" Il libero amore era la versione femminista della critica alla famiglia; il matrimonio proletario la conseguenza virile piena di ordine delle premesse del comunismo secondo Engels. Quando una donna comunista di Vienna pubblica un opuscolo sui problemi sessuali, Lenin si indigna: “Che sciocchezza, questo opuscolo. Le poche nozioni esatte che contiene, le operaie le conoscono già da Bebel, e non già sotto lo schema arido e fastidioso. Le ipotesi freudiane menzionate nell’opuscolo in questione conferiscono a questo un carattere, a quel che si pretende, ‘scientifico’, ma in fondo si tratta di un garbuglio superficiale. La stessa teoria di Freud non è oggi che un capriccio di moda” (Ancora Clara Zetkin che riferisce del colloquio con Lenin). Per Lenin la donna poteva svilupparsi in modo da raggiungere l’uguaglianza effettiva con l’uomo quando, nella società comunista, si fosse liberata del lavoro domestico improduttivo per affrontare il lavoro produttivo. Noi riconosciamo nella competitività produttivistica il piano di potere a cui sono vincolate le società a capitalismo sia privato che di stato. Entrambe le gestioni dei mezzi di produzione operano sotto la copertura di una gamma di valori economici e ideologici in modo da poter contare sul massimo rendimento. Oggi l’umanità appare definitivamente bloccata dall’automatismo maschile come funzione di un assetto della società la cui differenziazione interna consiste nell’ammettere o meno la crudezza di una condizione di fatto: la strumentalizzazione. "
Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel.
(Libro elettronico; 1ª edizione: casa editrice "Rivolta Femminile", 1970)












