Lo puoi chiamare:
- Timido
- Asociale
- Introverso
- Riservato
Ma spesso è soltanto una persona con la grande dote di non rompere il cazzo.

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Lo puoi chiamare:
- Timido
- Asociale
- Introverso
- Riservato
Ma spesso è soltanto una persona con la grande dote di non rompere il cazzo.
♠️_Essere un Dominante significa avere un partner disposto a donargli il suo dono più grande: la sottomissione. Il dominio non è la capacità di comandare su persone sottomesse, ma la sottomissione è qualcosa che si guadagna, proprio come il rispetto. E non dimenticare che più urli forte e più insisti nel pretendere obbedienza, minori saranno le probabilità di ottenerla...🖤🌹
©️Licaonia Lupe
“Mi definiscono una persona riservata, ed è abbastanza vero. Lo dicono quasi fosse un limite. Io, al contrario, ho sempre pensato alla riservatezza come a una specie di regalo. Riservare qualcosa ha a che fare col tenerlo in serbo per qualcuno, che sia un tavolo al ristorante, la copia di un libro, una bottiglia di vino, oppure una parte fondamentale di noi.”
— Matteo Bussola
– L'invenzione di noi due
Siamo iperconnessi e disconnessi dalla realtà.
Un mese fa mi sono laureata, terminando per sempre il mio percorso universitario. Non ho postato foto autocelebrative per diversi giorni come fanno tutti. Non che ci sia qualcosa di sbagliato, ma io sono una persona riservata e penso che gli avvenimenti personali, anche se sono belli, sono appunto personali e hanno bisogno di essere messi in piazza. In fondo, le persone importanti, sanno tutto di te.
Ad ogni modo, di recente mia madre l'ha fatto sapere ai miei parenti. Ma indovinate un po'? Non ci credono perché non ho postato le foto 🤣🤣🤣
Tralasciando il fatto che trovo la situazione surreale e che ho sdrammatizzato con una risata perché di fronte alla chiusura mentale che altro vuoi fare?! Ma ci rendiamo conto di come abbiamo cominciato a ragionare? Se non sta sui social allora non è vero perché non l'hai "messo in piazza". E se io volessi usare i miei social in modo diverso e gestire le notizie che mi riguardano in modo diverso come si faceva vent'anni fa? E poi non credo di essere una persona con molto da mostrare o ostentare. Non vado in posti meravigliosi almeno una volta a settimana, non ho oggetti costosi. Magari tengo alla cura del mio aspetto e della mia persona, ma non ho la mania del selfie e non ho bisogno dell' approvazione degli altri, anche se non mi piaccio. Vorrei usare i social per parlare di cultura, di scienza, di filosofia e raramente riesco a trovare qualcuno con cui farlo. Quindi perché stupirsi della mia riservatezza? Perché giudicare la mia scelta di non ostentare/mostrare nulla? Quand'è che abbiamo smesso di essere riservati e di fare una vita normale? Riconnettiamoci alla vita vera, per favore.
“ Glielo vorrei dire, ma non saprei proprio come fare: non gli ho mai detto nulla. Le uniche parole che ci scambiamo da anni, sono queste: «Giovanni»; «Domenico». Giovanni è il mio nome, Domenico è il suo. Ogni mattina, quando esco, richiudo piano la porta e scendo le scale: lui è lì, a lavare le scale o l’ingresso dello stabile. Comincia dall’ultimo piano e arriva fino al piano terra, tutti i giorni. Quando mi vede, alza appena il capo e dice: «Giovanni». Che vuol dire: «Buongiorno Giovanni». E forse pure: «Come va?». E io rispondo: «Domenico». Che vuol dire: «Buongiorno anche a lei, Domenico. Spero che non sarà una giornata faticosa» o roba del genere. Ma non riusciamo a dire altro che i nostri nomi: «Giovanni»; «Domenico». Ogni mattina quando esco, e ogni volta quando torno all’ora del pranzo - il pomeriggio lui va via. Così, da anni. In qualsiasi circostanza; in qualsiasi stagione. «Giovanni»; «Domenico». Una volta, una vigilia di Natale di qualche anno fa, disse - lo ricordo così bene: «Giovanni, è Natale». Restai stupito, e per qualche attimo cercai di capire cosa volesse dire. Poi risposi: «Sì, Domenico, è Natale» e quel giorno pensai che finalmente i nostri rapporti sarebbero cambiati.
Ma poi il giorno dopo lui era in ferie e nei giorni seguenti non fu più Natale, e così per tutti i mesi successivi, quando ormai un anno intero di «Giovanni» e «Domenico» avevano allontanato la confidenza di quel giorno. E alla vigilia di Natale dell’anno seguente, scendendo le scale con una speranza remota ma viva, gli andai incontro deciso. Lui alzò per un attimo la schiena dalla scopa e disse senza indecisione: «Giovanni». Non potei fare altro che rispondere: «Domenico». Da quel giorno mancarono aggiunte al nostro saluto. Anche alla vigilia di Natale o in altre festività. “
Francesco Piccolo, Storie di primogeniti e figli unici, Feltrinelli (collana Universale Economica n° 1483), 1998; pp. 15-16.
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La riservatezza
non è presunzione.
È una porta chiusa
con poche chiavi a disposizione.
Un mondo a parte.
Dr. Just
🔥
Paura di parlare, di farsi sentire dagli altri, e per questo rimani in silenzio o ti allontani cercando un posto per stare da sol* e così poter esprimersi liberamente.