La sveglia suona e spalanco gli occhi. Provengo da un sogno che non so spiegare, ma che mi lascia senza fiato. Ti ho sognata per l'ennesima volta, ma stavolta non c'erano accuse né rabbia nei nostri volti e nelle nostre parole. Sembrava che fossimo lì per riappacificarci. Mi sei venuta alle spalle, hai accostato la tua tempia alla mia; il tuo naso mi ha sfiorato dietro l'orecchio e hai preso un profondo respiro. Ho riconosciuto la morbidezza della tua pelle - e a posteriori fa paura come, dopo cinque anni, la mia memoria tattile ne conservi un così dettagliato ricordo -. Non mi hai baciata, ma sentivo il desiderio nei tuoi gesti. Il bisogno di avermi, di toccarmi, di spogliarmi e incastrare le tue cosce alle mie, come facevamo quando avevamo bisogno di sentirci un unico essere per ricomporci, per riportare insieme i nostri pezzi. Ho tenuto gli occhi chiusi, mi sono goduta quel contatto, poi mi sono girata e ho trovato il coraggio di guardarti negli occhi: eri come l'ultima volta in cui ci siamo viste. Coi tuoi occhi azzurri, i capelli corti, un sopracciglio alzato... Mi guardavi sempre così quando mi volevi, a metà tra il "è questo l'effetto che mi fai" e il "Non importa, spogliati: ho bisogno di averti".
Negli anni ti ho implorata di non guardarmi così. "Così come?" rispondevi, sbeffeggiandomi. "Come se volessi mangiarmi" era la mia risposta. Sempre quella, sempre la stessa, perché anche se il tempo andava avanti, anche se passavano gli anni, era così che mi facevi sentire. Piccola, vulnerabile, creta tra le tue mani. Ci sei sempre riuscita. Nel sogno di stanotte, ci riuscivi ancora una volta.
Poi il sogno è cambiato. Così, d'improvviso. Non eravamo più insieme: ero da sola, seduta sul pavimento del vecchio corridoio di casa di mia nonna, e guardavo un nostro video col sorriso sulle labbra. E' il presente, ho due figli, sono pronta a sposarmi, eppure guardo quelle immagini con nostalgia. Sento mia madre sbuffare arrabbiata, mentre mi passa vicino e raggiunge la cucina: nel sogno so che ce l'ha con me, che non capisce perché mi ostino a rivangare ricordi e persone che non rivivrò mai più. Ed è esattamente quello che mi dice quando la raggiungo.
"Che senso ha? Perché non cancelli questi video? Hai fatto una scelta!".
E nel sogno rispondo qualcosa di aberrante. Sputo fuori una frase che ho sempre tentato di non tramutare in pensiero concreto, che ho cercato di nascondere perfino al mio inconscio.
"Io non riesco a provare sentimenti per gli uomini! Ho fatto una scelta facile e questo mi ha portato ad avere una vita semplice, a realizzare il sogno di avere dei figli, ma quando si parla di sentimenti la mia mente e il mio cuore volano altrove!".
Ed è lì che mi sveglio. Con questa frase ancora incastrata nelle orecchie, l'immagine di me che gesticolo furiosa, e l'allarme della sveglia ad accompagnare un momento così catartico.
E' la verità ? Questo pensiero... questa consapevolezza... è tutto vero?
Io non riesco a crederci, X. Io amo mio marito. Gli devo tantissimo, gli devo la vita, mi ha salvata quando tu mi hai lasciato la mano per sotterrarmi sotto i tuoi tradimenti. Quando ti ho vista tenere il braccio ad un'altra che non ero io, quando vi ho guardato e non ci ho visto nessuna poesia, soltanto una rima sgraziata.
Amo come si prende cura di me, amo la sua sensibilità , la sua gentilezza, la sua dolcezza. Amo il fatto che sa rispettare i miei tempi, che mi capisce, che mi ascolta e sa comprendermi. E' pieno di difetti e quelli, lo ammetto, spesso mi ritrovo ad odiarli... ma è un essere umano come tanti, un essere umano come me, e non si può certo dire che io sia perfetta.
Eppure non capisco... C'è qualcosa. Un maledetto filo invisibile che a volte mi riporta a te, con un sogno, un ricordo, un odore, un momento. Mi chiedo se in quei momenti stai tirando l'altro capo. Mi chiedo se quando mi capita di sognarti anche tu, chissà dove, stai sognando me.
Ci siamo bloccate ovunque, cancellate ovunque. Non c'è un social dove riusciamo a sbirciarci: scelta mia prima che tua, poi anche tua.
A distanza di anni, su uno dei social più banali di tutti, in alto a destra compare un piccolo tondino con una minuscola foto. Riconosco il microscopico volto senza bisogno di cliccarci sopra, ma lo faccio lo stesso.
X ha visualizzato il tuo profilo
Era l'unico social scaricato dopo gli altri, l'unico dove non mi sia mai presa la briga di cercarti e in cui, conoscendoti, pensavo non ti saresti mai iscritta.
E invece eccoti lì, a spiarmi. Ho indugiato a lungo sul tuo nome. I pensieri nella mia mente si sono rincorsi: la devo ignorare, se clicco sul suo nome anche a lei arriverà la notifica che sono entrata nel suo profilo, sarà come guardarsi a vicenda, dirle chiaramente in faccia che come lei ha l'interesse di cercare me anche io, di contro, ho avuto quello di cercare lei.
Ma indovina? Ho cliccato sul tuo nome. Profilo privato. Niente video, solo 36 follower. In pieno stile X. Cosa ho concluso? Beh, ti ho semplicemente dato l'unica conferma che non avrei mai voluto darti. Che se quello era il tuo modo di dirmi che a volte ti capita di tirare quello schifosissimo filo, anche a me, a volte, capita di farlo.
Ora il niente. Il buio. E non ci sarà altro mai più, perché forse questa era l'unica spiaggia desolata su cui avevamo ancora la possibilità di incontrarci per un ultimo saluto. Per dirci che non ci siamo mai dimenticate.
Un tempo avrei detto: "ben ti sta, stai soffrendo perché hai finalmente capito di aver fatto una cazzata dietro l'altra, che non valeva la pena andare a cercare la felicità altrove solo perché stavamo passando un brutto periodo, che non era il caso di buttare sette anni nel cesso per un'ora di brezza fresca."
Avrei aggiunto con freddezza e una lama nel cuore: "hai capito di aver perso l'unica donna che ti avrebbe amato fino alla morte, perché è così che volevo amarti io. E anche oltre questo ostacolo, se lo spirito me l'avesse concesso."
Oggi invece, a un anno di distanza dai miei trent'anni, ti dico: "mi dispiace che sia andata come è andata. Mi dispiace, forse stavi solo cercando di scappare dall'infelicità di quei mesi e io, che ero stata tanto male, forse ho colto il tuo tradimento al balzo per rifarmi una vita, una vita più semplice, che mi avrebbe fruttato un futuro semplice e una vecchiaia semplice. Forse abbiamo entrambe sbagliato, chi più chi meno, ma c'era del tempo per tornare sui nostri passi e nessuno delle due ha trovato il coraggio di compierli."
Poi, tra i miei pensieri, senza dirlo ad alta voce per paura che possa annichilirmi, aggiungerei che ti amo ancora. Perché il primo amore è così: o te lo sposi, si dice, o te lo porti dentro per tutta la vita.
E io ti porterò dentro tutta la vita, X. Non mi sentirai mai più, non saprai mai più dove sono, cosa mi succede o che scelte ho compiuto in tua assenza. E' giusto così, è il risultato del tuo addio e del mio rincorrerti; del tuo successivo rincorrermi e del mio piantarti in asso per vendetta. E' il prodotto di tutto quel tempo passato a muovere le pedine sbagliate sulla scacchiera.
Oggi siamo entrambe troppo lontane, ma nei miei sogni ti incontro ancora e quando ti sogno mi capita di non volermi svegliare mai, perché è solo in quei sogni, al tuo fianco, sfiorando la tua pelle, che mi ritrovo. Che ritrovo la vera ME, quella che sono stata, autentica e viva, brillante come una stella, e che non sarò mai più.