"Ognuno di noi cammina nel buio e tutti noi dobbiamo imparare ad accendere la nostra luce."
— Earl Nightingale

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"Ognuno di noi cammina nel buio e tutti noi dobbiamo imparare ad accendere la nostra luce."
— Earl Nightingale
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Legàmi e légami
Legàmi e légami si guardano allo specchio e si scambiano l’accento come una sciarpa.
Con l’acuto diventano vibrazione. Un filo teso che non stringe, ma chiama. Scatta all’improvviso tra uno sguardo e una frase lasciata a metà. Non trattiene, attraversa. Non chiede di restare, accende.
Con il grave, invece, pesano. Scendono bassi, si fanno nodo, intreccio che tira e tiene. Nascono densi, con il peso delle cose che non si sciolgono. Sanno di pelle e memoria, di promesse e debiti d’anima. Abbracci che restano anche quando il corpo se ne va. Arrivano allo stomaco, stringono mentre fai finta di nulla, restano anche quando cambi strada, anche quando dici di non crederci più.
I légami alzano la voce. L’accento solleva, rende elettrico il suono. Sono attrazione improvvisa, connessione segreta, una tensione sottile che vibra più di quanto leghi. Non imprigionano, seducono. Ti cercano dall’alto, ti mettono in movimento.
Ci sono giorni in cui ti penso come legàme. Ti voglio saldo, presente, capace di restare quando il silenzio pesa. In quei giorni cerco qualcosa che tenga, che non scappi, che sappia reggere il mio umore senza doverlo decifrare. Tu non sei fatto per i legàmi tiepidi. I tuoi stringono o non sono.
E poi ci sono giorni in cui dico légami. Un richiamo rapido, una scintilla. Non ti chiedo di restare, solo di esserci in quel punto preciso in cui qualcosa vibra. Mi basta sentirti passare, sfiorarmi il pensiero, accendermi senza spiegazioni. Così diventi più attento, più vivo, pericolosamente presente.
La stessa parola, due destini. Basta inclinare un segno e cambia l’erotica del senso. Da nodo a scintilla, da vincolo a richiamo. Uno prende, l’altro accende. Uno chiede di restare, l’altro di avvicinarsi.
Quando scrivo legàmi o légami, sto scegliendo come toccarti. Sto puntando esattamente dove so che senti. Con forza o con corrente. Con presa o con brivido.
E noi, tra un accento e l’altro, restiamo legati lo stesso.
Io cambio accento, tu cambi con me.
E a seconda del giorno so se voglio che mi stringi o che mi attraversi.
Non per legarti.
Per vedere se vibri.
💞🎩👠
Mattanza di gente di destra ❥
Alle volte, ho davvero il desiderio di uscire con una spranga e fare mattanza di gente di destra: sento lo stomaco accendersi di rabbia incontenibile quando li vedo sputare sulle persone fragili.
Ciò che mi frena è solo la consapevolezza che non è così che puoi risolvere un problema di umanità schiacciata: devi fare in modo che siano le persone oppresse a darsi un colpo di reni: a rivendicare, a voce alta, i propri Diritti.
Non puoi sostituire alcuno, nelle rivendicazioni che spettano ad ognuno.
Siamo diventati degli interruttori che gli altri cliccano a proprio piacimento. Un giorno ci accendono, il giorno dopo ci spengono. Ci sono e non ci sono. Un clic e spariscono. Senza spiegazioni. Fabrizio Caramagna
E si fa notte, si spengono le luci, si accendono le stelle e si liberano i sogno.
Lucrezia Beha
Se smettessimo di provare a tirar giù la luna dal cielo, ci accorgeremmo di avere più energia per accendere le nostre stelle*
Aryiae
“Accendiamo una lampadina e pensiamo che ci illumini, invece ci abbaglia e basta, una lucetta da due soldi ci nasconde le stelle e tutte le meraviglie del mondo. Come i ragionamenti, tutti quei ragionamenti da due soldi per capire le cose, che invece ci portano via le emozioni. [...] Ci passavo le notti, a ragionare così. E intanto mi perdevo la bellezza. Accendevo tutte le luci che c’erano e non vedevo nulla. Le stelle esistono, e anche tante altre cose così favolose e più vicine, però non vediamo nemmeno quelle.”
— Fabio Genovesi, “Il calamaro gigante”.
🗼✨