da lui le iridi colme di sofferenza liquida, una volta per tutte, basta espressione incredibilmente immobile, basta ogni cosa. Rimette le mani in tasca e se ne va, con passo veloce e nervoso, senza soffermarsi su nulla e nessuno. Il fodero con la bacchetta che sbatacchia appena contro la coscia destra a dettare ritmo al suo fare. Solo una scia di pepe nero e cannella a testimoniare che sia stata davvero lì.
X: Per poi rilasciare un respiro piuttosto sentito, apparentemente nervoso, fino a quando non è Merrow a richiamare la sua attenzione, non concedendogli alcun passo, perché ora deve ascoltarla. L’unica cosa che le concede è proprio quella stretta che raggiunge la manica destra, ritrovandosi così appena a sollevare di conseguenza il catalizzatore. Ma tra tutte le cose che avrebbe dovuto fare, guardare Merrow è tra le cose in programma da non fare. Eppure lo fa, rivolge le sue iridi cristalline in sua direzione e incrocia quello sguardo penetrante come se volesse in un qualche modo perforarlo, non solo con le parole che arrivano di conseguenza. Ma se le aspettava, tutte. Una dopo l’altra. Quel fiume di lacrime che non fuoriescono, scelgono semplicemente di arrivare a sgorgare rapidamente a parole. Parole che penetrano come se nulla fosse concretizzando maggiormente quella che è la propria natura. Parole dure e forti, che realizzano ciò che al termine dell’incantesimo ha capito. Quel filo che li teneva uniti non si sa ancora come né perché si è spezzato nell’esatto momento in cui lui ha polverizzato la collana. Quel filo ormai polverizzato insieme a questa. Iridi chiare che rimangono ferme e salde sul volto di lei, il mento alto, il petto ancora trionfo di ciò che ha appena fatto, senza volerlo in un qualche modo ricacciare. Non ci sono scuse, non ci sono parole, non c’è dispiacere che fuoriesce dalle sue labbra, c’è soltanto quella continua sicurezza che non c’è nemmeno il bisogno di spiegare. E sostiene quello sguardo, incantandosi così come se in quel modo riuscisse a non soffermarsi su quel velo di lacrime, ma semplicemente a trapassarlo. Non si lascia coinvolgere, non raggiunge quel dolore, rimane distante. Così come distante è l’espressione che mostra, ferma e apparentemente indifferente. Poi quell’invito che sussegue in direzione della Serpeverde, facilitandole di conseguenza la stretta sul proprio braccio inarcandolo appena, indirizzando così gli occhi su di lei come se niente fosse successo e chissà, in quell’entrata verso il castello, probabilmente prendere una conversazione che nemmeno riguarda quanto accaduto.