Ho incontrato i Lupi col volto umano in tre diverse occasioni.
La prima volta.
Mi avevano attirato al centro di una radura, con lo stesso trucco usato nei libri di Jack London: mandare avanti un singolo individuo, usarlo come esca per attirare la preda, e poi accerchiarla tutti assieme. Ricordo che i Lupi si muovevano in modo estremamente scattoso e coordinato, come nelle animazioni dei videogame di quando ero bambino. La provvidenziale comparsa di mio padre, in tuta azzurra e armato di bastone, bastò a metterli in fuga.
La seconda volta.
Discendo un fiumiciattolo in canoa. Non mi è mai capitato di prendere la Via dell’Acqua, o se è successo prima non ne ho memoria. Il fiume è torbido, lento, costellato di vegetazione marcia e fetida: il genere di corso d’acqua che ti aspetti in Louisiana. Passo accanto ad una fattoria cadente, e un Redneck mi rivolge un sorriso sdentato e malevolo, un sorriso che racconta storie di morte, incesto e culti antichissimi. Raggelo e inizio a remare con le mani. Infime forme di vita mi sfiorano la pelle, minacciando di insediarsi nella mia carne se la lascio immersa troppo a lungo.
Il fiume termina improvvisamente in un piccolo stagno. Smonto dalla canoa, e mi ritrovo in un’altra fattoria, stavolta apparentemente deserta. Percorro una strada che snoda in discesa per una decina di metri, fino ad un soppalco rotondo di legno. Sulla struttura è sdraiata una gigantesca vacca: la vagina è aperta e sanguinante, come se avesse appena partorito. I capezzoli sono stati staccati a morsi, con tale foga da averla quasi sventrata. La testa, molto corta e priva di corna, è contratta in una smorfia di dolore quasi umano.
Alle mie spalle, appaiono i responsabili dell’accaduto. Sempre i Lupi, ma molto più mobili e definiti che nel sogno precedente. Ringhiano e ridacchiano tra di loro, mentre mi accerchiano per la seconda volta. Sono molto forti, ma stavolta lo sono anche io, e ho imparato un nuovo trucco. Inizio a correre con i Lupi alle calcagna, quando all'improvviso una mandria di cavalli -baio, sauro, non so- appare alle spalle dei miei inseguitori. La mandria imbizzarrita li travolge e travolge anche me, mettendo fine al sogno.
I Cavalli sono l’estrema risorsa per quando le cosa si mettono male. La loro apparizione è instabile e strappa il tessuto del Sogno, per questa ragione evito di farvi ricorso. Nondimeno a volte si rendono necessari, perché ho la sensazione che subire un attacco da parte dei Lupi avrebbe ripercussioni al livello psichico, traslate nel mondo reale. Tuttavia anche i Cavalli hanno un loro limite, il fatto che anch'essi risentono della Fisica del sogni. Mi spiego:
La terza volta.
Esploro la via della Campagna, e mi accorgo che una nuova strada è stata aperta. Vi sono ancora i resti del cantiere stradale: nastro bianco e rosso, una betoniera, ciarpame accatastato un po’ ovunque. Con imprudenza percorro la nuova strada, e mi ritrovo improvvisamente in un luogo innevato. La neve mi arriva al ginocchio, faccio fatica ad avanzare e non ho idea di dove mi trovi. Sono incredibilmente esposto, e comprendo di essere caduto in una trappola: la strada è stata aperta, ma è tutt'altro che completa.
Un gruppetto di quattro-cinque Lupi compare alle mie spalle. Gli rido in faccia, e mi preparo ad usare la mia ‘magia’. Richiamo i Cavalli, li sento arrivare in carica... ma qualcosa va storto. Le lunghe zampe affondano nella neve come le mie gambe, si piegano innaturalmente, si spezzano. Li vedo cadere in modo goffo, uno addosso all'altro come birilli. La loro apparizione ha comunque distratto i Lupi, e ne approfitto per cavarmi dalla neve. Compio uno scatto e trovo rifugio in una baracca, tipo i casotti costruiti dagli operai ANAS. Uno di loro è ancora seduto accanto alla porta, la mano sulla la maniglia e congelato come Jack Nicholson nel finale di Shining. Lo spingo via con una spallata e mi chiudo dentro.
I Lupi si lanciano con foga contro la porta di lamiera, e io contemplo le mie poche possibilità. Mi accendo una sigaretta, rassegnato alla mia sorte... quando sento un clacson. Una cosa completamente nuova, un suono in un mondo altrimenti muto! Dall’oblò della porta, vedo nuovamente mio padre: sempre in tuta blu, questa volta alla guida di una Ritmo del medesimo colore. Con una botta di coraggio spalanco la porta della baracca, menandola nel processo in testa a un Lupo, e corro. Trovo ad attendermi uno sportello aperto e un abitacolo caldo. Mi infilo nell’auto, e sgommiamo via.
Grazie Pa, te ne devo due.