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@senzapara
“La mia vita s’affatica invano affamata. Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.”
— Pablo Neruda
《Credo nel maschile sacro.
Condivisioni tra amici.
Credo agli uomini sensibili e gentili.
Credo agli uomini che si guariscono e che aiutano gli altri a guarire.
Credo agli uomini mistici che si conoscono da soli.
Credo a questi uomini addormentati e malati che vogliono vedere la luce e che a volte riescono a vederla.
Credo agli uomini la cui ambizione più alta è la semplice felicità.
Credo agli uomini che cercano con temperanza la pace dentro.
Credo agli uomini che si ribellano di fronte al sistema, perché sanno che non è mai stato sano.
Credo agli uomini poeti, maghi, scrittori, saggi, insegnanti, musicisti e artisti.
Credo agli uomini consapevoli che sanno di aver perso tanto con il patriarcato.
Credo agli uomini che amano ballare e cantare e che fanno della vita una festa.
Credo agli uomini che amano il loro bambino interiore ferito, che lo ascoltano.
Credo agli uomini che si rifiutano di essere schiavi della propria ferita e che nonostante il dolore la puliscono e la guariscono pazientemente, con amore e coraggio.
Credo agli uomini che vengono dalle stelle e che si ricordano la potenza delle loro ali, del potere delle loro mani e del potere del loro cuore.
Credo agli uomini che conoscono la loro intuizione e la usano come una bussola.
Credo agli uomini liberi che condividono la loro libertà perché non conoscono altro modo di vivere.
Credo agli uomini protettori dell'energia femminile, che sanno leggere lo sguardo della loro amata e che non vogliono cambiarla ma semplicemente accompagnarla amorevolmente sulla sua strada.
Credo agli uomini completi che non hanno bisogno di nulla perché sanno che sono tutto.
Credo agli uomini allo spirito del fuoco, che scorrono come l'acqua quando percorrono la terra femminile e che accarezzano come il vento, quando amano senza fretta.
Credo agli uomini che, attraverso altri occhi, si vedono se stessi ed è per questo che amano e rispettano ogni creatura che esiste sulla terra.
Credo agli uomini perfettamente imperfetti, perché è in questa imperfezione che risiede la loro bellezza.
Credo agli uomini sensibili che sanno ricevere e dare amore in equilibrio, che ascoltano e parlano anche, quelli che vivono e che lasciano vivere.
Credo agli uomini che vivono la sessualità come un atto sacro, perché sanno che è un dono meraviglioso da dove possono creare l'alchimia più pura e inimmaginabile.
Credo agli uomini che hanno sentimenti chiari, che sono accessibili e che sono presenti in se stessi e per gli altri.
Credo agli uomini che camminano a piedi nudi e con poco bagaglio.
Credo agli uomini teneri e selvaggi allo stesso tempo, che non sono stati addomesticati.
Credo agli uomini magi che abbelliscono tutto sul loro passaggio, la cui vita è un'arte e che incantano con la loro presenza.
Credo al maschile sacro e a tutta la divinità che hai sempre indossato.》
*Rishima*
Grazie Marco Sarven Ranzani
Prima di andare via, volevo dirti una cosa. Ecco, volevo… lasciarti le istruzioni, i consigli per essere felice. Riguardano la donna che amerai dopo di me. Sceglila completamente diversa. Scegline una che non si imbarazza ai complimenti. E non dirle le solite cose, “sei bella”, “hai un sorriso fantastico”, “che occhi meravigliosi”. Dille che ami il suo modo di pensare. Dille che il suo passato l’ha resa fantastica. Dille che i suoi capelli riflettono la luce del sole e i suoi occhi la luminosità delle stelle. Dille che adori le sue opinioni su qualsiasi cosa, che grazie a lei vedi tutto da una nuova prospettiva. Dille che sei orgoglioso di lei. Ti prego, scegline una che legge, ma non come me, ok? Non una che non riesce a stare senza un libro in borsa, che odia i rumori forti. Scegline una che non si nega un giro in libreria, ma che non si preoccupa per una serata in un locale con i tacchi alti e il trucco pesante. Scegline una sicura di sé, una che non diventa triste se le neghi una parola d’amore. Scegline una che ti dice quello che non funziona tra di voi. In questo davvero sono categorica: scegline una così. Lo sai quanto era difficile, con me. Che non volevo farti stare male e allora tenevo i nostri problemi per me e tu mi chiedevi cosa non andasse e io mi arrabbiavo e ti punivo con i miei silenzi e con le mie lacrime. Scegline una che non ti ricordi mai me, neanche per un istante. Ti prego, scegline una che non ti faccia ripensare mai a noi e ai nostri sbagli, ai nostri abbracci sempre troppo stretti, ai nostri baci sempre troppo bisognosi, alle cene bruciate e ai pranzi saltati perché troppo impegnati a fare l’amore. Scegline una che ti ami e amala. Ti prego, amala come non sei riuscito ad amare me. Per favore. Portale dei fiori, apri la portiera della macchina, offri una cena. Portala al mare, alle mostre, a vedere le stelle, portala in qualsiasi posto voglia andare e falle delle foto. Fotografala, per favore, mentre si pettina, mentre si mette le scarpe, mentre cucina, mentre si veste; fotografala quando la mattina è in disordine con il pigiama e gli occhi assonnati, quando si mette il rossetto, quando sorride. Abbracciala quando la senti distante, non lasciarla da sola in quei momenti, a lei basta un tuo abbraccio per sapere che ci sei. Tienila stretta a te dopo aver fatto l’amore, non dare mai per scontata la sua presenza. Falle delle sorprese. Vai a prenderla al lavoro, dille che la ami, aiutala a realizzare i suoi sogni, lei ti permetterà di farne parte. Ti prego, donale tutto l’amore che non hai dato a me. Rendila felice. Asciugale le lacrime e non permettere mai che pianga per te. Cerca di essere in tutti i suoi sorrisi. Amala tutti i giorni, a tutte le ore, amala sapendo che se non lo facessi potresti perderla, amala sentendoti male al pensiero di perderla. Amala come non hai amato me. Non fare con lei gli stessi sbagli, ti prego. Non lasciarla andare via.
““Ci si domanda spesso “ cosa farò senza di lui ? “ e ci si sente perse ma io a questa domanda ho una risposta perfettamente dettagliata. Innanzitutto il mio orgoglio mi permetterà di restare in piedi. Testa alta, sguardo affilato. Non farò più nessun discorso patetico, ho compreso che non c’è nessuna parola magica che possa convincere una persona che non ti ama più ad amarti, anzi, mentre gli dirai che lui è tutto per te sarà proprio quella la frase che lo convincerà che non vuole te. Quindi resterò impassibile , andrò via senza nessuna parola come se non me ne importasse nulla. Voglio essere ricordata così, con il dubbio se ti volessi bene oppure no. I dubbi rimangono per sempre. Una notte ci penserai, guarderai la parte vuota di letto e io ti assicuro che mi penserai. Spero anche di essere vestita bene quel giorno , con il mio solito trucco marcato e che avrai un po’ di esitazione a lasciare una come me. Perché sì, ho imparato a non sminuirmi a non pensare che la persona con cui sto insieme mi faccia un favore quasi fossi un peso morto. Ricordo sempre che ho scelto un uomo tra tanti altri uomini, e mai perchè ” mi sopporta / è l’unico a volermi bene / mi sento sola ” . E se quel qualcuno che ho scelto andrà via io tornerò alla mia vita. Cosa farò senza di lui ? Tornerò ai miei fine settimana noiosi, su questo non c’è dubbio. Piangerò anche. In tv trasmetteranno i film visti insieme e io sarò presa dalla nostalgia. Vorrò mandargli un messaggio ma non lo farò. Mi metterò a scrivere ma non a lui, scriverò per me. Se mi lascerà non è vero che non saprò cosa fare, mi creerò degli impegni. La vita andrà avanti , starò lavorando o cercherò lavoro, a questa età non puoi dire che non hai voglia di andare a scuola perché hai il cuore spezzato , ti devi alzare e cercare la tua autonomia , metti in borsa con te degli occhiali da sole grossi e stai in mezzo alla gente come se non fosse capitato nulla. Succede, mi dirò. E’ già successo e si va avanti lo stesso. Se mi lascerà il giorno dopo sarò ancora bella . Se mi lascerà leggerò le frasi che ho sottolineato dei libri che mi hanno sempre aiutato dopo le storie finite, se mi lascerà respirerò ancora, se mi lascerà avrò più tempo per altre cose da fare. Nulla di troppo poetico quindi. “ Cosa faresti se ti lasciasse ? “ Cancellerei il suo numero e i suoi messaggi. Tutto qua. La gente la fa troppo melodrammatica. La gente dice che ne morirebbe ma poi il giorno dopo sono ancora lì . La gente dice che non s’innamorerà più e poi s’innamora di nuovo. La gente poi di questa epoca cambia status in “single “ a “ fidanzati ufficialmente “ con una facilità incredibile. Alla gente piace solo dire frasi romantiche a cui non credono, ma io non ho mai agognato a fare la persona sensibile e quindi vi dirò che senza di lui che l’indomani mi alzerò alle otto del mattino e farò quello che faccio ora, solo che alla sera non potrò raccontarlo a nessuno e quello sì mi mancherà ma un giorno non ne sentirò più la nostalgia. Funziona così anche se per tutti all’inizio sembra impossibile. Funziona che una sera ti addormenti perchè hai sonno e non perchè hai pianto troppo. Funziona che un giorno incontri altri occhi ma sarai ancora troppo innamorata dei ricordi e lascerai perdere ma poi qualcuno dirà qualcosa di talmente interessante che rincomincerai ad ascoltare e innamorarti di nuovo. Funziona che se ti lascia tu vivi lo stesso. Forse la vera domanda che mi lascerebbe spiazzata sarebbe ” e se con lui durasse ? ” ecco , a questa non saprei rispondere, perchè ormai sono così abituata a figurarmi da sola che non ne ho la più pallida idea. ””
— Deborah Simeone (via pal3–as-fuck)
Funziona cazzo
Mi ricordo che quando ero ritornata da poco con il mio ex, avevo espresso il desiderio che la sera stessa volevo che mi tornasse a dire ti amo, e indovinate cosa mi ha tornato a dire dopo tanto tempo quella sera stessa? Mi ha detto ti amo…non so se sia una coincidenza o doveva andare così a prescindere, ma si è sempre avverato quasi tutto quello che chiedevo quindi non arrendetevi mai ragazze/i, non arrendetevi mai, credete in ciò che volete e in ciò che amate e lo avrete perché l’amore e le persone buone e che hanno dato tanto amore per gli altri vincono su tutto.
Dio si avvera sempre ogni volta qualsiasi cosa chiedo
speriamo
perchè solo a me non funziona..?!
4 yeeh.
Ragazzi ha funzionato dinuovo e funziona sempre
ma vaffanculo tutti.
dio mio, mi sono resa conto solo ora che ho rebloggato due volte questo post desiderando due cose diverse ed entrambe si sono realizzate. non so se sia solo una coincidenza, ma diamine io voglio crederci.
Ti prego. Dimmi che non è finita.
Voglio.
La sfera di interesse. Raccoglie al suo interno tutto ciò per cui hai un qualche interesse o preoccupazione, ma su cui hai zero controllo, o comunque un controllo limitato.
La sfera di influenza. Include tutto ciò e tutti coloro su cui puoi avere un impatto diretto, ma comunque non puoi controllare al 100%.
La sfera di controllo. Comprende ciò su cui hai pieno controllo, ovvero: le tue decisioni e le conseguenti azioni.
Tutti i pensieri che riguardano temi al di fuori della tua sfera di controllo e della tua sfera di influenza sono seghe mentali. Per liberartene devi essenzialmente spostare la tua attenzione dalla sfera esterna a quelle più interne.
(via Le 3 seghe mentali che devi smettere di farti | EfficaceMente)
Curœ leves loquuntur, ingentes stupent.
Montaigne, I saggi, Capitolo II “Della tristezza”
(trad. Le preoccupazioni lievi parlano, quelle gravi tacciono)
Passo Pordoi / Pordoijoch by Sandro Bisaro
Tu sei la mia torcia. La mia costante rinascita. Sei l'inizio e la fine, della pace e della guerra. Sei l'occidente per i migranti senza futuro.
l'amore funziona così: non funziona.
vi mettete insieme e cominciate una serie di aggiustamenti infiniti l'uno con e per l'altro, e andate avanti finché sentite che la persona che avete a fianco vale tutta la fatica fatta, incrociando le dita perché lei pensi lo stesso di voi.
se avete culo e olio di gomito, può anche durare fino ai capelli bianchi e ai bastoni da passeggio.
i rapporti di coppia sono televisioni di prima del digitale terrestre, senza filo, da regolare con l'antennina portatile. se ci tieni a guardare il programma te lo godi quando si vede bene, e alzi il culo dal divano (a turno o insieme) quando c'è da sacramentare con l'antenna.
Orgoglio.
E’ curioso, ma la parola orgoglio ha conservato un’affinità etimologica con la parola rigoglìo: Immaginiamo la nostra pianta preferita nel suo momento di massima espansione, quando si ricopre di germogli nuovi e di foglie brillanti, quando sembra crescere a vista d’occhio e sviluppa i suoi rami e le fronde in un tripudio di vitalità: questa è una pianta rigogliosa che si appropria dello spazio per crescere. Ora, proviamo a pensare ad una persona orgogliosa e cerchiamo di capire cosa abbia un comune con la nostra pianta. Come questa, la persona orgogliosa si impone allo sguardo e mostra la sua forza; non riusciamo ad immaginarla seduta, ma in piedi, con il petto in evidenza e il mento un po’ sollevato: una persona orgogliosa non abbassa lo sguardo e non si ritira davanti a quello degli altri: un po’ come la pianta, solo che, a differenza del vegetale, l’uomo o la donna in questione, hanno una mappa di rappresentazioni mentali, una consapevolezza della propria esistenza e la facoltà di parola. Ecco, adesso davanti a noi ci sono una pianta e un essere umano. Entrambi rigogliosi e inorgogliti. Ma l’uomo è innamorato, la pianta no.A mio parere, dove c’è qualcosa che possiamo definire “orgoglio”, è molto difficile che sia presente anche l’amore. Ma cerchiamo di chiarire l’uso che qui si vuole fare dei due concetti chiamati in causa. L’orgoglio è quell’atteggiamento per cui l’individuo avverte di trovarsi ad un livello più alto rispetto agli altri in quanto si ritiene migliore in relazione a qualcosa; chi prova orgoglio si sente importante, crede di dover mostrare qualità personali ritenute positive, spesso nutre un sentimento di rivalsa e rivendicazione. A queste sensazioni può aggiungersi il desiderio di riparare ad una ferita ricevuta e uno stato d’animo che potremmo associare ad una fierezza venata di arroganza e malcelato disprezzo. L’orgoglio non è da confondersi con la dignità e l’amore di sé.Cosa succede, allora, quando l’orgoglio emerge all’interno di una relazione d’amore? In che modo l’orgoglio e l’amore possono sistemarsi tra i due soggetti coinvolti emotivamente? Poniamo il caso che tra i due amanti avvenga una lite(O per esempio si allontanino e non sentirsi per giorni) e che uno dei due si senta offeso, tradito, sminuito, ferito. Immaginiamo che in lui, o lei, nasca un moto d’orgoglio: quale situazione si verrebbe a creare? Pressappoco questa, volendo essere realistici: il partner che ha ricevuto il colpo reagirebbe con un movimento di chiusura o di attacco finalizzati a difendere la propria identità, la propria immagine; utilizzerebbe l’orgoglio per preservare la sua struttura psichica e non cedere alla sofferenza del danno ricevuto. Perché una persona sceglie di adoperare lì orgoglio come risposta ad un conflitto? Perché si sente frantumato sotto il colpo dell’offesa e, proprio in quel momento, rinforza le difese e innalza barriere per difendere l’integrità e contenere la paura della solitudine. Ma chi stabilisce che l’atto compiuto dal partner sia stato concepito intenzionalmente come un’offesa gratuita, e non sia, invece, il frutto di un equivoco o il riflesso di un disagio personale che nulla a che vedere con la presenza dell’altro? Semplificando: chi dice che l’offesa è veramente tale, così come l’intenzione di danneggiare? E se fosse tutta una percezione falsata della realtà? Se fosse un errore di interpretazione? L’orgoglio avrebbe peggiorato, forse irrimediabilmente, la situazione.Si profila, da questa prospettiva, un problema comunicativo che potrebbe essere risolto cercando un contatto più profondo e libero da condizionamenti narcisistici e solipsistici. Erich Fromm sosteneva che dove impera il narcisismo è impossibile per l’amore albergare. E l’orgoglio è una forma di narcisismo, se stiamo attenti a non confonderlo con la dignità intesa come rispetto e genuino amore di sé. Se il narcisismo è quel tratto caratteriale per cui, riflesso nello specchio d’acqua, non ci si accorge dei pesci che nuotano sotto la superficie, ma si rimane imprigionati nella contemplazione estasiata della propria immagine, allora l’orgoglio è una modalità di espressione di questo narcisismo secondo la quale diventa più importante difendere la mia identità piuttosto che sentire e comprendere le ragioni dell’altro. Quando l’orgoglio prende il sopravvento, l’altro scompare perché la paura di perdere l’equilibrio psichico, così faticosamente costruito negli anni intorno al concetto di io, è troppo intensa per lasciare il posto al confronto e all’incontro: cosa ne sarebbe di me se le difese crollassero? A cosa potrei appigliarmi per non cadere nel vortice del vuoto?Se diventassimo capaci di creare, anche solo per un attimo, questo spazio dentro di noi, la realtà percepita rifletterebbe una luce assolutamente nuova: non sarebbe più una produzione arbitraria della mia mente, ma avrebbe un colore tutto suo e un’autonomia, cioè una legge propria.Quando utilizziamo la parola “amore” dobbiamo essere cauti: che cosa intendiamo esprimere? Nella maggior parte dei casi noi tutti siamo abituati a riferirci all’amore romantico, l’amore come malattia identificato con la passione, con il desiderio per l’oggetto amato, con il coinvolgimento completo dell’amante, a cui fanno da corollario espressioni come il senso di possesso, l’esclusività, l’attaccamento, l’annullamento nell’altro. Ma in questo processo, l’altro, il polo della nostra attrazione, dove va a finire? Che cosa diventa mentre noi diamo sfogo a tutto il nostro immaginario culturale costruendo ad arte l’oggetto dei nostri desideri? Se ci va bene, l’altro emerge ogni tanto tra le pieghe del tessuto, nei momenti in cui la nostra mente riesce a sfuggire all’identificazione con il concetto di amore interiorizzato. M. Buber diceva che l’incontro avviene solo nel momento in cui l’altro cessa di essere per noi uno strumento. E se l’altro diventa lo strumento per inscenare la mia personale rappresentazione dell’amore, l’incontro autentico resterà una terra sconosciuta.Cosa deve accadere, allora, per rompere l’incantesimo di Narciso e vedere me stesso e l’altro senza veli? L’amore non è una malattia che fa perdere il senno, come al paladino Orlando del poema di Ariosto; non è una tensione disperata verso un oggetto irraggiungibile, come succede alle eroine romantiche dell’Ottocento; e non è neanche il tormento di Catullo che anela senza successo all’amore di una donna che quasi lo ignora; meno che mai è l’amore divinizzato della poesia cortese medioevale in cui la donna è rappresentata come un angelo incontaminato. Questo genere di rappresentazioni dell’amore sono parte integrante della nostra cultura e si sono sedimentate, pian piano, lungo il processo di costruzione di significato che la mente di ognuno compie. Non è facile sradicare tali associazioni semantiche e valoriali, le idee su cui si fonda uno schema mentale condizionano fortemente le nostre emozioni e l’evolevere dei nostri sentimenti.L’amore è uno stato di apertura psicofisica, in cui l’energia vitale scorre liberamente e incontra un altro campo energetico affine con cui entra in sintonia: è come l’armonia musicale che produce piacere, benessere, gioia. Può dare luogo ad una profonda intimità in cui si sperimenta una sensazione di fusione con l’altro, una caduta dei confini e la perdita e lo scioglimento della propria identità in quella dell’amato secondo un movimento reciproco e fecondo di scambio energetico, esattamente come avviene durante l’unione sessuale. Se l’amore è questo fluire di energie psichiche e corporee, appare evidente che non c’è posto per la storia e l’importanza personale, né per il possesso o il sospetto. L’amore è incontrare l’altro nella fiducia e nella libertà, nello scambio comunicativo, nel desiderio senza possesso e nella gioia del cuore e dei sensi che festeggiano il libero fluire della vita. Sulla base di queste premesse è forse possibile provare a costruire, passo dopo passo, un cammino a due, ognuno lungo la propria strada.Le persone che definiamo orgogliose sono coloro che hanno piena fiducia nelle proprie capacità e possibilità; tuttavia avere un livello di autostima troppo elevato e, di conseguenza, essere pieni di orgoglio, può sfociare in un senso di superiorità nei confronti degli altri, che nel tempo può rendere sgradevoli le persone.L’orgoglio però non è necessariamente negativo, anzi, talvolta è sano e utile alla nostra vita, soprattutto quando nasce dalla obbiettiva consapevolezza delle proprie capacità, del traguardi raggiunti e dei successi che abbiamo riportato fino a quel momento. In questo caso si tratta allora di quell’orgoglio positivo, che serve a farci avere una corretta autostima e che deve essere rinvigorito e alimentato, perché ci consente di vivere in armonia con noi stessi. L'orgoglio sano fa tenere i piedi ben saldi a terra e imparare ad averlo può aiutare chi è troppo ipercritico con se stesso a riconoscere le proprie capacità e a intraprendere la strada che più si desidera.Troppo orgoglio=superbia.Ma quando l'orgoglio si può trasformare in superbia? Sicuramente quando una persona si vanterà eccessivamente di sé, delle proprie capacità e dei risultati raggiunti.Quando le persone sono eccessivamente orgogliose generano errori e diventano presuntuose, con la conseguenza che rimarranno sole e isolate.da un lato, come abbiamo visto, un po’ di orgoglio aiuta a farsi valere, essere eccessivamente orgogliosi porta a scontri e incomprensioni e soprattutto non aiuta nelle relazioni.Bisognerebbe imparare a mettere il proprio orgoglio in secondo piano di fronte alle situazioni in cui ci si trova a condividere qualcosa con qualcun altro di cui abbiamo stima e ammirazione e quando crediamo e diamo valore al progetto che si sta condividendo. In questi casi mettere da parte il proprio orgoglio non significa avere scarsa fiducia e autostima nelle proprie convinzioni, ma significa dare importanza all'altra persona e a ciò che in quel momento si è deciso di costruire, sia che si tratti di vita privata o di lavoro.Se invece questa sintonia non c'è e se non c'è la stessa intensità di coinvolgimento nel progetto che si sta condividendo, allora possiamo anche rimanere sulle nostre posizioni e non scendere a compromessi.Sicuramente avvicinarsi all'altro, chiedere scusa e non essere troppo orgogliosi è anche sinonimo di intelligenza.
-Zpak
La storia della pulce
Un gruppo di ricercatori ha formulato questa domanda: “si può ammaestrare una pulce?” Così presero una pulce e la misero in un barattolo, chiudendolo. Questa pulce dapprincipio continuò a fare i salti che sempre faceva, ma così facendo pigliava un sacco di capocciate contro il tappo. Quando capì questo, modulò il salto in modo da non andarci più a sbattere contro. A questo punto anche togliendo il tappo la pulce rimaneva nel barattolo.
“Abbiamo ammaestrato la pulce” dissero i ricercatori, “possiamo a questo punto disammaestrarla?” Presero quel barattolo con la pulce, tolsero il tappo e lo misero sopra una fonte di calore. A questo punto la pulce aveva due problemi: uno reale (se non saltava si scottava) e uno immaginario (il tappo) Salta che ti risalta alla fine si sbaglia e fa un salto più in alto. Inutile dire che al salto successivo la pulce esce dal barattolo.
“Abbiamo disammaestrato la pulce” dissero i ricercatori, “possiamo riammaestrarla di nuovo?” E ripresero sta povera pulce e la rimisero dentro un barattolo chiuso. E lei riprese piano piano a modulare il salto.
“Abbiamo riammaestrato la pulce” E invece no, perché dopo un po’ si accorsero che la pulce ogni tot di salti ne faceva uno più alto, mettendo in preventivo che forse avrebbe preso la testata, ma se fosse andata bene avrebbe potuto andarsene da quel cavolo di barattolo e trovare il primo cane che passava di lì.
Morale della favola: perché la pulce che è un cosino stupidissimo fa questa cosa, mentre tante persone hanno sempre paura di prendere la testata e non provano mai? Tanta gente infatti si fissa su dei limiti che non sono reali, o almeno che non lo sono più, e non provano mai a superarli perché si fanno una domanda: “e se poi va male?” Molto meglio invece sarebbe chiedersi, per qualsiasi tipo di occasione: “e se poi va bene?”
Cara Amara, la nostra casa dà sulla Schulerstrasse. Al pianterreno c'è un orologiaio dove io mi fermo sempre nell'uscire e nell'entrare. Tutti gli orologi segnano la stessa ora. Non è strano? Anche gli orologi che portano stampigliati i nomi delle città più lontane indicano la stessa ora: Shanghai, Tokyo, New York insieme dicono che sono le tre del pomeriggio. Che ore saranno al tuo orologio? E che ore saranno nella tua testa dove io non ci sono? Le ore ballano, lo sai, come nella Gioconda di Ponchielli che ho visto con Mutti alla Pergola di Firenze l'anno scorso. La danza delle ore: non mi aspettavo di vedere delle ballerine che entravano tenendosi per mano. Poi costruivano un cerchio e in mezzo si infilavano dei ragazzi vestiti di nero che mimavano il movimento lento e uguale delle lancette. Le mie ore sono ferme a Firenze. Dovrei tornare a prenderle, perché qui ci sono altre ore che non riconosco. Ore che non sono fatte di minuti ma di balzi e strani ritorni indietro. Perché non sei qui con me?
Il treno dell'ultima notte, Dacia Maraini (via blucomelamarea)
Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio/ E occhi bendati. - Il conforto
In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l'altro nell'abisso.
Paulo Coelho, Undici minuti (via benedettadaunamaledizione)
Leggo storie perché cerco la mia.