Siamo cresciute con Dylan, l’ultimo dei seduttori.
Abbiamo letto di quel tale che era così sicuro di sè, così maschio, così incapace di avere il benché minimo dubbio, voleva lei e lei alla fine l’avrebbe conquistata.
Ci siamo addormentate per anni pensando che ci saremmo meritate la via di mezzo perfetta tra lui che non deve chiedere mai, e lui che è dolce, protettivo, fedele, innamorato.
Abbiamo creato ibridi nella nostra testa da far invidia a Walt Disney e ad un certo punto ci siamo scontrate con al realtà, come una macchinina che si schianta sul muro di una cameretta.
Gli uomini che gravitavano nella nostra vita erano ben diversi dalle nostre fantasie.
Erano più reali, più fragili, più indecisi, più umani. E spesso non ci volevano.
Spesso non scalavano nessuna torre, perché scomparivano prima di averla trovata, la torre.
Non uccidevano nessun drago perché erano spaventati da una relazione più lunga di un weekend, figuriamoci da un drago.
Spesso erano Peter Pan terrorizzati dalla propria ombra.
Spesso sparivano nel nulla inghiottiti da qualche nebbia assassina, o più probabilmente rapiti da entità extraterrestri. Mi piaci, puff, sparito.
E più soffrivamo per tizi appena conosciuti, più iniziavamo a dirci che forse forse era colpa nostra. Che non eravamo abbastanza belle per conquistare il bello, non eravamo abbastanza meritevoli per vivere un amore sano.
E invece amiche, bastava scegliere. Sarebbe bastato capire chi volevano vicino e chi stava bene vicino a noi. Chi tirava fuori la principessa e chi la strega cattiva, perché a volte (spesso, molto spesso), la strega cattiva siamo state noi.
E crescendo occorre capire che un conto è Dylan sullo schermo, un altro è nella vita reale, mentre si sveglia ogni giorno carico di nevrosi, voglio Brenda, voglio Kelly, ma deciditi e nel frattempo stammi lontano.
Perché un conto è Christian Gray in mondovisione, un conto è frequentare un tizio con evidenti manie di controllo, di ansie, di psicosi sommate ad altre psicosi e con gusti sessuali discutibili.
Perde tutto il fascino. Il reale ammazza la fantasia, e per fortuna, dico io. Perché siamo grandi abbastanza per distinguere ciò che sullo schermo deve vendere e ciò che possiamo ambire per noi.
Eppure dietro i vari Dylan, Heathcliff, Mr. Darcy, Rhett, si nascondono uomini con cui non andremmo neanche a bere un aperitivo, uomini a cui non affideremo il nostro pesce rosso, figuriamoci il cuore.
Come se ne esce da tutto questo?
Come si fa a capire cosa va bene per noi e cosa invece è dannoso?
Pensando realmente a chi vogliamo accanto. Non a quello che piace normalmente alla gente, non a quello che vorrebbero le nostre amiche. Non a quello che ci piace fantasticare. Ma a noi vicino a qualcuno. Che forse sarà meno romantico del tizio che su un cavallo sguaina la spada per salvarci, ma siamo adulte e dobbiamo salvarci da sole, volendo però accanto un uomo che faccia davvero al caso nostro.
Che sia il principe, il pirata, il mago, il giocoliere, il drago, lo stalliere o il cavaliere.
Qualcuno che scegliamo noi per noi stesse, perché l’Happy Ending ce lo meritiamo.
Ma il nostro Happy Ending.