No, non è più l'età dei preservativi accanto al letto.
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@taedium-vitae
No, non è più l'età dei preservativi accanto al letto.
ross-nekochan ha rebloggato il tuo post:Tanto lo so che ci siete
Ammetto di essere poco informata, ergo domando: quali sono i buoni motivi per votare “no”?
Un buon riassunto l’ha fatto Marco Cattaneo qui su facebook, ma forse Simone Quaranta è più esplicito:
REFERENDUM NO TRIV
Ho più volte rimarcato che tutta la questione sia una speculazione demagogica , fuorviante e perniciosa….Un po’ di corretta informazione al di fuori di slogan e demagogia pare doverosa e necessario per aiutare a far riflettere e comprendere:
1 - il referendum non deciderà nulla sulle nuove “trivelle” (in realtà correttamente s'intede per nuove perforazioni) ma riguarda la durata delle concessioni già in essere,e relative ad aree in mare aperto e comunque entro le 12 miglia dalla costa dove ci sono già piattaforme di estrazione di gas metano in alcuni casi da più di 30 anni.
2 -il referendum, qualora si raggiungesse il quorum, andrebbe a determinare la cessazione immediata delle attività di estrazione alla scadenza delle concessioni, tipicamente di durata trentennale, anche qualora sotto ci sia rimasto ancora un ingente quantitativo di gas metano.
3 - in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all'altro rinunciando a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale (gas metano stiamo parlando e non petrolio). Non potendo da un giorno all'altro sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale (navi gassiere e petroliere) nei nostri mari, alla faccia dello spirito ambientalista che anima i comitati promotori e con sostanzioso impatto sulla nostra bolletta energetica.
4 - il referendum non fermerà le “trivelle” nelle tremiti, non ci sono e mai ci saranno trivelle nelle tremiti. Si trattava di un permesso di prospezione e studio, ben oltre le 12 miglia dalle tremiti e comunque non più in vigore vista la rinuncia della compagnia interessata.
5 - il referendum non fermerà la “petrolizzazione” dell'Italia come qualcuno vuole far credere, riguarda infatti le aree marine entro le 12 miglia dalla costa dove geologicamente si sono accumulati solo giacimenti di gas metano, quello che, ricordate, ci da una mano, perché tra i combustibili fossili quello meno inquinante e recentemente riconosciuto dall'unione europea il BRIDGE ovvero quello che ci porterà avanti nella transizione verso le rinnovabili per i prossimi 30 anni. Quindi non sarebbe uno STOP al petrolio, che in Italia viene estratto quasi esclusivamente a terra, in Basilicata, ma uno stop al gas, ovvero a quella fonte energetica pulita la cui introduzione ha portato storicamente alla riduzione dell'uso del carbone.
6 - Le trivelle (impianti di perforazione) non uccidono il turismo. La maggiore concentrazione di piattaforme in Italia si ha davanti alla riviera romagnola che storicamente è anche la zona con maggiori presenze turistiche; estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo dagli anni 60 ad oggi. Viceversa regioni senza" trivelle" e che si preoccupano tanto delle “trivelle” hanno spiagge fatiscenti, depuratori non funzionanti e discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali. Farebbero bene a preoccuparsi di quello.
7 - L'estrazione di gas dal mare adriatico non provoca terremoti, c'è un rapporto ufficiale ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambiente) che lo certifica. Chiunque afferma diversamente afferma il falso e non conosce la geologia del mare adriatico. Infatti nel nostro mare i sedimenti, sabbie ed argille, in seguito all'estrazione del gas, si deformano plasticamente, e la deformazione plastica è l'esatto opposto dei meccanismi di rottura dei terremoti.
In tal caso sarebbe utile farsi spiegare cosa è una zona “Mineralizzata a Gas”; tutti si aspettano grandi caverne..in realtà si tratta di rocce calcaree nella cui porosità è intrappolato i gas (stesso dicasi per il petrolio)
8 - Un esito positivo del referendum avrebbe impatto devastante sull'economia di alcune regioni, nella sola emilia romagna 6000 persone perderebbero il lavoro in 2 anni.
9 - Tutti vogliamo un mondo più pulito, le rinnovabili sono il futuro, non ancora il presente, occorre un congruo periodo di transizione perché affondare il sistema gas oggi senza avere ancora una valida alternativa non è intelligente né da un punto di vista economico né per la tutela dell'ambiente.
Persone di cui diffidare: - quelli che non fanno vedere il loro ultimo accesso su whatsapp.
- quelli che non sanno accettare il fatto che qualcuno possa scrivere ad altre persone o rispondere ben dopo aver letto.
The Revenant, di Alejandro González Iñárritu (2016)
Dakota, 18xx: una spedizione di trapper viene attaccata da indiani Ree, e riescono a sfuggire per il rotto della cuffia, perdendo comunque moltissimi uomini. La loro guida, il trapper Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), li guida verso il forte, con gli indiani alle spalle. Durante una avanscoperta, viene attaccato e quasi ucciso da un orso grizzly. Il resto della brigata sarà costretto a lasciarlo indietro [SPOILER in mezzo], e Glass dovrà cavarsela da solo, senza forze, senza cibo e senza armi, per tornare alla civiltà. Spoiler così presto nel film? Sì, perché in The Revenant il plot, il soggetto o i dialoghi non la fanno da padrone. Abituati (bene o male, non sta a me deciderlo) a valutare un film per quello che succede o viene detto in un film, bisogna quindi andarci con i piedi di piombo per valutare l'ultimo lavoro di Iñárritu.
Il regista in questa pellicola, sotto forma di scritto, ci lascia poco: abbiamo pochi personaggi, alcuni subito dimenticabili, e ben pochi dialoghi.Quello che parlerà di più, perché è sicuramente il più loquace, è “l'antagonista” Fitzegerald, interpretato da Tom Hardy, che deve sicuramente la sua loquacità al fatto che ha bisogno di specificare perché ce l'ha così tanto con i tree niggers. Con il protagonista, DiCaprio per l'appunto, Iñárritu ha deciso che sarebbero state le immagini a raccontare. E così ha fatto.
The Revenant è un viaggio nella natura più selvaggia e inospitale, ma per questo anche la più incontaminata e quindi bellissima: una natura sicuramente spietata, e che non lascia scampo a chi non ha le forze per opporvisi. Il personaggio di Glass naviga attraverso tutte queste situazioni, nella sofferenza più totale, e senza nessun conforto: quello che lo spinge a sopravvivere non è la volontà di rivedere i suoi cari, ma la rabbia della vendetta, una vendetta primordiale che riesce solo a causare altro odio. Come alla fine si ripete nel film: “Ognuno di noi è un selvaggio.”
La fotografia è la vera bellezza di questo film: sappiamo già che quel pazzo di Iñárritu faceva girare queste scene dopo ore di viaggio, per arrivare nei territori più incontaminati del Canada e dell'Argentina, magari solo per 90 minuti di girato (che poi, tagliati e montati, potevano diventare poco più di 5/10 minuti!); ha fatto recitare i suoi attori nel freddo e nel gelo, invece che al sicuro di fronte a un green screen, ma il risultato si vede ed eccome.
Eppure è proprio in questo che Iñárritu fallisce questa volta: non ha prodotto qualcosa di universalmente recepibile, lasciando invece ognuno di voi, mentre guarda la pellicola, nel trovare la propria strada. The Revenant è un film freddo, quasi naturalistico nelle sue riprese e nei suoi avvenimenti, distaccato a tal punto da risultare glaciale. Eppure, una volta trovata la strada verso il suo significato, un significato naturalmente diverso per ognuno di noi, troviamo quel tepore che si ritrova dopo essere arrivati a casa.
Concordo invece con chi dice che DiCaprio non debba ricevere l'Oscar per questo film, ma più che altro perché sminuirebbe le altre millemila interpretazioni sicuramente più fruibili. D'altro canto, dareste un Oscar a chi non ha detto che forse poco più che 30 parole per tutto il film? Visto? Mi sto ricollegando al secondo paragrafo.
The Revenant è un viaggio da affrontare, anche a costo di rimanerne bruciati. Il premio per averne carpito il significato vale tutto il difficile viaggio in cui il regista vi catapulterà, fegati di bisonti crudi compresi. (Lo trovo molto vicino a Valhalla Rising, anche se più digeribile. Siete stati avvisati.)
Stardust for Bowie
Belgian astronomers have announced that David Bowie has been given his own constellation. The stars, which appropriately sit in the vicinity of Mars, consists of seven stars that shine in the shape of his famous lightning bolt seen on the cover of his 1973 album Aladdin Sane.
Picture: www.stardustforbowie.be
Source: The Telegraph
IL DUCA BIANCO
Passports, please.
I’ve been waiting for this my entire life.
Oh my god this is the most gorgeous map I’ve ever seen
(photos by kjetass)
Sunken Warship Vasa- Stockholm, Sweden: November 2015. 17th Flagship on the Swedish Fleet, Sunk in 1628 during the maiden voyage. Recovered in 1961 and preserved.
Il Vasa è ancora il mio museo preferito. E rido come una deficiente ogni volta che ripenso alla storia della nave. Un po’ meno quando mi ricordo che i committenti non in quasi 400 anni non hanno ancora cambiato abitudini.
Com’è la storia della nave? Fammi ridere @heresiae che oggi ne ho bisogno :P
è meravigliosa. allora, nel 1600 qualcosa il Re Gustavo Adolfo II di Svezia ordina una nave da guerra che doveva fare da ammiraglia nella sua armata. il 1600 era l’epoca delle battaglie navali mega epiche quindi tutti prendevano molto sul serio le navi da guerra. la nave fu progettata, il progetto e approvato e gli ingegneri cominciarono a costruire la chiglia. a chiglia ultimata il Re venne a sapere che navi simili stavano venendo costruite anche altrove, quindi andò dagli ingegneri e gli disse che la voleva più lunga (i problemi di compensazione esistevano già all’epoca). quando il Re di Svezia ti viene a chiedere modifiche alla nave tu puoi provare a nicchiare, ma se quello le vuole a te ti tocca farle. un po’ come avere un megacliente che però può far saltare la testa a te, la tua famiglia e se vuole pure ai tuoi conoscenti. la nave venne allungata. nel mentre uno degli ingegneri morì. sai com’è, la vita era precaria sul serio all’epoca, un giorno c’eri ma mica eri sicuro che il giorno dopo stavi ancora lì. le preghiere fatta la sera prima di andare a dormire erano sentite. nel frattempo il Re ponderò che un solo ponte di cannoni non gli bastava, ne voleva due. “ma sire, sono troppo pesanti…” “non me ne frega una cippa. ne voglio due e due saranno!” “come vuole altezza…” *la regina sospira e vuota un altro calice di vino* la nave venne alzata per aggiungere il secondo ponte di cannoni. per compensare il peso aggiuntivo dei cannoni venne aumentata la zavorra fino al possibile, che riequilibrò il peso dei cannoni ma fece alzare ulteriormente la linea di galleggiamento. la nave venne finita, addobbata (che nel 1600 una nave ammiraglia che se ne andava in giro senza sculture, stuccature a bardature avrebbe fatto una gran misera figura) e testata. il test delle navi si fa così: ci piazzi sopra trenta marinai e li fai correre avanti e indietro per vedere se la nave, rollando, torna sempre su e non va mai oltre un certo limite di angolazione. il test venne interrotto perché il Vasa cominciò a oscillare così tanto che probabilmente tutti e trenta i marinai cominciarono a urlare come ragazzini davanti alla strega della casa di marzapane. al Re, però, del test fallito non glie ne fregava niente. anzi, voleva che il varo avvenisse il prima possibile, prima del possibile, insomma lo voleva per ieri. la gente si guardò in faccia e disse: “evabbeh” e il varo fu organizzato. ora viene il bello. il 10 agosto 1628 tutta Stoccolma si affollò al porto per vedere la nuova meravigliosa nave dell’armata e in tanti ci salirono anche sopra. il Vasa era armato di tutto punto e portava molte più persone di quelle previste durante una regolare battaglia (parliamo di intere famiglie, donne e bambini etc. insomma, tante). il Re benedice la nave, le vele vengono spiegate e questa si avventura lungo le fredde acque svedesi. fa un un po’ di strada, tutto bene. ne fa un po’ di più e comincia a oscillare, ne fa ancora un po’ di più, oscilla molto di più. la gente guarda il mare e non capisce perché vista la giornata bella e calma. oscilla ancora più. la gente comincia a cadere. oscilla veramente tanto. la gente comincia a urlare e tra gridi e strepiti il Vasa oscilla un’ultima volta e si adagia nell’acqua portandosi dietro cannoni, stucchi e persone. 500 metri era riuscito a fare. vedi il punto è che la buona riuscita di una nave parte dal suo inizio, ovvero la chiglia. dati i presupposti iniziali gli ingegneri progettano una chiglia adatta a sostenere il peso previsto: meno peso = più stretta e slanciata, più peso = bella larga e stabile. il Vasa aveva una chiglia media, ma portava il peso di galeone spagnolo dopo un paio di mesi di razzie nelle americhe ed era anche troppo alta. la zavorra poteva aiutare fino a un certo punto, ma non bastava. forse sarebbe sopravvissuto all’allungamento, ma l’aggiunta di un ulteriore ponte, che tra l’altro trasportava cannoni, gli fu fatale. e il Re vide il suo mastodontico vascello che avrebbe dovuto rappresentare la sua armata affondare pochi minuti dopo il suo varo. non ricordo cosa fece il secondo ingegnere (la pagina in inglese è troppo lunga e io teoricamente sarei al lavoro) ma il primo probabilmente si ritenne fortunato a essere morto prima di dover andare a spiegare al Re cos’era successo al suo giocattolo nuovo. and that’s folks, è la parabola che andrebbe raccontata a tutti i clienti che a metà progetto chiedono modifiche alle specifiche funzionali.
Watch: George Carlin spoke the truth about pro-lifers in 1996 — and it’s still being proven today.
Anti-woman. Period.
me: *looks at all the unread books in my room*
me: *buys more books*
me: *watches netflix*
TWO MEN WITH JETPACKS CHASE A JUMBO JET IN THE SKY ABOVE DUBAI
Cose folli <3
The Greatest Tattoo Artists in the World, and where to find them.
Peter Aurisch - Berlin, Germany
Alice Carrier - Portland, Oregon
Chaim Machlev - Berlin, Germany
Kenji Alucky - Hokkaido, Japan
Marcin Aleksander Surowiec - Warsaw, Poland
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Amanda Wachob - Brooklyn, N.Y
Madame Chän - Berlin, Germany
David Hale in Athens, Georgia
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Love the different styles
Tattoos are fucking art i don’t care what anyone else says
wow these are amazing.
William Blake - The Great Red Dragon Paintings
The Great Red Dragon and the Woman Clothed in Sun
The Great Red Dragon and the Woman Clothed with the Sun
The Great Red Dragon and the Beast from the Sea
The Number of the Beast is 666
mio fratello ed io stamani siamo partiti in auto da Torino per andare dai nonni a Como e ad un certo punto abbiamo visto due che camminavano lungo la corsia d'emergenza. ci siamo fermati ad una piazzola e gli sono andato incontro per vedere se avevano bisogno. erano marito e moglie, che andavano a piedi a Milano ed avevano davanti ancora più di 130 km sotto il sole. non parlavano in italiano, ma con un poco di arabo ed inglese ci siamo capiti comunque. venivano dall'Eritrea ed hanno attraversato il Sudan, la Libia, il mare e percorso tutta l'Italia. siamo anche riusciti a chiamare il fratello del marito, in Olanda e spiegare la situazione. in auto avevamo solo succo di pera che però hanno rifiutato, dell'acqua e delle mandorle. li abbiamo portati in Centrale dove hanno subito incrociato dei connazionali che li hanno accolti. hanno organizzato una colletta, volevano pagarci, ed erano piuttosto increduli quando abbiamo rifiutato i soldi.
e poi c'è gente che è convinta che basti costruire muri.