Blonde: un film non all'altezza del romanzo, o della vita
Ho scelto di vedere questo film una volta passato il clamore, il facile entusiasmo o le stroncature senza appello di chi non ci vedeva la trasposizione fedele della vita di Norma Jean Baker in arte Marilyn Monroe.
Da quando ero una bambina sono appassionata delle vicende di questa donna, e in secondo luogo di questa attrice. I traumi infantili, la mancanza di un padre, l'essere oggettivizzata dagli sguardi maschili, il rapporto con la maternità mancata (o vissuta): sono tutte esperienze che un'altra donna può comprendere.
Prima dell'uscita del film, con congruo anticipo, mi sono preparata, affrontando le settecentoepassa pagine del corposo e bel romanzo di Joyce Carol Oates dal quale il film è stato tratto: un romanzo, non una fedele biografia. Contenente molte parti di fantasia, molte illazioni credibili ma totalmente inventate, per ammissione della stessa autrice.
Il libro l'ho amato, al punto da averne registrato anche la lettura di un brano, che poi ho condiviso su YouTube. Sebbene sia in larga parte frutto di fantasia, è vivo, palpitante, capace di far percepire sensazioni simili a quelle che deve aver realmente provato Marilyn. A sentirsi violata, recapitata qua e là come un pacco, da una famiglia all'altra, da un letto all'altro.
Ne esce fuori il ritratto non di una vittima in senso assoluto bensì di una donna segnata fin dalla prima infanzia nel profondo, che rimane intrappolata dal suo aspetto e dal suo talento naturale per la recitazione. Una ragazza tanto sensuale da diventare la proiezione del desiderio altrui, una dea sessuale universalmente riconosciuta. Una donna affamata di sapere, consapevole dei propri limiti, in cerca di un'identità che venga accettata (e che le riporti indietro una figura paterna). Gli uomini che la circondano? In larga parte sono laidi, sfruttatori e, solo in due-tre casi, uomini che provano ad amarla davvero. Oltre a loro, solo il fidato amico e truccatore Whitey.
La sessualità come tema cardine, ciò che avrebbe dovuto esserci e ciò che manca
L'accento sulla sessualità, centrale nel romanzo, resta tale anche nel film: il sesso anale sul tappeto del produttore, rievocato anche in alcuni flashback, il sesso a tre con i "gemelli" (che, a differenza di Norma Jeane, soffrono l'ingombrante presenza dei loro padri), la fellatio fatta a Kennedy. Poi c'è la Marilyn tormentata dal passato, l'orfana di padre (e anche di madre, in una certa misura), l'isterica, la madre frustrata nel suo desiderio di maternità, la donna che fa i conti con la perdita di una vita e di un sogno, la donna violata, l'insicura, che però appena si accendono i riflettori pare splendere di luce propria.
Mancano totalmente all'appello alcune sequenze, peraltro fedelmente biografiche, che nel libro sono essenziali per lo svolgimento dei fatti: la vita all'orfanotrofio di Los Angeles, la sessione fotografica con Tom Kelley (Otto Ose nel libro, ndr), che a distanza di anni la porterà a comparire sul primo numero di Playboy e a dare scandalo; il matrimonio a soli 16 anni con Jim Dougherty (Bucky Glazer nel libro, ndr), durante il quale verrà scoperta come fotomodella; il tour in Corea durante il quale cantò per i soldati americani al fronte: una delle occasioni nelle quali, per ammissione della stessa attrice, lei era stata più felice. Manca anche Happy Birthday Mr President, la canzone di compleanno cantata davvero da Monroe a Kennedy il 19 maggio 1962 al Madison Square Garden di New York, una delle sequenze più vivide del libro (alla quale ho riservato la lettura su YouTube).
Che né il libro né il film siano strettamente biografici lo si capisce subito, se si conosce bene la biografia di Marilyn. In entrambi non vengono mostrati esplicitamente gli abusi (nel libro sono vissuti in modo vivido come qualcosa al confine tra sogno e ricordo rimosso, senza essere mai descritti), l'amore breve ed extra coniugale con Yves Montand, l'amicizia con Truman Capote (che l'avrebbe voluta nella trasposizione cinematografico del suo Colazione da Tiffany, ndr), la relazione lesbica con l'insegnante di recitazione Natasha Lytess' e tanto altro.
Punti di forza e punti deboli
Quindi ecco quali sono, secondo me, i punti di forza e i punti deboli di questo film.
I punti di forza: il lavoro intenso e coraggioso sul personaggio di Ana De Armas, sulla carta molto diversa da Marilyn, sia fisicamente che come retaggio culturale (De Armas è cubana, sebbene il suo lavoro sull'accento sia stato molto accurato). Tuttavia, De Armas fa di tutto per essere Marilyn, oltre a sottoporsi a lunghissime sessioni di trucco, proprio come la stessa Marilyn: una fase essenziale per smettere di essere Norma e diventare la "maschera" Marilyn; la scrupolosa ricerca iconografica, sebbene questa risulti talvolta erronea e decontestualizzata; i numerosi tentativi di nobilitare l'opera con trovate registiche alternative, con una pretesa di originalità; la fotografia, che è stata curatissima in ogni dettaglio.
I punti deboli: voler mostrare tutto, spiegare tutto, rendere in modo patinato anche l'intimità della donna Norma Jean (un esempio su tutti: il feto del suo "Baby" mai nato, che poteva tranquillamente essere evocato senza essere mostrato esplicitamente); la superficialità: il film sembra una carrellata di celebri foto di Marilyn, ricreate pedissequamente ma totalmente decontestualizzate e incoerenti nel loro flusso; la scelta di fare la copia/caricatura di Marilyn rendendo De Armas, in certi fotogrammi, quasi irriconoscibile dall'originale; il doppiaggio italiano, esasperato, che riproduce più il doppiaggio dei film di Marilyn (e quella voce da bionda svampita che l'ha resa riconoscibile) che la reale voce dell'attrice.
Certe trovate che strizzano l'occhio alla morbosità dello spettatore, come la scena della masturbazione nella sala cinematografica all'anteprima di Niagara, sono superflue e quasi grottesche, oltre a non essere presenti nel romanzo. Al contrario, la scena della fellatio praticata a John Kennedy nel libro è presente e rende bene l'idea dell'umiliazione di Marilyn. In un'intervista a Variety Ana De Armas ha commentato così le scene esplicite alle quali ha preso parte: "Ho fatto cose in questo film che non avrei mai fatto per nessun altro, mai. L’ho fatto per lei (Marilyn, ndr) e l’ho fatto per Andrew. So cosa diventerà virale ed è disgustoso. È sconvolgente solo a pensarci. Non posso controllarlo. Non si può davvero controllare cosa fanno le persone e come estraggono le cose dal contesto. Non credo che la cosa mi abbia fatto avere ripensamenti, mi ha solo dato amarezza pensare al futuro di quelle clip".
Mi sento di giustificare, almeno in parte, il regista Andrew Dominik: un materiale succoso come il romanzo di Oates sotto mano, così visivo e avvincente, era molto facile farsi prendere la mano. L'autrice del romanzo, comunque, è intervenuta in difesa della trasposizione Netflix con un tweet: "Penso che sia stata/sia una brillante opera d'arte cinematografica ovviamente non per tutti. Sorprendente che in un'era post #MeToo la cruda esposizione della predazione sessuale a Hollywood sia stata interpretata come 'sfruttamento. Sicuramente Andrew Dominik intendeva raccontare sinceramente la storia di Norma Jeane".
C'è una bella differenza tra Blonde e un film come My Week With Marilyn (2011), che alla sua protagonista è valso un Oscar: a differenza di De Armas, Michelle Williams non pretende di essere il calco identico di MM, sebbene le somigli fisicamente più dell'attrice cubana. Tuttavia le restituisce una verità inconfutabile, senza risultare mai sopra le righe. Certo, bisogna tenere conto di un'altra differenza importante: il film del 2011 è basato sul memoir strettamente biografico di uno scrittore (Colin Clark, ndr) che ha conosciuto davvero Norma Jeane e ci ha passato del tempo assieme, raccogliendone confidenze e pensieri.
Erano i tempi in cui lei si trovava a Londra per girare Il principe e la ballerina con Laurence Olivier nella doppia veste di protagonista e regista (1957) e lui era un giovane neolaureato al suo primo impiego come assistente personale del regista inglese.
Tornando a Blonde, del romanzo di Oates esiste un'altra trasposizione filmica: la miniserie prodotta da CBS con Poppy Montgomery come protagonista. Mi riprometto di vederla al più presto per poter fare un confronto.