La concezione della religione di Jung
Personalità a più dimensioni
Prima di descrivere dettagliatamente la concezione della religione di Jung, riteniamo opportuno dire qualcosa sulla teoria della personalità formulata da Jung. Egli individua la presenza di una pluralità di aspetti che caratterizzano la struttura psicofisica dell’uomo: la Persona, l’Ombra, l’Animus/Anima, gli Archetipi, il Sé.
La Persona rappresenta l’aspetto più superficiale della personalità. La Persona corrisponde al ruolo che ogni uomo è destinato a rivestire. Al contrario della Persona, l’Ombra appartiene all’oscurità psichica e corrisponde a quegli aspetti della personalità che sono maggiormente penosi e che causano colpa, vergogna, senso di impotenza, autosvalutazione. Purtroppo è sufficiente uno stimolo molto debole per innescare i comportamenti dell’Ombra.
Per affrontare il tema della relazione tra maschile e femminile, sia a livello interpersonale che a livello intrapsichico, Jung postula l’esistenza di un’istanza psichica che si presenta in forma bipolare e che chiama Anima/Animus. Per Anima egli intende l’immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato, mentre per Animus egli intende l’immagine del maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato.
Per quanto riguarda l’Archetipo, Jung lo presenta come una realtà tra lo psichico e il somatico: da un lato esso ha le radici nell’istinto e dunque nella sfera organica, dall’altro presenta una dimensione immaginifica e spirituale. Gli Archetipi possono essere identificati come strutture fondamentali dell’esperienza psichica che tendono a essere rivissute. Tra gli Archetipi che giacciono nell’inconscio è di massima importanza il Sé, che è l’immagine archetipica della maturità psichica, il modello dell’integrazione funzionale e della stabilità della personalità. Esso è il punto centrale della personalità intorno al quale si raggruppano tutti gli altri sistemi. Inoltre, il Sé dà alla personalità equilibrio, stabilità, unità. Tra l’altro, il Sé costituisce uno scopo della vita, un fine per cui l’uomo lotta costantemente ma che raramente raggiunge. Prima che il Sé possa emergere è necessario che i vari elementi della personalità si sviluppino pienamente.
Immagini archetipiche della divinità
Jung considera la religione come la fusione di processi consci e inconsci con una vita loro propria. In tali processi la ragione non interviene e il soggetto è considerato da Jung quasi come una vittima e uno spettatore inerme. Nella prospettiva di Jung, l’espressione religione non ha alcun collegamento con una professione di fede, ma piuttosto esprime una forma di vita e devozione, di sottomissione a determinate forze superiori, un atteggiamento spirituale. Inoltre, per Jung la religione non può essere il risultato del coinvolgimento di una struttura organizzata, ma è solo un’esperienza personale.
Cercheremo ora di individuare l’idea di Dio presente nel pensiero di Jung. Una prima fase nell’interpretazione di Jung dell’idea di Dio è caratterizzata da una totale adesione alla teoria freudiana sulla religione. Ne è la prova l’articolo "L’importanza del padre nel destino dell’individuo" del 1909, nel quale Dio rappresenta il simbolo proiettato a far da supporto alla repressione della sessualità infantile, mentre il diavolo rappresenta le forze di concupiscenza scatenate. Interessante a tale riguardo è anche il libro "Psicologia dell’inconscio", nel quale Jung comincia a delineare la sua teoria degli Archetipi, sostenendo che le immagini religiose sono delle risposte inconsce a desideri inappagati. In ultima analisi possiamo dire che la religione per Jung, in questa prima fase del suo pensiero, offre una soluzione al desiderio incestuoso.
Una seconda fase del pensiero di Jung sulla religione corrisponde al saggio "Tipi psicologici", nel quale Jung sostiene che la funzione delle immagini religiose nella psiche va oltre il passato personale dell’individuo sino a comprendere anche l’inconscio stesso sotto il suo aspetto collettivo. Di conseguenza, il simbolo religioso non è più considerato una pura illusione, ma diventa mediatore tra la coscienza e l’inconscio, e Dio diventa il simbolo di una realtà inconscia sconosciuta, supremo valore psichico nonché idea collettiva dell’umanità. Negli anni successivi Jung rifiutò la nozione illuministica di Dio come creazione dell’uomo, preferendo vedervi un’esperienza archetipica dell’incontro con l’inconscio. Molto importante è il volumetto "Psicologia e religione". Quest’opera costituì una svolta nei suoi scritti sulla religione. Infatti Jung cominciò a parlare dell’archetipo Dio e dichiarò che le immagini di Dio a volte possono essere vere illusioni non dovute a creazione umana.
Funzione terapeutica della religione
In questa fase del suo pensiero, Jung arriva a considerare la religione non più come una pura illusione o una nevrosi universale. Interessante è anche la teoria di Jung che sostiene l’origine spirituale dei disturbi psichici. Per dirla in altro modo, lo psicanalista svizzero considera come causa reale e possibile della nevrosi i problemi religiosi.
Di conseguenza, la religione può avere anche una funzione terapeutica nei riguardi dei disturbi psichici. Non soltanto il cristianesimo con i suoi simboli di redenzione e salvezza, ma tutte le religioni, comprese quelle magiche dei primitivi, sono psicoterapie che curano e guariscono sia i problemi dell’anima sia quelli del corpo di origine psichica.
Di conseguenza, Jung formula una conclusione molto radicale di grandissima importanza nel suo pensiero sulla religione. Volendo essere sintetici, secondo Jung non esiste malato mentale che non abbia importanti problemi di identità religiosa, così come ogni problema di disintegrazione religiosa comporta necessariamente un certo grado di maturità psichica.
Da questa affermazione del grande psicanalista svizzero consegue un corollario di fondamentale importanza: la malattia mentale si può far recedere mediante la riattivazione della religiosità. Come si vede, dunque, non esiste nessun dubbio che la religione riveste nel pensiero di Jung una fondamentale valenza terapeutica, in grado in molti casi di risolvere i problemi psichici dell’individuo.
Prof. Giovanni Pellegrino