Se fossi una cosa, sarei una tazza con una crepa lungo un decoro di aironi, una matita con la mina spezzata dallo sgambetto di un tagliacarte, una lampada a petrolio che brucia il proprio cuore di stoppa, un libro con le pagine usate da generazioni di sudicie mani. Se fossi un fiore, sarei un bucaneve in una traslucida crosta di ghiaccio, un girasole gobbo consacrato alla terra, un'orchidea imbrattata da una pioggia di sangue, un narciso che non riesce più a guardarsi gli stami nel lago. Se fossi un animale, sarei un'orca rinchiusa in una scatola musicale, una rondine che ha fatto cadere la bussola volando, un cavallo coi tendini recisi da una siepe di schegge, una tigre che miagola sul ramo più alto di un albero estinto. Se ci fossi tu, saprei come inargentare la crepa, vendicarmi del tagliacarte, fendere il buio senza scottarmi, lasciare che mi sfogli solo il vento delle tue dita. Se tu mi volessi, romperei la corteggia di gelo, fletterei il collo verso la luce, mi farei mondare dall'acqua delle montagne, trasmuterei tutto il mondo in uno specchio. Se mi accarezzassi, il mare si tufferebbe nella scatola, le comete dipingerebbero la rotta, le mie gambe salterebbero la cima di un baobab, il mio ruggito risveglierebbe un quagga. Ma tu non ci sei, non mi vuoi e non mi tocchi, hai segregato il mio coraggio in un cassetto, lo hai rubato dai miei occhi e dalle mani e mi hai lasciato in pegno un secchio di cenere. Se non fossi me stessa, sarei certamente un'altra, e qualsiasi altra fossi sarebbe meglio di me stessa, perché me stessa è un modo per dire morte, perché me stessa è un modo per dire niente.
Amabile Giusti










