Aveva cinquant’anni.
Beveva da quando ne aveva diciassette.
C‘era qualcosa nell’alcool che gli faceva in qualche modo bene.
Di certo non era il contenuto della bottiglia.
Era veleno, quello.
Forse si trattava della sensazione che provava quando quella bottiglia se la portava alle labbra.
Godimento puro.
“Ho ancora qualche moneta”, diceva.
“Infilami in gola quanto gin puoi”, diceva.
Lo sapeva che si sarebbe ammalato.
Morire non gli sembrava poi neanche tanto male.
Non temeva l’oblio, perché lo aveva già raggiunto.
Oppure ancora doveva raggiungerlo, ma c’era vicino.
Perché si abbandonasse inesorabilmente a quello stato non sapeva dirlo.
Questo era il vero problema.
Rispondere a quella domanda gli sarebbe costata tutta la fatica dell’universo.
Sospirò.
Tornare sui suoi passi a quel punto era impossibile.
Un ultimo bicchiere e poi sarebbe svanito.
Verso la luce.
Zero assoluto, nulla, freddo e poi, finalmente, la pace.