D.O.F. Documentaries On Futurism - Introduzione al futurismo

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@screamonkey
D.O.F. Documentaries On Futurism - Introduzione al futurismo
🎬 Today I made the first video footage of my series of documentaries, 🎨📹 and I found this little Leonardino 😍😍😍😍 (presso Museo della Scienza e della Tecnologia)
Collage numero 4.
PER CONTINUARE LO STUDIO consiglio di guardare anche la galleria che ho fatto su Facebook, dove ho inserito il collage numerato con il rispettivo elenco di AUTORE, NOME DELL’OPERA, il quadro per intero e una breve spiegazione delle opere. --> LINK
🎥🎬Today i did my first interview!! I'm so fucking happy!!!!!! 🎬🎥 💗😄 STAY TUNED ON screamonkey.com (presso WOW Spazio Fumetto)
Collage numero 3.
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😎📓 I study for my next docentary video! 📖 i will do a series of 10 video!! 😆😬📹 STAY TUNED FOR MORE ART HISTORY!! 😉📹 www.screamonkey.com 💻 FB: ScreaMonkey 💕💕💕💕
VOLTI MASCHILI DEL XVIII SECOLO
Ecco un altro mio collage che avvicina alcuni volti del XVIII secolo.
PER CONTINUARE LO STUDIO consiglio di guardare anche la galleria che ho fatto su Facebook, dove ho inserito il collage numerato con il rispettivo elenco di PAESE, AUTORE, NOME DELL’OPERA, il quadro per intero e una breve spiegazione delle opere. ---> LINK
VOLTI FEMMINILI DEL XVIII SECOLO
Questo mio collage, frutto di un'approfondita ricerca, è volto ad accostare venticinque volti femminili di altrettanti diversi paesi.
Ideato per avere sottocchio, tutti in una volta, svariati modi d'interpretazione nel mondo.
PER CONTINUARE LO STUDIO consiglio di guardare anche la galleria che ho fatto su Facebook, dove ho inserito il collage numerato con il rispettivo elenco di PAESE, AUTORE, NOME DELL'OPERA, il quadro per intero e una breve spiegazione delle opere. Link: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.350802268390906.1073741840.224721594332308&type=1&l=b899d9eebd
LE POLE DANCER SCENDONO DAL RING
Espressione Pura
Mostra fotografica di Shila e Valentina
...
Guardando la mostra si recepisce la volontà degli artisti, e per tali si devono intendere sia coloro che ritraggono, che coloro che vengono ritratti, di volersi staccare dalla classica ginnastica per avvicinarsi all’espressione artistica, creando così una lieson fra sport e arte, tutto ciò prescindendo dal contesto in cui i modelli vengono immortalati.
I corpi, fermati nel momento dello loro performance, rassomigliano a sculture della Grecia classica. L’inevitabile messa in evidenza delle fasce muscolari, che indicano lo sforzo e la concentrazione del momento, celebrano tale classicità, rafforzata dal ricorso al bianco e nero in molte foto.
L’interessante scelta del contesto crea, tra la realtà e le figure, un sostanziale distacco che porta a esaltare la personale individualità raccontando una sorta di storie che rimandano alle tele di Edward Hopper.
Gli scatti denunciano una contrapposizione fra la bellezza del corpo, spinto all’estremo delle proprie capacità, e la natura incolta e trasandata celebrata in alcune opere, così come in altre, che rappresentano scorci di città, altrettanto alienanti. Risulta nelle opere una più precisa volontà di evidenziare questa situazione di distacco, aggiungendo alle foto, portate peraltro su tela, di tratti o campiture in vernice.
Le opere sono tali da trasmettere nel loro messaggio l’urlo che obbliga ad avvicinarsi e ad applicare con impegno e dedizione una salvifica disciplina sportiva.
L’opera ritrae la figura della pole dancer Marion Crampe che sembra perdersi nel paesaggio circostante come se volesse farne parte. Sta eseguendo una posa su uno dei ponti del canale della Martesana. Pur non trovandoci di fronte a uno stato di abbandono ambientale, la scelta di risaltare la struttura in ferro e l’acqua immobile, resa più drammatica dal bianco e nero e dai contrasti molto elevati, crea anche qui quello stato già scoperto nel guardare le altre foto.
In questo caso non si è ricorso al bianco e nero perché la posizione della pole dancer Samantha Fabbrini risulta già alienante di per sé. La posa dell’atleta non fa che confermare la sua preparazione fisica, ma il contesto in cui si esibisce risulta quantomeno innaturale. Si sente la volontà di voler superare i propri schemi usuali per placare la sete di continuo perfezionamento nell’arte della danza.
Paolo Uccello - Battaglia di San Romano
🆕🆕🆕 🎥 🐎 I #make the #second #video for #my #blog 🎥🏇 www.screamonkey.com 👸🙉 (presso Mortara - Pavia)
RAFFAELLO SANZIO - DAMA COL LIOCORNO
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INVITO AL VIAGGIO - Musée du quai Branly
Il Musée du quai Branly sorge nel centro di Parigi dal 2006, proprio sotto la Torre Eiffel, in un luogo tranquillo sulla riva della Senna. Già dall'esterno si può scorgere la colorata struttura e il giardino, grazie all’ altissima recinzione in vetro. L'atmosfera che circonda questo posto trasmette un'incredibile pace e una sensazione di benessere, forse per la rigogliosa vegetazione che lo circonda. Il museo infatti è circondato da numerose piante e piccoli sentieri nel verde dove, addentrandosi, si dileguano anche gli inevitabili rumori della metropoli. La struttura moderna della costruzione richiama i colori caldi della natura, i marroni, i rossi e i gialli incorniciano questo splendido edificio. Sul retro si può osservare una parete vegetale di Jean Nouvel, mentre nella parte centrale del giardino trovano posto un bar, la biglietteria e il book shop. All'ingresso dello spazio museale si trova un grande atrio molto accogliente, con già una piccola anticipazione delle opere interne. Per arrivare alla vera e propria collezione bisogna attraversare una rampa, dalla cui fine parte l'opera The River di Charles Sandison, un fiume di parole proiettate a terra. Le parole, che descrivono tutte le opere esposte, vengono immesse casualmente nel flusso, generando un senso di movimento del suolo, ampliato ancora di più dalla luce bianca con la quale si forma il movimento. L'artista lo descrive così: ''I fiumi sono il sistema circolatorio del nostro pianeta. Nascono dai punti più alti per arrivare ai mari e gli oceani. L'acqua svolge un ruolo fondamentale, sia come fonte di vita che come veicolo per la circolazione degli elementi. Il linguaggio funziona allo stesso modo, le idee scorrono come le parole nello spazio e nel tempo, materializzando momenti fugaci e impregnati di un significato speciale.''. Arrivati al piano superiore si inizierà a scorgere una delle più importanti collezioni di arte etnica di tutta Europa. Troviamo arte Orientale, Africana, del Sud America e dell'Oceania. La prima tappa di questo percorso culturale è l'Oceania che racchiude reperti da Melanesia, Polinesia, Australia e Insulindia, troviamo spesso oggetti legati all'iniziazione, spiegati molto bene negli schermi interattivi disposti un po' ovunque. Queste sale sono molto misteriose e un po’ inquietanti, per le raccolte di teschi decorati le cui mandibole ghignano come un fossili primevi che abbiano rivisto la luce del giorno dopo una notte di cinquemila anni. La parte dedicata all'Australia racchiude circa cinquanta pitture su corteccia di eucalipto così raccolti in Arnhem Land nel 1960 da Karel Kupka, decorati con disegni aborigeni perpetuando tradizioni che testimoniano la ricchezza della loro cultura. Procedendo troviamo la parte asiatica. Più piccola rispetto alle altre, è organizzata intorno a un'isola centrale composta da quattro vetrine di grandi dimensioni che presentano alcuni suggestivi costumi popolari. Questa ricca serie di manufatti illustra la diversità culturale del continente, ma anche della vita sociale, dell'arte e del suo simbolismo e degli stili di abbigliamento sia passato che presente. La zona più ampia è quella dedicata al continente africano. Con dettagliate divisioni, dispone di tantissimi manufatti, mobili, tappeti, vasi in legno, ceramiche e gioielli ognuno con accurate didascalie. La collezione, donata da Pierre Harter (1928-1991), medico e specialista nelle arti del Camerun, è un prezioso contributo al patrimonio del museo, al quale è stato assegnato un posto molto speciale all'interno delle sue mura. L'eredità comprende una cinquantina di articoli - maschere e sculture - molte delle quali sono veramente eccezionali. Per finire si giunge alle Americhe; qui il percorso offre la possibilità di vedere le trasformazioni avvenute nel tempo dalle diverse arti. Una zona ricca di colori ospita l'arte dei nativi, fatta con piume di uccelli sgargianti. Nella parte precolombiana invece troviamo sculture di piccole dimensioni a forma di animale o antropomorfe. Il museo racchiude una raccolta di diecimila strumenti musicali, conservati in una torre di vetro che lo attraversa su quattro livelli, si offrono alla vista del pubblico fin dall'arrivo nell'atrio d’accoglienza. Una volta visitato il museo ci si può recare al book shop che è ben fornito, ma per affrontare studi più approfonditi ci si può iscrivere gratuitamente alla biblioteca e mediateca, all'ultimo piano del museo, da cui si ha anche una meravigliosa vista su Parigi. Per una sosta al termine della visita ci si può rilassare nel bar, accolti nello splendido e tranquillo giardino dalla ricca vegetazione, dove la fusione con la natura e l’arte è totale.
PER VISUALIZZARE LE MIE FOTOGRAFIE CLICCATE QUI, http://www.quaibranly.fr/
tu guardi dentro l'obbiettivo, se negli occhi della modella non c'è niente vedi il fondale
Giovanni Gastel
GLI ORACOLI DEL TOPOLINO
Già dalle popolazioni antiche l'uomo ha cercato di scoprire cosa gli riservava il futuro. Usando i metodi più svariati, dalla lettura delle stelle, ai tarocchi, fino alla lettura di interiora di animali. Il futuro è sempre stato una delle grandi angosce dell'uomo. Un metodo del tutto unico e curioso è quello dei Baulè in Costa d'Avorio. I Baulè rappresentano il 23% di tutta la popolazione della Costa d'Avorio. Il loro nome, come la loro origine, sono pervasi di leggenda. I Baulè, scappando dalla guerra in Ghana, il loro paese d'origine, si ritrovano vicino a un fiume dove, la regina, decide di sacrificare il proprio figlio come rito propiziatorio. Come ricompensa gli ippopotami formarono un ponte coi propri corpi in modo che i Baulè potessero attraversarlo. Una volta salva, la regina sconvolta riuscì a dire solo una parola: ''bauli'' che significa ''il bambino è morto''. Da questo lamento deriverebbe il loro nome. Come in quasi tutta l'arte africana, anche quella Baulè è collegata alla religione; tipico è l'uso del legno scurito e della terracotta. I soggetti sono altrettanto usuali, come animali, persone e simboli di fecondità. Inusuale è invece il loro modo di voler interpretare il futuro, realizzando particolari vasi in legno, destinati alla divinazione. I recipienti erano divisi all'interno in due piani distinti, con realizzazione di un divisorio, sempre in legno, dotato di un buco. Al piano inferiore si poneva un topo a digiuno. Questa parte del vaso si presenta con le pareti forate, a listarelle o mezzelune, per permettere al topo di respirare. Nel piano superiore, arrivato il momento propizio, si mettevano bastoncini, fagioli, riso, aculei di porcospino e una tartaruga. Il topo, guadagnata attraverso il foro, la parte superiore, si cibava, mettendo in disordine i bastoncini. A quel punto l'indovino doveva studiarne la disposizione per rispondere alle domande del cliente. I Baulè credevano che i topi potessero parlare con la dea della terra e con il mondo sotterraneo, popolato da antenati che partecipavano quindi alla divinazione, comunicando il futuro. Questa pratica veniva ripagata con vino di palma o cibo. Esteriormente, in queste opere si possono riconoscere i tratti tipici che segnano le arti primitive, il contenitore ha usualmente decorazioni a fasce, con forme geometriche che spesso prendono gran parte della superficie del vaso. In alcuni casi si possono osservare bassorilievi di animali con lineamenti marcati da linee continue. La maggior parte di questi recipienti ha applicata una scultura a tuttotondo, che occupa gran parte dell'esterno. Il soggetto, rappresentato nella maggior parte delle volte seduto, coi gomiti poggiati sulle ginocchia, è raffigurato con lo sguardo rivolto verso l'esterno, come fosse nell'atto di attendere preoccupato il risultato della divinazione. La postura evoca quella dei dignitari e si ipotizza che possano essere ritratti i visi dei clienti stessi. Il volto, di forma ovoidale, rimante più grande rispetto al corpo. Il soggetto è scolpito dando una forte predominanza alla curva degli occhi e all'arcata sopraccigliare e molta importanza alle forme geometriche sopra al capo, da cui parte la capigliatura. Queste opere racchiudono nelle loro forme primitive, di grande espressività, tutto il fascino di una delle arti più antiche del nostro pianeta.
”Il guaio stava nel problema dell’idealizzazione: se si ritraevano i poveri come dei miseri, essi potevano di certo destare pietà ma non suggerivano l’idea di essere anche capaci di cambiare il mondo con la loro forza, o almeno di proporre alla società esistente un’alternativa migliore. Se invece li si idealizzava - come volevano molti critici radicali - finivano per assomigliare al più che accettabile cliché del gaio o virtuoso contadino.”
Francis Haskell, ARTE E LINGUAGGIO DELLA POLITICA, S. P. E. S., Firenze, 1978, capitolo II ”Da Courbet Al ”Che”” pag. 22