La Previdenza funeraria in "The Burial – Il caso O’Keefe"
10 Maggio 2026
Alex Ghibellini - Wealth Planner
"The Burial – Il caso O’Keefe" è tratto da una storia vera, basata sull’articolo giornalistico di Jonathan Harr pubblicato sul The New Yorker. Racconta realmente la causa legale tra l’imprenditore funerario Jeremiah O’Keefe e il colosso funerario Loewen Group negli anni ’90, con l’avvocato Willie E. Gary come protagonista del processo.
La parte interessante del contesto economico è che il settore funerario statunitense non vive solo della vendita del funerale “quando accade il decesso”, ma anche di prodotti finanziari collegati alla pianificazione anticipata della morte.
L’assicurazione funeraria funziona in modo simile a una piccola polizza vita finalizzata alle spese funebri. L’assicurato paga premi periodici e, alla morte, viene liquidato un capitale ai beneficiari o all’impresa funeraria. Il rischio assicurativo resta in capo alla compagnia: se il decesso avviene presto, può aver versato pochi premi ma ricevere comunque l’intero capitale assicurato.
La previdenza funeraria prepagata invece è più vicina a un accumulo vincolato. Il cliente versa denaro anticipatamente per “bloccare” il proprio funerale futuro. I soldi possono essere:
depositati in trust dedicati
investiti
usati per acquistare una polizza vita collegata
Qui nasce la distinzione importante:
1) Modello puro di prepagamento (risparmio/accumulo)
Il cliente accumula sostanzialmente il proprio denaro. Il valore disponibile deriva dai versamenti effettuati e dai rendimenti maturati.
2) Modello assicurativo integrato (quota assicurativa + risparmio/accumulo)
Una parte del premio finanzia immediatamente una copertura assicurativa in conto capitale. Quindi il valore disponibile alla morte può essere superiore ai contributi già versati. È il meccanismo tipico delle polizze whole life collegate ai funeral plans americani.
Nel mercato statunitense questi strumenti hanno avuto enorme diffusione perché:
evitano che la famiglia debba trovare liquidità immediata
proteggono dall’inflazione dei costi funerari
consentono alle imprese funerarie di garantirsi clientela futura e flussi finanziari anticipati
Ed è proprio questo il punto strutturale dietro The Burial: il film non parla solo di funerali, ma della trasformazione dell’industria funeraria in un business finanziario consolidato, dove acquisizioni, contratti prepagati, assicurazioni e concentrazione societaria diventano centrali quanto il servizio funebre stesso.
Se potessi avere / la capacità di calcolare con precisione le conseguenze dell'impatto con un autoveicolo mentre attraverso la strada sulle strisce pedonali in modo da subire danni tutto sommato sopportabili e insieme un indennizzo assicurativo che mi garantisca una certa tranquillità per il futuro dal punto di vista economico / senza esagerare / sarei certo di trovare / tutta la felicità.
In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della "Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai", un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch'esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni...15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria, DIVENTA OBBLIGATORIA, solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo...non era al governo.
Una volta arrivato al potere cosa fa il Duce furbacchione?...cambia il nome in
Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale e da qui, nasce il falso mito che l'ha portata lui.
La pensione sociale, per come la conosciamo oggi, viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto per fortuna nostra da 24 anni.
Ogni informazione storica a riguardo della pensione, la si può trovare addirittura sul sito INPS.
- Brucia Babilonia -
Una violenta grandinata caduta ieri nella provincia di Ferrara ha gravemente danneggiato vetri e carrozzerie di alcune automobili sull'A13, costringendo le persone alla guida a fermarsi.
Quando un infortunio non colpisce solo il corpo: perché assicurarsi bene è indispensabile per chi fa sport
19 giugno 2026
Alex Ghibellini - Wealth Planner
La vicenda dello sciatore svizzero Marco Kohler mostra con chiarezza un punto spesso sottovalutato: nello sport, il rischio non riguarda soltanto la salute fisica. Riguarda anche il reddito, la stabilità economica, la continuità professionale e la possibilità concreta di ripartire dopo un incidente.
Kohler, specialista di discesa libera e Super-G, ha subito negli ultimi anni una serie pesante di infortuni, fino alla rottura di entrambi i legamenti crociati. Il problema, però, non è solo chirurgico o riabilitativo. Secondo Blick, mentre il recupero fisico procede in modo promettente, lo sciatore ha dovuto affrontare anche la perdita del suo principale sponsor, con una conseguenza immediata: una parte rilevante del suo reddito è venuta meno di colpo.
È qui che il caso sportivo diventa una lezione generale.
Molti pensano che il tema assicurativo riguardi soprattutto gli atleti professionisti, perché vivono del proprio corpo, delle prestazioni, degli sponsor e dei risultati. È vero, ma è solo una parte del problema. Anche uno sportivo dilettante, un libero professionista, un imprenditore, un genitore attivo o una persona che pratica sport nel tempo libero può trovarsi improvvisamente esposta a conseguenze economiche importanti dopo un infortunio.
Una frattura, una lesione articolare, un trauma al ginocchio o alla spalla possono significare settimane o mesi di inattività. Per chi lavora come dipendente, questo può tradursi in riduzioni di reddito, assenze prolungate o limitazioni funzionali. Per chi è indipendente, può significare fatturato azzerato, clienti persi, costi fissi che continuano a correre e nessuna entrata sufficiente a coprirli. Per chi ha famiglia, mutuo, affitto o impegni finanziari, il problema diventa ancora più concreto.
Assicurarsi adeguatamente non significa avere una polizza qualsiasi. Significa costruire una protezione coerente con il proprio profilo di rischio.
Per uno sportivo, professionista o dilettante, occorre valutare almeno quattro aree: copertura infortuni, perdita di guadagno, invalidità e responsabilità civile. La copertura sanitaria o infortuni serve a gestire le spese mediche e riabilitative. La perdita di guadagno protegge il reddito quando non si può lavorare. La copertura per invalidità diventa essenziale nei casi più gravi, quando il danno compromette stabilmente la capacità lavorativa. La responsabilità civile tutela invece quando, praticando sport, si causa un danno ad altri.
Il punto decisivo è che il rischio sportivo deve essere letto insieme alla situazione personale. Non basta chiedersi quale sport si pratica. Bisogna chiedersi da cosa dipende il proprio reddito, quante riserve finanziarie sono disponibili, quali obblighi economici esistono, quanto tempo si potrebbe restare senza lavorare e quali conseguenze avrebbe un’invalidità parziale o permanente.
Il caso Kohler è particolarmente significativo perché mostra un doppio livello di fragilità: da un lato il corpo dell’atleta, dall’altro la struttura economica che sostiene la sua attività. Nel professionismo, la perdita di sponsor può essere devastante. Nella vita comune, l’equivalente può essere la perdita di clienti, l’interruzione dell’attività, la riduzione dello stipendio o l’impossibilità di svolgere mansioni essenziali.
La prevenzione assicurativa serve proprio a evitare che un evento fisico diventi anche una crisi patrimoniale.
Chi pratica sport tende spesso ad accettare il rischio come parte dell’attività. È comprensibile. Lo sport comporta movimento, intensità, competizione, imprevisto. Ma accettare il rischio fisico non significa dover accettare anche l’improvvisazione economica. Al contrario, più si è esposti fisicamente, più diventa razionale proteggere con precisione il proprio reddito e la propria capacità futura di produrlo.
Un’adeguata pianificazione assicurativa non elimina l’infortunio. Non riduce il dolore, non accelera automaticamente la riabilitazione e non garantisce il ritorno alla performance. Però può impedire che, nel momento più fragile, la persona debba affrontare contemporaneamente anche il crollo delle entrate, l’incertezza finanziaria e la pressione di rientrare prima del tempo.
Questo vale per il campione di Coppa del Mondo, ma anche per chi gioca a calcio nel fine settimana, scia durante l’inverno, va in bicicletta, corre, pratica arti marziali, tennis, arrampicata, equitazione o qualsiasi altra attività con un rischio fisico superiore alla media.
Assicurarsi bene non è un atto di paura. È un atto di lucidità.
Lo sport insegna disciplina, preparazione e gestione del rischio. La stessa logica dovrebbe valere fuori dal campo, dalla pista o dalla palestra. Allenarsi, proteggersi tecnicamente e curare il corpo è fondamentale. Ma proteggere il proprio reddito, la propria famiglia e la propria autonomia economica è parte della stessa responsabilità.
Un infortunio può arrivare in un secondo. Le sue conseguenze possono durare anni. La differenza tra un incidente gestibile e una crisi personale spesso dipende da ciò che è stato pianificato molto tempo prima.
Perché è stupido comprare una bici elettrica truccata?
Comprare una bicicletta elettrica a pedalata assistita truccata, oppure comprarla regolare e sbloccarla per usarla come motorino è costoso e pericoloso:
In caso di incidente con ragione l’assicurazione non sempre copre i danni e può fare storie per il risarcimento, riducendolo o azzerandolo
In caso di incidente con ragione è possibile prendere un concorso di colpa o anche passare dalla parte…