CASTEL TROSINO IL MEDIOEVO A DIMENSIONE UMANA - di arch. Marco Iaconetti
L’Entella ha pareggiato ed un boato di gioia rimbomba dalla radio proprio all’interno dell’interno dell’ interno del mio padiglione auricolare, molto più forte del vento che soffia violento sul mio parabrezza. Mi chiedo ma come si fa, con tutto il riguardo per i suoi giocatori, a tifare Entella seduti su di un freddo gradino di uno stadio invece di godersi questo bel sabato pomeridiano?. Come fa un giovane disoccupato, senza futuro ad infervorarsi sulle prodezze dell’Entella, quando uno dei suoi giocatori, probabilmente suoi coetanei, guadagna in un sol giorno, quello che lui potrebbe incassare in un anno?.
Non nascondo che alla vista di ventidue persone che corrono come matte alla vista di un pallone, non provo nessuna emozione, soprattutto quando durante la guida mi nasce l’idea pazza di raggiungere in auto, spendendo parte della mia sudata paga per una delle mie mete preferite: Praga. Si proprio lei, la mia città d’oro, chi se ne importa poi del denaro, che voglio assolutamente spendere alla faccia della spending review, e dei politici che vogliono depredare le mie casse oltre che i miei desideri.
Il bel sogno svanisce d’incanto perso tra le mura di Castel Trosino, una cittadina piccola, ma così piccola che quando cerco di trovarla sulla mappa di Google Earth devo smanettare con fatica per un ingrandimento alla massima risoluzione, per trovarla.
Eppure perso tra queste gole fantastiche dell’ascolano un borgo medioevale di grande fascino incorniciato ad un portale d’ingresso in pietra si apre davanti a me. Arrivo a piedi, e fortunatamente bisogna posare l’auto nel parcheggio sottostante il paesino che è stato conservato rispettando la sua dimensione umana oltre che il suo vecchio insediamento storico.
Tre persone parlano e sembrano aspettarmi, ma sono concentrate sul loro discorso, degnandomi, però di un gentile saluto.
Cammino in mezzo a vicoli stretti e misteriosi che sembrano quasi inghiottirmi, arrivo in piazza incorniciata da uno scenario fiabesco, dove tre gatti mi fissano atoni, scappando al mio arrivo. In chiesa si fanno prove accompagnate da una melodiosa musica sinfonica e da un vociare allegro di ragazze che m’induce a curiosare al suo interno. Al mio ingresso tutti si girano ed il musicista mi guarda seriosamente come se stesse per ammonirmi. Capisco immediatamente che distrattamente non ho tolto il cappello e con la mia mimica, che spero di facile comprensione, chiedo scusa.
Torno sui mie passi ed il fantastico paesaggio con l'allungarsi delle ombre diventa sempre più misterioso. I signori all'entrata della cittadina, chiaccerano ancora ed alla vista del capello con su scritto Venezeula, mi fermano, facendomi domande sulle mie origini. Nasce un bel dibattito ma gli argomenti sono sempre gli stessi, anche qui, come in qualsiasi latitudine dell’Italia si viva: crisi, mala politica e pensioni.
Tracciamo tutti noi discorsi apocalittici sulla nostra classe dirigenziale, sulla fuga dei tanti giovani lavoratori e sulla storia di ognuno di noi.
Emilio è stato minatore in Belgio, come tanti emigranti ha sofferto si è rialzato e vive sereno, con i suoi primi acciacchi da ottantenne, che però non mostra, a Castel Trosino, che considera una città vivibile ed affascinante e che ama soprattutto in estate, quando ci sono diverse manifestazioni folcloristiche
L’altro è Guerino, croato, parla descrivendo la sua affascinante vita da capitano di vascello con foga ed un gran tocco di signorilità.
Ambedue sono molto gentili e mi portano in piazza nella Taverna del Longobardo, dove sulla sua porta è attaccato l’adesivo di Trip Advisor, segno che il locale è recensito avendo quindi un buon seguito.
Prendo un orzo che rumoreggia allegramente nel mio stomaco e le persone che mi attorniano come la giovane locandiera ascoltano con attenzione i mie racconti, facendomi capire che qualche volta preso al di fuori della routine lavorativa, tutto sommato, sono una persona che fa presa su un gente di ogni sorta.
All’interno del bel e tipico ristorante, adibito precedentemente a stalla, si respira un’aria genuina e casereccia che m’induce a trattenermi ancora un po’.
I miei nuovi ed educati conoscenti mi augurano la loro stessa fortuna all’estero, sono andati via con una valigia di cartone io andrò con la ventiquattrore, bagaglio un po’ più raffinato, ma la musica è la stessa; la stessa che mi farà dire addio, come loro decenni anni fa a questo amabile paese chiamato Castel Trosino.