il mio primo incontro con Aldo Nove risale a quando avevo dieci anni. era un'estate da polo nord in montagna, tra il tedio e la noia avevo scovato in una cassapanca diverse copie della rivista Max lasciate lì da mio cugino. Max, nel tentativo di emulare il Playboy americano degli anni ruggenti, a quei tempi si dava da fare per pubblicare letteratura - ora non lo so, non saprei dire, non compro Max almeno da quando l'Europa si è convertita alla moneta unica. però a quei tempi, tra una tetta e un capezzolo, qualcosa c'era. il buon Aldo Nove era tra loro.
la trama della storia era abbastanza inconsistente, due amici di provincia che cercavano di sfangare la giornata cercando di passare il tempo in ogni modo. mi è rimasto impresso il particolare dell'Iper di Varese, in cui loro si recavano per acquistare coltelli. era la prima volta, lo ricordo bene, che trovavo una pagina scritta che parlasse di un posto in cui ero stata anche io - di persona! la cosa mi entusiasmava oltre modo, avevo quasi la pelle d'oca sulle braccia. il racconto finiva in un lago di sangue: i due si tagliavano il pene a vicenda, o forse era uno che lo tagliava all'altro ma poi se ne pentiva perché - proprio in quell'attimo - aveva compreso di averlo sempre amato. allora decideva di porre fine ai suoi giorni allo stesso modo. insieme per sempre. cala il sipario.
era "Il mondo dell'amore".
ricordo di aver pensato che non avevo mai letto una storia così bella e romantica. sul serio. mi aveva folgorata, facendomi capire che c'era un altro modo di scrivere e anche di leggere. mi sono innamorata di Aldo Nove a dieci anni, delle sue favole nere, del suo stile surreale e degli elementi splatter che si spiaccicavano sopra ogni riga. un amore che non è mai finito. adoro Aldo Nove, ancora adesso.